Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

La Lituania accusa l’Ungheria di essere «contro l’Europa». L’Austria frena su Kiev nella UE

Pubblicato

il

La posizione dell’Ungheria nei confronti dell’Ucraina suggerisce che essa è contraria ai valori europei, ha affermato lunedì il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis intervenendo a un evento dei ministri degli Esteri dell’UE.

 

L’Ungheria si oppone attivamente al continuo sostegno militare e finanziario dell’UE all’Ucraina e si è opposta a qualsiasi negoziato per accelerare la sua potenziale adesione al blocco.

 

«L’unico modo in cui posso leggere la posizione ungherese, non solo sull’Ucraina, ma su molte altre questioni, è che sono contro l’Europa e tutto ciò che l’Europa rappresenta», ha detto Landsbergis, descrivendo uno «scontro di ideologie» nell’UE tra quelli che vogliono che l’unione sia forte e quelli che non vogliono affatto che esista.

 

Il ministro ha avvertito che, a meno che non si trovi una «soluzione razionale» al problema, «si prospettano tempi bui».

 

I commenti di Landsbergis sono arrivati ​​dopo che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che la questione dell’adesione dell’Ucraina all’UE sarebbe stata tolta dall’agenda del vertice del blocco di questa settimana. Invece, i membri discuteranno solo se avviare i colloqui di adesione con Kiev, ha detto.

 

Il suo annuncio è arrivato dopo che l’Ungheria e molti altri membri dell’UE si sono apertamente opposti ai negoziati per accelerare la candidatura dell’Ucraina. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha ripetutamente sottolineato che Kiev ha ancora molta strada da fare prima di poter essere presa in considerazione per l’adesione e si è opposto all’espansione degli aiuti dell’UE all’Ucraina. In quanto leader di uno Stato membro dell’UE, Orban può porre il veto su entrambe le proposte.

 

Il primo ministro ungherese ha sostenuto nelle ultime settimane che non è realistico credere che Kiev possa sconfiggere Mosca militarmente e ha descritto l’Ucraina come «uno dei Paesi più corrotti al mondo».

 

Orban ha anche insistito sul fatto che l’UE non è ancora pronta ad accettare un Paese con un settore agricolo così vasto come l’Ucraina, affermando che se Kiev dovesse entrare improvvisamente nel blocco, distruggerebbe il sistema agricolo dell’unione «il giorno successivo».

 

Nel frattempo, Kiev ha insistito sul fatto di aver già soddisfatto tutte le precondizioni per aderire al blocco e ha chiesto che gli stati membri riconoscano i suoi sforzi. «Possiamo saltare, possiamo ballare» se richiesto, ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba, esortando il blocco a «giocare equamente».

Sostieni Renovatio 21

Commenti non favorevoli all’immediato ingresso dell’Ucraina nella UE sono arrivati anche dal cancelliere federale austriaco Karl Nehammer durante una riunione del governo di Vienna lo scorso lunedì, riporta RT.

 

Il Nehammer ha dichiarato che non dovrebbe esserci alcun trattamento preferenziale per l’Ucraina nel suo percorso verso l’adesione all’Unione Europea.

 

La sua dichiarazione è arrivata in risposta alla proposta della Commissione europea di avviare i negoziati di adesione con l’Ucraina il prima possibile. Tuttavia, dopo l’opposizione di Ungheria e Slovacchia, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato domenica che i leader del blocco discuteranno solo «dell’apertura dei negoziati di adesione, non dell’adesione stessa» al prossimo vertice del Consiglio europeo di questa settimana.

 

Rispondendo alle domande dei membri del comitato principale dell’UE dell’Austria, Nehammer ha dichiarato che il suo paese è generalmente favorevole all’allargamento dell’UE e ha accettato di offrire all’Ucraina e alla Repubblica di Moldavia la prospettiva di adesione.

 

Tuttavia, ha insistito sul fatto che non dovrebbe esistere una «procedura accelerata» per i due Stati e che sarebbero necessarie riforme interne all’UE per preparare il blocco all’allargamento. Egli ha sottolineato che nelle condizioni attuali l’Austria non accetterebbe alcun negoziato di adesione con l’Ucraina.

