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Bioetica

Il vescovo Eleganti: l’Occidente «sradica» se stesso attraverso l’aborto e la migrazione musulmana

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Il mondo occidentale «sradica» se stesso attraverso l’aborto, i bassi tassi di natalità e le migrazioni di massa: lo ha dichiarato il vescovo svizzero Marian Eleganti  in una recente intervista con LifeSiteNews.

 

«Come si può considerare questo un successo quando lo stiamo sradicando da soli?» ha detto monsignor Eleganti rispondendo ad una domanda su come la maggior parte delle persone considera l’aborto in Europa. «Abbiamo un tasso di riproduzione di 1,2 ovunque in ogni Paese, più o meno», ha affermato l’ex vescovo ausiliare della diocesi svizzera di Coira, riferendosi ai bassi tassi di natalità in Europa. «È inevitabile che cesseremo di esistere nel giro di due o tre generazioni».

 

Tuttavia, ha osservato il prelato elvetico, «l’immigrazione non è una soluzione. Crea così tanti nuovi problemi per le nostre società che non può nemmeno essere vista come una soluzione alla carenza di lavoratori qualificati. Tutto questo è già diventato del tutto improbabile; non si tratta per la maggior parte di lavoratori qualificati, per non parlare del fatto che noi come nazione stiamo morendo».

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Il vescovo ha quindi definito come deliranti coloro che  non «vedono la verità e continuano a pensare che liberalizzare l’aborto e l’elevato numero di aborti, che non sembrano mai diminuire, sia un vantaggio per la società».

 

Il vescovo Eleganti ha definito «barbara» la pratica dell’aborto tardivo e ha affermato che è di buon senso riconoscere che un bambino non ancora nato è un essere umano. «Intere società dovrebbero battersi il petto e dire che questo è stato un errore», afferma, riferendosi alla legalizzazione e alla promozione dell’aborto.

 

«In realtà abbiamo distrutto il nostro futuro in due modi, perché questa immigrazione distruggerà anche noi» ha continuato il prelato. «Distruggerà la cultura, la cultura tradizionale e, soprattutto, per noi, i valori cristiani che hanno contribuito così tanto a umanizzare le società, ma non solo», ha affermato.

 

«Non ne verrà fuori niente di meglio se incendiamo le chiese, distruggiamo i santi e li contaminiamo con la vernice e così via. Non ne verrà fuori niente di meglio».

 

Interrogato da LifeSite sull’islamizzazione dell’Europa e sul fatto che molte città europee potrebbero essere a maggioranza musulmana nel giro di pochi decenni, il vescovo Eleganti ha risposto: «l’Islam è una religione anticristiana e, naturalmente, anche antiebraica, ma è esplicitamente una religione anticristiana».

 

«L’Islam è allo stesso tempo un sistema di governo e rappresenta una minaccia per il cristianesimo e per la libertà, per la libertà religiosa», ha aggiunto. «Ovunque l’Islam sia al potere, il Cristianesimo è represso, e il Cristianesimo è solo una delle cosiddette religioni non credenti», ha avvertito. «Quindi, no, non abbiamo un futuro luminoso davanti a noi».

 

«Se si guarda al mondo e si guarda all’Africa, al Congo, e si vedono gli enormi problemi ovunque, i musulmani la pensano diversamente e non vogliono integrarsi. Quanto più sono devoti, tanto più vogliono applicare il Corano e la legge della sharia. Questa è una parte genuina dell’Islam. Non è islamismo, è Islam».

 

«E questo è incompatibile con lo Stato laico e con le nostre leggi civili e le conquiste del diritto civile», ha proseguito il vescovo Eleganti. «È incompatibile, e nemmeno questi credenti prendono sul serio queste leggi, solo finché sono vantaggiose per loro, ma una volta ottenuta la maggioranza dei voti, le aboliranno».

 

I fedeli devono anche adottare una visione soprannaturale, ha affermato. «San Giovanni afferma chiaramente che qualsiasi spirito che neghi che Dio è venuto nella carne, che neghi l’incarnazione di Dio, che neghi la figliolanza di Gesù e la normatività di Gesù per tutta l’umanità, è lo spirito dell’Anticristo».

