Nucleare
L’ente atomico ONU: la Germania potrebbe sviluppare armi nucleari
La Germania potrebbe sviluppare le proprie armi nucleari entro pochi mesi, se lo desiderasse, ha affermato il Direttore Generale dell’AIEA, Rafael Grossi. In un’intervista al quotidiano polacco Reczpospolita, pubblicata mercoledì, Grossi ha affermato che Berlino possiede già il materiale nucleare, il know-how e l’accesso alla tecnologia necessari.
Secondo Grossi, la Germania potrebbe costruire una bomba nucleare nel giro di «qualche mese», anche se il direttore generale dell’AIEA ha sottolineato che «si tratta di ipotesi puramente ipotetiche» e che i Paesi europei continuano a ribadire il loro impegno nei confronti del Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari (TNP).
«Nessuno Stato, soprattutto uno potente, è guidato dall’altruismo», ha affermato Grossi, aggiungendo che i governi europei hanno stabilito che un mondo in cui le armi nucleari fossero ampiamente accessibili sarebbe «catastrofico».
Sebbene il direttore generale dell’AIEA abbia sottolineato la necessità di un dialogo internazionale sulla sicurezza nucleare e l’importanza di rispettare gli impegni di non proliferazione, le sue dichiarazioni seguono i recenti attacchi aerei statunitensi e israeliani contro gli impianti nucleari iraniani. Gli attacchi sono stati condotti con il pretesto di impedire a Teheran di sviluppare armi nucleari, smentito sia dall’AIEA che dall’intelligence statunitense.
In seguito agli attacchi aerei, l’Iran ha sospeso la cooperazione con l’AIEA e ne ha espulso gli ispettori. Il presidente Masoud Pezeshkian ha criticato l’agenzia per non aver condannato gli attacchi, definendone il silenzio «inaccettabile» e accusandola di parzialità.
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Le dichiarazioni di Grossi giungono nel contesto di una più ampia spinta alla militarizzazione tra i membri europei della NATO e di appelli da parte di alti funzionari tedeschi, tra cui Jens Spahn, capo del blocco democristiano CDU/CSU al Bundestag, che ha recentemente sostenuto che le armi nucleari statunitensi basate in Germania non sono più sufficienti a scoraggiare la presunta minaccia russa.
Lo Spahn ha chiesto alla Germania di ottenere l’accesso agli arsenali nucleari britannici o francesi o di aderire a un più ampio deterrente europeo, sostenendo che la dipendenza dalle armi statunitensi non è più sufficiente. Il democristiano germanico ha anche sollevato l’idea di un “ombrello nucleare europeo indipendente”, sostenendo che funzionerebbe solo se la Germania avesse accesso alla sua gestione.
Come riportato da Renovatio 21, il neocancelliere Federico Merz ha promesso, appena eletto, di escludere le armi atomiche, ma non è facile credergli. Credere ad un cancelliere tedesco, in una Germania che ripudia le centrali atomiche ma invoca le bombe atomiche, potrebbe essere difficilissimo.
Come riportato da Renovatio 21, l’eurodeputata SPD Katarina Barley aveva ipotizzato mesi fa il riarmo atomico dell’Europa – e quindi per una Germania rimilitarizzata, un concetto che si dice fosse uno dei motivi della creazione della NATO («Tenere l’Europa dentro, i russi fuori, i tedeschi sotto») e un vero incubo per lo statista italiano Giulio Andreotti («la Germania mi piace così tanto che ne voglio due»).
La Commisione Von der Leyen – che, ricordiamo, è stata ministro della Difesa tedesco, e con qualche scandalo – ha lanciato un piano (impensabile fino a poco tempo fa) di riarmo militare del continente, con 840 miliardi messi sul piatto per la Difesa. Quanto di questo denaro finirà ufficialmente alle armi termonucleare non è chiaro. Quanto danaro invece finanzierà piani segreti per le atomiche è ancora meno chiaro.
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Nucleare
Il Pentagono sta elaborando una strategia nucleare in vista di una potenziale guerra con Russia e Cina
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Nucleare
La Cina supera la Francia nel settore dell’energia nucleare e approva la costruzione di altri otto reattori.
Due reattori cinesi hanno raggiunto importanti traguardi di avvio a quattro giorni di distanza l’uno dall’altro, portando la capacità nucleare installata della Cina a 63,98 GWe e superando per la prima volta i 63 GW della Francia. Lo riporta EIRN.
La Cina è ora seconda al mondo, dopo gli Stati Uniti con 96,9 GWe, ed è l’unico dei tre paesi ad aver ampliato la propria capacità.
Il reattore Changjiang 3, sull’isola di Hainan, è stato collegato alla rete il 1° agosto. Si tratta di un Hualong One, il reattore ad acqua pressurizzata di progettazione nazionale, la cui costruzione, iniziata con la posa della prima pietra nel marzo 2021 e conclusa con il collegamento alla rete, è durata cinque anni e cinque mesi. Sono già state approvate per la costruzione altre 37 unità Hualong One.
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Il reattore Taipingling 2, nella provincia del Guangdong, è entrato in funzione il 3 agosto, dopo aver completato la fase dimostrativa. Il 31 luglio, il Consiglio di Stato ha approvato la costruzione di altre otto unità per un valore di circa 170 miliardi di CNY, pari a circa 25 miliardi di dollari: due a Jinqimen, nello Zhejiang, due a Taipingling, due a Zhuanghe, nel Liaoning, e due a Laiyang, nello Shandong.
Le due unità di Laiyang rappresenteranno il primo progetto standardizzato, costruito in serie, utilizzando il reattore Guohe One, la versione cinese ingrandita del Westinghouse AP1000.
Hainan, una provincia insulare di dieci milioni di abitanti, ha designato l’energia nucleare come principale fonte di elettricità. Nello stesso sito di Changjiang 3 sorge l’unità dimostrativa Linglong One, un piccolo reattore modulare da 125 MWe progettato per la produzione di elettricità, teleriscaldamento, vapore industriale o desalinizzazione dell’acqua di mare, risultando quindi una macchina ideale per quei luoghi privi di elettricità e acqua potabile.
La Repubblica Popolare si sta ponendo come protagonista dell’industria atomica, al punto che ci si chiede se sia in corso il sorpasso nucleare sugli USA.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
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Sempre l’anno passato la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
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Immagine di Petr Pavlicek/IAEA via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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L’ondata di calore che sta devastando l’Europa provoca un blocco delle centrali nucleari
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