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Geopolitica

Bilancio della guerra USA-Iran

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La guerra tra Stati Uniti e Iran sembra essersi conclusa dopo 108 giorni, con un costo per i contribuenti americani di oltre 100 miliardi di dollari, secondo le stime raccolte dall’organizzazione indipendente Iran War Cost Tracker.

 

Martedì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un memorandum d’intesa con l’Iran, e Teheran ha confermato la firma elettronica del documento. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che l’accordo è entrato in vigore.

 

Il memorandum ha lo scopo di estendere il cessate il fuoco, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare una finestra negoziale di 60 giorni per un accordo più ampio, che includa l’allentamento delle sanzioni e gli impegni relativi al nucleare.

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L’accordo segna la possibile fine di una guerra che ha causato migliaia di morti, milioni di sfollati, esaurito le scorte militari statunitensi e fatto impennare i prezzi dell’energia, nonostante le ripetute affermazioni di Trump secondo cui il conflitto sarebbe stato rapido.

 

L’operazione Epic Fury ebbe inizio il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele lanciarono un attacco non provocato contro l’Iran. Il sito Iran War Cost Tracker ha contato un totale di 108 giorni di guerra, conclusasi il 16 giugno.

 

Secondo le stime del sistema di monitoraggio, il costo finale del conflitto per i contribuenti statunitensi si aggira sui 113,3 miliardi di dollari. La valutazione si basa sulla dichiarazione del Pentagono di marzo, secondo cui i primi sei giorni di guerra sono costati 11,3 miliardi di dollari, a cui si è aggiunto un ulteriore miliardo di dollari al giorno per le operazioni in corso.

 

Si ritiene tuttavia che la cifra sia molto più alta, poiché potrebbe non includere completamente elementi come i costi di riarmo prebellico, la sostituzione delle munizioni, gli interessi sul debito e i programmi classificati.

 

Secondo un’analisi del Congressional Research Service pubblicata il mese scorso, almeno 42 velivoli militari statunitensi sarebbero andati persi o danneggiati nel corso della guerra, con un costo stimato tra i 2,3 e i 2,8 miliardi di dollari.

 

Tra le perdite si contano decine di droni MQ-9 Reaper, diversi caccia F-15E Strike Eagle, un caccia F-35A, un aereo d’attacco al suolo A-10, sette aerei cisterna KC-135 Stratotanker e un elicottero d’attacco AH-64 Apache, precipitato vicino allo Stretto di Hormuz all’inizio di questo mese.

 

È stata inoltre confermata la morte di sei aviatori statunitensi nello schianto di un KC-135 sull’Iraq occidentale. Secondo le stime, il numero totale di militari statunitensi deceduti durante il conflitto si aggira tra i 13 e i 15. Altre fonti pubbliche riportano oltre 500 feriti tra i militari.

 

Si stima che oltre 7.000 persone siano state uccise in tutta la regione durante la guerra. Le autorità iraniane hanno riportato oltre 3.400 morti tra i loro cittadini e più di 26.000 feriti. Le autorità sanitarie libanesi hanno segnalato oltre 3.500 morti a seguito degli attacchi israeliani dopo che il conflitto si è esteso anche a quel Paese.

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Israele ha inoltre segnalato vittime a seguito di attacchi missilistici e con droni iraniani, mentre diversi Stati del Golfo hanno registrato perdite umane in seguito ad attacchi contro basi e infrastrutture energetiche statunitensi.

 

La tragedia civile più simbolica della guerra si è verificata il giorno del suo inizio, quando un attacco ha colpito la scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab, nel sud dell’Iran. L’edificio si trovava vicino a una base navale, ma era separato dalle installazioni militari da una recinzione visibile nelle immagini satellitari.

 

I media iraniani e le organizzazioni per i diritti umani hanno stimato il bilancio delle vittime a 155 persone, quasi tutte bambini piccoli.

 

Le organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto a Washington di rendere conto dell’attacco, accusandola di crimini di guerra. Gli Stati Uniti non hanno ancora pubblicato un verdetto finale sulle responsabilità, mentre Trump ha affermato che «gli errori capitano» e che «nessuno l’ha fatto apposta».

 

Durante tutto il conflitto, Trump ha ripetutamente suggerito che la guerra si sarebbe conclusa nel giro di poche settimane. All’inizio di marzo, ha descritto l’operazione come una «spedizione» di breve durata che si sarebbe conclusa «abbastanza rapidamente».

 

In seguito, ha ripetutamente affermato che la guerra sarebbe finita «presto» o «molto presto», anche se i combattimenti si protraevano. Ad aprile, i media statunitensi stavano compilando cronologie delle dichiarazioni contraddittorie di Trump, delle ripetute dichiarazioni di vittoria e delle stime mutevoli sulla fine della guerra.

 

La guerra ha colpito anche i consumatori lontani dal campo di battaglia, infliggendo un duro colpo all’economia globale. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, una rotta marittima vitale, ha fatto schizzare alle stelle i prezzi del petrolio e dei trasporti marittimi.

