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Economia

La pandemia potrebbe portare a povertà estrema e carestia

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Con la pandemia di coronavirus che fa deragliare la crescita economica ovunque, cresce la preoccupazione in tutto il mondo per la fame e la malnutrizione e per il catastrofico impoverimento delle popolazioni.

 

La Banca Mondiale prevede  che entro il 2022 ci saranno 150 milioni di persone in più che vivranno in condizioni di povertà estrema. Si prevede che la proporzione della popolazione mondiale che vive con meno di 1,9 dollari al giorno aumenterà, soprattutto nei paesi con livelli di povertà già elevati.

 

La Banca Mondiale prevede  che entro il 2022 ci saranno 150 milioni di persone in più che vivranno in condizioni di povertà estrema

Secondo il presidente della Banca mondiale David Malpass, la Banca mondiale ha già fornito assistenza in caso di pandemia a più di 100 nazioni che rappresentano il 70% della popolazione mondiale e si è impegnata per ulteriori 160 miliardi di dollari in sovvenzioni, prestiti e investimenti ai Paesi in via di sviluppo entro 15 mesi per affrontare gli effetti della pandemia di coronavirus.

 

Ancora prima, nella sua dichiarazione, Malpass aveva  invitato i paesi creditori ad aderire all’iniziativa del G20, che ha annunciato una moratoria sul pagamento del debito da parte di un certo numero di Paesi in via di sviluppo.

 

L’obiettivo di eliminare la povertà estrema entro il 2030 è stato fissato dalle Nazioni Unite come condizione per lo sviluppo sostenibile. Ma la Banca mondiale, che fornisce prestiti ai paesi in via di sviluppo, ha affermato che senza un’azione rapida e seria non ci sono possibilità di raggiungere questo obiettivo.

 

Il relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani, Philip Alston, recentemente dimesso, sostiene che la lotta contro la povertà globale è fallita

Il relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani, Philip Alston, recentemente dimesso, sostiene che la lotta contro la povertà globale è fallita. Ci sono ancora più persone che vivono in povertà oggi rispetto a due decenni fa. «Abbiamo sperperato un decennio nella lotta contro la povertà, con un trionfalismo mal riposto che ha bloccato le stesse riforme che avrebbero potuto prevenire gli impatti peggiori della pandemia», ha detto Alston nel suo ultimo rapporto.

 

Anche prima della pandemia in Europa, dove i Paesi sono famosi per i loro sistemi avanzati di sicurezza sociale, c’erano molte persone sull’orlo della povertà, hanno riferito i media statunitensi. Secondo un rapporto di Eurostat, nel 2019 92,4 milioni di persone nell’UE erano sull’orlo della povertà e dell’esclusione sociale, il 21,1% della popolazione totale. Ma il coronavirus ha aggravato gravemente il problema, e ora ancora più europei sono vulnerabili, dovendosi sempre più rivolgere ai banchi alimentari per chiedere aiuto.

 

Per la prima volta nei suoi 70 anni di storia, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia – UNICEF – ha annunciato che avrebbe fornito cibo ai bambini affamati in Gran Bretagna, dato che il loro numero cresceva costantemente.

 

La pandemia ha allargato ulteriormente il divario tra poveri e ricchi. Nel luglio 2020, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha affermato  che il coronavirus aveva «smascherato» il problema della disuguaglianza che esisteva da diversi decenni; intere regioni che avevano dimostrato progressi nell’eliminazione della povertà sono state arretrate.

Secondo un rapporto di Eurostat, nel 2019 92,4 milioni di persone nell’UE erano sull’orlo della povertà e dell’esclusione sociale, il 21,1% della popolazione totale

 

Anche in Germania, forza trainante dell’Europa, si parla sempre più di impoverimento. Ad esempio, la rivista tedesca Der Spiegel sottolinea che il problema della povertà in Germania è cambiato di fronte alla pandemia di coronavirus: secondo un rapporto statistico pubblicato ogni due anni, i cittadini che una volta erano scesi al di sotto della soglia di povertà ora rimangono al di sotto di essa sempre più a lungo.

