Geopolitica
La Russia dovrebbe far parte del G8
Il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che l’Occidente non avrebbe dovuto espellere la Russia dal G8, osservando che conservare Mosca all’interno del gruppo avrebbe forse evitato l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.
Trump ha espresso tali considerazioni in una lunga intervista concessa ad Axios, resa nota venerdì, durante la quale il presidente americano ha commentato il recente vertice del G7 in Francia e la cena offerta dal presidente francese Emmanuel Macron a Versailles.
The Donald lodato Macron per la sua ospitalità, rammentando di aver preso parte a numerosi summit del G7. «E prima c’erano i G8. Avrebbero dovuto mantenere il G8. Probabilmente non ci sarebbe stata la guerra con la Russia e l’Ucraina se l’avessero fatto, ma Obama non voleva Putin lì… Volevano Putin fuori. Prima c’era il G8. Sarebbe stato molto meglio se avessero mantenuto quel formato», ha affermato.
Sostieni Renovatio 21
La Russia venne esclusa da quello che all’epoca era il G8 nel marzo 2014, dopo che la Crimea aveva proclamato l’indipendenza dall’Ucraina e si era ricongiunta alla Russia tramite un referendum popolare seguito a un colpo di stato sostenuto dall’Occidente a Kiev. Da allora il formato si è ridotto al G7, formato da Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone.
Sin dal suo primo mandato, Trump ha ripetutamente suggerito il possibile ritorno della Russia nel gruppo, definendo la sua espulsione «un errore» e proponendo persino l’ingresso della Cina. I leader europei, però, si sono sempre opposti a tale ipotesi, sostenendo che il reintegro di Mosca potrebbe essere valutato soltanto qualora il Paese modificasse la propria linea politica verso l’Ucraina.
La Russia stessa ha manifestato scarso interesse a rientrare. All’inizio del mese il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato di essere «sollevato» dall’uscita del Paese dal gruppo, evidenziando che Mosca era l’unica tra le nazioni occidentali a «pensare solo a gestire il resto del mondo».
L’anno scorso il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov aveva minimizzato il ruolo del G7, affermando che avesse «perso gran parte della sua rilevanza» a causa del suo peso ridotto nell’economia globale. Nonostante l’espulsione, Mosca ha nel frattempo rafforzato la cooperazione internazionale attraverso altre piattaforme, tra cui il G20, i BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.
L’avvicinamento della Russia al G7 a questo punto non potrebbe non rappresentare un’indebolimento della NATO, oramai chiaramente votata all’ostilità anche cinetica contro Mosca. Come noto, Trump è apertamente critico nei confronti dell’alleanza atlantica.
Due anni fa ad una folla di sostenitori durante un evento elettorale a Las Vegas, Nevada, Trump aveva detto che la NATO non verrà in soccorso se gli Stati Uniti verranno attaccati. «Stiamo pagando per la NATO, e non ne ricaviamo molto (…) E sapete – odio dirvi questo sulla NATO – se mai avessimo bisogno del loro aiuto, diciamo che venissimo attaccati, non credo che sarebbero lì».
Secondo la rivista statunitense Rolling Stone, il biondo ex presidente USA avrebbe discusso dell’uscita del Paese dalla NATO o della riduzione drastica dell’impegno dell’America nel blocco in caso di vittoria delle elezioni del 2024.
In precedenza l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton aveva dichiarato al Washington Post che «in un secondo mandato Trump, penso che potrebbe benissimo ritirarsi dalla NATO».
Come riportato da Renovatio 21, anche il politologo accademico Phillips Payson O’Brien aveva dichiarato che il ritorno di Trump alla Casa Bianca metterebbe fine all’Alleanza Atlantica.
Aiuta Renovatio 21
Trump, NATO-scettico della prima ora, da presidente è arrivato ad avere incontri anche rudi con il segretario dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg.