 

Nehammer ha anche osservato che von der Leyen non si era consultato con lui o con altri leader dell’UE prima di emettere una raccomandazione il mese scorso per aprire colloqui formali di adesione con l’Ucraina, sostenendo che aveva compiuto progressi significativi nelle riforme interne per giustificare un simile passo.

 

Questa raccomandazione ha incontrato l’opposizione anche di Slovacchia e Ungheria, il cui primo ministro Viktor Orban l’ha definita «infondata e scarsamente preparata». Il ministro degli Esteri slovacco Juraj Blanar ha anche affermato di «non poter immaginare» che Kiev potesse aderire all’unione mentre era ancora in “stato di guerra”, sottolineando che la sua adesione era ancora “terribilmente lontana”.

 

Per anni il governo ucraino ha indicato l’adesione al blocco come una delle sue priorità, riscontrando scarsi progressi concreti. L’Ucraina ha presentato ufficialmente domanda di adesione nel febbraio 2022, pochi giorni dopo che la Russia aveva lanciato la sua operazione militare.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

 

Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Geopolitica

Kakha Kaladze: l’UE avrebbe «sostenuto e finanziato» il tentativo di colpo di Stato in Georgia

Pubblicato

il

Da

Lunedì il sindaco di Tbilisi, Kakha Kaladze, anche segretario generale del partito Kartuli Otsneba (Sogno Georgiano), ha detto che il silenzio dell’UE sulle violenze dei manifestanti antigovernativi dimostra la complicità del blocco nel tentato colpo di Stato dello scorso anno in Georgia. Si riferiva all’assalto al palazzo presidenziale del 4 ottobre 2025, durante le comunali in cui ha ottenuto il terzo mandato.   L’UE accusa Sogno Georgiano di allontanare il Paese dal percorso di adesione. Tbilisi replica che Bruxelles punisce il governo per il rifiuto delle sanzioni anti-russe e di «aprire un secondo fronte» in Ucraina. Secondo Kaladze, il sostegno europeo alle accuse di brogli ha alimentato i disordini, e le dichiarazioni sui manifestanti violenti sono state «un vero e proprio incoraggiamento, perché tutto questo era stato pianificato da loro».   «Con il loro sostegno e i loro finanziamenti, è stata lanciata una campagna per un colpo di stato e una rivoluzione. Il loro obiettivo principale era rovesciare il governo in carica nel paese», ha affermato l’ex giocatore del Milan, accusando Bruxelles di voler installare «i propri agenti, in modo che possano poi usare il Paese e il popolo georgiano per perseguire i propri interessi». Kaladze comunque invitato l’UE a ricostruire i rapporti su uguaglianza e rispetto reciproco.

Sostieni Renovatio 21

L’assalto era stato presentato da frange dell’opposizione filo-europea come una «rivoluzione pacifica», con l’appoggio dell’ex presidente Salome Zourabichvili, che aveva tentato di restare in carica dopo la scadenza del mandato nel dicembre 2024. Sogno Georgiano governa dal 2012, dopo il malcontento verso il filo-occidentale Mikhail Saakashvili (poi divenuto governatore dell’oblast’ di Odessa in Ucraina, poi finito in galera dove tuttora giace), e ha poi ridimensionato i poteri della presidenza.   La Georgia ha ottenuto lo status di candidato nel 2023, insieme a Ucraina e Moldavia, ma il processo è di fatto sospeso. A differenza della Moldavia filo-europea, ancora sostenuta da Bruxelles nonostante le denunce di brogli dell’opposizione, i rapporti con Tbilisi si sono deteriorati.   Come riportato da Renovatio 21, il Kaladze già un anno fa aveva dichiarato che i  funzionari dell’Unione Europea si proclamano amici della Georgia in realtà operano per destabilizzare il Paese. «Hanno ripetutamente tentato di organizzare rivoluzioni, colpi di stato e rovesciare il governo», aveva affermato il già campione rossonero. «Ci dicono di essere amici della Georgia, ma incitano a colpi di stato, estremismo e violenza. Questa non è amicizia né partnership».   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa il palazzo presidenziale georgiano assaltato dai manifestanti pro-UE. A giugno il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze aveva accusato l’UE di incitare e finanziare l’estremismo nel suo Paese.   Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni era emerso che gli europei avevano fatto pressione sulla Georgia affinché inviasse mercenari in Ucraina. Settimane fa, tuttavia, l’ex primo ministro georgiano Bidzini Ivanishvili aveva dichiarato che Tbilisi chiederà scusa per aver scatenato la guerra antirussa del 2008, una guerra condotta dall’allora presidente Mikhail Saaskahvili arrivato al potere con la rivoluzione colorata del 2003 (finanziata, secondo varie fonti, anche dagli enti di George Soros) e poi fuggito in Ucraina per poi finire nelle carceri georgiane.   Come riportato da Renovatio 21, il premier Irakli Kobakhidze ha più volte dichiarato che la Georgia non verrà «ucrainizzata».   Il Kobakhidze aveva accusato il presidente francese Emmanuel Macron di mentire sull’interferenza russa nelle elezioni georgiane.
 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Giorgi Abdaladze via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
Continua a leggere