 

Dall’inizio degli anni ’90, il divario tra ricchi e poveri in questo paese si è ampliato e alla fine è cresciuto in modo sostanziale: nel 2018, quasi un residente su sei (15,8%) faceva parte di un gruppo che si avvicinava alla soglia di povertà.

 

Anche la struttura della povertà è cambiata: il più alto rischio di povertà si riscontra tra madri e padri single, al 41%. È alto anche per le persone con un diploma di scuola superiore e senza formazione professionale aggiuntiva (35%) e per i migranti di prima generazione (29%).

 

Per la prima volta nei suoi 70 anni di storia, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia – UNICEF – ha annunciato che avrebbe fornito cibo ai bambini affamati in Gran Bretagna, dato che il loro numero cresceva costantemente

È emerso che i migranti (15%) incontrano difficoltà finanziarie quasi il doppio delle persone senza un background migratorio (8%). Un rischio maggiore di povertà si riscontra nelle regioni occidentali strutturalmente sottosviluppate e, anche 30 anni dopo l’unificazione, nella Germania orientale.

 

Inoltre, gli effetti dell’epidemia di coronavirus hanno esacerbato il senso di ingiusta disparità di reddito: metà dei cittadini ritiene che il proprio salario non corrisponda alle proprie capacità professionali.

 

Un altro importante effetto negativo sull’economia mondiale e sulle condizioni di vita in molti Paesi è stato il forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, come notato dagli esperti.

 

Prospettive incerte di ripresa del mercato, misure protezionistiche da parte dei governi, fluttuazioni valutarie e una serie di altri fattori stanno facendo aumentare il costo del cibo. Sebbene finora l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) non sia incline ad esagerare la gravità della situazione, tuttavia non nega la reale possibilità di ulteriori aumenti dei prezzi alimentari globali. Sarà particolarmente difficile per i Paesi più poveri del mondo, che dovranno importare molto cibo.

«Le persone dovranno abituarsi a dover pagare di più per il cibo. La situazione non farà che peggiorare»

 

Come sottolineato da Bloomberg, l’inflazione alimentare è sempre un fattore negativo e la sua nuova ondata sarà particolarmente grave. Poiché la pandemia di coronavirus ha fatto deragliare la crescita dell’economia globale, sono emerse nuove preoccupazioni su fame e malnutrizione, anche nei Paesi più ricchi del mondo.

 

Sylvain Charlebois, capo dell’Agri-Food Analytics Lab della Dalhousie University in Canada, ha osservato a questo proposito: «Le persone dovranno abituarsi a dover pagare di più per il cibo. La situazione non farà che peggiorare».

 

L’indice complessivo dei prezzi alimentari a gennaio è aumentato del 4,3% su base annua, l’indicatore è aumentato per l’ottavo mese consecutivo e ha raggiunto il massimo da luglio 2014, secondo un comunicato stampa dell’ONU FAO.

 

Gli esperti riferiscono che lo scorso anno il numero di persone cronicamente malnutrite è aumentato da 130 milioni a oltre 800 milioni, circa otto volte il numero totale di casi di COVID-19 segnalati fino ad oggi.

Gli esperti riferiscono che lo scorso anno il numero di persone cronicamente malnutrite è aumentato da 130 milioni a oltre 800 milioni, circa otto volte il numero totale di casi di COVID-19 segnalati fino ad oggi

 

Lo spettro dell’imminente carestia è arrivato proprio nel momento in cui i bilanci del governo sono stati sovraccaricati da misure per proteggere la popolazione e l’economia da una pandemia. Per evitare una crisi, il fondo speciale della Banca Mondiale per i Paesi più poveri, l’Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA), ha stanziato 5,3 miliardi di dollari per migliorare la sicurezza alimentare nei sei mesi da aprile a ottobre 2020. Questo importo include sia una serie di brevi misure a lungo termine per combattere il COVID-19 e investimenti per affrontare le cause a lungo termine della carenza di cibo.

