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La chiesa «concubina del Nuovo Ordine Mondiale»: Mons. Viganò e le «benedizioni» alle coppie omosessuali

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Renovatio 21 pubblica il discorso di monsignor Carlo Maria Viganò riguardo la dichiarazione vaticana Fiducia Supplicans.

 

 

CONSIDERAZIONI

a proposito del documento vaticano Fiducia supplicans sulla liceità di benedire le coppie irregolari

 

Quando il demonio cerca di persuaderci a peccare, enfatizza il presunto bene dell’azione malvagia che vuole farci compiere, mettendone invece in ombra gli aspetti necessariamente contrari ai Comandamenti di Dio. Egli non ci dice: Pecca e offendi il Signore che è morto per te in Croce, perché sa che una persona normale non vuole il male in sé, ma che di solito compie il male sotto apparenza di bene. 

 

Questa strategia dell’inganno si ripresenta invariabilmente. Per indurre una madre ad abortire, Satana non le chiede di compiacersi dell’uccisione del bambino che porta in grembo, ma di pensare alle conseguenze della gravidanza, al fatto che perderà il lavoro, o che è troppo giovane e inesperta per crescere e educare un figlio; e sembra quasi che quella madre, rendendosi assassina e infanticida, dimostri senso di responsabilità nel voler evitare alla creatura innocente una vita senza amore.

 

Per convincere un uomo all’adulterio, lo spirito tentatore gli mostra i presunti vantaggi del trovare sfogo in una relazione extraconiugale, a tutto vantaggio della pace in famiglia.

 

Per spingere un sacerdote ad accettare le deviazioni ereticali dei suoi Superiori, mette in risalto l’obbedienza all’autorità e la preservazione della comunione ecclesiale. 

 

Questi inganni servono ovviamente per trascinare le anime lontano da Dio, cancellare in esse la Grazia, macchiarle con il peccato, offuscarne la coscienza in modo che la caduta successiva sia tanto più disinvolta quanto essa è più grave. In qualche modo, l’azione del demonio si esplica come la «finestra di Overton», rendendo meno orribile l’offesa a Dio, facendoci credere meno tremenda la punizione che ci attende, e più accettabili le conseguenze della nostra colpa.

 

Il Signore è buono: perdona tutti, ci sussurra, facendo ben attenzione a tenerci lontano dal pensiero della Passione di Cristo, al fatto che ogni colpo di flagello, ogni schiaffo, ogni spina conficcata nel Suo capo, ogni chiodo piantato nelle Sue carni è frutto dei nostri peccati. E poi, se cedi alla tentazione, non è colpa tua, ma della tua fragilità.

 

E una volta sprofondata, peccato dopo peccato, nell’abitudine al male e nel vizio, l’anima si lascia trascinare sempre più in basso, finché la richiesta del diavolo si presenta in tutto il suo orrore: Ribellati a Dio, rifiutaLo, bestemmiaLo, odiaLo perché ti ha privato del tuo diritto alla felicità con precetti opprimenti.

 

Questo, a ben vedere, è l’elemento ricorrente nella tentazione, sin dal peccato di Adamo: mostrare il male sotto le false apparenze di bene, e il bene come un fastidioso intralcio all’appagamento della propria volontà ribelle.

 

 

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La Chiesa, che ci è Madre, sa bene quanto pericoloso sia per un’anima cristiana ignorare questa strategia infernale.

 

I confessori, i direttori spirituali, i predicatori consideravano imprescindibile spiegare ai fedeli come agisce il diavolo, perché essi comprendessero con l’intelletto la frode del maligno, in modo da potervisi opporre con la volontà, aiutata in questo dall’assiduità alla preghiera e dalla frequenza ai Sacramenti.

 

D’altra parte, come potremmo immaginare una madre che incoraggia il proprio figlio a non progredire nell’amore di Dio, e che lo rassicura sul fatto che il Signore gli concederà la salvezza senza condizioni? Quale madre assisterebbe alla rovina del figlio, senza cercare di ammonirlo ed anche punirlo, affinché comprenda la gravità delle sue azioni e non si danni per l’eternità?

