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Il Vaticano conferma il controverso progetto di un ristorante sulla terrazza della Basilica di San Pietro
Il Vaticano ha confermato l’esistenza di un progetto per ampliare l’attuale area di ristoro sulla terrazza della Basilica di San Pietro, trasformandola in una struttura più ampia simile a un bistrot, con una possibile inaugurazione nel 2026 in occasione del 400° anniversario della consacrazione della basilica.
Giovedì, Il Messaggero ha rivelato l’esecuzione di lavori riservati sulla terrazza della Basilica di San Pietro, finalizzati alla realizzazione di un bistrot. Oggi, nonostante le perplessità espresse da numerosi sacerdoti e vescovi riguardo all’opportunità di introdurre un simile servizio nel cuore del cattolicesimo – proprio al di sopra della tomba del primo Papa –, la Santa Sede ha ufficialmente confermato i piani.
Attraverso un comunicato, il Vaticano ha precisato che i lavori in corso mirano a espandere il punto ristoro già esistente sulla terrazza principale della Basilica di San Pietro, convertendolo in uno spazio più ampio in stile sobrio e consono al luogo sacro. Gli interventi sfruttano gli ex magazzini un tempo utilizzati dai Sampietrini, gli operai addetti alla manutenzione quotidiana della basilica. Lo scopo dichiarato è gestire l’incremento dei flussi turistici e di pellegrinaggio; l’inaugurazione potrebbe avvenire entro Pasqua 2026 o in concomitanza con il 400° anniversario della consacrazione della Basilica, fissato per il 18 novembre 2026.
Nel comunicato ufficiale si legge che per far fronte agli accresciuti flussi di visita, è allo studio un ampliamento della superficie della terrazza visitabile dai pellegrini. Questo permetterebbe di alleggerire la concentrazione dei visitatori in Basilica, e favorire un clima di maggior raccoglimento. In questa prospettiva, si renderebbero disponibili alcuni spazi dove poter ampliare il piccolo punto di ristoro già esistente, dallo stile sobrio e consono al contesto, rispettoso della sacralità del luogo, e che viene incontro alle necessità dei pellegrini.
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Il progetto interessa la vasta terrazza sopra la navata della Basilica, situata proprio dietro le imponenti statue degli apostoli. In passato chiusa al pubblico, oggi offre panorami mozzafiato su Roma e fa parte del percorso di accesso alla cupola.
I lavori procedono con la massima discrezione sotto la supervisione della Fabbrica di San Pietro, l’ente preposto alla manutenzione e all’amministrazione della Basilica. Fonti interne citate da Il Messaggero hanno indicato che arredi e materiali sono già sul posto, suggerendo una fase avanzata dei cantieri, sebbene non sia stata annunciata una data di completamento definitiva.
A quanto pare, i canonici della Basilica non sarebbero stati ufficialmente informati del progetto. I lavori erano stati tenuti rigorosamente segreti dalla Fabbrica di San Pietro e dall’arciprete, ha riportato Il Messaggero.
La responsabilità del progetto ricade sul cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica Papale, vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. Francescano conventuale italiano, creato cardinale da Papa Francesco nel 2020, Gambetti ha competenza sulle decisioni relative all’accesso, alla gestione dei visitatori e all’utilizzo degli spazi interni e limitrofi al complesso basilicale.
La conferma ha acceso un acceso dibattito all’interno del clero romano. Diversi prelati, interpellati in forma anonima, hanno manifestato perplessità sull’idea di consentire a gruppi di visitatori di consumare pasti e bevande proprio sopra la tomba di San Pietro. Un sacerdote ha dichiarato a Il Messaggero che sarebbe «impensabile avere qualcosa del genere sul tetto di una sinagoga, al Muro Occidentale, sopra la Kaaba alla Mecca o sulla terrazza di Westminster».
Il cardinale Gambetti è stato inoltre criticato in relazione a una serie di gravi episodi di profanazione verificatisi nella Basilica negli ultimi anni. Il 17 gennaio, un individuo non identificato è salito sull’altare della Cappella del Santissimo Sacramento e ha scaraventato a terra candelieri, ostensorio e croce mentre il Santissimo era esposto all’adorazione perpetua, scatenando un immediato rito penitenziale di riparazione.
