Geopolitica
La Turchia chiede ufficialmente di entrare a far parte dei BRICS
La Turchia ha presentato ufficialmente domanda di adesione ai BRICS, ha dichiarato mercoledì l’assistente presidenziale russo Yury Ushakov, confermando che gli stati membri del gruppo prenderanno in considerazione la richiesta.
Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accettato l’invito del Cremlino a partecipare al vertice BRICS nella città russa di Kazan, che si terrà dal 22 al 24 ottobre, secondo Ushakov. La Russia è attualmente a capo dell’organizzazione.
«La Turchia ha presentato una richiesta di adesione a pieno titolo. La prenderemo in considerazione», ha detto Ushakov ai giornalisti.
La testata economica americana Bloomberg ha riferito lunedì che Ankara ha presentato una domanda per entrare a far parte dei BRICS «alcuni mesi fa», in parte a causa delle «fratture» tra la Turchia e il resto della NATO sul conflitto in Ucraina.
La Turchia è il primo Stato della NATO a chiedere di entrare a far parte del gruppo dei BRICS non occidentali.
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Un portavoce del partito al governo di Erdogan, l’AKP, Omer Celik, ha confermato in seguito che la procedura di candidatura è in corso e che Erdogan ha dichiarato «più volte» che la Turchia aspira a diventare un membro dei BRICS.
«La nostra richiesta su questo tema è chiara. Questo processo è in corso. Ma non ci sono sviluppi concreti a riguardo», ha detto Celik ai giornalisti. «Il nostro presidente ha chiaramente affermato che la Turchia vuole prendere parte a tutte le piattaforme importanti, compresi i BRICS».
I BRICS sono stati fondati nel 2006 da Brasile, Russia, India e Cina, con l’adesione del Sudafrica nel 2011. Il gruppo si è espanso quest’anno quando Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti sono diventati membri effettivi. Più di 30 paesi hanno già presentato formalmente domanda di adesione, secondo Ushakov.
Nel frattempo, la candidatura della Turchia ha suscitato preoccupazioni nell’UE. Il portavoce del blocco Peter Stano avrebbe dichiarato durante una conferenza stampa a Bruxelles martedì che, in quanto candidato all’adesione all’UE, Ankara avrebbe dovuto rispettare i valori dell’UE e le preferenze di politica estera, nonostante avesse il diritto di scegliere a quali organizzazioni internazionali aderire.
La Turchia è stata dichiarata Paese candidato all’UE nel 1999 ed è in trattative per entrare a farne parte dal 2005. Tuttavia, il Parlamento Europeo ha sospeso i colloqui di adesione con il paese nel 2019 a causa di presunte violazioni dei diritti umani.
Secondo Bloomberg, la leadership turca starebbe diventando sempre più frustrata per la mancanza di progressi nella sua candidatura decennale.
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Immagine di European Union, 2024 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Netanyahu porta all’ONU un cercapersone assassino
Netanyahu: “Remember the beepers (pagers)? Hezbollah certainly remembers” pic.twitter.com/W11O0YdjeR
— Israel National News – Arutz Sheva (@ArutzSheva_En) September 24, 2026
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Netanyahu ha tenuto un tono di sfida per tutto il discorso, definendo «codardi morali» i delegati che se ne sono andati e attaccando diversi critici regionali e internazionali di Israele, definendo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan un «tiranno» e accusando il Qatar di tentare di «fare il lavaggio del cervello» ai giovani americani e ha predetto che il governo iraniano alla fine cadrà. Il premier dello Stato Giudaico ha inoltre alzato un terminale Starlink, dicendo che lo avrebbe lasciato a disposizione della delegazione iraniana perché lo usasse quando i suoi membri «inevitabilmente disertassero». Nel novembre 2024 Netanyahu confermò pubblicamente il ruolo di Israele nell’attacco con i cercapersone, mentre il suo portavoce dichiarò che il primo ministro lo aveva approvato personalmente. Due ex alti funzionari del Mossad rivelarono in seguito alla CBS che l’agenzia di Intelligence israeliana aveva impiegato anni a preparare l’operazione, usando società di comodo per inserire di nascosto gli esplosivi nella catena di approvvigionamento di Hezbollah. Durante un incontro alla Casa Bianca nel febbraio 2025, Netanyahu ha donato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un cercapersone placcato in oro e uno normale, in riferimento all’attentato. Secondo quanto riportato, Trump lo definì «una grande operazione». Molti, tuttavia, videro nel gesto una tracotante, e neanche tanto celata, minaccia da parte del vertice dello Stato Ebraico a quello americano.Delegations from more than 70 countries walked out of the United Nations General Assembly hall.