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Il prezzo del petrolio Brent è passato da 75 dollari al barile a un picco di 130 dollari al barile, mentre negli Stati Uniti il prezzo medio nazionale della benzina ha raggiunto un massimo di 4,11 dollari al gallone, rispetto ai 2,96 dollari precedenti al conflitto.

 

Il memorandum concede a Washington e Teheran 60 giorni per negoziare un accordo più ampio. L’Iran dovrebbe riaprire le rotte marittime e fare concessioni in materia nucleare sotto supervisione internazionale, mentre gli Stati Uniti hanno offerto un allentamento delle sanzioni e incentivi economici.

 

L’accordo resta fragile. Trump ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi se l’Iran non si conformerà, mentre i critici affermano che la guerra si è conclusa senza che molti degli obiettivi originari di Washington siano stati raggiunti.

 

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Geopolitica

USA e Cina istituiscono una linea diretta per le segnalazioni di «incidenti legati all’IA»

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Gli Stati Uniti e la Cina hanno deciso di aprire un canale di contatto diretto per gli incidenti connessi all’Intelligenza Artificiale, dando vita a un meccanismo di sicurezza circoscritto tra le due maggiori potenze del settore.   L’intesa è nata dalla visita di Stato di tre giorni del presidente cinese Xi Jinping a Washington ed è stata confermata da entrambi i governi.   Sabato il ministero degli Esteri cinese ha annunciato che le due parti istituiranno un canale di comunicazione per gli «incidenti legati all’IA» e avvieranno un dialogo formale Cina-USA sull’IA per confrontarsi su rischi e benefici della tecnologia. Il prossimo incontro è previsto per novembre.   La Casa Bianca ha usato formulazioni analoghe, parlando di un canale per incidenti che riguardano quella che l’amministrazione Trump definisce ormai ufficialmente «super intelligence» (SI). Né Washington né Pechino hanno precisato cosa costituisca un incidente né come opererà il canale.   Il meccanismo era già stato evitato prima del vertice Trump-Xi. Il Segretario del Tesoro Scott Bessent aveva proposto un sistema di notifica degli incidenti legati all’intelligenza artificiale nei colloqui con il vice Primo ministro cinese He Lifeng a Nuova York lo scorso fine settimana, sullo sfondo di timori che vanno dagli attacchi informatici e dall’uso improprio di tecnologie biologiche ai malfunzionamenti dei sistemi autonomi e alle minacce alle infrastrutture critiche.

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Pur avendo accettato l’apertura del canale, Trump ha sottolineato di non voler condividere con Pechino i progressi americani nel campo dell’IA. «Gli Stati Uniti d’America non hanno intenzione di frenare», ha detto ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca, sostenendo che le richieste di rallentare lo sviluppo indebolirebbero il vantaggio degli Stati Uniti.   Interrogato su una più stretta collaborazione USA-Cina nello sviluppo dell’IA, Trump è rimasto altrettanto cauto. «Preferirei non integrare perché siamo molto avanti», ha dichiarato. «Quando si è al comando, non ci si apre agli altri».   Queste parole contrastaano con il tono più aperto tenuto da Xi durante la visita. Il leader cinese aveva detto a Trump che, pur essendo i due Paesi in competizione sull’AI, potrebbero «cooperare ancora di più» e dovrebbero agire insieme per prevenire abusi e malfunzionamenti.   «L’Intelligenza Artificiale deve rimanere sotto il controllo umano», ha affermato Xi, auspicando un approccio «incentrato sulle persone» e un confronto bilaterale su rischi e benefici. La Cina ha avanzato principi analoghi nelle sue iniziative globali di governance dell’IA.   Trump ha però indicato che l’IA ha occupato uno spazio relativamente ridotto nei colloqui con Xi. «Non abbiamo dedicato molto tempo a parlarne», ha detto sabato, aggiungendo che gran parte della discussione ha riguardato la sua scelta di sostituire l’espressione «intelligenza artificiale» con «super intelligenza».   L’accordo circoscritto arriva mentre dirigenti tecnologici statunitensi e funzionari internazionali avvertono che sistemi di IA sempre più avanzati potrebbero aggirare le attuali salvaguardie o essere usati per attacchi informatici di vasta scala e altre minacce.   Come riportato da Renovatio 21, Trump ha liquidato gli allarmi su una possibile presa di potere da parte dell’IA come una bufala, affermando che «chiunque vinca l’IA vince».

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Geopolitica

Trump ha detto a Zelen’skyj di incontrare Putin a Mosca

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe esortato il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj a recarsi a Mosca per colloqui di pace con il presidente Vladimir Putin. La Russia ha detto che Zelens’kyj può visitare Mosca in qualsiasi momento. Lo riporta Bloomberg, che cita fonti vicine a Zelens’kyj.

 

Secondo la testata, il presidente americano avrebbe avanzato la proposta durante un incontro con Zelens’kyj a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di questa settimana. Il leader ucraino avrebbe respinto l’idea, hanno riferito a Bloomberg persone a conoscenza della conversazione, aggiungendo che la proposta di Trump «lo ha turbato».