La posizione di Trump si inserisce in una corposa, ma sottaciuta, matrice di pensiero politico americano contraria alla NATO iniziata con George Kennan e proseguita durante tutta la seconda parte del XX secolo e l’inizio del XXI, una tendenza ovviamente contraria all’interventismo zelota e sanguinario della fazione neocon, che riesce a spingere Washington in guerra chiunque sia il presidente – con eccezione di Trump che, appunto, rifiutò di attaccare l’Iran e licenziò in tronco il neocon Bolton.
In un video pubblicato all’inizio del 2023, Trump ha attribuito il conflitto a «tutti i guerrafondai e i globalisti “America Last” nel Deep State, nel Pentagono, nel Dipartimento di Stato e nel complesso industriale della sicurezza nazionale», che secondo lui erano «ossessionati dallo spingere l’Ucraina verso la NATO». Nel filmato l’ex presidente attaccava frontalmente i neocon facendo pure esplicitamente il nome di Victoria Nuland, funzionaria del Dipartimento di Stato considerata pupara del conflitto ucraino.
Le voci che chiedono l’uscita degli USA dalla NATO intanto si fanno più numerose, inclusa quella dell’influente magnate tecnologico Elone Musk.
Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa il segretario di Stato Marco Rubio aveva rassicurato dicendo che Washington non sarebbe sortita dall’Alleanza Atlantica.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Israele accusa Lukashenko di antisemitismo
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Bilancio della guerra USA-Iran
La guerra tra Stati Uniti e Iran sembra essersi conclusa dopo 108 giorni, con un costo per i contribuenti americani di oltre 100 miliardi di dollari, secondo le stime raccolte dall’organizzazione indipendente Iran War Cost Tracker.
Martedì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un memorandum d’intesa con l’Iran, e Teheran ha confermato la firma elettronica del documento. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che l’accordo è entrato in vigore.
Il memorandum ha lo scopo di estendere il cessate il fuoco, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare una finestra negoziale di 60 giorni per un accordo più ampio, che includa l’allentamento delle sanzioni e gli impegni relativi al nucleare.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
L’accordo segna la possibile fine di una guerra che ha causato migliaia di morti, milioni di sfollati, esaurito le scorte militari statunitensi e fatto impennare i prezzi dell’energia, nonostante le ripetute affermazioni di Trump secondo cui il conflitto sarebbe stato rapido.
L’operazione Epic Fury ebbe inizio il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele lanciarono un attacco non provocato contro l’Iran. Il sito Iran War Cost Tracker ha contato un totale di 108 giorni di guerra, conclusasi il 16 giugno.
Secondo le stime del sistema di monitoraggio, il costo finale del conflitto per i contribuenti statunitensi si aggira sui 113,3 miliardi di dollari. La valutazione si basa sulla dichiarazione del Pentagono di marzo, secondo cui i primi sei giorni di guerra sono costati 11,3 miliardi di dollari, a cui si è aggiunto un ulteriore miliardo di dollari al giorno per le operazioni in corso.
Si ritiene tuttavia che la cifra sia molto più alta, poiché potrebbe non includere completamente elementi come i costi di riarmo prebellico, la sostituzione delle munizioni, gli interessi sul debito e i programmi classificati.
Secondo un’analisi del Congressional Research Service pubblicata il mese scorso, almeno 42 velivoli militari statunitensi sarebbero andati persi o danneggiati nel corso della guerra, con un costo stimato tra i 2,3 e i 2,8 miliardi di dollari.
Tra le perdite si contano decine di droni MQ-9 Reaper, diversi caccia F-15E Strike Eagle, un caccia F-35A, un aereo d’attacco al suolo A-10, sette aerei cisterna KC-135 Stratotanker e un elicottero d’attacco AH-64 Apache, precipitato vicino allo Stretto di Hormuz all’inizio di questo mese.
È stata inoltre confermata la morte di sei aviatori statunitensi nello schianto di un KC-135 sull’Iraq occidentale. Secondo le stime, il numero totale di militari statunitensi deceduti durante il conflitto si aggira tra i 13 e i 15. Altre fonti pubbliche riportano oltre 500 feriti tra i militari.