Il 10 ottobre 2025, un uomo ubriaco si è denudato e ha urinato sullo stesso altare. Inizialmente non era stato previsto un rito riparatore immediato, eseguito solo dopo l’intervento diretto di Papa Leone XIV. Tra gli episodi precedenti figurano un cittadino rumeno che, il 7 febbraio 2025, è salito sull’altare, ha rovesciato candelieri e rimosso la tovaglia senza che fosse celebrato un rito penitenziale; e un uomo nudo che, il 1° giugno 2023, è salito sull’Altare della Confessione gridando un messaggio pro-Ucraina.
Il mandato quinquennale del cardinale Gambetti come vicario generale per la Città del Vaticano e arciprete della Basilica scadrà il 20 febbraio. In quella data, Papa Leone XIV deciderà se prorogarlo o nominare un nuovo responsabile.
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Immagine di Livioandronico2013 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Leone risponde: «Non ho paura dell’amministrazione Trump»
WATCH: Pope Leo XIV—speaking to journalists on the papal flight to Algeria today—responds to NBC reporter regarding President Donald Trump’s Truth Social.
NBC: “What do you think? He said you were terrible at foreign policy, you have fear of the Trump administration.” POPE LEO… pic.twitter.com/Jd3tLm9Bv4 — Diane Montagna (@dianemontagna) April 13, 2026
The Pope has no obligation to submit to any political leader, only to God alone.
Encouraging to see Pope Leo stand firm in the faith after Trump’s disparaging Truth Social post. The Church exists to serve Jesus Christ, and has and will continue to endure far beyond politics. pic.twitter.com/e1WisLTVVc — Lila Rose (@LilaGraceRose) April 13, 2026
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Papa Leone nomina nuovo nunzio in Germania un vescovo pro-vita e contrario all’ideologia di genere
Papa Leone XIV ha nominato l’arcivescovo olandese Hubertus van Megen nuovo nunzio apostolico in Germania. Giovedì, la Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato che monsignor van Megen diventerà il nuovo nunzio apostolico al termine del mandato dell’arcivescovo Nikola Eterovic.
Monsignor Van Megen è stato un diplomatico vaticano per decenni, con incarichi in Somalia, Brasile, Israele e Slovacchia, nonché presso la Missione vaticana alle Nazioni Unite.
All’inizio del 2014 papa Francesco aveva nominato l’olandese nunzio apostolico in Sudan e arcivescovo titolare di Novaliciana (titolo onorifico per un nunzio papale). Poco dopo, è diventato anche nunzio in Eritrea. Nel 2019, è stato trasferito a Nairobi, in Kenya, per ricoprire l’incarico di nunzio in Kenya e Sud Sudan, nonché di osservatore permanente presso il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani.
Negli ultimi decenni, monsignor Van Megen ha criticato lo sviluppo morale e filosofico del mondo occidentale. Nel settembre 2019, durante una visita all’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Orientale (AMECEA) a Nairobi, ha affermato: «fli africani possiedono un dono molto speciale che non devono perdere. Se lo perdete, seguirete la stessa strada dell’Occidente, che significa la fine di una società funzionante».
«Una società può funzionare solo se esiste un senso di comunità, che manca nelle società occidentali», ha affermato, aggiungendo che in Occidente le persone non si assumono alcuna responsabilità né a livello governativo né all’interno della famiglia. «La gente non si cura degli altri, nemmeno dei propri figli», ha detto il nunzio.
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Il prelato ha incoraggiato la Chiesa africana a diffondere la cultura della comunità nei Paesi che avevano perso questo senso. Nonostante sfide come la corruzione, le malattie, la guerra o la povertà, gli africani conservano ancora un forte senso del valore della vita umana, affermò van Megen.
Durante una consacrazione episcopale in Kenya nel 2024, l’arcivescovo ha affermato che «gli insegnamenti della società occidentale sull’aborto, l’eutanasia e la teoria di genere sono chiari sintomi di una società che ha perso la sua bussola interiore e sta andando alla deriva impotente nel mare in tempesta dei desideri umani, sballottata e indebolita sotto ogni aspetto».
