Politica
Marjorie Taylor Greene annuncia le dimissioni dal Congresso americano
La deputata Marjorie Taylor Greene (abbreviata solitamente in MGT) si dimetterà dal suo seggio al Congresso a partire dal 5 gennaio 2026. La Greene ha pubblicato un lungo video sui social media in cui spiega la sua decisione.
«Ho troppa autostima e dignità, amo troppo la mia famiglia e non voglio che il mio caro distretto debba sopportare primarie dolorose e piene di odio contro di me da parte del Presidente per cui tutti abbiamo combattuto, solo per poi combattere e vincere le mie elezioni mentre i repubblicani probabilmente perderanno le elezioni di medio termine», ha affermato.
«E a sua volta, ci si aspetta che difenda il presidente dall’impeachment dopo che lui mi ha sborsato con odio decine di milioni di dollari e ha cercato di distruggermi».
«È tutto così assurdo e per niente serio. Mi rifiuto di essere una “moglie maltrattata” sperando che tutto passi e migliori».
Greene ha continuato, dicendo di aver «combattuto più duramente di quasi tutti gli altri repubblicani eletti» per far eleggere Trump, nonostante avesse seri disaccordi con l’amministrazione in «alcuni ambiti».
«La lealtà dovrebbe essere una strada a doppio senso e dovremmo essere in grado di votare secondo coscienza e rappresentare gli interessi del nostro distretto, perché il nostro titolo professionale è letteralmente “Rappresentante”».
My message to Georgia’s 14th district and America.
Thank you. pic.twitter.com/tSoHCeAjn1— Marjorie Taylor Greene 🇺🇸 (@mtgreenee) November 22, 2025
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La scorsa settimana, il presidente Trump ha ritirato le sue spalle al deputato Greene e ha dichiarato che avrebbe appoggiato un altro candidato repubblicano alle prossime primarie in Georgia, mentre si aggravava il dissidio in corso tra il presidente e uno dei suoi più stretti alleati al Congresso.
Trump ha attribuito la causa della rottura al fatto che aveva avvertito Greene di non candidarsi a senatrice o governatrice.
«Tutto è iniziato quando le ho inviato un sondaggio in cui le dicevo che non avrebbe dovuto candidarsi a Senatore o Governatore, era al 12% e non aveva alcuna possibilità (a meno che, ovviamente, non avesse avuto il mio appoggio, cosa che non avrebbe ottenuto!)», ha dichiarato Trump. «Ha detto a molte persone che è arrabbiata perché non le rispondo più al telefono, ma con 219 deputati/deputate, 53 senatori degli Stati Uniti, 24 membri del gabinetto, quasi 200 Paesi e una vita altrimenti normale da condurre».
Trump ha anche affermato che tutto ciò che Greene ha fatto è stato «LAMENTARSI, LAMENTARSI, LAMENTARSI» nonostante avesse «creato risultati record per il nostro Paese».
La principale fonte pubblica di disaccordo sono stati i fascicoli su Epstein, la cui pubblicazione Greene chiedeva da mesi.
Mercoledì, il presidente Trump ha firmato un disegno di legge per la pubblicazione dei documenti. Aveva accusato i democratici, di concerto con alcuni parlamentari repubblicani, di averli usati come una «bufala» per distrarre l’attenzione dallo shutdown e dai risultati della sua amministrazione.
Il caso segna una svolta nella cosiddetta «guerra civile» che si sta consumando nell’universo MAGA, dove l’oggetto del contendere è, in ultima analisi, il sostegno incondizionato ad Israele, un tabù ora sfatato da diverse figure – che si richiamano al concetto oramai sempre più stabilito di «America First» – che vi si oppongono, dal commentatore Tucker Carlson (che ha ricevuto ieri un ulteriore attestato di stima da parte di Trump) al senatore Thomas Massie (invece inviso a Trump), alla giornalista Candace Owens, al giovanissimo podcaster Nick Fuentes (emarginato e censurato in ogni modo perché giudicato razzista ed antisemita, ma con un seguito popolare oramai gigantesco) ad appunto MGT.
Considerata fino a poco fa il non plus ultra del trumpismo, MGT, 51 anni, era stata eletta rappresentate nel 2021 nel 14° distretto della Georgia, facendo parlare di sé per la sua adesione al filone QAnon, dal quale poscia si è distanziata. La Greene ha comprato dai genitori il business di famiglia, nelle costruzioni edili, ed è nota per la passione agonistica per il crossfit. Ha tre figli oramai grandi e un matrimonio alle spalle: ha divorziato dal marito nel 2022.
Negli ultimi mesi si sono accesi scontri al fulmicotone con l’influencer floridiana Laura Loomer che, ebrea, appartiene alla fazione filoisraeliana. La Loomer, che pare avere molta influenza sul presidente e accesso a notizie riservate che dirimono alcune scelte dell’amministrazione, ha attaccato in continuazione la Greene, escalando battibecchi in catfight in cui le due si sono insultate con illazioni sulla vita sessuale o sulla salute mentale.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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