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Israele sta partendo con la quarta dose

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Israele è diventato uno dei primi paesi a iniziare a distribuire una quarta dose del vaccino.

 

L’ulteriore richiamo del siero genico COVID è attualmente disponibile per gli over 60, gli operatori sanitari e chiunque sia considerato vulnerabile dal punto di vista medico.

 

«Il 3 gennaio, decine di migliaia di israeliani hanno preso appuntamento per ottenere una quarta dose del vaccino Pfizer-BioNTech dopo che il governo ha autorizzato il richiamo per il personale sanitario, le persone con sistema immunitario compromesso e chiunque abbia più di 60 anni» scrive il sito Israel21c.

 

«Il 3 gennaio, decine di migliaia di israeliani hanno preso appuntamento per ottenere una quarta dose del vaccino Pfizer-BioNTech dopo che il governo ha autorizzato il richiamo per il personale sanitario, le persone con sistema immunitario compromesso e chiunque abbia più di 60 anni»

La decisione è stata presa con l’obiettivo di prevenire gravi casi di Covid-19 alla luce della variante Omicron in rapida diffusione, anche prima che arrivino i dati di uno studio che esamina gli effetti di una quarta dose in 150 dipendenti dello Sheba Medical Center.

 

«Tutti i soggetti avevano ricevuto tre dosi di Pfizer cinque o più mesi fa e ora hanno anticorpi insufficienti contro il coronavirus SARS-CoV-2» scrive il sito israeliano.

 

Nel frattempo, riporta l’agenzia Reuters, il premier Naftali Bennett ha dichiarato pubblicamente che la quarta dose di vaccino contro il COVID-19 aumenta di cinque volte gli anticorpi una settimana dopo l’iniezione.

 

«Una settimana dopo l’inizio della quarta dose, sappiamo con un grado di certezza più elevato che la quarta dose è sicura», ha detto il premier Bennett allo Sheba Medical Center, che sta somministrando una dose di richiamo in un esperimento sul personale.

 

«La seconda notizia: sappiamo che una settimana dopo la somministrazione di una quarta dose, vediamo un aumento di cinque volte del numero di anticorpi nella persona vaccinata», ha assicurato il primo ministro israeliano ai giornalisti.

 

«Sappiamo che una settimana dopo la somministrazione di una quarta dose, vediamo un aumento di cinque volte del numero di anticorpi nella persona vaccinata», ha assicurato il primo ministro israeliano

Lanciato il 27 dicembre, lo studio al centro medico Sheba ha somministrato una quarta dose del vaccino Pfizer BioNTech a 150 soggetti del personale medico «il cui livello di anticorpi era notevolmente diminuito da quando hanno ricevuto la terza dose da quattro a cinque mesi fa», scrive Reuters.

 

«Un gruppo separato riceverà il vaccino di Moderna per la quarta dose questa settimana, ha detto lo Sheba».

 

«Gli effetti collaterali lievi che alcuni partecipanti hanno finora riportato non differivano da quelli riportati dopo una terza dose. Includono dolore, febbre e mal di testa, ha detto l’ospedale».

 

 

 

 

 

 

 

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Facebook rimuove la pagina del partito polacco Konfederacja

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Konfederacja (la Confederazione) è un movimento politico polacco di destra che, fino a poco tempo fa, aveva la più grande fanpage di Facebook in termini di pubblico tra i partiti polacchi con oltre 671.000 follower.

 

Il 5 gennaio, la pagina è stata improvvisamente chiusa – ufficialmente per «violazione delle regole informative relative al COVID-19». Lo riporta il sito Britishpoles.uk, da cui riprendiamo il testo e virgolettati.

 

Il segretario di Stato alla Cancelleria del Primo Ministro polacco, Janusz Cieszyński – che ha deleghe di cybersecurity nazionale – ha annunciato che il governo polacco protesterà ufficialmente contro Meta (il nuovo nome della società che gestisce il social network Facebook). Cieszyński appartiene ad un partito avversario di Konfederacja, la piattaforma Legge e Giustizia (PiS).

 

L’ufficio stampa di Meta avrebbe confermato di aver rimosso la pagina di Konfederacja a causa di «ripetute violazioni degli standard della community di Facebook in materia di disinformazione sul  COVID-19 e hate speech».

 

«È semplicemente una questione di libertà di espressione e di valori universali per i quali tutti dobbiamo lottare, indipendentemente dalle nostre opinioni specifiche. […] I partiti politici competono tra loro per il favore dei cittadini, e questo va bene. Questa è democrazia. […] Un canale di comunicazione non dovrebbe essere soppresso da una decisione arbitraria presa da una persona anonima, contro la quale non c’è possibilità di ricorso ai tribunali», ha dichiarato Janusz Cieszyński.

 

Il movimento Konfederacja ha ufficialmente protestato in un comunicato:

 

«Questa azione di Facebook va contro le regole democratiche […] Annunciamo quindi la presentazione di una causa civile contro Facebook, nonché l’introduzione urgente di un disegno di legge a tutela dei partecipanti al dibattito politico democratico dalla censura. Siamo in attesa del ripristino del profilo della Confederazione e della spiegazione degli elementi che violerebbero gli “standard comunitari”» si legge nel comunicato.

