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La Corea del Nord lancia un missile ipersonico

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Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha assistito personalmente domenica a un’esercitazione missilistica progettata per testare la prontezza del «deterrente bellico» del Paese, una mossa avvenuta poche ore dopo che Pyongyang aveva condannato il recente intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela.

 

L’esercitazione, condotta domenica mattina presto (ora locale), ha coinvolto un missile ipersonico lanciato dal distretto di Ryokpho a Pyongyang. Ha percorso 1.000 chilometri prima di colpire un bersaglio nel Mar del Giappone, secondo la Korean Central News Agency (KCNA). I media statali hanno inquadrato il test come una valutazione operativa delle armi strategiche del Paese.

 

Pur non collegando esplicitamente il test al Venezuela, Pyongyang ha accostato strettamente i due eventi nel suo messaggio ufficiale. All’epoca del lancio, il ministero degli Esteri ha duramente denunciato l’azione americana in Venezuela come «la forma più grave di violazione della sovranità» e prova della «natura canaglia e brutale» di Washington. Durante la supervisione del lancio, Kim Jong-un ha definito l’esercitazione un «compito strategico molto importante» per mantenere ed espandere un «deterrente nucleare potente e affidabile».

 

«La nostra attività è chiaramente mirata a sviluppare gradualmente la deterrenza nucleare. La recente crisi geopolitica e i complessi eventi internazionali ne sono un esempio», ha affermato, secondo quanto riportato dalla KCNA.

 

Kim Jong-un ha elogiato l’unità di lancio per aver «preceduto la prima esercitazione di combattimento del nuovo anno» e ha esteso gli auguri di Capodanno alle forze missilistiche del Paese, definendole uno «scudo affidabile per difendere la sovranità e la sicurezza».

 

La Corea del Nord ha a lungo sostenuto che i suoi programmi di armamento sono necessari per l’autodifesa. Di recente si è concentrata sullo sviluppo di missili ipersonici sempre più sofisticati. Pyongyang ha accusato Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone di minare la sicurezza regionale conducendo esercitazioni militari congiunte, definendole un tentativo di creare una «versione asiatica della NATO».

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Mosca si aspetta che gli Stati Uniti rispondano alla nuova offerta START di Putin

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Dmitrij Poljanskij, neoeletto ambasciatore russo presso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa a Vienna, ha dichiarato alla TASS il 31 dicembre 2025 che Mosca è ancora in attesa di una risposta da parte degli Stati Uniti alla proposta del presidente russo Vladimir Putin di rispettare volontariamente i limiti su testate nucleari e vettori previsti dal Nuovo START, anche oltre la scadenza del trattato, fissata per il 5 febbraio 2026.   Poljanskij ha osservato che il controllo degli armamenti resta «uno degli ambiti in cui le nuove politiche di Donald Trump non hanno ancora portato alla revisione dei vecchi paradigmi».   «Per anni, se non decenni, gli americani hanno costantemente distrutto le basi precedenti, la cui creazione ha richiesto così tanti sforzi. Di conseguenza, l’unico trattato attualmente in vigore è il Nuovo START, che scade nel febbraio 2026», ha affermato il Poljanskij.

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«Ci aspettiamo che gli americani alla fine rispondano all’iniziativa di Vladimir Putin di mantenere i limiti numerici previsti dal Nuovo START sotto forma di auto-restrizioni volontarie».   Poljanskijha inoltre manifestato grave preoccupazione per il progetto statunitense di difesa missilistica Golden Dome, che prevede l’impiego di sensori spaziali, e per il rifiuto di Washington di negoziare sulla sicurezza nello spazio. Il progetto aveva suscitato anche le preoccupazioni cinesi per la «militarizzazione dello spazio».   «Si tratta di una strada molto pericolosa e abbiamo esortato i nostri colleghi americani ad abbandonarla», ha concluso Poljanskij.   Come riportato da Renovatio 21, uno scudo spaziale sarebbe agognato anche dall’Europa che nella bozza della Defense Readiness Roadmap descrive il progetto come una risposta al «panorama delle minacce in evoluzione» rappresentato da una «Russia militarizzata» e da altri «stati autoritari», mentre gli Stati Uniti riducono l’attenzione sull’Europa.   Come riportato da Renovatio 21, a inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.