 

La delirante Dichiarazione Fiducia supplicans, recentemente pubblicata dalla parodia dell’ex-Sant’Uffizio ridenominato Dicastero, squarcia definitivamente la coltre di ipocrisia e di inganno della Gerarchia bergogliana, mostrando questi falsi pastori per ciò che sono: servi di Satana e suoi zelantissimi alleati, ad iniziare dall’usurpatore che siede – abominazione della desolazione – sul Soglio di Pietro.

 

Lo stesso incipit del documento suona, come tutti quelli emanati da Bergoglio, canzonatorio e ingannevole: perché la fiducia nel perdono di Dio senza pentimento si chiama presunzione di salvarsi senza merito ed è un peccato contro lo Spirito Santo. 

 

La falsa sollecitudine pastorale di Bergoglio e dei suoi cortigiani nei confronti degli adulteri, dei concubinari e dei sodomiti dovrebbe essere denunciata anzitutto dai presunti beneficiari del documento vaticano, i quali sono le prime vittime del sulfureo fariseismo conciliare e sinodale. È la loro anima immortale ad essere sacrificata all’idolo woke, perché nel giorno del Giudizio particolare scopriranno di essere stati ingannati e traditi da coloro che in terra rivestono l’autorità di Cristo.

 

La colpa che il Signore contesterà a questi sventurati non riguarderà solo i peccati commessi, ma anche e soprattutto nell’aver voluto credere a una menzogna diabolica, a una frode di falsi pastori – a cominciare da Bergoglio e da Tucho – che la coscienza aveva loro mostrato come tale. Una menzogna a cui vogliono credere molti membri della Gerarchia, che sperano prima o poi di poter ricevere la medesima benedizione assieme ai loro complici nel vizio, ratificando quello stile di vita sacrilego e peccaminoso che praticano già, e con il consenso ostentato di Bergoglio. 

 

Il fatto che la Dichiarazione di Tucho Fernandez approvata da Bergoglio ribadisca che benedire una coppia irregolare non deve sembrare una forma di rito nuziale, e che il Matrimonio è solo tra un uomo e una donna fa parte della strategia dell’inganno. Perché non è qui in questione se il Matrimonio possa essere contratto da due uomini o due donne, bensì se persone che vivono in uno stato gravemente peccaminoso possano meritare come coppia irregolare una benedizione impartita da un diacono o da un sacerdote, con il solo accorgimento che essa non dia l’impressione di essere una celebrazione liturgica.

 

L’attenzione dei Sinedrio vaticano è tutta rivolta a tranquillizzare il popolo cristiano sul fatto di non voler ufficializzare nuove forme di matrimonio, mentre è totalmente trascurato lo stato di peccato mortale e di grave scandalo di chi dovrebbe ricevere la benedizione, e il pericolo di dannazione eterna che grava su quelle povere anime.

 

Senza dire dell’impatto sociale che questa Dichiarazione avrà su chi Cattolico non è, e che grazie ad essa si riterrà autorizzato ad eccessi ben peggiori. Viene da chiedersi se, in questa corsa alla legittimazione della sodomia – ottenuta senza giungere alla celebrazione di matrimoni tra sodomiti – vi sia un conflitto di interessi in chi la propone con tanta insistenza: come se dei governanti si tutelassero con uno scudo penale prima di imporre alla popolazione un siero genico sperimentale di cui non ignorano gli effetti avversi. 

 

Non c’è che dire: un bel risveglio per i cosiddetti conservatori, con la beffa di trovarsi platealmente presi in giro dal Prefetto Tucho, il quale si preoccupa che la benedizione di una coppia non sembri un matrimonio, ma non ha nulla da dire sull’intrinseca peccaminosità del pubblico concubinato e della sodomia. L’importante è che i moderati – difensori del Vaticano II – possano ritenersi appagati da quella gesuitica postilla (in questo caso che queste benedizioni spontanee e arituali non sono un Matrimonio) che dovrebbe salvare la dottrina sul Papato mentre spinge le anime a dannarsi.

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Per i sacerdoti che non accetteranno di benedire questi sventurati si preparano due vie: la prima, essere cacciato dalla parrocchia o dalla Diocesi ad nutum Pontificis; la seconda, rassegnarsi a barattare il proprio diritto di dissentire in cambio del riconoscimento del diritto di altri confratelli di approvare; cosa peraltro già vista in campo liturgico con Summorum Pontificum.

