Gender
La chiesa ortodossa loda la legge anti-«propaganda LGBT» in Georgia
La Chiesa Ortodossa Georgiana ha elogiato il Parlamento del Paese per aver approvato una legge che limita la diffusione di contenuti LGBT e vieta l’intervento di riassegnazione di genere, descrivendola come un «passo avanti positivo» per la nazione conservatrice post-sovietica.
«Nel corso degli anni, sia il Patriarcato della Georgia sia la maggior parte della popolazione hanno preso una posizione ferma su questo tema, impegnandosi ciascuno a proteggere i valori della famiglia in mezzo a sfide crescenti» scrive un comunicato dello scorso venerdì.
Il Patriarcato non è nuovo alla lotta intorno al tema. Qualche anno fa, i libri di testo per studenti e insegnanti avevano scatenato aspre critiche da parte del Patriarcato della Georgia, poiché alcuni argomenti in quei libri di testo, ritenevano i religiosi, sembravano promuovere apertamente l’erosione dei valori familiari.
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Firmata dal presidente del Parlamento georgiano Shalva Papuashvili lo scorso giovedì, la legge «Sui valori della famiglia e la protezione dei minori» proibisce il riconoscimento delle unioni omosessuali, proibisce alle persone transgender di adottare bambini o di sottoporsi a interventi di cambio di sesso e proibisce rappresentazioni positive di relazioni LGBT e incestuose nei media o nei materiali didattici.
Nella dichiarazione di venerdì rilasciata dal servizio di pubbliche relazioni del patriarcato della Chiesa ortodossa georgiana si definisce la legislazione «un passo avanti positivo», descrivendola come «un passo importante e decisivo per proteggere i valori tradizionali che determinano l’identità della nazione georgiana».
Sia il Patriarcato che «la maggioranza della popolazione georgiana» si oppongono alle ideologie LGBT, dice il comunicato, che ricorda come la chiesa abbia fatto pressioni per anni contro l’inclusione di questo materiale nei libri di testo negli anni scorsi.
«Inoltre, la diffusione della propaganda LGBTQ ha spesso creato significative divisioni sociali nella società ed è persino diventata uno strumento di tensione nelle mani di coloro che cercano di approfondire la polarizzazione», ha aggiunto il Patriarcato. «Ci auguriamo che questa legge produca risultati fruttuosi per il benessere della nostra società, poiché rappresenta un passo cruciale e decisivo verso la protezione dei valori tradizionali che definiscono l’identità della nazione georgiana», conclude la dichiarazione.
La legge è stata sostenuta dal partito al governo Sogno Georgiano, ma condannata dagli Stati Uniti, dall’UE e dai partiti di opposizione filo-occidentali in Georgia. La presidente Salomé Zourabichvili, da lungo tempo sostenitrice dei diritti LGBT e di relazioni più strette con l’Occidente, ha rifiutato di firmare il disegno di legge, ma non ha posto il veto, restituendo invece il documento al Parlamento affinché Papuashvili decidesse se firmarlo o meno.
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Come riportato da Renovatio 21, la presidente Zourabichvili, già ministro degli Esteri, in passato aveva fatto dichiarazioni interessanti riguardo alla cosiddetta «Rivoluzione delle Rose », la «rivoluzione colorata» del 2003 che portò al potere a Tbilisi il controverso filoamericano Mikhail Saakashvili, personaggio politico ora in carcere, dopo essere fuggito in Ucraina dove il presidente Poroshenko lo aveva fatto governatore dell’oblast’ di Odessa.
L’ora presidente alla rivista del francese Institute Herodoteaveva parlato di «istituzioni» che «sono state la culla della democratizzazione, in particolare la Fondazione Soros… tutte le ONG che gravitano attorno alla Fondazione Soros hanno innegabilmente portato avanti la rivoluzione. Tuttavia, non si può concludere la propria analisi solo con la rivoluzione e si vede chiaramente che, in seguito, la Fondazione Soros e le ONG sono state integrate al potere».
L’influenza di enti stranieri è per l’appunto l’ulteriore oggetto del contendere tra maggioranza ed opposizione in Georgia e tra il governo di Tbilisi e Bruxelles.
L’UE ha minacciato di revocare un accordo di viaggio senza visto con la Georgia in risposta alla legge e alla legislazione – molto simile peraltro alla legge FARA che vige in USA – che obbliga le ONG finanziate dall’estero a registrarsi come agenti stranieri e a rivelare i propri donatori.
La Georgia è un candidato all’UE e ha ottenuto alcuni privilegi nel suo percorso verso l’adesione al blocco europeo, ma Bruxelles ha accusato Tbilisi di «declino democratico» e ha avvertito che l’approvazione dell’ultima legge avrebbe «importanti ripercussioni» sulle prospettive di adesione della Georgia.
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Secondo un sondaggio del 2021, l’84% dei georgiani ritiene che l’omosessualità sia «sempre sbagliata». La Costituzione della Georgia definisce il matrimonio come un’unione strettamente tra un uomo e una donna. Tuttavia, il Paese ha anche leggi antidiscriminatorie che proteggono i membri della comunità LGBT.
