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La Sanità USA progetta virus influenzali ibridi pipistrello-uomo resistenti ai farmaci

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Un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria conferma che gli scienziati finanziati dal National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti hanno modificato geneticamente i virus influenzali ibridi di pipistrello e uomo utilizzando la genetica inversa nello Stato americano del Missouri.

 

Tali virus sarebbero resistenti ai comuni antivirali, capaci di replicarsi nelle cellule dei mammiferi e deliberatamente mutati per resistere ai farmaci, il che fa temere una fuga di notizie accidentale o intenzionale.

 

Pubblicato il 18 giugno 2025 su Pathogens, lo studio è stato finanziato da sovvenzioni NIH/NIAID tra cui 1R01AI134768 e dai Centers of Excellence in Influenza Research and Response (CEIRR), numero di contratto 75N93021C00016.

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Il contratto con l’NIH è stato assegnato al ricercatore principale, il dott. Richard Webby del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, nel Tennessee, che è anche direttore del Centro collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per gli studi sull’ecologia dell’influenza negli animali e negli uccelli. Il nuovo studio è stato condotto presso il Dipartimento di Patobiologia Veterinaria e il Centro per l’influenza e le malattie infettive emergenti dell’Università del Missouri.

 

«I virus selvatici H17N10 e H18N11 dei pipistrelli sono stati generati con successo utilizzando la genetica inversa», hanno scritto i ricercatori, confermando l’uso della ricostruzione sintetica per resuscitare nuovi agenti patogeni mai noti per infettare naturalmente gli esseri umani. La genetica inversa («reverse genetics») è una tecnica di genetica molecolare in cui i ricercatori partono da una sequenza di DNA nota e la manipolano per comprenderne la funzione osservando i cambiamenti fenotipici risultanti in un organismo o in una cellula.

 

La creazione del nuovo agente patogeno avviene mentre il NIH continua a finanziare esperimenti di miglioramento dei virus all’estero, tra cui un articolo del Virology Journal del luglio 2025 in cui ricercatori cinesi, finanziati dagli Stati Uniti, hanno creato virus influenzali in laboratorio utilizzando ceppi pandemici di uccelli, cani e esseri umani, dando vita a chimere che hanno infettato le cellule polmonari umane in modo più efficiente, innescato un’infiammazione più intensa e comportato un «rischio zoonotico considerevole».

 

Secondo quanto riferito, il team ha creato virus chimerici combinando sei geni interni dei virus influenzali dei pipistrelli (H17N10 o H18N11) con geni di superficie (HA e NA) di un ceppo H1N1 infettante l’uomo (A/Porto Rico/8/1934), formando ibridi che si replicano in modo efficiente nelle cellule renali canine di Madin-Darby (MDCK).

 

«I virus chimerici dell’influenza dei pipistrelli… si replicano in modo efficiente e inducono CPE [effetti citopatici, ovvero cambiamenti strutturali nelle cellule ospiti causati dall’infezione virale] nei substrati normali per i classici IAV (virus dell’influenza A)», si legge nello studio. Questa costruzione li rende infettivi nelle cellule dei mammiferi, aprendo la porta a potenziali crossover zoonotici, secondo il paradigma virologico dominante.

 

I ricercatori hanno confermato che le proteine ​​M2 dell’influenza dei pipistrelli contengono una mutazione (N31) nota per conferire resistenza all’amantadina, un farmaco antivirale ampiamente noto. Il team ha quindi intenzionalmente mutato la proteina M2 nei siti chiave degli amminoacidi (N31, H37, W41 e L36) per testare in che modo i cambiamenti influivano sulla resistenza, sulla replicazione e sulla sopravvivenza.

 

«I virus influenzali chimerici dei pipistrelli con H17N10 o H18N11 M2 che trasportano N31 sono resistenti all’amantadina”, hanno scritto. “Jun7-9 mostra inibizione contro i virus influenzali sia sensibili che resistenti all’amantadina».

 

Questi esperimenti rientrano perfettamente nella ricerca sul guadagno di funzione, in cui i virus vengono geneticamente migliorati per mostrare nuove caratteristiche, come la capacità di sfuggire al sistema immunitario o una maggiore replicazione nelle cellule ospiti.