 

Quello di Bergoglio è insomma un outlet della Fede, dove si trova di tutto, dai riti della Settimana Santa pre-1955 alle «eucaristie» LGBTQ, a patto di non mettere in discussione nulla del suo «pontificato».

 

A ciò si aggiunga lo scandalo per i Cattolici, che davanti agli orrori della setta di Santa Marta sono tentati di abbracciare lo scisma, o di abbandonare la Chiesa.

 

E ancora: con quale amarezza e senso di disinganno guarderanno a Roma coloro che, consapevoli della propria situazione di oggettiva irregolarità, hanno cercato e cercano con tutte le loro forze e con la Grazia di Dio di non peccare e di vivere conformemente ai Comandamenti?

 

Come possono sentirsi quanti chiedono una voce paterna che li esorti a proseguire sulla via della santità, e non il riconoscimento ideologico dei loro vizi che sanno essere incompatibili con la Morale naturale?

 

Chiediamoci: cosa vuole ottenere Bergoglio? Nulla di buono, di vero, di santo.

 

Egli non vuole che le anime si salvino; non proclama il Vangelo opportune, importune per richiamare le anime a Cristo; non mostra loro il Salvatore flagellato e insanguinato per spronarle a cambiar vita. No. Bergoglio vuole la loro dannazione, come tributo infernale a Satana e sfida sfrontata a Dio. 

 

Ma c’è uno scopo più immediato e semplice da ottenere: provocare i Cattolici perché si allontanino dalla sua chiesa e lo lascino libero di trasformarla nella concubina del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Le donne prete, le benedizioni gay, gli scandali sessuali e finanziari, il business dell’immigrazione, le campagne di vaccinazione forzata, l’ideologia gender, l’ecologismo neomalthusiano, la gestione tirannica del potere sono lo strumento con cui scandalizzare i fedeli, disgustare chi non crede, screditare la Chiesa e il Papato. Comunque vada, Bergoglio ha già ottenuto il suo scopo, che poi è la premessa per assicurarsi il consenso degli eretici e dei fornicatori che lo riconoscono come Papa ed estromettere qualsiasi voce critica. 

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Se davvero questo Documento, assieme ad altri pronunciamenti più o meno ufficiali, avesse come scopo il bene degli adulteri, dei concubinari e dei sodomiti, essa avrebbe dovuto additare loro l’eroismo della testimonianza cristiana, ricordare loro l’immolazione di sé che Nostro Signore chiede a ciascuno di noi, insegnar loro a riporre fiducia nella Grazia di Dio per superare le prove e vivere conformemente alla Sua Volontà. E invece li incoraggia, li benedice in quanto irregolari, come se non lo fossero; ma al tempo stesso li priva delle nozze, e in questo modo ammette che sono irregolari. Bergoglio non chiede loro di cambiar vita, ma si autorizza una farsa grottesca in cui due uomini o due donne potranno presentarsi dinanzi a un Ministro di Dio per essere benedetti, assieme ai loro parenti e amici, per poi celebrare questa unione peccaminosa con un banchetto, il taglio della torta, le bomboniere. Ma non sono nozze, sia chiaro… 

 

Mi chiedo cosa impedirà, tra qualche tempo, che questa benedizione sia impartita non a una coppia, ma a più persone, in nome del poliamore; o ai minori, in nome della libertà sessuale che l’élite globalista sta introducendo tramite l’ONU e le altre organizzazioni eversive internazionali. Basterà precisare che la Chiesa non approva le unioni poligamiche e la pedofilia, per consentire a poligami e pedofili di essere benedetti?

 

E perché non estendere questa trovata anche a chi pratica la bestialità? Sarebbe sempre in nome dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’inclusività. 

 

La stessa diabolica falsificazione sta avvenendo per le donne prete. Se da un lato il Sinodo sulla Sinodalità non ha affrontato l’Ordinazione delle donne, dall’altro si sta già progettando una forma di «ministero non ordinato» che le ammetta a presiedere celebrazioni spurie col pretesto che non ci sono più sacerdoti e diaconi. Anche in questo caso i fedeli vedono sull’altare una donna in camice che legge il Vangelo, predica, distribuisce la Comunione, come farebbe un sacerdote, ma senza esserlo. E con la postilla vaticana che si tratta di un ministero che non mette in discussione il Sacerdozio cattolico.