L’adozione della legge antidiscriminazione è stata raccomandata dal Country Progress Report 2013 della Politica Europea di Vicinato (ENP) per la Georgia come prerequisito per la finalizzazione del Visa Liberalization Action Plan tra Georgia e Unione Europea. Il capo della Chiesa Ortodossa Georgiana, il Patriarca Elia II ha affermato che la legge «non sarà accettata dai credenti» e ha aggiunto che «rendere l’illegalità una legge è un peccato enorme».
Come riportato da Renovatio 21, la Georgia rappresentava una delle capitali del cosiddetto «turismo riproduttivo», dove l’utero in affitto era praticato e filierizzato in un’industria fiorente. Un anno fa era emerso che la Georgia intendeva chiudere l’industria, varando dapprima un disegno di legge per mettere al bando l’utero in affitto per gli stranieri.
Lo scorso agosto il partito al governo Sogno Georgiano aveva proposto di designare il cristianesimo ortodosso come religione di Stato.
L’attuale primate della Chiesa apostolica autocefala ortodossa georgiana è il 91enne Elia II, che è in carica dal 1977 e possiede i titoli di Catholicos Patriarca di tutta la Georgia, arcivescovo di Mtskheta e Tbilisi e vescovo metropolita di Abcasia e Bichvinta.
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Immagine di Saeima via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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La Corte UE ordina le carte d’identità transessuali
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Gender
Il Senegallo inasprisce la legge anti-LGBT
Mercoledì l’Assemblea nazionale del Senegallo ha approvato un disegno di legge che aggrava in modo significativo le pene previste per gli atti omosessuali, collocando il paese tra gli ultimi ad aver rafforzato le norme anti-LGBT.
La legge, presentata dal primo ministro Ousmane Sonko, ridefinisce la condotta omosessuale come reato «contro natura» e porta le pene detentive da un massimo di uno a cinque anni a un intervallo compreso tra cinque e dieci anni. Sonko ha più volte denunciato le iniziative occidentali volte a promuovere i diritti omotransessualisti, giudicandole incompatibili con i valori senegalesi.
La norma introduce inoltre sanzioni per chi promuove o finanzia l’omosessualità, prevedendo multe fino a 10 milioni di franchi CFA (circa 15.660 euro) e possibili responsabilità penali per chi appoggia le cause LGBT.
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Il provvedimento è stato approvato con un largo consenso nel parlamento di questo Paese dell’Africa occidentale a maggioranza musulmana, con sole tre astensioni. Ora attende la ratifica definitiva del presidente Bassirou Diomaye Faye.
I fautori della legge, tra cui varie organizzazioni religiose, la presentano come una tutela dei valori tradizionali. Il Senegallo già puniva le relazioni omosessuali nel proprio codice penale, ma i ministri hanno sostenuto che la norma del 1966 risultasse insufficientemente rigorosa.
Le organizzazioni per i diritti umani segnalano che la polizia ha già intensificato gli arresti sulla base delle leggi attualmente in vigore, con diversi casi di detenzioni di rilievo di uomini sospettati di condotte omosessuali nelle ultime settimane. I detrattori, tra cui Human Rights Watch, hanno definito le misure anti-LGBT «omofobe», mettendo in guardia sul fatto che la nuova legislazione potrebbe aggravare ulteriormente i rischi per una comunità già fortemente emarginata.
Le relazioni omosessuali risultano penalizzate in oltre 30 Paesi africani, tra cui l’Uganda, che ha suscitato forti critiche internazionali dopo l’approvazione di una legge anti-omotransessualista nel maggio 2023. La normativa di Kampala prevede la pena di morte per taluni atti tra persone dello stesso sesso e fino a 20 anni di reclusione per la promozione dell’omosessualità.
In risposta, gli Stati Uniti hanno applicato sanzioni e hanno escluso l’Uganda da un importante programma di commercio esente da dazi, mentre la Banca Mondiale ha sospeso l’erogazione di nuovi prestiti.
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Come riportato da Renovatio 21, poco dopo l’approvazione della legge anti-sodomia, l’Uganda è stata improvvisamente teatro di attacchi terroristici con enormi stragi sia sul suo territorio che all’estero, presso le basi del contingente di pace ugandese in Somalia.
Nell’autunno 2023 decine persone sono state uccise e ferite dai militanti di un gruppo estremista – il quale non si faceva vivo dal 1998 – che hanno attaccato una scuola secondaria nell’Uganda occidentale.
Come riportato da Renovatio 21, solo due settimane prima, 54 suoi soldati ugandesi stati trucidati dai terroristi islamici in Somalia dove si trovavano in missione di pace per conto dell’Unione Africana. A perpetrare l’eccidio sarebbero stati gli islamisti di al-Shabaab («la gioventù»), gruppo noto per il sequestro della cooperante italiana di due anni fa – per il quale il governo di Conte e Di Maio pagò fior di milioni.
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Immagine di J. Patrick Fischer via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine tagliata
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Transessuale assassino dei suoi genitori trasferito in una prigione femminile: ora sta aggredendo sessualmente le detenute
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