Politica
La sfida di Hezbollah: immagine di Nasrallah su sito turistico a un anno dalla morte
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Domani ricorre il primo anniversario dell’uccisione in un raid israeliano del leader storico del «Partito di Dio» e del suo delfino Hachem Safieddine. Sfidando il premier e le direttive del governo, il movimento ha proiettato i loro volti sulla roccia di Raouché davanti a migliaia di sostenitori. I rischi di una crisi di governo e di un ritorno all’impunità.
L’autorità dello Stato, in particolare del presidente del Consiglio, Nawaf Salam, è stata gravemente violata ieri sera da Hezbollah: il Partito di Dio ha infranto un divieto amministrativo e proiettato l’immagine del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, e del suo delfino Hachem Safieddine, sulla roccia di Raouché, importante sito turistico sulla corniche di Beirut. Si è trattato del momento clou della commemorazione del primo anniversario dell’assassinio dei due uomini, sepolti vivi nei loro quartier generali sotterranei dalle bombe dell’aviazione israeliana al culmine della guerra che aveva opposto lo Stato ebraico a Hezbollah nell’autunno 2024.
Decine di migliaia di sostenitori del movimento sciita filo-iraniano hanno partecipato all’evento, che cade alla vigilia dell’uccisione avvenuta il 27 settembre dello scorso anno. Tuttavia, il movimento Amal ha preso le distanze dalla manifestazione, senza però condannarla. Al contempo, due richieste di atterraggio di voli provenienti da Teheran di personalità che desideravano partecipare alla commemorazione di ieri sono state respinte.
Resta però l’episodio, che critici ed esperti di politica definiscono una umiliazione deliberata di Salam. Dal luogo della manifestazione, che ha riunito decine di migliaia di sostenitori, il giornalista dell’emittente televisiva Al-Manar (di proprietà di Hezbollah) Ali Berro ha pubblicato un video in cui si rivolgeva al premier apostrofandolo con parole umilianti. Al suo fianco, con il volto sorridente, vi era Wafic Safa, l’eminente e attuale segretario generale del partito filo-iraniano.
«Nawaf, l’hajj (Wafic Safa) ti saluta e ti dice: lo accenderemo, Nawaf, e ti oscureremo» si sente dire dal giornalista, il quale aggiunge una volta illuminata la grotta: «Ecco, Nawaf, l’abbiamo illuminata, nonostante te e nonostante il tuo padrone Yazid», riferendosi all’emissario saudita in Libano, l’emiro Yazid ben Farhan. «Anche dopo il suo martirio, il suo indice ti ha spezzato la testa, ti ha spezzato il collo e ha spezzato la tua decisione» aggiunge parlando di Hassan Nasrallah. Tra la folla, una donna si rivolge a Nawaf Salam e al presidente Joseph Aoun: «Tenetevi la vostra roccia, presto vi nasconderete lì – ha gridato – come scarafaggi».
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Crisi ministeriale
La vicenda ha scatenato una mini crisi ministeriale in Libano e il capo del governo ha annullato tutti i suoi appuntamenti in calendario per oggi. Il premier ha quindi denunciato su X (ex Twitter) una «flagrante violazione dell’autorizzazione concessa dal mohafez della città». «Di conseguenza, ho contattato i ministri degli Interni, della Giustizia e della Difesa» ha proseguito «affinché adottino le misure appropriate, compreso l’arresto dei responsabili e il loro rinvio a giudizio affinché siano puniti in conformità con le leggi vigenti».
Il primo ministro ha inoltre sottolineato che «questo comportamento riprovevole non ci distoglierà dalla nostra decisione di ricostruire uno Stato basato sulla legge e sulle istituzioni; al contrario, rafforza la nostra determinazione a compiere questo dovere nazionale». Assieme ai due leader di Hezbollah sono stati proiettati anche i ritratti del presidente della Camera e dei due ex primi ministri, Saad Hariri e suo padre Rafic Hariri, che circondavano Hassan Nasrallah.