 

Il marchio della chiesa conciliare e sinodale, di questa setta di ribelli e pervertiti, è la falsità e l’ipocrisia. Il suo scopo è intrinsecamente malvagio, perché toglie onore a Dio, espone le anime al pericolo della dannazione, impedisce di fare il bene e incoraggia a compiere il male. Chi nella chiesa bergogliana continua a seguire la dottrina e i precetti della Chiesa Cattolica è fuori posto e prima o poi finirà per separarsene o per cedere.

 

La Chiesa Cattolica è l’unica arca tramite la quale il Signore ha disposto la salvezza e la santificazione del genere umano. Laddove essa agisca ed operi per la sua dannazione, non è Chiesa, ma la sua blasfema contraffazione. Lo stesso vale per il Papato, che la Provvidenza ha voluto come vincolo di Carità nella Verità, e non come strumento per dividere, scandalizzare e dannare le anime. 

 

Esorto quanti sono insigniti della dignità cardinalizia, i miei Confratelli nell’Episcopato, i sacerdoti, i chierici e i fedeli ad opporsi fermissimamente a questa corsa folle verso l’abisso cui vorrebbe costringerci una setta di rinnegati apostati.

 

Scongiuro i Vescovi e i Ministri di Dio – per le Santissime Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo – non solo di levare alta la voce per difendere l’insegnamento immutabile della Chiesa e condannare le deviazioni e le eresie, sotto qualsiasi apparenza esse possano presentarsi; ma anche di mettere in guardia i fedeli e impedire queste benedizioni sacrileghe nelle loro Diocesi.

 

Il Signore ci giudicherà sulla base della Sua santa Legge, e non sulle farisaiche seduzioni di chi serve il Nemico.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

20 Dicembre 2023

Feria IV Quattuor Temporum Adventus

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Gender

Mons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero

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Renovatio 21 pubblica il commento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò in risposta alle parole del gesuista filo-omotransessulista James Martin. La scorsa settimana, alla domanda riguardante «gli uomini gay che sentono la vocazione al sacerdozio», Martin ha affermato che «la mia risposta… è sì».   Si tratta di una possibilità negata – in teoria, la pratica, dopo il Concilio, abbiamo capito che va in direzione opposta – dalla Chiesa e dalla sua dottrina. «Nei miei quasi 40 anni da gesuita, ho conosciuto decine di sacerdoti omosessuali celibi che hanno condotto quella che Papa Francesco ha definito una vita “buona, santa e celibe”, incarnando il messaggio di amore e misericordia di Gesù», ha scritto Martin nel suo articolo per il sito web catto-omotransessualista da lui fondato, Outreach. «Per me e per molti dei miei amici, sono stati direttori spirituali, pastori, professori e mentori».   Vi è stato un tempo in cui tutti coloro che avevano tendenze omosessuali venivano immediatamente scartati dai seminari: si apprende ora che in alcuni casi sarebbe vero il contrario, un processo di dissoluzione sacrilega sodomita che sarebbe stato filierizzato, secondo ricostruzioni, dall’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick (1930-2025), di cui Viganò fu grande accusatore, creando una «”pipeline” omosessuale che incanalava i candidati latinoamericani vulnerabili in alcuni seminari statunitensi dove venivano sfruttati sessualmente, e successivamente ordinati come preti attivamente omosessuali in alcune diocesi americane».   Le parole di padre Martin, ad ogni modo, ricordano quelle vergate 36 anni fa da don Gianni Baget Bozzo (1925-2009), già europarlamentare per il Partito Socialista Italiano. Nell’agosto del 1990 don Baget Bozzo scrisse per il settimanale L’Espresso un articolo intitolato «Omosessuale sacerdote ideale», dove affermava che la condizione omosessuale può integrarsi nella vita sacerdotale in modo del tutto analogo a quella eterosessuale. In un’intervista del luglio del 2000 al Corriere della Sera, don Baget Bozzo si pronunciò a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, anche ai fini sociali ed economici.   Padre Martin fu tra i primi ad utilizzare la Fiducia supplicans  per benedire una coppia omosessuale nella residenza dei gesuiti a Nuova York.   Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».     La farneticante proposta di James Martin sj non è una boutade provocatoria, ma l’ultimo passo di una lunga serie, volta a legittimare la sodomia non solo tra i laici, ma addirittura tra il Clero.   Essa costituisce una palese e intollerabile contraddizione con la dottrina perenne di Santa Madre Chiesa, con la Sacra Scrittura che condanna senza ambiguità gli atti omosessuali come abominio contro natura (cfr. Levitico 18, 22; Romani 1, 26-27; 1 Corinzi 6, 9-10), e con il Magistero.   L’argomento addotto da James Martin — «la presenza di molti santi e sani preti gay e celibi» — è un sofisma ingannevole e una menzogna: la santità, quando è autentica, combatte le tendenze disordinate con la grazia sacramentale e l’ascesi, nell’orrore di offendere Dio con peccati detestabili.   La Santa Chiesa insegna che la sodomia è un gravissimo disordine oggettivo, non una realtà neutra o positiva. Pretendere di fondare su di essa una «apertura» all’Ordinazione implica la negazione della Legge naturale, oltre che la violazione dei Comandamenti di Dio.  