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La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.   La militarizzazione dello spazio è oramai una realtà globale con cui fare i conti.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa le forze armate cinesi avevano dichiarato che gli USA rappresentano la «massima minaccia alla sicurezza nello spazio». I vertici dei programmi spaziali americani negli anni hanno invece accusato che la Cina, che effettivamente vi ha piantato bandiera, potrebbe reclamare parti della Luna. Pochi mesi fa l’Esercito di Liberazione del Popolo era tornato ad attaccare come «militarizzazione dello spazio» il progetto Golden Dome di Trump.   Una guerra spaziale, va ricordato, potrebbe impedire all’umanità l’accesso allo spazio per secoli o millenni, a causa dei detriti e della conseguente sindrome di Kessler. Tuttavia, pare che gli eserciti si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.

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La Germania amplia la definizione di conflitto militare

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L’esercito tedesco (la Bundeswehr) considera le azioni ibride – quali cyberattacchi e campagne di disinformazione – come fasi preparatorie che possono condurre a un conflitto militare aperto. Lo riporta Politico, citando un documento riservato

 

Dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, Berlino ha intrapreso un rapido processo di riarmo, motivandolo con la percepita minaccia proveniente da Mosca, che ha sempre negato di avere intenzioni aggressive verso i Paesi occidentali confinanti.

 

In un articolo pubblicato martedì, il giornale ha rivelato che tale valutazione è contenuta nel Piano Operativo per la Germania (OPLAN), che delinea le misure che il Paese adotterebbe in caso di guerra. Secondo Politico, il documento classificato afferma che gli attacchi ibridi «possono fondamentalmente servire a preparare uno scontro militare», e non si limitano a semplici operazioni di supporto.

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Il piano della Bundeswehr descrive il ruolo della Germania in un eventuale conflitto come quello di centro logistico e corridoio di transito per la NATO. Di conseguenza, il Paese rischierebbe di diventare rapidamente un «bersaglio prioritario di attacchi convenzionali con sistemi d’arma a lungo raggio», conclude il documento, come riferito da Politico.

 

All’inizio di questo mese, Berlino ha accusato Mosca di aver condotto «attacchi ibridi» sia durante le recenti elezioni federali sia, alcuni mesi dopo, ai danni di un controllore di traffico aereo tedesco. L’ambasciata russa a Berlino ha respinto tali accuse definendole «infondate, prive di fondamento e assurde».

 

Il mese scorso, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato al Frankfurter Allgemeine Zeitung che un attacco russo alla NATO è «concepibile già nel 2028, e alcuni ritengono addirittura che abbiamo già avuto la nostra ultima estate di pace».

 

In risposta alle parole di Pistorius, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato: «la Russia non auspica alcun confronto con la NATO. Ma deve adottare misure per garantire la nostra sicurezza e i nostri interessi, se costretta».

 

A fine ottobre, Politico, basandosi su documenti governativi interni, ha riferito che Berlino sta pianificando un’espansione delle forze armate con un investimento di 377 miliardi di euro nei prossimi anni.

 

A maggio, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha promesso di rendere l’esercito del Paese «l’esercito convenzionale più forte d’Europa». Commentando le dichiarazioni di alti funzionari europei su un’imminente invasione, il presidente russo Vladimir Putin, all’inizio di questo mese, ha definito tali scenari una «bugia» e una «pura assurdità».

 

Il livello di preparazione della Germania alla guerra è tale che mesi fa è stato riportato che il ministero degli Interni tedesco sta consigliando alle scuole di preparare i bambini alle crisi e alla guerra. Politici e giornali dell’establishment parlano ripetutamente di coscrizione militare dei giovani.

 

Un anno fa il Militärischer Abschirmdienst (MAD) –il servizio di controspionaggio militare tedesco (MAD) potrebbero presto essere concessi ulteriori poteri per proteggersi dalle infiltrazioni di presunti nemici, in particolare la Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni in Germania scenari di guerra drammatici vengono ciclicamente fatti filtrare alla stampa nazionale.

