Politica
Il volo di Trump per Davos torna indietro per un «problema elettrico»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato costretto a rientrare nella zona di Washington, DC, dopo che un problema tecnico è stato rilevato sull’Air Force One poco dopo il decollo verso la Svizzera, avvenuto martedì.
«Poco dopo il decollo, l’equipaggio dell’AF1 ha riscontrato un piccolo guasto elettrico. Per scrupolo di precauzione, l’aereo sta facendo ritorno alla Joint Base Andrews. Il presidente e il suo staff saliranno su un altro velivolo per proseguire il viaggio verso la Svizzera», ha comunicato la Casa Bianca in una nota sintetica.
Un giornalista a bordo, citato dall’Associated Press, ha riferito che le luci nella cabina stampa si sono spente per qualche istante subito dopo il decollo.
Mercoledì pomeriggio Trump era atteso a Davos, nella località montana svizzera, dove ha tenuto un discorso al World Economic Forum. Il presidente dovrebbe inoltre confrontarsi con diversi leader europei sui suoi progetti di acquisizione della Groenlandia dalla Danimarca, proposta fermamente respinta dagli altri membri della NATO.
Trump aveva minacciato di introdurre nuovi dazi doganali su vari Paesi europei a partire dal mese prossimo, qualora non si raggiunga un’intesa sulla Groenlandia, ma sembra avervi rinunziato
Funzionari dell’Unione Europea stanno esaminando possibili contromisure, tra cui la reintroduzione di dazi precedentemente sospesi su merci statunitensi e restrizioni all’accesso delle imprese americane al mercato unico europeo.
Nel corso di un intervento pronunciato martedì proprio a Davos, il presidente francese Emmanuel Macron ha definito «inaccettabili» le minacce di Trump, ribadendo che l’UE si opporrà con determinazione a qualsiasi tentativo di «indebolire e sottomettere l’Europa».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Ulteriore petroliera sequestrata dagli americani
Gli Stati Uniti hanno sequestrato un’ulteriore petroliera nei Caraibi, sospettata di trasportare petrolio venezuelano in violazione delle sanzioni imposte a Caracas, hanno riferito funzionari militari americani.
L’operazione si inserisce nella strategia del presidente Donald Trump di rafforzare il controllo sulle esportazioni di greggio venezuelano, dopo il raid del 3 gennaio che ha portato al rapimento del presidente Nicolas Maduro. Si tratta della settima petroliera intercettata in acque internazionali da dicembre per aver aggirato le sanzioni unilaterali statunitensi.
Tra le navi già fermate figura la Marinera, battente bandiera russa, sequestrata nell’Atlantico settentrionale. Mosca ha denunciato l’azione come una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha dichiarato all’inizio della settimana che la Russia si aspetta il rilascio immediato dei membri russi dell’equipaggio.
Martedì il Comando Sud degli Stati Uniti ha comunicato che la petroliera Sagitta operava in contrasto con la «quarantena imposta da Trump», precisando che l’intervento mirava a garantire che le esportazioni di petrolio venezuelano fossero «correttamente coordinate».
The @USCG Cutter Vigilant has returned to #Florida after a 33-day patrol. The crew escorted a seized motor tanker, with support from the Department of War, that was operating without nationality in the #Caribbean Sea. Release: https://t.co/FNRBxx3RC7 @USNavy @USCGSoutheast pic.twitter.com/2Pgo0UvlY4
— USCG Atlantic Area (@USCGLANTAREA) January 20, 2026
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Il comunicato non ha indicato la posizione esatta della nave né la bandiera sotto cui navigava. È stato diffuso insieme a immagini aeree che mostrano militari muoversi rapidamente sul ponte della petroliera, senza ulteriori dettagli operativi resi noti.
La scorsa settimana Reuters ha rivelato che il Dipartimento di Giustizia statunitense ha avviato una serie di procedimenti di confisca civile, in gran parte riservati, presso tribunali federali, richiedendo mandati di sequestro per altre petroliere sospettate di eludere le sanzioni e di trasportare greggio legato al Venezuela. Le azioni colpiscono anche navi collegate a petrolio iraniano e russo, nell’ambito di una campagna più ampia volta a imporre il controllo sulle spedizioni di greggio venezuelano.
Poco dopo il rapimento di Maduro, Trump ha dichiarato che Washington avrebbe «gestito» il Venezuela durante una fase di transizione e che richiedeva «accesso totale… al petrolio e alle altre risorse del Paese». Il segretario all’Energia Chris Wright ha aggiunto che gli Stati Uniti intendono mantenere il controllo sulle vendite di petrolio venezuelano «a tempo indeterminato».
Le operazioni statunitensi hanno provocato una ferma condanna internazionale. La Russia ha definito il rapimento di Maduro una «flagrante violazione» del diritto internazionale, riaffermando la propria solidarietà al Venezuela «di fronte alle evidenti minacce neocoloniali e all’aggressione armata esterna», e chiedendo il rilascio immediato del presidente.
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Politica
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