 

La Cancelleria del Primo Ministro ha rilasciato un comunicato stampa a seguito dell’incidente:

 

«La rimozione di un intero profilo sulla base di informazioni scientificamente incompatibili relative alla pandemia è un esempio di censura preventiva e – in assenza di un’azione simmetrica nei confronti di altri siffatti contenuti – fa sorgere il sospetto che le vere ragioni della decisione del l’amministrazione del portale avrebbe potuto essere diversa da quelle indicate nella dichiarazione. […] Contiamo su una rapida reazione di Meta e sul ripristino della funzionalità […] dell’account di Konfederacja» si legge nel comunicato.

 


 

Lo stesso primo ministro polacco ha commentato la questione affermando quanto segue:

 

«Ho spesso […] criticato i parlamentari della Konfederacja. Hanno criticato anche me. Ma criticare non significa impedire a qualcuno di parlare. Ecco perché oggi sono dalla loro parte. Non sono favorevole a tagliare fuori Konfederacja […] La censura digitale è una potente minaccia per la democrazia oggi. I proprietari di piattaforme social devono capire che libertà di dibattito significa che ci sono punti di vista con cui non siamo d’accordo».

 

Riporta Euronews che anche Adam Andruszkiewicz, un altro Segretario di Stato, ha condannato la rimozione dell’account, affermando che l’ufficio del Primo Ministro è «fortemente contrario a tali azioni». «La libertà di parola in Polonia è il fondamento della democrazia», ​​ha aggiunto.

 

In risposta al divieto, uno dei leader della Konfederacja, Krzysztof Bosak, ha condannato il fatto che una «multinazionale americana vuole sopprimere la libertà di dibattito e interferire con la democrazia e il processo elettorale in Polonia».

 

Konfederacja si è inizialmente costituita come coalizione nel 2018 tra KORWiN e il partito del Ruch Narodowy (Movimento Nazionale).

 

Al Sejm (la Camera Bassa del parlamendo bicamerale della Polonia) Konfederacja  dispone di 11 seggi, avendo raggiunto il 6,81% dei voti alle elezioni dell’ottobre 2019.

 

 

 

Immagine della Cancelleria del Senato della Repubblica di Polonia via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Poland (CC BY-SA 3.0 PL)

 

 

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L’Austria chiude tutto e promette l’obbligo vaccinale universale

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Dopo pochi giorni di lockdown selettivo – cioè apartheid biotica dei non-vaccinati, l’Austria ci ripensa e chiude tutto: lockdown totale.

 

Da lunedì 19 il Paese torna in lockdown totale. La Germania, di riflesso, potrebbe seguire, dicono i giornali locali. L’Italia, regina della costrizione draconiana, quanto attenderà?

 

In Austria inoltre si vuole arrivare alla vaccinazione dell’intera popolazione a partire dal 1 febbraio. Il neocancelliere austriaco Alexander Schallenberg, messo al potere da uno scandalo che ha disintegrato il giovane Sebastian Kurz, ha annunciato il piano ieri in conferenza stampa.

 

L’apartheid biotica dei soli vaccinati, si è capito, non ha funzionato: non è riuscito a fermare l’impennata del numero di casi.

 

Da lunedì 19 il Paese torna in lockdown totale. La Germania, di riflesso, potrebbe seguire, dicono i giornali locali. L’Italia, regina della costrizione draconiana, quanto attenderà?

Si ricorrerà quindi al blocco totale, per una durata di almeno 10 giorni – da qualche parte raccontano ancora la favola del «salvare il Natale».

 

Sarà quindi implementato un vero obbligo vaccinale universale: a partire dal 1 febbraio, tutti i cittadini austriaci saranno legalmente obbligati a sottoporsi all’inoculo mRNA. Sono state promesse «pene» e punizioni, per il momento non  specificate, per coloro che continuano a resistere.

 

«Non siamo stati in grado di convincere abbastanza persone a vaccinare. Per troppo tempo io e altri abbiamo pensato che si potesse convincere le persone a farsi vaccinare», ha affermato il nuovo cancelliere Alexander Schallenberg. «Fa male che tali misure debbano ancora essere prese».

 

In sostanza, succederà che

 

  • Da lunedì 22 novembre, l’Austria entrerà in un blocco di tre settimane, che terminerà il 12 dicembre.

 

  • Negozi e ristoranti saranno costretti a chiudere.

 

  • Il lavoro da casa sarà obbligatorio in qualsiasi lavoro in cui sia possibile farlo.

 

  • Le mascherine FFP2 sono obbligatorie in tutti i locali chiusi.

 

  • Le scuole non saranno ufficialmente chiuse ma rimarranno aperte per «chi ne ha bisogno», anche se non si svolgeranno lezioni frontali. Ciò rispecchia le regole dei blocchi nel 2020, in cui le scuole sono passate all’apprendimento a distanza ma hanno comunque fornito assistenza agli studenti i cui genitori non erano in grado di farlo, ad esempio i figli piccoli di genitori che svolgono lavori essenziali o quelli con esigenze di apprendimento extra.