 

Secondo il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari Mark Lowcock e l’amministratore delegato delle operazioni della Banca mondiale Axel van Trotsenburg, l’attenzione deve ora concentrarsi sul monitoraggio dei rischi e sui fattori aggravanti dagli effetti negativi della pandemia di coronavirus. Solo lavorando insieme per salvare vite umane possiamo liberare le persone più vulnerabili del mondo dalla fame e dai pericoli paralizzanti e gettare le basi per un futuro migliore per tutti.

 

 

Valery Kulikov

 

 

 

 

 

Valery Kulikov, esperto di politica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

 

 

 

Pubblicato su New Eastern Outlolook il 23 marzo 2021 con il titolo «The Pandemic Could Lead to Extreme Poverty and Famine».

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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Economia

Cosa c’è dietro al Trattato del Quirinale?

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Facciamola breve: il Trattato del Quirinale, la poco spiegabile creazione di un direttorato franco-italiano per l’Europa, ci tenevano a non farvelo vedere.

 

Con la nobile eccezzione de La Verità, nelle settimane precedenti nessun giornale ve ne ha parlato. Hanno preferito farlo solo a fatto compiuto – anzi, usiamo l’espressione napoleonica, fait accompli.

 

Il Trattato non è passato per il Parlamento. Punto. A questo punto potremmo anche chiudere l’articolo, il lettore magari ha già capito molto. Ma vale la pena di fare un paio di rilievi che nessuno, in questa ennesima rapina francese nei confronti dell’Italia sottomessa, pare aver voglia di fare.

 

Vale la pena di fare un paio di rilievi che nessuno, in questa ennesima rapina francese nei confronti dell’Italia sottomessa, pare aver voglia di fare

Non solo è stata versata una lacrima d’inchiostro per raccontare come stesse avvenendo la firma epocale tra le due «potenze» latine – alcune storie che paiono aleggiare attorno a questo storico Trattato non sono neanche ora chiare. Anzi, non è chiaro nulla: l’unica cosa limpida è la presenza, da Gentiloni in giù, di sciami di papaveri piddini muniti di Légion d’Honneur. Non sono pochi, i politici nostrani finiti in qualche modo fra le braccia dei francesi.

 

Ricordate Letta depresso quando, con un colpo di palazzo non ancora spiegato, Renzi gli soffiò il posto di primo ministro. Se lo accollarono i francesi, gli diedero un ruolo prestigioso all’Institut d’Etudes politiques de Paris, lui si riebbe, lo fotografarono che faceva balletti coreografati, è tornato in patria magrissimo e intriso di idealismo zelotesco (transessuali, ius soli, etc.).

 

Poi vi è il caso di Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Europei nel governo Renzi e Gentiloni, poi consulente agli Affari Europei ma nel governo francese (!), infine eurodeputato eletto in una lista sostenuta da Macron. La Meloni arrivò a parlare di tradimento e di revoca di cittadinanza. Il problema è però più vasto di così.

 

Ricordiamo bene il Trattato di Caen, anche quello non esattamente trasparentissimo, con il quale il governo Gentiloni sembrava cedere acque territoriali italiane alla Francia. Ricordiamo anche la missione italiana in Mali, un pantano tutto francese, sul quale – pure lì – c’è una bella spirale del silenzio.

 

È tutto opaco, criptato, poco leggibile. È come se tutti, dai giornalisti ai politici di opposizione, non avessero la forza – o la voglia – di unire i puntini. Che sono tanti e belli evidenti

È tutto opaco, criptato, poco leggibile. È come se tutti, dai giornalisti ai politici di opposizione, non avessero la forza – o la voglia – di unire i puntini. Che sono tanti e belli evidenti.

 

Il balletto a cui stiamo assistendo in questo momento è senza precedenti. Tutto si muove, nella finanza e nell’industria, in chiave di questo momento francese. Un mega-fondo americano, dove lavora l’ex numero 1 della CIA generale David H. Petraeus, vuole rilevare tutta TIM, mettendo fuori gioco per sempre i francesi presenti in CDA, cioè Bolloré.

