Politica
La polizia dice che è stato sventato un nuovo tentativo di assassinio di Trump. Il sospetto nega
Le forze dell’ordine statunitensi hanno arrestato un uomo armato, munito di falsi tesserini stampa, che ha tentato di entrare a un comizio organizzato dal candidato repubblicano Donald Trump a Coachella, in California, ha affermato uno sceriffo locale.
Vem Miller, un residente di Las Vegas di 49 anni, è stato arrestato sabato a un posto di blocco fuori dal luogo del raduno con un fucile da caccia di proprietà illegale, una pistola carica e un caricatore ad alta capacità, ha affermato domenica l’ufficio dello sceriffo della contea di Riverside in una dichiarazione.
Lo sceriffo della contea di Riverside, Chad Bianco, ha dichiarato ai media locali che Miller aveva esibito falsi pass VIP e stampa al posto di blocco.
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«Erano abbastanza diversi da allarmare gli sceriffi», ha detto Bianco al Press-Enterprise. «Probabilmente abbiamo fermato un altro tentativo di assassinio».
L’incidente rappresenta il terzo attentato sventato alla vita dell’ex presidente Trump nel giro di mesi.
Bianco ha descritto Miller come un «cittadino sovrano», riferendosi a un collettivo di libertari estremisti che credono che il governo non possa esercitare legalmente autorità su di loro. Miller è registrato come elettore repubblicano che ha conseguito un master presso l’Università della California, Los Angeles, e si è candidato all’assemblea statale in Nevada nel 2022, ha aggiunto Bianco.
Miller non ha confermato né smentito di aver avuto intenzione di assassinare Trump, ha affermato Bianco.
Il sospettato 49enne è stato rilasciato su cauzione di 5.000 dollari e comparirà davanti a un tribunale a gennaio con l’accusa di possesso illegale di armi da fuoco.
Uscito di prigione, Vem Miller ha tuttavia negato le accuse, affermando al contrario di essere completamente investito nella causa trumpiana.
«Vado sempre in giro con le mie armi da fuoco nel retro del mio veicolo», ha detto il residente di Las Vegas, come riportato dalla rete di notizie domenica. In un’intervista con Fox News Digital, ha sostenuto di possedere legalmente le sue armi e di non avere documenti falsi, contrariamente a quanto affermato dai funzionari statali.
Miller, un volto non sconosciuto in certi circuiti dell’informazione alternativa, ha affermato di aver acquistato le armi dopo aver ricevuto minacce di morte in relazione al suo lavoro nei media, ma di non aver mai imparato a usarle.
«Non ho mai sparato con una pistola in vita mia», ha affermato Miller. «Non so niente di armi. Sono più che un principiante».
JUST IN: Vem Miller, the man accused of a so-called “third Trump assassination attempt” denies these reports and pushes back in a statement released online.
Miller states he is a Trump supporter who was invited to be at the Coachella rally. He adds that he told officers he had… pic.twitter.com/TcV5hs6l86
— Kyle Becker (@kylenabecker) October 14, 2024
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Il Miller ha dichiarato che c’era confusione sui suoi documenti perché è armeno e che i suoi documenti elencano diverse versioni del suo nome. Essere identificati come armeno potrebbe farti uccidere in alcune parti del mondo, ha affermato, negando quindi di far parte del collettivo dei «cittadini sovrani», descrivendo l’espressione come «senza senso».
L’uomo ha rivelato di aver votato una volta per Barack Obama, ma di aver cambiato affiliazione al Partito Repubblicano. Si è definito «un sostenitore di Trump al 100%» e di essere stato «tutto dentro» per l’ex presidente dal 2018.
La campagna di Trump è scettica sul fatto che Miller avesse intenzione di danneggiare il suo candidato, ha riferito Fox citando fonti interne.