Secondo monsignor van Megen, è evidente che la società laica occidentale ha perso la sua forza ed è sempre più concentrata su se stessa. Ha ripreso una dichiarazione dell’arcivescovo di Kinshasa, il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, che solo pochi mesi prima aveva descritto la Chiesa in Europa come “indebolita”.
In un’intervista a Vatican News, monsignor van Megen ha affermato di cercare di costruire un ponte tra il Vaticano e la Chiesa locale nel suo ruolo di nunzio apostolico in diversi Paesi. Tuttavia, ha aggiunto che «alla fine, tutto si riduce all’obbedienza a Pietro; questa è la mia responsabilità primaria».
L’arcivescovo neerlandese si troverà in una posizione difficile, dovendo confrontarsi con l’eretico Cammino sinodale tedesco e con i progetti di riforma eterodossi ad esso associati. Il 31 marzo, il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Heiner Wilmer, ha consegnato al Vaticano, per l’approvazione, lo statuto di una proposta «Conferenza sinodale», un organismo che consentirebbe ai laici cattolici di partecipare all’autorità dei vescovi.
Il suo predecessore, l’arcivescovo Eterović, pur mantenendo un tono diplomatico, si è espresso apertamente contro i tentativi di alcuni vescovi tedeschi di modificare la dottrina della Chiesa. In risposta alle richieste eterodosse di«”riforma» in Germania, Eterović ha ripetutamente invocato l’insegnamento della Chiesa, il diritto canonico e l’autorità del papa, alla quale i vescovi devono sottomettersi.
Il sito web di sinistra dei vescovi tedeschi, katholisch.de, ha concluso che, in base alle dichiarazioni di monsignor van Megen, è probabile che adotti un approccio simile a quello del suo predecessore.
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Immagine di Kleon3 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Francia, la Chiesa indaga sui battesimi degli adulti
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La prova come fattore scatenante
Per molti, il cammino verso la Chiesa non inizia con certezze, ma con una rottura. Secondo i dati raccolti, quasi il 40% dei catecumeni intraprende questo percorso dopo una prova personale. Malattia, la morte di una persona cara o una rottura improvvisa agiscono come shock esistenziali. Di fronte alla fragilità dell’esistenza, il battesimo appare come una risposta a un bisogno viscerale di significato e consolazione. Nel silenzio di una chiesa o nel mezzo della preghiera, questi candidati affermano di aver trovato una «pace interiore» e una forma di serenità che non trovavano altrove.Risveglio spirituale e ricerca di una vita esemplare
Se la sofferenza è una forza trainante, l’esperienza spirituale diretta lo è altrettanto. Un terzo dei neobattezzati menziona un incontro significativo, non necessariamente con un testo, ma con una persona o un luogo. La bellezza della liturgia – molti battezzati partecipano alla Messa tradizionale in latino – l’accoglienza di una comunità di credenti o la storia di vita di un amico cristiano sono tutti elementi catalizzatori. Questi «testimoni» sono essenziali: rendono la fede tangibile e accessibile. Più recentemente, anche i social media hanno iniziato a dare i loro frutti. Sebbene il loro impatto rimanga modesto (circa l’11% delle applicazioni), l’influenza di figure cristiane su Instagram o TikTok contribuisce a demistificare le questioni religiose per le giovani generazioni.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un profilo sempre più distante dalla tradizione familiare
Uno dei risultati più sorprendenti dell’indagine è il cambiamento sociologico tra coloro che cercano il battesimo. Sebbene la maggioranza provenga ancora da famiglie di tradizione cristiana, questo fondamento si sta erodendo. Al contrario, il numero di persone provenienti da famiglie “non religiose” è in forte aumento e rappresenta ormai un quarto del totale. In quest’epoca di secolarizzazione, in cui le tradizioni si stanno erodendo sempre più, il battesimo sta diventando una scelta sempre più personale, spesso una decisione lunga e ponderata, lontana da qualsiasi conformismo sociale. Unendosi alla comunità cattolica, questi nuovi cristiani – per lo più provenienti da contesti di classe operaia (operai, impiegati) – affermano di essere alla ricerca di una «bussola» per costruire la propria vita su quelle che considerano solide fondamenta. Si tratta di una sfida significativa, poiché questi nuovi convertiti cercano un nutrimento spirituale ben più sostanzioso del movimento Pierres vivantes e di altri surrogati di un progressismo ormai superato. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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