 

Truppe tedesche sono schierate da mesi sul fronte orientale per combattere la Russia, come non accadeva dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Come riportato da Renovatio 21, la ri-militarizzazione tedesca – un’idea che va contro la stessa idea dietro la NATO: tenere gli americani dentro, i russi fuori, i tedeschi sotto – è oramai un fatto indisputabile, con la Grundgesetz (la «legge base», cioè la Costituzione) cambiata dal Bundestag per aumentare il tetto della spesa militare.

 

spingere per la guerra, e perfino per la dotazione di armi atomiche europee, sono i socialisti dell’SPD, così come i verdi – partiti che erano conosciuti in passato per il loro pacifismo più o meno moderato. Il Merz ha dichiarato di non volere dotare la Germania di armi atomiche (una possibilità recentemente ventilata per qualche ragione, sia pure come pure ipotesi, anche dall’ente atomico ONU, l’AIEA), tuttavia il parlamentare democristiano gay Jens Spahn due settimane fa ha dichiarato la necessità di chiedere l’accesso alle testate termonucleari di Francia e Gran Bretagna.

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La scorsa estate il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha affermato che le truppe sono pronte a uccidere i russi, ottenendo la reazione del Cremlino che parla di una Germania «di nuovo pericolosa».

 

Come riportato da Renovatio 21, nel giugno 2023 il ministero della Difesa tedesco ha dichiarato che nelle sue scorte sono rimasti solo 20.000 proiettili di artiglieria ad alto esplosivo. Calcoli precedenti avevano fatto notare che il Paese avrebbe avuto, in caso di guerra, munizione per due giorni di combattimenti. Kiev all’epoca aveva appena donato altri 2,7 miliardi in armamenti a Kiev.

Come riportato da Renovatio 21, mesi fa erano emerse dichiarazioni del ministro della Salute del land della Baviera sulla prontezza alla guerra dell’intero sistema sanitario tedesco.

A settembre era emerso che l’esercito tedesco prevede 1.000 feriti al giorno in caso di conflitto con la Russia.

 

 

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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic

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Missili ipersonici Oreshnik schierati in Bielorussia

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Il Ministero della Difesa russo ha annunciato che il sistema missilistico ipersonico Oreshnik, di ultima generazione e con capacità nucleare, è entrato ufficialmente in servizio in Bielorussia.   In un comunicato diffuso martedì, il dicastero ha reso noto che il sistema a medio raggio ha «assunto il servizio di combattimento». È stato inoltre pubblicato il primo video ufficiale del complesso, che documenta la consegna e l’installazione sul territorio bielorusso, oltre alla cerimonia di messa in servizio.   «Tutte le condizioni per il servizio di combattimento e l’alloggio del personale russo sono state preparate in anticipo in Bielorussia», ha precisato il ministero, specificando che gli equipaggi addetti al lancio, alle comunicazioni, alla sicurezza e all’alimentazione elettrica «sono stati sottoposti a riaddestramento presso strutture moderne» prima dell’impiego operativo. Il personale sta attualmente esplorando le nuove zone di pattugliamento e svolgendo attività di ricognizione.   Svelato nel novembre 2024, un Oreshnik equipaggiato con testate convenzionali ha colpito un importante obiettivo militare in Ucraina in quello che Mosca ha descritto come un «test di combattimento» pienamente riuscito. Il missile è capace di rilasciare molteplici testate indipendenti rientranti (MIRV) a velocità ipersonica, con ciascuna testata che conserva guida e manovrabilità fino alla fase terminale, rendendone l’intercettazione particolarmente complessa.  

