Geopolitica
La Lituania accusa l’Ungheria di essere «contro l’Europa». L’Austria frena su Kiev nella UE
La posizione dell’Ungheria nei confronti dell’Ucraina suggerisce che essa è contraria ai valori europei, ha affermato lunedì il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis intervenendo a un evento dei ministri degli Esteri dell’UE.
L’Ungheria si oppone attivamente al continuo sostegno militare e finanziario dell’UE all’Ucraina e si è opposta a qualsiasi negoziato per accelerare la sua potenziale adesione al blocco.
«L’unico modo in cui posso leggere la posizione ungherese, non solo sull’Ucraina, ma su molte altre questioni, è che sono contro l’Europa e tutto ciò che l’Europa rappresenta», ha detto Landsbergis, descrivendo uno «scontro di ideologie» nell’UE tra quelli che vogliono che l’unione sia forte e quelli che non vogliono affatto che esista.
Il ministro ha avvertito che, a meno che non si trovi una «soluzione razionale» al problema, «si prospettano tempi bui».
I commenti di Landsbergis sono arrivati dopo che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che la questione dell’adesione dell’Ucraina all’UE sarebbe stata tolta dall’agenda del vertice del blocco di questa settimana. Invece, i membri discuteranno solo se avviare i colloqui di adesione con Kiev, ha detto.
Il suo annuncio è arrivato dopo che l’Ungheria e molti altri membri dell’UE si sono apertamente opposti ai negoziati per accelerare la candidatura dell’Ucraina. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha ripetutamente sottolineato che Kiev ha ancora molta strada da fare prima di poter essere presa in considerazione per l’adesione e si è opposto all’espansione degli aiuti dell’UE all’Ucraina. In quanto leader di uno Stato membro dell’UE, Orban può porre il veto su entrambe le proposte.
Il primo ministro ungherese ha sostenuto nelle ultime settimane che non è realistico credere che Kiev possa sconfiggere Mosca militarmente e ha descritto l’Ucraina come «uno dei Paesi più corrotti al mondo».
Orban ha anche insistito sul fatto che l’UE non è ancora pronta ad accettare un Paese con un settore agricolo così vasto come l’Ucraina, affermando che se Kiev dovesse entrare improvvisamente nel blocco, distruggerebbe il sistema agricolo dell’unione «il giorno successivo».
Nel frattempo, Kiev ha insistito sul fatto di aver già soddisfatto tutte le precondizioni per aderire al blocco e ha chiesto che gli stati membri riconoscano i suoi sforzi. «Possiamo saltare, possiamo ballare» se richiesto, ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba, esortando il blocco a «giocare equamente».
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Commenti non favorevoli all’immediato ingresso dell’Ucraina nella UE sono arrivati anche dal cancelliere federale austriaco Karl Nehammer durante una riunione del governo di Vienna lo scorso lunedì, riporta RT.
Il Nehammer ha dichiarato che non dovrebbe esserci alcun trattamento preferenziale per l’Ucraina nel suo percorso verso l’adesione all’Unione Europea.
La sua dichiarazione è arrivata in risposta alla proposta della Commissione europea di avviare i negoziati di adesione con l’Ucraina il prima possibile. Tuttavia, dopo l’opposizione di Ungheria e Slovacchia, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato domenica che i leader del blocco discuteranno solo «dell’apertura dei negoziati di adesione, non dell’adesione stessa» al prossimo vertice del Consiglio europeo di questa settimana.
Rispondendo alle domande dei membri del comitato principale dell’UE dell’Austria, Nehammer ha dichiarato che il suo paese è generalmente favorevole all’allargamento dell’UE e ha accettato di offrire all’Ucraina e alla Repubblica di Moldavia la prospettiva di adesione.
Tuttavia, ha insistito sul fatto che non dovrebbe esistere una «procedura accelerata» per i due Stati e che sarebbero necessarie riforme interne all’UE per preparare il blocco all’allargamento. Egli ha sottolineato che nelle condizioni attuali l’Austria non accetterebbe alcun negoziato di adesione con l’Ucraina.
Nehammer ha anche osservato che von der Leyen non si era consultato con lui o con altri leader dell’UE prima di emettere una raccomandazione il mese scorso per aprire colloqui formali di adesione con l’Ucraina, sostenendo che aveva compiuto progressi significativi nelle riforme interne per giustificare un simile passo.
Questa raccomandazione ha incontrato l’opposizione anche di Slovacchia e Ungheria, il cui primo ministro Viktor Orban l’ha definita «infondata e scarsamente preparata». Il ministro degli Esteri slovacco Juraj Blanar ha anche affermato di «non poter immaginare» che Kiev potesse aderire all’unione mentre era ancora in “stato di guerra”, sottolineando che la sua adesione era ancora “terribilmente lontana”.