 

La cosa potrebbe far parte di una manovra più grande: Bolloré è il primo sostenitore del candidato presidenziale, non si sa ancora quanto serio o quanto pagliaccio, della destra-destra più a destra della Le Pen, Eric Zemmour (che in un’intervista ha inneggiato ad una nuova conquista francese del Nord Italia), di cui il network di Bolloré Cnews non fa che parlare tutto il giorno. Al contempo, Vivendi-Bolloré, che ha litigato con la famiglia di Berlusconi in Mediaset – è socio anche lì – ora pare andare d”accordissimo con Silvio.

 

E poi ancora: ci sono pezzi di Fimeccanica-Leonardo che vanno ai francesi, in modo apparentemente indolore per gli italiani. Ballano lo storico produttore di cannoni Oto Melara e il produttore di siluri Wass. Qualcuno parla di una complicata partita di equilibri per il nuovo caccia europeo.

 

C’è la questione, quella sì in teoria ancora dolorosa, dell’acquisto da parte di Fincantieri dei Chantiers de l’Atlantique per fare sommergibili; l’affare è sfumato catastroficamente (per gli italiani) anni fa, con lo Stato francese a mettersi di mezzo. La consulenza era dei Rothschild, gli antichi datori di lavoro del presidente Macron. Advisor dei Rothschild, fedelissimi del giovane presidente con moglie anziana, sono in circolazione anche in queste ore.

 

Tutto è piuttosto insensato, ma non gliene frega niente a nessuno. Il COPASIR, l’organo di controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani – cioè il massimo ente di Intelligence della Nazione, è stato sentito a posteriori. Fait accompli.

 

Ricordiamo che la Francia secondo il Trattato invierà un suo ministro ogni tre mesi ad assistere ad un nostro Consiglio dei Ministri. L’Italia, specularmente, manderà un ministro nostrano al tavolo del Premier francese. Con la differenza, immensa, che a fare le cose in Francia, Repubblica Presidenziale, non è il premier ma il Presidente

L’Eliseo ad una certa si era pure incazzato con quei pochissimi giornali (La Verità, pochissimi altri) che avevano osato pubblicare qualche indiscrezione e magari pure qualche domanda sul Trattato nelle settimane precedenti. Niente, ci hanno tenuto a rassicurarci: faremo come con Stellantis… Cioè, l’inghiottimento francese definitivo di FIAT da parte dei francesi. Ci prendono in giro? Non lo sappiamo: guardiamo Macron, sua moglie, il bodyguard, e non sappiamo se intorno ci siano persone con senso dell’umorismo.

 

Ma tutto questo, perché?

 

L’idea, sussurrata a denti stretti, è che si imporrebbe così una nuova centralità latina in Europa. La Germania, il vero nucleo di potere europeo, dovrebbe quindi essere messa fuori gioco: il Trattato del Quirinale sostituisce il Trattato dell’Eliseo, il patto tra Berlino e Parigi che ha dominato l’Europa sino ad oggi. (Fateci caso: anche lì, la stipula avviene nel palazzo presidenziale della parte più debole).

 

Perché fare fuori la Germania? Perché, uno pensa, forse il nuovo cancelliere, Olaf Scholz detto Scholzomat, non ha il peso politico e geopolitico della Merkel, o forse non ha – ancora – i fili giusti, i contatti, la fiducia di qualcuno, forse, ma ammettiamo di non sapere chi possa essere.

 

I sudditi del Dragone sono in solluchero: ora che sparisce l’Angelona, a comandare in Europa sarà, per tramite del Trattato del Quirinale, il prestigioso Mario ex BCE, il quale magari poi al Quirinale ci trasloca proprio.

 

Ma sarà proprio così?

 

Non dimentichiamo cosa significa per noi la Francia: il Paese che ha messo in crisi totale i nostri interessi in Libia, con effetto non secondario di far invadere le nostre coste di immigrati che nei prossimi anni andranno a creare in Italia no-go zones identiche alle banlieues francesi

Ricordiamo che la Francia secondo il Trattato invierà un suo ministro ogni tre mesi ad assistere ad un nostro Consiglio dei Ministri. L’Italia, specularmente, manderà un ministro nostrano al tavolo del Premier francese. Con la differenza, immensa, che a fare le cose in Francia, Repubblica Presidenziale, non è il premier ma il Presidente. Un’altra presa per il culo? Il parait. Sembra.