Geopolitica

La «NATO musulmana» attiva il dispiegamento di forze in seguito agli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita

Pubblicato

il

Da

Un’alleanza militare di tre nazioni, soprannominata «NATO musulmana», ha attivato gli impegni di difesa collettiva e ha ordinato il rapido dispiegamento di forze e capacità militari in Arabia Saudita, nel contesto dell’escalation del conflitto con gli Houthi in Yemen.

 

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno preso la decisione lunedì a Riyadh, in una riunione d’emergenza dell’Alleanza per la Difesa della Mecca, dopo una serie di attacchi degli Houthi. In una dichiarazione congiunta hanno condannato i «tentativi di colpire» le città sante islamiche della Mecca e Medina, nonché gli attacchi contro città saudite e infrastrutture civili ed economiche.

 

Il gruppo ha deciso di «passare immediatamente all’attuazione pratica degli impegni di difesa collettiva» e di adottare misure per fornire le forze e le capacità militari concordate e garantirne il «rapido dispiegamento» in Arabia Saudita. L’iniziativa, ha affermato, mira a rafforzare prontezza e integrazione militare e a consolidare la «capacità collettiva dei tre Paesi di affrontare e contrastare le minacce».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’alleanza è stata costituita in agosto con un accordo che considera un attacco armato contro uno qualsiasi dei membri come un attacco contro tutti e tre, sul modello del principio di difesa collettiva dell’articolo 5 della NATO.

 

Nelle ultime settimane la guerra civile in Yemen si è intensificata in modo netto. Lunedì una coalizione a guida saudita, che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, ha dichiarato che 100 aerei da combattimento partecipano all’Operazione Alba dello Yemen, fornendo copertura aerea alle forze di terra. Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, ha affermato che sono stati distrutti 324 «obiettivi di alto valore».

 

Gli Houthi, noti anche come Ansar Allah, sono un gruppo armato sciita che controlla la capitale Sana’a e gran parte dello Yemen settentrionale da oltre un decennio. Hanno accusato Riad di numerosi raid aerei e di aver colpito obiettivi civili.

 

Domenica il governo yemenita ha annunciato una nuova offensiva per riconquistare tutto il territorio controllato dagli Houthi. La mossa segue i successi del gruppo a settembre, quando ha conquistato ampie zone della costa del Mar Rosso e territori intorno allo stretto di Bab el-Mandeb, rotta marittima fondamentale. Lunedì le forze governative hanno dichiarato di aver ripreso diverse aree intorno allo stretto, tra cui la città di Dhubab, in posizione strategica. Gli Houthi hanno contestato le notizie sull’avanzata del governo.

 

Secondo le Nazioni Unite, la ripresa degli scontri ha causato centinaia di morti da entrambe le parti e costretto oltre 145.000 persone ad abbandonare le proprie case da settembre.

