Terrorismo
La Germania sospetta che dietro le esplosioni del Nord Stream ci siano «intelligence straniere»
La Corte federale di giustizia tedesca (BGH) ha stabilito che il sabotaggio del gasdotto Nord Stream avvenuto nel 2022 è stato con ogni probabilità un’operazione condotta dai «servizi segreti» su ordine di un governo straniero, secondo quanto emerge da una sentenza che ha disposto la permanenza in custodia cautelare del principale sospettato.
Il documento giudiziario, datato 10 dicembre e reso pubblico giovedì, respinge il ricorso presentato contro la detenzione preventiva del sospettato di 49 anni, identificato dai media come l’ex membro delle forze speciali ucraine Sergej Kuznetsov (o Serhiy Kuznetsov).
«Allo stato attuale delle indagini, è altamente probabile che l’imputato sia coinvolto negli attentati all’oleodotto», ha scritto la corte, precisando inoltre che «l’immunità non si applica agli atti di violenza controllati da un servizio di intelligence».
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Secondo le accuse, il sospettato avrebbe guidato un piccolo gruppo di sabotatori ucraini che ha noleggiato uno yacht e impiegato attrezzature subacquee di tipo commerciale per collocare esplosivi sui gasdotti nel Mar Baltico. L’uomo è stato arrestato in Italia nell’agosto 2025 ed estradato in Germania a novembre. I procuratori federali lo imputano di «sabotaggio anticostituzionale» per aver interrotto una rotta energetica di fondamentale importanza.
La difesa aveva invocato la cosiddetta «immunità funzionale», sostenendo che, nel contesto del conflitto tra Ucraina e Russia, i gasdotti in acque internazionali rappresentassero un obiettivo militare legittimo.
Il BGH ha respinto con decisione tale tesi, sottolineando che il Nord Stream aveva principalmente finalità civili. La corte ha inoltre rilevato che l’operazione appariva come una missione segreta di intelligence, in cui i responsabili non erano riconoscibili come combattenti, e che erano state violate la sovranità tedesca e la «giurisdizione territoriale» della Germania.
«L’immunità funzionale generale dei funzionari pubblici derivante dall’immunità sovrana ai sensi del diritto internazionale non costituisce alcun ostacolo al perseguimento dell’imputato ucraino… nel caso in cui abbia partecipato all’atto di sabotaggio per conto dei servizi segreti di uno Stato straniero», ha affermato la corte.
Un altro sospettato, identificato come l’istruttore subacqueo Vladimir Zhuravljov, era stato arrestato in Polonia a fine settembre in base a un mandato di arresto europeo. Tuttavia, a ottobre un tribunale distrettuale di Varsavia ha respinto la richiesta di estradizione tedesca e ne ha disposto il rilascio.
La Russia ha manifestato profondo scetticismo riguardo alla possibilità che un piccolo gruppo indipendente potesse eseguire un’operazione tanto complessa in acque sotto controllo NATO senza un diretto coinvolgimento statale. Mosca ha inoltre criticato la scarsa trasparenza dell’inchiesta, accusando le autorità europee di servirsi di «capri espiatori» privati per occultare le reali circostanze degli attacchi del 2022.
Nel 2023, il veterano giornalista investigativo Seymour Hersh pubblicò un reportaggio in cui affermava che l’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva dato l’ordine di distruggere il Nord Stream. Secondo una fonte informata che parlò con il giornalista premio Pulitzer, gli esplosivi erano stati piazzati dai sommozzatori della Marina statunitense qualche mese prima, sotto la copertura di un’esercitazione NATO. La Casa Bianca all’epoca negò il rapporto, definendolo «completa finzione».
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Come riportato da Renovatio 21, la negazione della tesi di Hersh – che ha in seguito ripetuto che il vero obbiettivo della devastante operazione non era solo la Russia, ma soprattutto la Germania e di conseguenza l’intera Europa – trovò grandi sostenitori al Bundestag, dove parlamentari democristiani della CDU accusarono il partito AfD, che aveva chiesto una commissione di inchiesta sul Nord Stream, di collusione con la Russia, dicendo pure oscuramente che a Hersh nessuno crede più. La mozione per la commissione di inchiesta al Bundestaggo fu quindi bloccata, e l’allora cancelliere Scholzo andò nello Studio Ovale di Biden scodinzolando con la coda fra le gambe.