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Ordinare uomini con tendenze omosessuali radicate non solo violerebbe la norma ecclesiale, ma esporrebbe il gregge a scandali gravissimi, alimenterebbe la già diffusissima lobby gay all’interno del Clero, e offenderebbe la santità del Sacramento. Il Sacerdozio non è un diritto soggettivo né uno strumento di «inclusione» ideologica: è un dono divino che richiede piena corrispondenza alla volontà di Dio e santità di vita.   È altresì evidente che questa operazione – ampiamente sostenuta da alti esponenti della Gerarchia conciliare-sinodale e dallo stesso Prevost – serve anzitutto a sovvertire il giudizio morale sulla sodomia, facendo di un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio uno stato di elezione degno addirittura del Sacerdozio.   Insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente.   I conservatori osservano – con il cinismo che li contraddistingue – che questi spropositi giungono da un gesuita notoriamente «border line», e che il Magistero non è cambiato. Fingono di non capire che James Martin è solo un giullare cui il potere lascia dire esplicitamente ciò che ha già deciso ufficiosamente di fare.  

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Spirito

«Sono interamente tuo, o Vergine Maria!»

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Far sì che le persone amino Gesù nell’Eucaristia, imparando prima ad amare la Beata Vergine Maria: questo era l’intero metodo apostolico di padre Georges Bellanger. Questa semplice intuizione ha trasformato il ministero di questo sacerdote francese.

 

Padre Georges Bellanger nacque nel Nord della Francia il 24 maggio 1861, festa di Nostra Signora Aiuto dei Cristiani. Dopo un’infanzia dedicata allo studio, fu ordinato sacerdote nel giugno del 1885. Servì come sacerdote diocesano per oltre quattordici anni prima di entrare nella Congregazione dei Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli. Ricoprì diversi incarichi, tra cui direttore spirituale in un seminario, cappellano militare e maestro dei novizi. Ecco alcuni scorci della vita di questo sacerdote dal cuore ardente.

 

Era innanzitutto un grande devoto del Santissimo Sacramento. Da adolescente, i suoi amici lo vedevano spesso trascorrere lunghe ore in chiesa a pregare davanti al tabernacolo. In seminario, con il permesso dei suoi superiori, passava gran parte della notte tra giovedì e venerdì e la mattina successiva in preghiera davanti al Santissimo Sacramento.

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Quando divenne cappellano militare, desiderava che Nostro Signore occupasse il primo posto nella caserma e, a tal fine, ottenne per la sua piccola cappella il privilegio di custodire il Santissimo Sacramento.

 

«Sarebbe profondamente edificante», disse ai soldati, «vedervi tutti dirigervi verso la cappella al vostro ritorno in caserma. Vedervi inginocchiare lì, anche solo per un breve istante, e rivolgere a Dio una parola di adorazione e amore. Mi rattristerebbe essere la vostra prima stretta di mano davanti al Signore di questo luogo».