 

Non dimentichiamo cosa significa per noi la Francia: il Paese che ha messo in crisi totale i nostri interessi in Libia, con effetto non secondario di far invadere le nostre coste di immigrati che nei prossimi anni andranno a creare in Italia no-go zones identiche alle banlieues francesi. Sono quegli stessi francesi i cui poliziotti, ogni tanto, sconfinano in Italia – inaudito e un po’ grave, molto eloquente in fatto di rispetto – per riportare nel nostro territorio africani che non vogliono o per fare irruzioni vere e proprie su suolo italiano.

 

Cosa vi aspettavate? Simmetria e rispetto da parte di un Paese che è potenza nucleare?

 

Di fare affari con qualcuno che ha una parola dispregiativa per voi – Rital – mentre noi per i francesi non ne abbiamo? («Mangiarane» non è un peggiorativo serio)

 

Pensavate di essere riamati da coloro che, secondo una diffusa battuta europea, sono «italiani di cattivo umore»?

 

Quindi, cosa ha spinto Macron e Draghi l’uno nelle braccia dell’altro? Qual è il motore di questo storico, opacissimo Trattato?

Ma quindi, cosa ha spinto Macron e Draghi l’uno nelle braccia dell’altro? Qual è il motore di questo storico, opacissimo Trattato?

 

Non sappiamo. Guardiamo la foto della sera dell’elezione di Macron all’Eliseo, davanti alla piramide del Louvre, le braccia alzate come a produrre un grande compasso. La squadra ora si allarga a tanti elementi italiani.

 

Cosa c’è dietro al Trattato del Quirinale?

 

Mah. Boh. Je ne sais pas.

 

 

 

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Civiltà

Giorgetti parla di Blackout

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Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha apertamente parlato di possibili interruzioni della corrente elettrica nei prossimi tempi.

 

«Anche nei prossimi giorni lo sforzo che dobbiamo fare è come cercare di sterilizzare nel modo più equo possibile questo tipo di impatto sulle nostre famiglie, al netto dellʼesigenza che a livello europeo si definisca un piano per evitare cose anche peggiori, e cioè la possibilità di andare in black-out, cosa in questo momento non da escludere rispetto allʼattuale assetto dellʼapprovvigionamento energetico».

 

Il ministro lo ha dichiarato nel corso dell’assemblea di Confartigianato, dove ha parlato apertamente «dei settori che scompariranno letteralmente dal dato economico, altri che ne beneficeranno». Si tratta della vera «transizione» a cui andiamo incontro, ossia l’olocausto di attività economiche (soprattutto quelle piccole e medie) entrato nella fase di soluzione finale grazie alla pandemia.

 

«La possibilità di andare in black-out… cosa in questo momento non da escludere rispetto allʼattuale assetto dellʼapprovvigionamento energetico»

Tuttavia vogliamo concentrarci sulla notizia: anche noi abbiamo finalmente l’establishment che parla improvvisamente di possibile sospensione dell’elettricità nel Paese.

 

Il black-out diventa quindi una possibilità concreta anche per l’Italia.

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, non si tratta di una prospettiva nuova in questo autunno 2021. Si tratta, invece, di un pattern transnazionale, globale.

 

A inizio stagione ha cominciato a girare in Germania (per poi divenire virale in tutta europa)uno spot realizzato dalla Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK – l’ufficio federale della protezione civile e dell’assistenza in caso di catastrofi, una sorta di Protezione Civile tedesca) che preparava i cittadini alla possibilità di un inverno senza riscaldamento.

Come sa il lettore di Renovatio 21, non si tratta di una prospettiva nuova in questo autunno 2021. Si tratta, invece, di un pattern transnazionale, globale

 

 

A metà ottobre il ministero della Difesa dell’Austria – Paese che ci ha anticipato nel nuovo lockdown  draconiano – ha lanciato la campagna di affissioni in tutta l’Austria («Blackout – Cosa fare quando tutto è a posto?»), dove si iniziava a parlare di interruzioni di corrente su larga scala.