Per anni il governo ucraino ha indicato l’adesione al blocco come una delle sue priorità, riscontrando scarsi progressi concreti. L’Ucraina ha presentato ufficialmente domanda di adesione nel febbraio 2022, pochi giorni dopo che la Russia aveva lanciato la sua operazione militare.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Putin: l’Iran sta compiendo passi concreti per risolvere il conflitto con gli Stati Uniti
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Geopolitica
La Siria islamista valuta l’invio di migliaia di soldati in Yemen
La Siria governata ora dagli islamisti potrebbe unirsi all’offensiva militare sostenuta dall’Arabia Saudita contro gli Houthi in Yemen, schierando migliaia di soldati. Lo riporta Axios, che cita funzionari statunitensi.
Le forze governative yemenite riconosciute a livello internazionale hanno avviato una vasta controffensiva per riprendere i territori occupati dagli Houthi, sostenuti dall’Iran e noti anche come Ansar Allah, comprese le zone intorno allo stretto strategico di Bab el-Mandeb. La coalizione a guida saudita ha appoggiato l’operazione con pesanti raid aerei sulle posizioni Houthi.
Secondo Axios Riyadh e Damasco stanno discutendo il dispiegamento di un massimo di 20.000 soldati siriani. Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, in precedenza conosciuto come il terrorista jihadista ricercato al-Jolani alla guida del gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), starebbe valutando la proposta, ma non avrebbe ancora deciso.
La questione sarebbe emersa martedì a Riyadh, nell’incontro tra al-Jolani e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, secondo le fonti. L’Arabia Saudita punta a rafforzare le forze governative yemenite, che i funzionari statunitensi descrivono come meno addestrate degli Houthi.
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Secondo Axios, Washington non si oppone in linea di principio alla proposta e la considera un modo per irrobustire l’offensiva senza un maggiore coinvolgimento americano. Il Comando centrale degli Stati Uniti sarebbe stato consultato anche sulle modalità di impiego delle truppe siriane.
Le unità siriane prese in esame includerebbero, secondo quanto riferito, migliaia di combattenti islamisti stranieri che hanno combattuto contro l’ex presidente Bashar al-Assad sotto l’egida di HTS prima della sua destituzione nel dicembre 2024. Il loro ingresso potrebbe accentuare le fratture settarie: tra i combattenti vi sono islamisti sunniti, mentre gli Houthi seguono l’islam sciita zaydita.
Reuters ha riferito separatamente che Damasco stava valutando un’assistenza militare, compreso un sostegno difensivo all’Arabia Saudita o la partecipazione a operazioni in Yemen. Il consigliere presidenziale siriano Ahmad Zaidan ha però negato che Riyadh avesse chiesto truppe, definendo le notizie infondate.
I nuovi scontri seguono le avanzate territoriali degli Houthi lungo la costa del Mar Rosso a settembre, che minacciano la navigazione attraverso Bab el-Mandeb, via commerciale essenziale tra Mar Rosso e Golfo di Aden. Quel passaggio ha assunto un peso particolare dopo le interruzioni nello Stretto di Hormuz legate alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Gli Houthi hanno anche detto di aver di fatto accerchiato Taiz, città chiave tra il nord e il sud dello Yemen e la costa del Mar Rosso, dopo aver tagliato una via di rifornimento vitale per il porto meridionale di Aden.
La coalizione a guida saudita ha dichiarato lunedì che all’offensiva hanno partecipato 100 aerei da combattimento e ha affermato di aver distrutto 324 obiettivi Houthi. Gli Houthi hanno risposto con attacchi missilistici e di droni sul territorio saudita, compresi colpi agli aeroporti di Riyadh e Abha che, secondo le autorità saudite, hanno causato diverse vittime.
Riyadh si è inoltre assicurata il sostegno militare di Turchia e Pakistan nell’ambito di un accordo di difesa collettiva soprannominato «NATO musulmana», firmato ad agosto.
Il conflitto in Yemen si è aggravato dopo la presa di Sana’a da parte degli Houthi nel 2014, che portò l’anno successivo a un intervento militare guidato dall’Arabia Saudita. I combattimenti si erano in larga parte attenuati dopo la tregua del 2022, per poi riaccendersi quest’anno.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa si era parlato di un intervento della nuova Siria jihadista in Libano contro Hezbollah, operazione «suggerita» dagli USA che di fatto toglierebbe non poca pressione allo Stato di Israele che combatte una guerra su sette fronti. Purtuttavia, l’al-Jolani aveva detto che la Siria non era «né disposta né preparata» per una campagna nel Paese limitrofo contro la potente milizia sciita.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Rubio: l’adesione dell’Ucraina alla NATO «non è sul tavolo». Poi attacca globalismo e frontiere aperte
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