 

Ai colleghi che gli chiedevano come riuscisse a convertire così tante anime, rispondeva: «Quanto più un operaio o un soldato conduce una vita semplice e terrena, tanto più è necessario immergerlo nel soprannaturale. Innanzitutto, lo si invita a trascorrere qualche istante davanti al tabernacolo. All’inizio, può presentarsi come una guardia che non dice nulla, che non fa nulla, ma il cui atteggiamento è decoroso. Poco a poco, il suo cuore sarà riscaldato dai raggi benevoli del Sole Eucaristico, e finirà per credere con una fede concreta nella presenza reale di Nostro Signore».

 

Ma per conquistare anime a Cristo, in particolare a Gesù nell’Eucaristia, e per indurle a frequentare i sacramenti, l’abate Bellanger aveva compreso, seguendo san Luigi Maria Grignion de Montfort, che il modo migliore era quello di iniziare avvicinandole a Maria, Tesoriera di tutte le grazie.

 

Egli stesso recitava ogni giorno l’intero rosario. Diceva: «Il mio rosario è il mio termometro spirituale, e sento che il diavolo fa di tutto per impedirmi di recitare questa preghiera alla quale, sento, è legata la mia salvezza eterna. Che la devozione del santo rosario ci pervada. Il mio ultimo rosario prima di addormentarmi è la Messa della sera».

 

Quando si fece religioso, scelse come motto:«Tuus sum ego, Virgo Maria», «Tutto tuo, o Vergine Maria».

 

L’influenza di padre Bellanger si fece sentire fin dai primi anni del suo sacerdozio. Un giorno, il superiore del seminario minore in cui padre Bellanger alloggiava stava attraversando un cortile dell’istituto con un suo amico sacerdote.

 

«Guarda quel piccolo storpio», disse, «non lo darei nemmeno per il suo peso in oro. Ascolta le confessioni di metà dei miei seminaristi, e non immagineresti mai il bene che fa ai suoi penitenti. Perciò gli mando più studenti possibile. Quando uno studente va da lui, sono perfettamente tranquillo e non devo preoccuparmi del suo comportamento o della sua guida. Se la casa sta andando così bene, lo attribuisco in gran parte a lui».

 

Uno dei ministeri più importanti di Padre Bellanger fu quello svolto tra i soldati. Il loro ambiente era ben lontano da quello cristiano. Molti giovani non erano battezzati e quasi tutti quelli che lo erano avevano abbandonato ogni pratica religiosa. A questi soldati, il pio sacerdote cercò innanzitutto di trasmettere il suo amore sconfinato e la sua fiducia nella Beata Vergine Maria.

 

«Il soldato fedele al Rosario sarà fedele ai sacramenti del Signore». Ben presto, quasi ogni soldato in caserma aveva un rosario e molti iniziarono a recitarlo quotidianamente. Alcuni crearono persino una piccola lega il cui scopo era recitare Ave Maria nei mille momenti liberi della giornata per la conversione dei soldati.

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Un giorno, padre Bellanger raccomandò ad alcuni di loro la conversione e il battesimo di un loro compagno. Risposero all’unisono: «Cappellano, vale davvero la pena passare la notte a recitare il rosario…».

 

Un soldato scrisse alla sua famiglia: «Da quando ho imparato ad amare il Rosario, le mie ore migliori sono quelle di guardia. Con il fucile in una mano e il rosario nell’altra, trovo che le ore siano troppo brevi».

 

Maria conduce sempre a Gesù!

 

«Circa un anno dopo la fondazione dell’opera militare», osservò il cappellano, «cominciammo a recitare solennemente il Santo Rosario ogni giovedì sera davanti al Santissimo Sacramento esposto, ma ben presto l’adorazione e il Rosario furono aggiunti durante tutta la notte, ogni settimana. Da cinquanta a sessanta soldati venivano, in gruppi di quindici o venti, per recitare a turno il Santo Rosario».

 

A poco a poco, la Santa Comunione divenne sempre più frequente tra molti soldati.

 

Padre Bellanger era convinto che uno dei modi principali per onorare Dio fosse onorare Sua Madre. Per questo motivo compiva quasi tutti i suoi atti di devozione alla Beata Vergine in presenza del Santissimo Sacramento. Spesso, recitando il Rosario davanti al tabernacolo, diceva: «Rallegriamo il Cuore di Nostro Signore salutando Sua Madre centocinquanta volte, ripetendo il suo nome che Gli è così caro».