La stampa italiana ieri ha diffuso maggiori informazioni sul caso. Le testate Open.Online (che ha collaborato con Facebook, il social che aveva etichettato la versione di Hersh come «falsa informazione».
Mosca ha respinto nettamente la teoria dei subacquei ucraini dapprima diffusa dalla stampa tedesca. Renovatio 21 all’epoca, di fronte alla notizia che dai media germanici rimbalzava sul New York Times, aveva definito la questione come «l’ultima barzelletta». La storia fu rimpolpata anche dal Washington Post, che disse che un alto ufficiale ucraino aveva coordinato le esplosioni. La possibile colpevolezza degli USA nel frattempo aveva scaldato anche la diplomazia cinese. Putin parlava di «terrorismo di Stato».
Ora, con la glasnost trumpiana in corso, non escludiamo che il Cremlino – che aveva chiesto un’indagine ONU – possa attenuare il suo scetticismo nei confronti della versione dei fatti che appariva creata apposta per scagionare Washington. La pace… val ben una narrativa alternativa?
Ricordiamo un significativo commento analitico di Hersh successivo allo scoop: il disastro del Nord Stream potrebbe costituire la fine della NATO.
Il Nord Stream, come l’avevamo definito su Renovatio 21, è l’incredibile concrezione del Mulino di Amleto, gorgo cosmico-marittimo che, nella mitologia nordica, ingoia tutto quanto. Lo stesso Patto Atlantico, quindi, potrebbe finirci dentro.
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Intelligence
L’Occidente intende utilizzare ex militanti dell’ISIS contro l’Iran: parla il capo dei servizi segreti interni russi
Secondo quanto affermato da Aleksandr Bortnikov, capo del Servizio di sicurezza federale russo (FSB), le agenzie di spionaggio occidentali intendono utilizzare i militanti siriani ISIS come forza per procura contro l’Iran.
I jihadisti che hanno combattuto per lo Stato Islamico e altri gruppi terroristici vengono trasferiti dai centri di detenzione in Siria a campi speciali in Iraq, ha dichiarato Bortnikov martedì durante una riunione dei capi della sicurezza della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) nella regione russa di Irkutsk. La CSI è stata istituita nel 1991, in seguito allo scioglimento dell’Unione Sovietica, per promuovere la cooperazione economica, politica e di sicurezza tra i paesi membri. Attualmente ne fanno parte nove nazioni: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan, Moldavia e Uzbekistan.
«La storia dello Stato Islamico è iniziata con complessi carcerari iracheni simili, sotto la protezione delle agenzie di Intelligence della coalizione occidentale», ha sottolineato.
Le azioni delle agenzie di spionaggio occidentali rappresentano un pericolo anche per i membri dell’organizzazione, poiché tra i militanti rilasciati «ci sono individui provenienti dai paesi della CSI che hanno combattuto nello Stato Islamico e in altri gruppi terroristici e che in seguito sono finiti nelle carceri siriane», ha avvertito Bortnikov. Questi individui possono essere utilizzati non solo in tutto il Medio Oriente, ma anche nei loro paesi d’origine, ha aggiunto.
«Indubbiamente, l’escalation del conflitto iraniano e il coinvolgimento di un numero crescente di parti in esso minacciano di destabilizzare l’intero mondo islamico», ha sottolineato il capo dell’FSB.
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Sono in corso negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran nel contesto di una fragile tregua, stabilita all’inizio di aprile dopo un mese di intense ostilità iniziate da americani e israeliani. Nel frattempo, Teheran continua a impedire alle navi degli alleati di Washington di attraversare lo Stretto di Ormuzzo , che rappresenta circa il 25% del commercio mondiale di petrolio greggio, mentre gli Stati Uniti mantengono il proprio blocco dei porti iraniani.
Lunedì, il principale negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sarebbero arrivati a Doha per colloqui con il primo ministro del Qatar su un potenziale accordo di pace con gli Stati Uniti.
Tuttavia, entrambe le parti hanno minimizzato le speranze di una rapida svolta, con il Segretario di Stato americano Marco Rubio che ha affermato che Washington era disposta a dare una possibilità alla diplomazia prima di decidere se affrontare l’Iran in «un altro modo».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato lunedì che il fatto che le parti siano riuscite a raggiungere un punto d’incontro su alcune questioni «non significa che la firma di un accordo sia imminente».
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Immagine generata artificialmente
Terrorismo
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