 

Anche in Romania da giorni si respira l’aria di blackout.

 

Il canale TV nazionale Antena 3, un canale di notizie 24 ore che trasmette anche nella vicina Serbia, ha mandato in onda programmi con grafiche che guidavano lo spettatore nel fare scorte (batterie, radio, candele, acqua, cibo in scatoletta) in vista di «pană de curent de o săptămână în Europa»: un «blackout di una settimana in Europa».

 

 

La Cina sta già da mesi sperimentando blackout che stanno mettendo in dubbio la tenuta economica e produttiva del colosso asiatico. L’amministrazione del Partito Comunista Cinese sta già trasmettendo comunicazioni di tenore emergenziale per i cittadini, invitandoli per esempio a fare scorte per l’inverno.

 

Due parole anche sull’autorevole fonte dell’allarme.

 

Com’è possibile che i politici non abbiano vergogna di ammettere che potrebbe mancare nelle abitazioni e negli spazi lavorativi dei contribuenti l’elemento essenziale dello sviluppo economico, del progresso, della Civiltà moderna?

L’onorevole Giancarlo Giorgetti è da sempre percepito come l’uomo dell’establishment dentro alla Lega. È cugino del banchiere e grand commis di Stato Massimo Ponzellini , a sua volta figlio d’arte (il padre era membro del consiglio della Banca d’Italia e abbiente sostenitore della nascita dell’editore bolognese Il Mulino) e allievo di Romano Prodi, con cui fonda la società Nomisma e con il quale lavora all’IRI dal 1983 al 1990. Ponzellini è stato presidente della grande società di appalti Impregilo nonché, nel 2009, della Banca Popolare di Milano.

 

Nell’estate 2018, durante il governo gialloverde del Conte 1, i giornali parlarono di uno scontro tra Giorgetti e il collega deputato leghista Claudio Borghi, da sempre su posizioni anti-euro assai contrarie allo status quo.  Il tema era quello dei cosiddetti minibot.

 

«C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti» virgolettò Repubblica. Giorgetti e Borghi smentirono screzi, si disse che i giornalisti non avevano capito il tono.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad inizio autunno alcuni analisti si sono spinti a dire che con Draghi al colle la manovra potrebbe essere quella di portare Giorgetti al ruolo di primo ministro.

 

Com’è possibile che abbiano il pudore di lasciarlo accadere nel momento in cui ci parlano di «transizione energetica»?

«I veleni verso il ministro dello Sviluppo economico sono molto diffusi: “Vuole mandare Draghi al Quirinale per diventare premier”, dice un deputato» scrisse La Stampa lo scorso 30 settembre.

 

Più che dei veleni nel Palazzo, l’onesto cittadino vorrebbe sapere della corrente elettrica a casa sua. Com’è possibile che i politici non abbiano vergogna di ammettere che potrebbe mancare nelle abitazioni e negli spazi lavorativi dei contribuenti l’elemento essenziale dello sviluppo economico, del progresso, della Civiltà moderna?

 

Com’è possibile che abbiano il pudore di lasciarlo accadere nel momento in cui ci parlano di «transizione energetica»?

 

A quale altra rinuncia ci stanno preparando?

A quale altra rinuncia ci stanno preparando?

 

Dopo il lockdown, il blackout: il processo verso l’azzeramento di ogni attività umana sembra inarrestabile. Niente lavoro, niente consumi, fors’anche niente sostentamento biologico.

 

La Civiltà pare essere impegnata in una regressione verso la barbarie, o ancora meglio, in una corsa verso l’entropia, verso la morte termica.

 

Questo, il nostro lettore lo sa, altro non è se non il copione della Necrocultura: annientare l’essere umano e le sue attività, la sua prosperità, la sua vita.

 

 

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Economia

La moneta digitale cinese «cancerogena per l’occidente»

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L’investitore texano Kyle Bass è noto per il suo approccio assai critico della Repubblica Popolare Cinese e della sua strategia di dominazione economica e non.