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Autorità russe hanno equiparato la potenza distruttiva della versione convenzionale a quella di un attacco nucleare di bassa resa, sottolineandone il duplice impiego strategico e tattico. Al momento, nessuna forza armata occidentale possiede un sistema ipersonico MIRV direttamente comparabile, conferendo all’Oreshnik un vantaggio distintivo in termini di velocità, manovrabilità e capacità di ingaggio multiplo.   In virtù di un accordo siglato tra Minsk e Mosca subito dopo il primo test operativo del missile, è prevista la dislocazione in Bielorussia di fino a dieci complessi.   Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha dichiarato in un intervento parlamentare questo mese che i sistemi Oreshnik sono giunti nel Paese il 17 dicembre. La scorsa settimana, il viceministro della Difesa Pavel Muraveyko ha confermato che le aree di pattugliamento sono state stabilite e che il sistema è completamente operativo e pronto all’impiego.   Il presidente russo Vladimir Putin, nel corso di un discorso al ministero della Difesa a metà dicembre, ha annunciato che l’Oreshnik entrerà in servizio anche sul territorio russo entro la fine dell’anno. Ha posto l’accento sul fatto che tale arma rientra nel nuovo arsenale russo, concepito per «garantire la parità strategica, la sicurezza e la posizione globale della Russia per i decenni a venire».   L’Oreshnik è un razzo balistico a raggio intermedio, che può trasportare vari tipi di testate, comprese quelle nucleari, è stato utilizzato per la prima volta il 21 novembre, quando ha colpito l’impianto industriale militare ucraino Yuzhmash nella città di Dnepropetrovsk (Dnipro per gli ucraini). Commentando l’attacco, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che l’Oreshnik (letteralmente «nocciolo») viaggia a una velocità dieci volte superiore a quella del suono e non può essere intercettato da nessuna difesa aerea esistente.   Come riportato da Renovatio 21, il presidente Putin ha paragonato l’azione dell’Oreshnik a quella di un meteorite, che colpisce con violenza estrema dal cielo senza possibilità di prevederlo.   Contrariamente ad alcune affermazioni, l’Oreshnik non è un aggiornamento dei sistemi missilistici dell’era sovietica, secondo Putin. Invece, è uno sviluppo completamente nuovo basato sulla moderna tecnologia russa. Il presidente ha sottolineato che il missile rappresenta il culmine degli sforzi all’interno della «Nuova Russia», riferendosi agli sviluppi successivi al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. «È stato creato sulla base di sviluppi moderni e più recenti», ha affermato il presidente russo.  

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Il missile Oreshnik è descritto come un’arma ad alta precisione e medio raggio, con velocità ipersonica. Putin ha chiarito che, sebbene non sia considerata un’arma «strategica», le sue capacità sono comunque formidabili. «Grazie alla sua potenza d’impatto, specialmente con un uso massiccio e collettivo, e persino in combinazione con altri sistemi ad alta precisione e lungo raggio, l’uso di Oreshnik sarà paragonabile in potenza alle armi strategiche», ha affermato il presidente russo.   Questo missile è progettato per volare a velocità fino a Mach 10 (circa12.200 km all’ora), che è circa dieci volte la velocità del suono. L’elevata velocità rende estremamente difficile l’intercettazione utilizzando gli attuali sistemi di difesa missilistica. «Non ci sono mezzi per contrastare i sistemi di tipo Oreshnik nel mondo», ha affermato Putin, spiegando che i sistemi di difesa missilistica occidentali, compresi quelli dispiegati nell’Europa occidentale, non possono intercettare proiettili così rapidi.   Il missile Oreshnik ha suscitato allarme in Occidente. L’uso di questa nuova arma, unito al conflitto in Ucraina, ha spinto a chiedere di rafforzare le difese aeree. I funzionari ucraini si sono già rivolti agli Stati Uniti per discutere di ricevere sistemi avanzati, che potrebbero includere Patriot modernizzati o persino piattaforme di difesa missilistica Aegis. Tuttavia, non ci sono prove che suggeriscano che sarebbero efficaci contro l’Oreshnik.     A dicembre 2024 la testata Bild, citando un’analisi del ministero degli Esteri tedesco, aveva scritto chele difese aeree tedesche non sono in grado di proteggere efficacemente il Paese dal nuovo missile ipersonico russo Oreshnik.   Come riportato da Renovatio 21, durante la conferenza stampa di fine anno tenutasi fine 2024, Putin ha sfidato l’Occidente a un «duello ad alta tecnologia» del XXI secolo, che avrebbe comportato il colpo da parte della Russia di un obiettivo prestabilito a Kiev con un missile Oreshnik e il tentativo delle difese aeree occidentali dispiegate in Ucraina di abbattere il proiettile all’avanguardia.  

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