Trump è sopravvissuto a due tentativi di assassinio negli ultimi tre mesi. L’ex presidente e candidato repubblicano alla presidenza è scampato per un pelo alla morte durante un comizio elettorale in Pennsylvania a luglio, quando un proiettile sparato da circa 150 metri di distanza gli ha sfiorato l’orecchio. L’uomo armato ha sparato da un tetto che era stato inspiegabilmente lasciato senza protezione dai servizi segreti, ed è riuscito a uccidere un partecipante al comizio e a ferirne altri due prima di essere colpito a morte da un cecchino.
Il secondo tentativo è avvenuto nel campo da golf di Trump a West Palm Beach, in Florida, a settembre. Un uomo armato che mirava a Trump da dietro i cespugli è stato spaventato dagli agenti dei servizi segreti e arrestato dopo essere fuggito dalla scena. Il sospettato, identificato come Ryan Wesley Routh, aveva tentato senza successo di arruolarsi nell’esercito ucraino nel 2022 e in seguito aveva intrapreso un piano per reclutare ex commando afghani per combattere per Kiev.
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Agenti dell’Intelligence americana hanno affermato che l’Iran sta cercando di assassinare Trump e il presidente Joe Biden ha avvertito Teheran che avrebbe considerato un attacco al suo ex rivale politico come un atto di guerra.
Il rappresentante repubblicano Matt Gaetz ha affermato il mese scorso che attualmente ci sono cinque «team di assassini» negli Stati Uniti che cercano di uccidere Trump, tre dei quali collegati a Iran, Pakistan e Ucraina. Un’altra teoria popolare tra alcuni repubblicani è che «una talpa all’interno dei servizi segreti» stia facendo trapelare informazioni a questi team di sicari, ha detto Gaetz a Breitbart News.
Venerdì Biden ha dichiarato di aver ordinato ai servizi segreti di proteggere Trump «come se fosse un presidente in carica» e di garantirgli qualsiasi assistenza in materia di sicurezza richiesta dalla sua campagna.
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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
Politica
Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU
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Gender
Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»
Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.
La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.
Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.
«Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».
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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.
Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.
L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.
La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.
Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.
«Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».
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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.
In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.
Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».
La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere
Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.
La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».
“Hey Lindsey, why don’t you just admit that you’re gay, and then people won’t blackmail you anymore?”
– Patrick Howley @HowleyReporter to Lindsey Graham pic.twitter.com/sVs8nqd0xs— Molly Ploofkins (@Mollyploofkins) January 29, 2026
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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.
L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».
La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».
Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.
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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.
L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.
Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini
🚨🇺🇸 WATCH: The moment Gianni Infantino moves President Trump out of the way as Spain lift the World Cup trophy pic.twitter.com/I5Ha0mUwfV
— Politics Global (@PolitlcsGlobal) July 19, 2026
🟥 As expected… Trump refused to get out of the frame when Spain did the traditional World Cup Trophy lift.
FIFA President Gianni Infantino had to literally run over and attempt to physically drag him away, so that the Spanish Champions could have their special moment. What… pic.twitter.com/nbG0NH4I2D — Fun Tom 🇨🇦 💂 (@funtomvids) July 19, 2026
I am in tears. After President Trump PERSONALLY gives the World Cup Trophy to Spain, the Captain and team want Trump to Celebrate with them 🙏
Liberals do NOT want you to see this ❤️ pic.twitter.com/5MENeQPEzM — MAGA Voice (@MAGAVoice) July 19, 2026
Spain players doing the Trump Dance as he presents the FIFA World Cup trophy.
The world loves our president. We are blessed. pic.twitter.com/00trz6Q9fY — Robert Burns (@RobertBurns82) July 19, 2026
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VIDEO | Two Argentine players, Lisandro Martínez and Cristian Romero, refused to shake hands with US President Donald Trump during the silver medal ceremony after Argentina’s 1-0 defeat to Spain in the World Cup final.
Martínez avoided shaking hands with both Trump and FIFA… pic.twitter.com/yrv1cDg0o4 — The Cradle (@TheCradleMedia) July 20, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta. In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.Messi barely acknowledged Trump. pic.twitter.com/mQi6KFv1S8
— Don Van Natta Jr. (@DVNJr) July 19, 2026
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