Si stima che oltre 7.000 persone siano state uccise in tutta la regione durante la guerra. Le autorità iraniane hanno riportato oltre 3.400 morti tra i loro cittadini e più di 26.000 feriti. Le autorità sanitarie libanesi hanno segnalato oltre 3.500 morti a seguito degli attacchi israeliani dopo che il conflitto si è esteso anche a quel Paese.
Sostieni Renovatio 21
Israele ha inoltre segnalato vittime a seguito di attacchi missilistici e con droni iraniani, mentre diversi Stati del Golfo hanno registrato perdite umane in seguito ad attacchi contro basi e infrastrutture energetiche statunitensi.
La tragedia civile più simbolica della guerra si è verificata il giorno del suo inizio, quando un attacco ha colpito la scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab, nel sud dell’Iran. L’edificio si trovava vicino a una base navale, ma era separato dalle installazioni militari da una recinzione visibile nelle immagini satellitari.
I media iraniani e le organizzazioni per i diritti umani hanno stimato il bilancio delle vittime a 155 persone, quasi tutte bambini piccoli.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto a Washington di rendere conto dell’attacco, accusandola di crimini di guerra. Gli Stati Uniti non hanno ancora pubblicato un verdetto finale sulle responsabilità, mentre Trump ha affermato che «gli errori capitano» e che «nessuno l’ha fatto apposta».
Durante tutto il conflitto, Trump ha ripetutamente suggerito che la guerra si sarebbe conclusa nel giro di poche settimane. All’inizio di marzo, ha descritto l’operazione come una «spedizione» di breve durata che si sarebbe conclusa «abbastanza rapidamente».
In seguito, ha ripetutamente affermato che la guerra sarebbe finita «presto» o «molto presto», anche se i combattimenti si protraevano. Ad aprile, i media statunitensi stavano compilando cronologie delle dichiarazioni contraddittorie di Trump, delle ripetute dichiarazioni di vittoria e delle stime mutevoli sulla fine della guerra.
La guerra ha colpito anche i consumatori lontani dal campo di battaglia, infliggendo un duro colpo all’economia globale. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, una rotta marittima vitale, ha fatto schizzare alle stelle i prezzi del petrolio e dei trasporti marittimi.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il prezzo del petrolio Brent è passato da 75 dollari al barile a un picco di 130 dollari al barile, mentre negli Stati Uniti il prezzo medio nazionale della benzina ha raggiunto un massimo di 4,11 dollari al gallone, rispetto ai 2,96 dollari precedenti al conflitto.
Il memorandum concede a Washington e Teheran 60 giorni per negoziare un accordo più ampio. L’Iran dovrebbe riaprire le rotte marittime e fare concessioni in materia nucleare sotto supervisione internazionale, mentre gli Stati Uniti hanno offerto un allentamento delle sanzioni e incentivi economici.
L’accordo resta fragile. Trump ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi se l’Iran non si conformerà, mentre i critici affermano che la guerra si è conclusa senza che molti degli obiettivi originari di Washington siano stati raggiunti.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Zelens’kyj minaccia di attaccare la Bielorussia
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Immigrazione2 settimane faImmigrazione e stupro sistemico: la guerra contro la donna e la società è qui
-



Immigrazione2 settimane fa«Grooming gang», ragazzine inglesi chiuse in gabbie per cani da pedofili pakistani
-



Spirito2 settimane faMons. Viganò: da Ambrogio a Maometto, il tradimento di Milano grida vendetta al Cielo
-



Intelligenza Artificiale1 settimana faElone trilionario, verso Marte e l’apocalisse
-



Occulto2 settimane faL’arcidiocesi di Parigi approva mostre a tema occulto all’interno di chiese storiche. La Polizia reprime chi protesta
-



Misteri1 settimana faGli esorcisti insistono: sì, i demoni posso camuffarsi da alieni
-



Persecuzioni1 settimana faColoni «giudeo-nazisti» incendiano la città cristiana di Taybeh. Mons. Viganò: «sionisti cristiani» servili e disgustosi
-



Animali1 settimana faBerlino invasa da parassiti tossici