Un gesto che ha provocato l’ira e le reazioni sdegnate di sostenitori della Corrente del Futuro, che hanno parlato apertamente di «provocazione». Rafic Hariri era stato ucciso a Beirut il 14 febbraio 2005, durante il periodo di dominio siriano sul Libano, in un attentato suicida con un furgone bomba. Nel 2022, il Tribunale speciale delle Nazioni Unite per il Libano (Tsl) aveva condannato in contumacia due membri di Hezbollah all’ergastolo per questo attentato.
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Ritorno dell’impunità?
A dispetto della determinazione dimostrata dal governo, alcuni osservatori temono che si stia delineando un «ritorno all’impunità» prebellica e che il consenso sulla consegna delle armi di Hezbollah, che esclude l’uso della forza, serva in realtà al partito per ricostituire le proprie riserve. Certo, la caduta della dittatura siriana lo ha privato di ogni possibilità di rifornimento di armi via terra, ma è evidente che «continua a pagare i suoi combattenti» e che «la sua rete di istituzioni funziona ancora in Libano» secondo testimoni ed esperti citati dall’AFP.
L’inviato statunitense Tom Barrack, che ha criticato la lentezza del processo di disarmo di Hezbollah, ha affermato a inizio settimana che il gruppo riceveva «60 milioni di dollari al mese», senza specificarne la provenienza. La somma potrebbe anche essere superiore a tale importo, secondo alcuni, poiché diversi membri e sostenitori del movimento rivelano, dietro garanzia di anonimato, di continuare a ricevere pagamenti mensili in contanti. I combattenti beneficiano di un importo tra i 500 e i 700 dollari al mese, una somma consistente considerando che il salario minimo in Libano è oggi di 300 dollari.
Nel luglio scorsa la Banca centrale ha vietato qualsiasi transazione con la società finanziaria Al-Qard al-Hassan, legata ad Hezbollah e soggetta a sanzioni da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo alcune testimonianze l’istituzione – i cui uffici sono stati bombardati in passato da Israele – continua a funzionare regolarmente.
Molto popolare dal crollo del settore bancario nel 2019, concede prestiti in dollari a fronte di depositi in oro. Secondo gli esperti, l’economia di Hezbollah si basa in gran parte sui flussi di contante – aziende, cripto-valute, bonifici bancari e fondi di beneficenza – talvolta trasportati da voli commerciali.
In risposta il Libano ha sospeso a tempo indeterminato i voli provenienti dall’Iran a febbraio, dopo le minacce di Israele.
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Immagine da Twitter
Politica
AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?
Remarkable scenes in Germany as the @AfD smashes the oppposition by a huge margin in in the eastern state of Saxony-Anhalt
More than twice the ruling parties vote. Of course, discussion in Brussels is now about how to “Stop the AFD” not on listening to the people’s choice.… — Chay Bowes (@BowesChay) September 6, 2026
🇩🇪 AfD has made history in Saxony-Anhalt, surging to around 44% and coming within touching distance of an absolute majority.
The CDU collapsed from 37% to about 18%. Now the only way to keep AfD out of government may be a stretched anti-AfD coalition of CDU, SPD, Greens and the… pic.twitter.com/i2lxMCifW2 — Europa.com (@europa) September 6, 2026
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Politica
Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio
Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».
Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.
Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.
Israel’s national security minister, Ben-Gvir, posted this AI video of Palestinians being sent into a slaughter house on an industrial conveyor belt. It reached 4 million views before he removed it.https://t.co/9CHVNCq32J pic.twitter.com/wDZZ95ftDP
— Glenn Diesen (@Glenn_Diesen) September 2, 2026
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Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.
In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.
Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.
Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.
«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».
“Prometí aprobar una ley de pena de muerte para los palestinos y lo hice, ahora estoy construyendo una instalación para ejecutarlos, pondré cámaras y se podrá ver cómo mueren en directo”.
Itamar Ben Gvir, ministro genocida de “Israel”, está construyendo campos de exterminio para… pic.twitter.com/Nbx551WYAl
— Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) August 19, 2026
Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.
A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.
Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».
In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.
Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».
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In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.
A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.
Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.
L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere
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