No one wants to listen to the words of a war criminal and a killer of the children of #Gaza. pic.twitter.com/UWSwxeOmen — Iran in India (@Iran_in_India) September 24, 2026
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Geopolitica
«Annientare» l’Iran: la minaccia nel discorso all’ONU di Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di «annientare» l’Iran nel caso in cui i negoziati fallissero, sostenendo di trovarsi di fronte a una «decisione importante» e prevedendo che nessun accordo con Teheran arriverà prima delle elezioni di medio termine americane di novembre.
Martedì, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, Trump ha difeso il conflitto che oppone Stati Uniti e Israele all’Iran e ha accusato Teheran di far slittare volutamente un’intesa.
«Ma devo prendere una decisione importante. Si raggiungerà un accordo con l’Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese di gran lunga più grande di quanto non sia mai stato prima?», ha chiesto Trump, prima di indicare l’alternativa: «Oppure anniento la Repubblica islamica, e lo faccio in fretta?».
«Dovrei forse condurli all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura o di generazioni a venire?», ha proseguito.
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Trump ha comunque detto di ritenere che un accordo sarebbe stato raggiunto «subito dopo le elezioni». Più avanti nel discorso ha aggiunto che Washington e Teheran «ci sarebbero sicuramente riuscite… in un modo o nell’altro».
Il presidente americano ha invitato altri Paesi a unirsi agli Stati Uniti nell’imporre il «completo isolamento economico» dell’Iran finché Teheran non accetterà le condizioni poste da Washington.
I membri della delegazione iraniana hanno lasciato l’aula dell’Assemblea Generale, restando seduto un solo delegato di rango inferiore, mentre Trump giustificava il conflitto in corso da quasi sette mesi e accusava Teheran di voler dotarsi di armi nucleari, di sostenere il terrorismo e di colpire navi mercantili.
Qualche ora dopo, tuttavia, Trump ha assunto un tono più conciliante, rivelando che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner avevano avuto un «incontro molto produttivo» con i rappresentanti iraniani. Witkoff ha spiegato che i mediatori si sono alternati tra le delegazioni americana e iraniana per l’intera giornata e hanno chiuso una serie di colloqui che Washington sperava si rivelassero «costruttivi e promettenti».
I media di Stato iraniani hanno confermato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha incontrato i negoziatori statunitensi a margine dell’Assemblea Generale, su richiesta di Washington. Secondo quanto riferito, Teheran ha usato l’incontro per avanzare le proprie condizioni per la riapertura dello Stretto di Ormuzzo, tra cui la fine del blocco navale americano e lo sblocco dei beni iraniani congelati.
Nel frattempo l’esercito iraniano ha risposto con tono di sfida alle parole di Trump, avvertendo che un’ulteriore escalation da parte degli Stati Uniti o di Israele sarebbe stata contrastata con attacchi di rappresaglia più duri.
Come riportato dai Renovatio 21, in settimana era emerso che Trump stava valutando la possibilità di «far saltare in aria» l’Iran, dicendo di essere disposto a parlare con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian..
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’Iran offre la riapertura di Ormuzzo
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