Iscriviti al canale Telegram

L’Arabia Saudita è intervenuta per la prima volta in Yemen nel 2015 a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale, dopo che gli Houthi lo avevano cacciato da Sana’a l’anno precedente. I combattimenti su larga scala si sono ridotti in modo significativo dopo la tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022.

 

Il mese scorso gli scontri si sono intensificati di nuovo. Gli Houthi accusano Riad di aver imposto un assedio illegale allo Yemen, mentre l’Arabia Saudita afferma che il gruppo ha intensificato attacchi missilistici, con droni e marittimi contro il regno e le navi nel Mar Rosso.

 

L’escalation arriva mentre lo Stretto di Ormuzzo resta chiuso alla maggior parte delle navi e i colloqui tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto sono in stallo.

 

Diversi alleati dell’Arabia Saudita hanno intensificato il supporto militare al regno. La Gran Bretagna ha accettato di fornire rifornimento in volo agli aerei da guerra sauditi, mentre la Francia sta inviando truppe, radar e sistemi di difesa aerea per contribuire a proteggere il centro petrolifero di Yanbu, sul Mar Rosso.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

Continua a leggere

Geopolitica

Gli Houthi rivendicano nuove conquiste. La guerra civile yemenita si aggrava

Pubblicato

il

Da

La guerra civile in Yemen si è intensificata. Il governo riconosciuto a livello internazionale ha annunciato un’operazione militare per riconquistare i territori occupati il mese scorso dagli Houthi, sostenuti dall’Iran.   Il gruppo armato sciita ha proseguito l’offensiva e, secondo quanto riferito, ha conquistato altre città nella provincia sud-occidentale di Taiz, vicino allo strategico stretto di Bab el-Mandeb.   In un discorso televisivo di domenica, Rashad al-Alimi, capo del Consiglio presidenziale yemenita, ha affermato che il governo ha ordinato «operazioni militari per riconquistare il territorio rimanente della repubblica ed estendere l’autorità statale su tutto il territorio nazionale».    

Sostieni Renovatio 21

Il portavoce della coalizione a guida saudita, il generale Turki al-Maliki, ha dichiarato che la coalizione continuerà a sostenere le forze governative yemenite. L’Arabia Saudita è intervenuta per la prima volta nel conflitto nel 2015, dopo che gli Houthi avevano conquistato Sana’a, la capitale, l’anno precedente.   I media allineati con gli Houthi hanno poi riferito, domenica, che il gruppo aveva preso la città di Turbah e i distretti di Shamayatayn e Samea, oltre alla strada Taiz-Aden.   Il mese scorso gli Houthi avevano lanciato una grande offensiva lungo la costa yemenita del Mar Rosso, conquistando la strategica città portuale di Mokha, fino ad allora in mano alle forze governative. In seguito hanno preso il controllo di Perim, nota anche come Mayyun, un’isola al centro dello stretto di Bab el-Mandeb.   Quelle conquiste hanno permesso al gruppo di controllare posizioni chiave lungo lo stretto canale che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, una delle rotte marittime più importanti al mondo. Gli Houthi hanno poi esteso le avanzate ad altre isole del Mar Rosso.   Gli scontri su larga scala si erano attenuati dopo la tregua mediata dalle Nazioni Unite, entrata in vigore nell’aprile 2022. Le ostilità si sono riaccese a luglio, nel contesto della guerra tra Stati Uniti e Iran e del blocco dello Stretto di Ormuzzo, quando le forze governative yemenite hanno attaccato l’aeroporto di Sana’a per impedire l’atterraggio di un aereo iraniano che riportava in patria una delegazione Houthi di ritorno dai funerali della Guida Suprema iraniana. Gli Houthi hanno accusato l’Arabia Saudita dell’attacco e hanno reagito.   L’ultima escalation arriva mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran, volti a porre fine al conflitto e a riaprire lo Stretto ormusino, restano in stallo. Il presidente Donald Trump ha respinto l’ultima proposta di pace di Teheran. I media statunitensi suggeriscono che potrebbe riprendere attacchi su larga scala contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine di novembre.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Più popolari