 

Mercoledì lo Zelens’kyj era visibilmente irritato con i giornalisti fuori dalla sede delle Nazioni Unite. Incalzato sulla possibilità di visitare Mosca, ha risposto: «Su un fottuto missile!»

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All’inizio di questa settimana l’Ucraina e 51 dei suoi sostenitori hanno rilasciato una dichiarazione in cui chiedevano alla Russia di accettare un «cessate il fuoco immediato e incondizionato» perché potessero iniziare i colloqui di pace. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto che Mosca non interromperà l’operazione militare, accusando i sostenitori europei dell’Ucraina di cercare una pausa solo «per rifornire di armi il regime di Kiev».

 

Trump ha recentemente rilanciato gli sforzi per risolvere il conflitto in Ucraina. Il suo inviato speciale, Steve Witkoff, e il genero Jared Kushner si sono recati a Mosca e Kiev all’inizio di questo mese. Witkoff ha dichiarato in seguito di essere soddisfatto dei colloqui e che l’amministrazione Trump spera che la diplomazia possa porre fine al conflitto.

 

Mosca ha detto di essere pronta a risolvere il conflitto in Ucraina a condizione che vengano affrontate le cause profonde e che si tenga conto della realtà sul campo.

 

Le richieste della Russia includono l’abbandono da parte dell’Ucraina dei piani di adesione alla NATO e l’adozione di uno status di neutralità, l’accettazione di restrizioni al suo esercito e il riconoscimento formale della Crimea e di altre quattro ex oblast’ ucraine come territorio russo. La Crimea ha votato per l’annessione alla Russia poco dopo il colpo di Stato del 2014 appoggiato dall’Occidente a Kiev. Le regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporiggia e Kherson hanno tenuto referendum nel settembre 2022.

 

Kiev ha sempre respinto le condizioni di Mosca, insistendo sull’adesione alla NATO e sul ripristino del controllo su tutti i territori che rivendica. Lo Zelens’kyj ha tuttavia detto di voler incontrare Putin di persona per risolvere il conflitto, nonostante si sia legalmente precluso qualsiasi colloquio con il leader russo.

 

Mosca ha indicato l’atteggiamento aggressivo di Kiev e la posizione ostile dei suoi sostenitori europei come ostacoli principali a una soluzione di pace. Il Cremlino ha però ribadito di essere pronto ad accogliere lo Zelens’kyj a Mosca se questi desidera davvero raggiungere un accordo, nonostante la Russia lo consideri illegittimo, dato che il suo mandato presidenziale è scaduto più di due anni fa e non ha indetto nuove elezioni.

 

Mercoledì il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia è pronta a fornire garanzie di sicurezza a Zelens’kyj qualora si recasse a Mosca.

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Geopolitica

Putin: la Russia non si sta preparando alla guerra con l’Europa

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Mosca non si sta preparando ad azioni militari contro i Paesi europei, ha dichiarato il presidente Vladimir Putin, respingendo le affermazioni su una minaccia russa come un tentativo di inasprire le tensioni.   Parlando ai media a margine del XII Forum delle Culture Unite a San Pietroburgo, venerdì, Putin ha detto che i Paesi europei stanno alimentando le tensioni per continuare a sostenere l’Ucraina.   Il presidente russo accusato «circoli aggressivi» in Europa di voler usare l’Ucraina come «carne da cannone» per ostacolare lo sviluppo della Russia.   Putin ha definito le dichiarazioni del ministro della Difesa estone Hanno Pevkur su un possibile conflitto con la Russia una «provocazione» e ha definito le affermazioni sui vantaggi di un attacco preventivo alla Russia «una pagliacciata politica».   «Il circo se n’è andato, ma i clown sono rimasti», ha detto.

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Putin ha inoltre affrontato la possibilità di riprendere i colloqui con Kiev, affermando che Mosca baserà qualsiasi decisione sugli interessi della Russia.   Secondo il presidente, l’Ucraina ha sollecitato attivamente l’ipotesi di un cessate il fuoco, anche per quanto riguarda gli attacchi alle infrastrutture energetiche e la fine del blocco della costa russa del Mar Nero, pur continuando a sferrare i propri attacchi contro la Russia.   La Russia ha risposto agli attacchi contro i civili, ha detto Putin, riferendosi in particolare all’attacco «di massa» ucraino a Mosca del 20 settembre e agli attacchi contro edifici residenziali e funzionari elettorali, descrivendo la rappresaglia russa come «delicata e distruttiva» per le forze ucraine.   «Devono sentire il peso di questi attacchi di rappresaglia da parte della Russia e capire che nessuna azione provocatoria, nessuna escalation della situazione porterà al risultato che desiderano. Non faranno altro che peggiorare la loro posizione», ha affermato il presidente russo.   Secondo Putin, le affermazioni secondo cui Mosca intende attaccare l’Europa vengono usate per giustificare, agli occhi dei cittadini europei, la continua spesa per l’Ucraina.  

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);  
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