 

Esperimenti di mutazione rivelano cambiamenti che migliorano la sopravvivenza

 

Sono stati creati diversi virus mutanti con sostituzioni nelle posizioni istidina-37 e triptofano-41, che regolano il canale ionico protonico essenziale per l’infettività virale. «Sia le sostituzioni H37G che W41A in M2 influenzano significativamente la sopravvivenza o la replicazione dei virus chimerici nel contesto H17N10», hanno riferito gli autori.

 

L’obiettivo dichiarato era determinare in che modo queste mutazioni alterassero l’infettività e la sensibilità ai farmaci. Il team ha affermato di essere riuscito a salvare diversi ceppi mutanti vitali, ma ha notato che alcune combinazioni di mutazioni si sono rivelate fatali o non vitali in specifici background genetici.

 

Secondo l’articolo, i virus sono stati progettati utilizzando la genetica inversa, una tecnica che prevede l’assemblaggio sintetico dei genomi virali a partire da sequenze nucleotidiche. «Per salvare i virus chimerici e ricombinanti, così come i loro virus con mutazione singola o doppia, otto plasmidi genici… sono stati mescolati e incubati», hanno scritto gli autori, descrivendo in dettaglio un processo che può essere utilizzato per creare virus personalizzati non presenti in natura.

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Questa ricerca è particolarmente controversa in seguito alle preoccupazioni secondo cui la manipolazione dei virus in laboratorio potrebbe aver avuto un ruolo nell’origine del COVID-19.

 

Il Congresso, la Casa Bianca, il Dipartimento dell’Energia, l’ FBI e la CIA hanno riconosciuto che un incidente di laboratorio che ha coinvolto la ricerca sul guadagno di funzione è molto probabilmente all’origine della pandemia di COVID, sollevando preoccupazioni sul fatto che esperimenti in corso come questi potrebbero innescarne un’altra.

 

Il fatto che i virus siano stati progettati per infettare le cellule dei mammiferi, eludere i comuni antivirali e sopravvivere sotto la pressione dei farmaci solleva seri problemi di biosicurezza e bioprotezione.

 

Questi sviluppi si verificano in un momento in cui sta crescendo la preoccupazione globale nei confronti della ricerca sponsorizzata dai governi su un potenziale rischio pandemico e in cui manca trasparenza nella supervisione della sicurezza biologica in laboratorio.

 

In generale il problema è la ricerca Gain of Function (GoF) in generale, considerabile come in grado di produrre eventi di estinzione della specie umana. Lo ha dichiarato lo stesso ex capo dell’ente epidemico statunitense CDC, parlando di una prossima pandemia «molto più brutale» causata dalle ricerche di GoF.

 

Come aveva acutamente osservato Elon Musk tre anni fa: il guadagno di funzione «dovrebbe essere chiamato ricerca sulle armi biologiche poiché la sua funzione è la morte».

 

Come riportato da Renovatio 21, in un saggio del 2012 il plenipotenziario pandemico Anthony Fauci diceva che la bioingegneria sul virus vale «il rischio di una pandemia che provoca incidenti in laboratorio. Nei giorni delle accuse sui finanziamenti diretti da Fauci ai laboratori GoF, incluso quello di Wuhano, il sito della Sanità americano arrivò a cancellare dalle sue pagine la definizione di Gain of Function.

 

Nel 2022 ricercatori di Boston crearono con il GoF un ceppo COVID ancora più letale. Alcuni sostengono che anche l’ultima ondata di influenza aviaria potrebbe essere arrivata da un virus fuggito da un laboratorio GoF.

 

Due mesi fa l’amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe interrotto i finanziamenti per la ricerca Gain of Function.