 

La testata anticinese Epoch Times lo ha lungamente intervistato sullo stato attuale della situazione tra Pechino e Washington.

 

In particolare, il Bass si è soffermato sulle ambizioni da parte del Partito Comunista Cinese di lanciare una valuta digitale di Stato.

 

«Credo che l’adozione della loro valuta digitale della Banca Centrale sia cancerogena per l’Occidente»

«Credo che l’adozione della loro valuta digitale della Banca Centrale sia cancerogena per l’Occidente» ha detto Bass. «È l’adozione dell’accumulo tecnologico cinese. Ha una mente propria».

 

Torna nelle parole di Bass, l’immane infrastruttura si sorveglianza implementata in questi anni dai cinesi.

 

«Il loro progetto sui dati umani è interfacciato con il lancio della CBDC [la moneta elettronica cinese, ndr] e saranno in grado di corrompere  individui al di fuori della competenza dei regolatori bancari o della supervisione normativa sovrana. E quindi sarà un “mondo nuovo” per un Partito Comunista Cinese che è noto per corrompere, rubare, costringere, a fare tutto ciò che fanno mentre si muovono per il mondo».

 

Si tratterebbe, quindi, della creazione di un canale infallibile per l’accrescimento dell’influenza dei cinesi nel mondo.

 

«Il loro progetto sui dati umani è interfacciato con il lancio della CBDC [la moneta elettronica cinese, ndr] e saranno in grado di corrompere  individui al di fuori della competenza dei regolatori bancari o della supervisione normativa sovrana»

«Questo dà loro la possibilità di raggiungere direttamente le persone, il che è un vero problema. Quindi non credo che possiamo permettercelo. Credo che sia cancerogeno. Non puoi avere un po’ di cancro. O hai il cancro o non ce l’hai. E quindi dobbiamo tutti parlare del lancio della CBDC e del motivo per cui è così importante comprenderlo nel contesto della grande strategia cinese».

 

Come riportato da Renovatio 21, non è la prima volta che Kyle Bass suona l’allarme sull’estremo pericolo costituito da una moneta digitale cinese.

 

«Sarà un “mondo nuovo” per un Partito Comunista Cinese che è noto per corrompere, rubare, costringere, a fare tutto ciò che fanno mentre si muovono per il mondo»

«Immagina una valuta che ha quasi una mente propria… Conosce i dati del tuo conto, conosce la tua data di nascita, il tuo numero di previdenza sociale, conosce dove vivi» e cosa esattamente ti piace comprare, aveva dichiarato mesi fa, ricordando come tutta questa mole di dati può finire nelle mani del Partito Comunista Cinese.

 

«Penso che il renminbi digitale sia la più grande minaccia per il mondo così com’è oggi» aveva detto in un’altra intervista a Epoch Times.

 

«Penso che li vedrai lanciare il Valuta digitale della Banca centrale cinese, lo yuan digitale. Penso che sia un cavallo di Troia digitale» aveva preconizzato.

 

Un anno fa Bass aveva predetto che il fondatore del mega-portale di ecommerce Alibaba Jack Ma sarebbe stato fatto «scomparire» da Pechino entro un anno: una previsione puntualmente avveratasi.

 

«Questo dà loro la possibilità di raggiungere direttamente le persone, il che è un vero problema. Quindi non credo che possiamo permettercelo»

Il finanziere del Texas quest’estate aveva parlato del ritiro dall’Afghanistan da parte degli USA come una grande occasione per la Cina che nel Paese già estraeva minerali rari, elemento di vitale importanza per l’industria mondiale di cui Pechino si appresta a diventare monopolista.

 

Come riportato da Renovatio 21, Bass di recente ha ipotizzato che il crollo di grandi imprese cinesi come Evergrande sia «pilotato» da Xi Jinping per abbattere il prezzo delle case ed evitare quindi uno shock sistemico inaffrontabile.

 

Sarebbe quindi in corso un contenimento della crescita economica cinese: «In questo momento», aveva detto Bass, tutti coloro che credono che la Cina crescerà all’infinito del 6% all’anno «si sbagliano di grosso».

 

 

 

 

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