 

  • Il governo ha invitato i genitori a tornare all’apprendimento da casa, se possibile.

 

  • La suite di misure sarà valutata dopo dieci giorni.

 

L’Austria non ha ancora, a differenza dell’Italia, un obbligo vaccinale mascherato da green pass per il lavoro, ma potrebbe presto seguire.

 

Con la minaccia di obbligo totale di vaccino Vienna potrebbe diventare un nuovo laboratorio di avanguardia della dittatura biologica globale. Gli occhi dei potenti saranno puntati sull’Austria per capire come risponderà la popolazione.

 

L’Italia, che è il Paese al mondo in cui la restrizione pandemica più avanzata (il ricatto del taglio dei viveri senza sottomissione ai diktat biotici del potere), si farà superare dal piccolo Paese limitrofo?

 

 

 

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Partito Comunista Cinese, si apre il 6° Plenum: cementerà il potere di Xi Jinping

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

 

Attesa l’approvazione della terza «risoluzione storica» del PCC. Il documento esalterà il futuro del Paese sotto la guida di Xi e potrebbe criticare gli eccessi delle aperture di Deng Xiaoping. Rimangono poco chiari gli equilibri interni al regime; un indizio chiave sarà chi sostituirà il premier Li Keqiang.

 

 

Si è aperto oggi nella capitale il 6° Plenum del 19° Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC). L’incontro a porte chiuse, che si concluderà l’11 novembre, è destinato a cementare il potere di Xi Jinping, presidente della nazione e segretario generale del Partito.

 

Il clou del meeting sarà l’approvazione di una «risoluzione storica» che rivedrà i successi del PCC nei suoi 100 anni e fornirà elementi per delineare la direzione futura del regime. Si tratta del terzo documento di questo tipo dalla fondazione del Partito. Il primo, nel 1945, ha rafforzato il potere di Mao Zedong. Con quello del 1981 Deng Xiaoping ha condannato invece gli eccessi della Rivoluzione culturale e lanciato le riforme di mercato.

 

Alla vigilia del Plenum, i media cinesi di Stato hanno celebrato i «successi» di Xi Jinping, soprattutto l’aver eliminato la povertà estrema nel Paese – un’affermazione contestata da molti osservatori – e traghettato la Cina verso la modernità.

 

Con l’abolizione nel 2018 del limite dei due mandati presidenziali, Xi si avvia a governare almeno fino al 2027. Egli non ha mai designato un successore

Secondo diversi analisti, dalla sua entrata in carica nel 2012 Xi ha raggiunto uno status che in passato ha avuto solo Mao. Ciò ha però allarmato buona parte della comunità internazionale, preoccupata per la repressione interna nello Xinjiang, in Tibet e a Hong Kong. La Cina di Xi è anche più attiva e aggressiva in politica estera, con la crescente ostilità nei confronti di Taiwan e le rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese meridionale e in quello orientale.

 

Il risultato è che gli USA di Joe Biden hanno spazio per tentare di creare un fronte unito «anti-cinese» con alleati e partner. L’obiettivo di Washington e quello di  contenere la potenziale minaccia militare di Pechino e contrastare le sue pratiche commerciali, ritenute contrarie alle regole internazionali.

 

I commentatori sono divisi su quale sarà il contenuto effettivo della terza risoluzione sulla storia del PCC. Alcuni sostengono che essa sarà meno importante delle precedenti, concentrandosi più sulle prospettive future sotto la leadership di Xi. Altri si aspettano che l’attuale leader supremo riservi a Deng lo stesso trattamento che il «piccolo timoniere» ha avuto per Mao; in questo scenario il documento finale approvato dal Plenum includerebbe critiche agli eccessi delle «riforme e aperture» volute da Deng.

 

Un indizio indiretto su quale sia il reale peso di Xi e dei suoi sostenitori nel Partito lo potrebbe dare la scelta del futuro primo ministro, sulla carta il numero due del regime

L’aspetto più importante del Plenum in corso è però con quale equilibrio di potere il Partito si presenterà al Congresso del prossimo anno. Con l’abolizione nel 2018 del limite dei due mandati presidenziali, Xi si avvia a governare almeno fino al 2027. Egli non ha mai designato un successore: l’attuale vice presidente, il potente Wang Qishan, ha 73 anni e avrebbe contrasti con il suo capo. Wang farebbe parte di quell’ala del Partito che mal tollera i controlli governativi imposti nell’ultimo anno al settore privato (soprattutto ai giganti dell’hi-tech) e la “prosperità comune” invocata da Xi.

 

Un indizio indiretto su quale sia il reale peso di Xi e dei suoi sostenitori nel Partito lo potrebbe dare la scelta del futuro primo ministro, sulla carta il numero due del regime. L’indicazione di una figura appartenente alla fazione del premier in carica Li Keqiang  (la Gioventù comunista) segnalerebbe che Xi è dovuto scendere a patti con i suoi avversari per perpetuare il proprio potere.

 

 

 

 

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