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Comunicato della Casa Generalizia FSSPX: il ricorso contro il decreto di scomunica prosegue a Roma

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A seguito del comunicato della Casa Generalizia del 13 luglio 2026, che annunciava la presentazione di un ricorso preliminare al Dicastero per la Dottrina della Fede, la Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che da allora sono stati intrapresi i passi previsti dal diritto canonico per il ricorso, nel rispetto dei termini e delle procedure stabiliti dalla legge.   Con tali iniziative, i vescovi della Fraternità intendono esercitare il diritto riconosciuto loro dalla Chiesa, chiedendo l’esame delle obiezioni giuridiche e dottrinali che hanno formulato nei confronti dei testi del 2 luglio.   In attesa del seguito che verrà dato a tali iniziative da parte delle autorità competenti, la Fraternità intende osservare la discrezione richiesta dalla natura di tali procedure.   Invita i sacerdoti e i fedeli a rimanere uniti nella preghiera per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, la cui legge suprema è la salvezza delle anime.   Menzingen, 13 ottobre 2026   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine da FSSPX.News
 
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa

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Un dirigente transgender del New York Times, ucciso secondo le accuse dai suoceri lo scorso fine settimana in California, risultava denunciato per maltrattamenti su minori nel quadro di una aspra lite familiare, come emerge da atti giudiziari resi noti di recente.

 

Jonathan McKinsey, 40 anni, responsabile dell’ingegneria per NYT Games, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco sabato in un complesso sportivo a Est di San Francisco. La polizia ha fermato i suoceri, Shouyong Zhang e Shili Chen, entrambi settantenni, nei pressi della scena con l’accusa di omicidio.

 

I due sono in carcere senza cauzione e compariranno in udienza mercoledì. Le forze dell’ordine hanno detto che McKinsey è stato scelto come obiettivo in modo deliberato, senza però collegare l’omicidio alla controversia familiare.

 

I fatti sono accaduti una settimana prima di un’udienza già fissata nel contenzioso di divorzio e affidamento tra McKinsey e la moglie Candice Jang, secondo gli atti del tribunale citati dall’agenzia Associated Press.

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Il giornale sanfranciscano Mercury News, sulla base di documenti giudiziari, riporta che McKinsey ha effettuato la transizione da donna a uomo nel 2010. Gli stessi atti indicano che McKinsey e Jang erano già in una relazione intima mentre lui seguiva le cure mediche per la transizione. In seguito si sono sposati e hanno avuto tre figli.

 

Non risultano informazioni pubbliche su come la coppia abbia avuto i figli né su chi abbia portato avanti la gravidanza. Una coppia formata da un uomo transgender e una donna biologica avrebbe bisogno di sperma di donatore per concepire. A seconda dei casi, uno dei due potrebbe fornire l’ovulo e sostenere la gravidanza.

 

Lo scontro legale è stato segnato da accuse reciproche di abusi. Jang ha attribuito a McKinsey anni di violenze verso di lei e verso i figli. McKinsey è stato accusato di due reati minori di maltrattamento di minori per aver presumibilmente colpito in faccia il figlio di sei anni e per aver lasciato un altro bambino, allora di due anni, solo in casa mentre faceva la spesa. Si è dichiarato non colpevole di entrambe le imputazioni e ha chiesto l’ammissione a un programma di riabilitazione per problemi di salute mentale.

 

McKinsey, dal canto suo, ha chiesto un’ordinanza restrittiva contro Jang. Ha sostenuto che lei aveva tentato di rimuovere i tubi medici dal suo corpo dopo un intervento di transizione e che in seguito l’aveva colpita con una padella. Ha anche dichiarato che il suocero l’aveva presa a pugni mentre si stava riprendendo da una doppia mastectomia e che la suocera aveva rivolto insulti omofobi a lui e a uno dei figli.

 

Il caso si colloca in un più ampio mutamento dell’opinione pubblica statunitense sulle questioni transgender. Dopo il ritorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha revocato le tutele sull’identità di genere introdotte sotto Biden, ha disposto che il governo federale riconosca solo due sessi biologici e ha avviato lo smantellamento dei programmi di diversità, equità e inclusione (DEI), anche se il New York Times ha mantenuto le proprie politiche in materia.

 

È cambiato anche il clima nell’opinione pubblica: un sondaggio Pew del 2025 ha registrato un crescente sostegno alle restrizioni per le persone transgender, pur restando maggioritario il favore per le tutele contro la discriminazione.

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 Immagine di Haxorjoe via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported 

 

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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare

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Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.   Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.   Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.

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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.   Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.   Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.   Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.   Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.

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Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
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