Persecuzioni
India, sei famiglie cristiane espulse dal villaggio per non aver rinunciato alla fede
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Nel distretto tribale di Sukma, le famiglie sono state costrette a lasciare le loro case e abbandonate in una foresta. L’intervento della polizia ha permesso il ritorno, ma la comunità locale ha impedito l’accesso. Mons. Thakur: «la persecuzione continua, serviamo senza discriminazioni nonostante le accuse ingiuste».
Nei giorni scorsi sei famiglie cristiane sono state sfrattate con la forza dal villaggio di Karingundam, nel distretto di Sukma (nello Stato a prevalenza tribale del Chhattisgarh), per essersi rifiutate di rinunciare alla propria fede. L’episodio, confermato da fonti locali, è l’ultimo di una lunga serie di attacchi e discriminazioni ai danni delle comunità cristiane dello Stato centro-orientale dell’India, dove le conversioni religiose vengono spesso considerate una violazione delle tradizioni sociali locali.
Secondo quanto riportato da testimoni, la decisione di espellere le sei famiglie è stata presa durante una riunione del «Gram Sabha», il consiglio autonomo del villaggio, convocato dal «sarpanch» (capo del villaggio) per discutere la presenza di 13 famiglie convertitesi al cristianesimo sette anni fa. Durante l’incontro, sette di esse hanno accettato di tornare alla religione indigena, mentre le restanti sei hanno ribadito la volontà di «rimanere cristiane a vita».
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I sei capifamiglia – Poonam Vinay, Kursam Jagaiya, Salvam Pale, Kako Rame, Kako Joga e Butar Singa – avrebbero dichiarato pubblicamente di «non voler rinunciare alla propria fede nemmeno a costo di morire». A seguito di questa dichiarazione, il consiglio del villaggio ha ordinato l’immediata espulsione delle famiglie, considerate «colpevoli» di minacciare l’armonia sociale.
Un gruppo di residenti, agendo su mandato del consiglio, ha fatto irruzione nelle abitazioni dei cristiani, ha rimosso i loro effetti personali e li ha caricati su un trattore, abbandonandoli in una foresta vicina. Almeno 25 persone, tra cui donne e bambini, sono rimaste ferite. Le famiglie hanno trascorso la notte all’aperto, senza protezione né beni di prima necessità.
Il giorno successivo, il 13 aprile, i membri della Central Reserve Police Force (CRPF) hanno tentato di riportare le famiglie a Karingundam, ma i residenti del villaggio hanno impedito loro l’accesso. Le famiglie si sono quindi rifugiate temporaneamente in una chiesa locale. Solo dopo un nuovo incontro con le forze dell’ordine, durante il quale gli agenti hanno ricordato ai residenti i diritti costituzionali garantiti a ogni cittadino, il 14 aprile le sei famiglie sono state riaccompagnate nelle loro abitazioni.
Commentando l’accaduto ad AsiaNews, mons. Victor Henry Thakur, arcivescovo di Raipur e presidente del Consiglio episcopale cattolico del Chhattisgarh (CBCC), ha dichiarato: «Ho letto degli incidenti attuali dai media. Tuttavia, la persecuzione dei cristiani in Chhattisgarh non si è fermata, indipendentemente dal governo statale in carica. Che sia il Congresso o il BJP a governare, l’illegalità continua, le chiese non confessionali dei villaggi sono regolarmente prese di mira e la persecuzione dei cristiani continua».
«Siamo un popolo amante della pace, siamo cittadini rispettosi della legge e rispettiamo la Costituzione», ha aggiunto. «Le accuse di conversioni sono diventate un “mantra”, il nostro apostolato – se l’istruzione e l’assistenza sanitaria – sono visti attraverso la lente degli allettamenti dalla stessa brigata che è abituata a comprare le persone… La Chiesa cattolica sostiene la libertà di coscienza e la dignità umana… Noi continuiamo a servire, attraverso il nostro apostolato educativo, sanitario e assistenziale – senza discriminazioni, anche se siamo perseguitati e accusati ingiustamente».
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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine da AsiaNews
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Persecuzioni
Ucraino accoltella cinque persone in un convento polacco
Un uomo ucraino ha accoltellato cinque persone in un convento cattolico nel Sud-Est della Polonia. Lo ha riportato la polizia locale.
L’aggressione è avvenuta intorno alle 9:30 di giovedì mattina in una chiesa dell’abbazia delle suore benedettine a Jarosław, nella regione della Podkarpackie, al confine con l’Ucraina. I la stampa del posto riferito che il clero si stava preparando alla messa quando l’attentatore ha colpito.
Le vittime sono quattro uomini e una donna, ha comunicato la polizia su X, precisando che tre uomini hanno riportato ferite gravi. Il portale Interia ha identificato le vittime come tre sacerdoti e due laici.
La stampa locale, citando fonti di polizia, hanno scritto che una delle vittime, un ecclesiastico, è morta, mentre altre due si trovano in condizioni critiche.
W czwartek przed południem na ul. Benedyktyńskiej w Jarosławiu na Podkarpaciu 31-letni mężczyzna ranił nożem czerech mężczyzn i kobietę.
Jedna z ranionych osób zmarła. Sprawca został zatrzymany, poszkodowani trafili do szpitala.
Stan dwóch osób przebywających w miejscowym… pic.twitter.com/4DrP2IC8dF
— Polska Agencja Prasowa/Polish Press Agency (PAP) (@PAPinformacje) September 24, 2026
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Il presunto aggressore, un cittadino ucraino di 31 anni, è stato bloccato sul posto. Secondo le prime indagini riportate dalla stampa polacca, si ritiene che abbia usato un coltello da cucina. Gli inquirenti non hanno ancora stabilito il movente.
L’episodio si inserisce in un netto peggioramento dell’atteggiamento dei polacchi verso i rifugiati ucraini. Un rapporto di luglio dell’istituto di sondaggi CBOS ha rilevato che, per la prima volta da quando monitora il tema, la maggioranza dei polacchi è contraria all’accoglienza dei rifugiati: il 52% si oppone e il 42% è favorevole. Il sostegno era al 94% poco dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.
Varsavia ha anche iniziato a ridurre alcune delle misure speciali introdotte per gli ucraini dopo il 2022. All’inizio di quest’anno la Polonia ha chiuso il sistema separato di sostegno ai rifugiati, inserendo gli ucraini nel regime generale per gli stranieri sotto protezione temporanea e limitando l’accesso ad alcuni benefici.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio aveva dimostrato che il 2024 aveva visto un record di matrimoni tra polacchi e donne ucraine.
Secondo i dati CBOS pubblicati a settembre, la quota di polacchi che ritiene possibile una riconciliazione con gli ucraini è scesa al minimo storico del 53%, mentre il 38% la considera impossibile. Il sondaggio è stato realizzato in un clima di controversie storiche ancora aperte, in particolare sui massacri di polacchi in Volinia durante la Seconda guerra mondiale e sull’eredità dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).
Come riportato da Renovatio 21, in settimana il capo dell’opposizione polacca Jaroslav Kazynski ha dichiarato che per trascinare la Polonia in guerra con la Russia il presidente ucraino Zelens’kyj aveva addirittura messo sul piatto la possibilità di formare un unico Stato-crasi di Kiev e Varsavia.
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Immagine di Emde-project via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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