 

Nonostante queste fosche previsioni per il futuro, il vescovo Eleganti ha sottolineato di avere una speranza eterna in Gesù Cristo. «Dio prevarrà, e io confido nel potere della preghiera, e confido nel potere di Gesù il Salvatore, e confido che Dio non permetterà nulla di più di ciò che in ultima analisi serve ai Suoi piani per la salvezza».

 

La connessione tra aborto e immigrazione (che, in Europa, in certa parte significa islamizzazione) è stata discussa nel tempo, anche se mai in maniera organica.

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Una diecina di anni fa, in Italia, si ragionava della cifra dei 6 milioni di bambini uccisi dalla legge 194/98 – in realtà sono molti di più, considerando anche la strage, ora maggiore di quella dell’aborto, operata dalla produzione di bambini in provetta. Allo stesso tempo, si parlava di 6 milioni di immigrati (che, anche qui, sono in realtà molti, molti di più) arrivati in Italia: una spaventosa simmetria che interrogava molti.

 

In altre occasioni monsignor Eleganti ha messo in guardia riguardo la vera natura di quanto sta accadendo in Occidente, dicendo che rivolte e violenze in strada rivelano l’influenza sul nostro mondo dell’Anticristo e dei demoni.

 

Come riportato da Renovatio 22, il prelato elvetico in questi anni si è scagliato contro i vaccini COVID sostenendo che hanno prodotto «gravi danni a milioni di persone». Eleganti ha attaccato anche le «ambiguità» del Concilio Vaticano II e la guerra vaticana contro la Messa in rito antico, che, nota il vescovo, è sempre più amata dai giovani cattolici.

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Bioetica

Circa il 40% delle donne soffre di un dolore profondo per anni dopo un aborto: studio

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Secondo uno studio pubblicato di recente, quasi il 40 percento delle donne che hanno subito una perdita di gravidanza, a causa di un aborto o di un aborto spontaneo, riferiscono di provare un dolore intenso anche 20 anni dopo. Lo riporta LifeSite.   La straordinaria scoperta proviene da uno studio sul dolore per la perdita di una gravidanza, pubblicato lunedì, che ha coinvolto in modo casuale donne americane sui 40 anni. Lo studio ha classificato le donne che hanno abortito in base al grado in cui desideravano o accettavano l’aborto.   La percentuale più alta di donne ha dichiarato che l’aborto è stato accettato ma non è coerente con i propri valori (35,5%), seguita dalle donne che desideravano abortire (29,8%), dalle donne che non desideravano abortire (22,0%) e dalle donne che sono state costrette ad abortire (12,7%).   Il 70,2% delle donne che hanno segnalato l’aborto come incoerente con i propri valori, indesiderato o forzato presentava un rischio significativamente più elevato di soffrire di un lutto intenso e prolungato, noto come disturbo da lutto prolungato (PGD) o lutto complicato. Secondo lo studio, questo disturbo è «caratterizzato dall’incapacità di passare dal lutto acuto al lutto integrato… e può influire negativamente sulla salute fisica, sulle relazioni e sulla vita quotidiana».

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Le donne costrette ad abortire presentavano il rischio più elevato di PGD, pari al 53,8%, mentre le donne che dichiaravano di voler abortire presentavano il rischio più basso, pari al 13,9%.   Ben il 39 percento delle donne che hanno subito una qualsiasi forma di aborto ha dichiarato che «i peggiori sentimenti negativi persistono in media per 20 anni dopo la perdita», evidenziando la necessità di educare le donne sui rischi dell’aborto per la salute mentale.   Livelli elevati di dolore sono stati associati anche a eventi dirompenti come pensieri intrusivi, incubi, flashback e, in generale, «interferenze con la vita quotidiana, il lavoro o le relazioni».   In particolare, quando questo dolore segue un aborto, è spesso esacerbato dal senso di colpa e può anche essere prolungato dalla riluttanza a parlarne in terapia o con un confessore, un pastore o un direttore spirituale. Come osserva lo studio, «casi di studio hanno dimostrato che molte donne, anche quelle che cercano assistenza per la salute mentale, sono riluttanti a rivelare la propria storia di aborti a meno che non vengano espressamente invitate a farlo».   La ricerca supporta un altro studio pubblicato a settembre, «Persistent Emotional Distress after Abortion in the United States», che ha scoperto che sette milioni di donne statunitensi soffrono di grave stress emotivo post-aborto.   Entrambi gli studi confutano l’affermazione spesso citata del Turnaway Study, basata su un campione non rappresentativo di centri per l’aborto, secondo cui qualsiasi sofferenza post-aborto che una donna possa provare è lieve e scompare dopo circa due anni.   Gli studi mettono in discussione anche la base fattuale dell’«aborto terapeutico», ovvero l’affermazione che l’aborto in genere migliora la salute mentale delle donne con gravidanze problematiche, che è la base per pensare alla pratica come una forma di «assistenza sanitaria» e per la sua giustificazione legale in molte giurisdizioni.