 

La predicazione del cappellano militare era molto apprezzata. Non improvvisava mai. Preparava i suoi sermoni con cura. Spesso sedeva davanti al tabernacolo, pensando a coloro che desiderava convertire, e li raccomandava a Nostro Signore e alla Beata Vergine. «Vorrei arrivare al punto in cui non sono più io a predicare e ad agire, ma la Beata Vergine», diceva umilmente.

 

Ordinato sacerdote vincenziano nel 1900, padre Bellanger ricevette ben presto l’incarico di maestro dei novizi. Come già fatto con i suoi soldati, condusse coloro che gli erano affidati a un grande amore per Maria e Gesù nell’Eucaristia.

 

I superiori del monastero notarono ben presto che la cappella non era mai vuota, se non durante le lezioni. I giovani monaci presero l’abitudine di chiedere regolarmente il permesso di trascorrere del tempo nella cappella durante il giorno e persino la sera o la notte. Dal canto suo, il maestro dei novizi lavorava instancabilmente, desideroso di essere “sfinito”, come diceva lui stesso, pur di conquistare anime a Dio.

 

La sua comunità, perseguitata dalle leggi anticlericali del 1901, fu costretta all’esilio a Tournai, in Belgio. Padre Bellanger non vi rimase a lungo. Affetto da tubercolosi, i suoi superiori lo mandarono a Moulle, dalla sua famiglia, per fargli respirare l’aria fresca della sua terra natale. Ma la sua malattia peggiorò.

 

Il 16 agosto 1902 ricevette l’estrema unzione e rinnovò i voti. Le sue ultime parole furono rivolte alla famiglia riunita al suo capezzale: «Sto sacrificando la mia vita affinché possiate tutti andare in Paradiso. Sapete che ho sempre amato moltissimo la Beata Vergine; ebbene, vi raccomando di fare lo stesso e di recitare il rosario ogni giorno della vostra vita…».

 

Poco dopo, il servo di Maria si spense serenamente, quel sabato, il giorno dopo l’Assunzione, al suono dell’Angelus serale. Aveva quarantun anni.

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Courrier des Croisés n. 274, ottobre 2021.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine da FSSPX.News

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Spirito

Il futuro papa Leone XIV abbracciò la sinodalità e la leadership femminile quando era vescovo in Perù

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Un nuovo rapporto pubblicato questa settimana dall’eterodosso National Catholic Reporter (NCR), che include interviste a membri della diocesi di Chiclayo, in Perù, offre nuovi dettagli su come l’allora vescovo Robert Prevost, futuro papa Leone XIV, abbia messo in pratica la sinodalità e accolto le donne in ruoli di leadership durante il suo mandato di ordinario. Lo riporta LifeSite.   Il reportage del 21 luglio riferiva che, al suo arrivo a Chiclayo nel 2014, inizialmente come amministratore apostolico della diocesi, sette anni prima che il Vaticano avviasse il Sinodo sulla Sinodalità, Prevost cercò di ricomporre una diocesi profondamente divisa costituendo un «gruppo di animazione pastorale diocesana» che sarebbe poi divenuto noto con l’acronimo spagnolo EDAP. Questo gruppo, in seguito definito un «laboratorio sinodale», era formato da sacerdoti, religiosi e laici che si spostavano attraverso la diocesi per ascoltare le necessità di ogni parrocchia, prestando particolare attenzione alla prospettiva dei laici.

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A Chiclayo, ecclesiastici e laici hanno spiegato a NCR come il vescovo Prevost si concentrasse sull’«ascolto» del punto di vista dei laici e difendesse addirittura la possibilità per le donne di guidare le commissioni sinodali.   «A quel tempo, monsignor Robert (Prevost) parlò di “corresponsabilità del laico”», ha dichiarato a NCR Luis Antonio Zapata, un catechista laico che è entrato a far parte dell’EDAP nel 2018. Ha aggiunto che Prevost affermava: «I sacerdoti sono occupati con i loro compiti, coinvolgete più laici, perché i laici sono i più indicati per raggiungere altri laici».   Padre Elmer Uchofen, un sacerdote che ha contribuito a guidare il processo sinodale della diocesi, ha evidenziato che il vescovo Prevost parlava spesso e poneva l’accento sull’«incontro» e sull’«ascolto» dei fedeli. Prevost «ci ha parlato dell’incontro, della necessità di ascoltare per poi capire quale strada intraprendere», ha detto il sacerdote.   «Il suo modo di essere è stato di grande aiuto, perché era un vescovo che sapeva ascoltare ed essere paziente», ha aggiunto. «Si sedeva nei gruppi e ascoltava le persone, tutti: i sacerdoti, i laici, coloro che si stavano un po’ allontanando o che si erano allontanati dalla Chiesa. In questo senso, era un vero pastore».   Di fatto, sin dalla sua elezione a 267° pontefice lo scorso anno, Leone ha più volte ribadito, in continuità con il suo predecessore Papa Francesco, la convinzione che la Chiesa debba essere una «Chiesa sinodale», a partire dalle sue prime dichiarazioni da pontefice.   «A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia, di tutto il mondo, vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicina specialmente a chi soffre», ha detto il papa neoeletto dalla loggia.

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In una lunga intervista rilasciata lo scorso autunno alla corrispondente di Crux, Elise Ann Allen, per una biografia successivamente pubblicata, Leone ha ulteriormente sottolineato la continuità con Bergogliosulla sinodalità e su altre questioni fondamentali, osservando come il periodo trascorso in Perù abbia consolidato il suo legame con la visione del defunto pontefice argentino.   «Credo che il periodo trascorso in Perù sia stato significativo sia per il mio legame con papa Francesco, sia per la mia comprensione di parte della visione che Papa Francesco aveva per la Chiesa, e di come possiamo continuare a portarla avanti in termini di una vera visione profetica per la Chiesa oggi e domani», ha detto Leone.   In merito alla sinodalità, Leone è stato chiaro nell’affermare che il «processo iniziato ben prima dell’ultimo sinodo» deve proseguire.   «Credo ci siano grandi speranze se riusciamo a continuare a costruire sull’esperienza degli ultimi due anni e a trovare modi per essere Chiesa insieme», ha affermato.   Gladys Calderón, una laica membro dell’EDAP e coinvolta anche nel Rinnovamento Carismatico della diocesi, ha raccontato come Prevost si fosse mostrato più aperto nei confronti dei membri del loro movimento rispetto al suo predecessore.   «Come movimento, ci consideravamo a una certa distanza dalla diocesi, perché in quanto movimento carismatico abbiamo un modo particolare di vivere (la fede), ma monsignor Roberto ha scosso questa struttura e ci ha coinvolti nel cammino comune», ha dichiarato a NCR. «Siamo diventati più uniti, più integrati nella diocesi, condividendo i nostri diversi carismi: è stata una bellissima esperienza di costruzione dell’unità».   Un’altra laica, Birgit Weiler, teologa presso la Pontificia Università Cattolica del Perù, ha evidenziato come Prevost avesse consentito a diverse donne di guidare gruppi che offrivano «formazione sinodale» nelle parrocchie e avesse persino difeso questa scelta nonostante le resistenze di alcuni sacerdoti.   «Non tutti i parroci erano così contenti quando è arrivata una commissione guidata da una donna», ha detto Weiler, aggiungendo che Prevost «ha appoggiato pienamente le donne».

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Prevost «Prevost ha detto: “Sono preparate tanto quanto gli uomini e questa commissione è guidata da una donna, punto e basta”», ha affermato.   Come già avvenuto con l’enfasi sulla sinodalità, il desiderio del futuro Papa Leone di vedere le donne assumere ruoli di leadership sembra essersi protratto anche durante il suo pontificato.   Nel mese di giugno, il pontefice ha nominato Maria Montserrat «Montse» Alvarado, attualmente presidente e direttrice operativa di EWTN News, come prossima prefetta del dicastero per la comunicazione e prima donna a guidare un ufficio della Curia romana.   Leone ha inoltre confermato suor Simona Brambilla nel suo ruolo di Prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e l’ha nominata al Dicastero Episcopale. Il Pontefice ha anche confermato suor Raffaella Petrini e María Lía Zervino, già presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, nei loro incarichi in questo importante dicastero.    

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Immagine di Diario La Industria – Chiclayo via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
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