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Aborto legalizzato alle isole Faroe

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Il 4 dicembre, il Parlamento delle Isole Faroe, un arcipelago autonomo di 18 isole che fa parte del Regno di Danimarca, ha votato per legalizzare l’aborto su richiesta fino a 12 settimane con uno stretto margine di 17 a 16. Gli attivisti per l’aborto hanno trionfato, poiché molte organizzazioni internazionali avevano da tempo fatto pressione sulle Isole Faroe, uno degli ultimi Paesi europei a mantenere un regime ampiamente pro-life.

 

La stampa internazionale ha trascurato di raccontare la storia di come questa legge sia stata effettivamente approvata in un Paese a maggioranza cristiana e in gran parte conservatore, con una popolazione di 55.000 abitanti. La lotta per la legalizzazione dell’aborto è stata segnata da incessanti manovre dietro le quinte, giochi di prestigio e un’intensa tensione politica, culminata in un acceso dibattito parlamentare di sette ore, conclusosi con la più risicata delle sconfitte per i pro-life e con l’impegno a combattere contro il risultato.

 

«È stato un progetto lungo e articolato, con diverse tattiche» ha detto l’attivista Björk Sadembou a LifeSite. «Per anni, il lavoro degli attivisti si è concentrato principalmente sul cambiamento dell’atteggiamento delle persone nei confronti dell’aborto, con campagne come “Ho abortito”, in cui giovani donne faroesi apparivano in video in cui dichiaravano di aver abortito, alcune delle quali ne descrivevano le circostanze».

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«Le nostre ultime elezioni parlamentari si sono svolte nel dicembre 2022 e molti hanno ritenuto che la posizione di un politico sulla vita fosse essenziale per esprimere il nostro voto. Ma la maggior parte dei politici era titubante nell’esprimere la propria opinione prima delle elezioni. So che molti cristiani pro-life hanno votato per uno dei partiti (Javnaðarflokkurin), che è stato volutamente vago sull’argomento. Lo Javnaðarflokkurin è finito per essere uno dei partiti chiave nella legalizzazione dell’aborto». Notiamo qui come la grande tradizione democristiana, che in Italia vide proprio un governo dei «cattolici» della DC approvare la legge figlicida e genocida 194/78.

 

«Al politico pro-life di Javnaðarflokkurin è stato offerto un nuovo posto da ministro (con uno stipendio significativamente migliore), e così ha lasciato il suo seggio parlamentare lo stesso giorno in cui si è tenuta la prima votazione per legalizzare l’aborto, il 2 dicembre. Era necessaria una seconda votazione, che si è tenuta il prima possibile, il 4 dicembre» accusa l’attivista.

 

Anche nelle Faroe nel 2025, gli schemi della propaganda feticida sembra gli stessi di sempre.

 

«I dibattiti pro-aborto si sono concentrati solo sulla questione: “Dovrebbe decidere la donna o il medico?”. Non erano affatto disposti ad affrontare il tema del nascituro. La legge attuale richiede che due medici firmino un certificato che attesti che la persona che desidera abortire soddisfa i requisiti stabiliti dalla legge. La legge è vecchia e vaga, il che mette i medici in una posizione scomoda. I pro-aborto sostenevano che, poiché “nessuno sceglierebbe un aborto se non in caso di assoluta necessità”, spetta alla persona che “si assumerà tutte le conseguenze e ogni responsabilità in seguito” decidere».

 

«Uno degli argomenti che continuavano a ripetere era che le giovani donne avrebbero lasciato il Paese se non avessero avuto “diritti” paragonabili a quelli dei Paesi vicini».

 

On connait la chanson.

 

Come riportato da Renovatio 21, egli ultimi anni vari Paesi hanno cambiato la legislazione sull’aborto. La Colombia quattro anni fa ha legalizzato il feticidio. L’India ha reso legale abortire per «povertà», mentre la Thailandia ha esteso la tempista a 20 settimane. Londra ha invece confermato la legalità dello sterminio dei down in grembo materno, mentre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato per il libero figlicidio eugenetico in Polonia.

 

Una proposta di legge sull’aborto è stata avanzata mesi fa ad Andorra, mentre un altro piccolo Stato, il principato di Monaco, ha visto il principe Alberto rifiutarsi di firmare la legge.

 

 

Secondo alcuni calcoli, negli USA l’aborto ha spazzato via il 28% della generazione Z.

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Immagine di Vincent van Zeijst via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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Pericolo di introduzione dell’aborto in un testo europeo

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La Fondazione NEOS e l’Assemblea per la Vita hanno espresso in una dichiarazione la loro profonda preoccupazione e il loro categorico rifiuto all’inclusione di riferimenti all’aborto nella bozza di Direttiva (UE) 2024/1385 sulla violenza contro le donne e la violenza domestica.   Questo sarebbe il primo testo giuridico europeo a legittimare l’aborto. Queste organizzazioni sono particolarmente preoccupate per il fatto che questo sviluppo avvenga con il sostegno del Partito Popolare Europeo (PPE). Le due entità denunciano quello che considerano un uso fraudolento del processo legislativo europeo.   La loro dichiarazione spiega che, nel contesto della stesura di una norma che mira a stabilire un quadro comune per la lotta contro reati come la violenza sessuale, la violenza domestica, le mutilazioni genitali femminili e il matrimonio forzato, viene introdotta una questione completamente estranea a questo obiettivo.

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È particolarmente grave che l’inclusione dell’aborto nella risposta istituzionale alla violenza contro le donne, oltre a essere estranea all’obiettivo di questa direttiva, contraddica la finalità stessa della norma. Sostengono che ciò equivarrebbe a sancire, come diritto, l’esercizio di una specifica forma di violenza «perpetrata contro gli esseri umani più vulnerabili, non ancora nati».  

Primo testo giuridico europeo a legittimare l’aborto

Tuttavia, secondo queste organizzazioni, la natura fraudolenta della procedura non ne attenua la gravità. Se adottata definitivamente, la direttiva potrebbe diventare il primo testo giuridico europeo a legittimare di fatto l’aborto come diritto, attraverso una strategia di approcci successivi già osservata in altri ambiti e i cui effetti a lungo termine si sono rivelati disastrosi.   Inoltre, questa manovra costituisce un’ulteriore violazione del principio di sussidiarietà, in quanto comporta un’ingerenza dell’Unione Europea in un ambito di competenza esclusiva degli Stati membri.

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Critiche al Partito Popolare Europeo

Queste organizzazioni sono particolarmente preoccupate che questo cambiamento avvenga con il sostegno del Partito Popolare Europeo (PPE).   Sebbene i risultati delle ultime elezioni europee riflettano una maggioranza di forze politiche che, almeno sulla carta, rifiutano il riconoscimento dell’aborto come diritto europeo e difendono il principio di sussidiarietà, le contraddizioni interne del Partito Popolare Europeo e, in particolare, del Partito Popolare Spagnolo, hanno portato questi partiti ad allinearsi con le forze di sinistra, tradendo così le aspettative e, a volte, gli impegni assunti con i propri elettori.   Dato che questo testo deve ancora essere votato nella sessione plenaria del Parlamento europeo, NEOS e l’Assemblea per la Vita lanciano un forte appello a:   Rimuovere tutti i riferimenti all’aborto dalla direttiva. Rispettare le competenze nazionali esclusive. Porre fine alle iniziative che incoraggiano l’accesso transfrontaliero all’aborto. Riaffermare l’umanesimo europeo e la difesa della vita in tutte le sue fasi.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News    

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