Politica
Il sindaco di Nuova York giura sul Corano di portare una «nuova era»
Zohran Mamdani ha giurato come 110º sindaco della città di Nuova York, diventando il primo musulmano di origine africana e indiana a rivestire questa carica.
Giovedì, il trentiquattrenne ha prestato giuramento a mezzanotte su un Corano secolare in una stazione della metropolitana da tempo chiusa, situata sotto il municipio.
Nel discorso di insediamento tenuto successivamente all’esterno del municipio, Mamdani ha ribadito con forza la sua ideologia socialista democratica, impegnandosi a «governare in modo espansivo e audace».
«Cari newyorkesi, oggi inizia una nuova era!», ha proclamato in un intervento di quasi 25 minuti davanti a una folla di circa 4.000 persone.
«Sono stato eletto come socialista democratico e governerò come socialista democratico», ha dichiarato. «Non abbandonerò i miei principi per paura di essere considerato radicale».
Mamdani, in precedenza un legislatore statale poco noto, si è impegnato a introdurre un servizio universale di assistenza all’infanzia, a bloccare gli aumenti degli affitti, a rendere gratuiti gli autobus e a tassare i residenti più abbienti della città per finanziare il suo programma.
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Il neosindaco neoeboraceno respinto esplicitamente l’influenza della ricchezza e del potere sulla gestione della città, promettendo di rispondere al popolo e non a «qualsiasi miliardario o oligarca che pensi di poter comprare la nostra democrazia».
Alla cerimonia hanno preso parte alleati progressisti, tra cui il senatore Bernie Sanders, che ha amministrato il giuramento pubblico, e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, che ha definito la sua elezione una risposta a «tempi insostenibili e senza precedenti».
La linea politica radicale di Mamdani è stata oggetto di controversie e critiche sia da conservatori che da democratici. Il socialista musulmano è stato un aperto critico della campagna militare israeliana a Gaza, da lui definita «genocidio», e ha promesso di arrestare il premier israeliano Benjamin Netanyahu in esecuzione di un mandato della Corte Penale Internazionale qualora visitasse Nuova York.
In risposta, il sindaco uscente Eric Adams ha emanato ordini esecutivi contrari al disinvestimento da Israele e che vietano le proteste vicino ai luoghi di culto.
Il presidente Donald Trump, che in campagna elettorale aveva chiamato Mamdani un «lunatico comunista» e aveva minacciato di tagliare i fondi federali alla città, ha assunto un tono decisamente diverso dopo un incontro alla Casa Bianca a novembre.
«Posso dirvi che alcune delle mie opinioni sono cambiate… Sono molto fiducioso che possa fare un ottimo lavoro», ha affermato Trump. Mamdani, a sua volta, ha descritto l’incontro come «produttivo», pur ribadendo in seguito di considerare Trump un «fascista».
Mamdani ha lanciato un messaggio di unità nel suo discorso inaugurale, promettendo di rappresentare tutti i newyorkesi. «Nonostante le nostre differenze, vi proteggerò, festeggerò con voi, piangerò insieme a voi e non mi nasconderò mai da voi», ha concluso.
La vittoria di Mamdani nella metropoli a maggioranza democratica è arrivata malgrado l’aspra resistenza dei conservatori e il tiepido sostegno dei democratici moderati. Trump lo aveva bollato come un «lunatico comunista», pronosticando che le sue politiche avrebbero spinto i residenti a riversarsi da Miami. «La gente di Nuova York fuggirà dal comunismo» aveva detto il presidente.
Mentre Mamdani scalava i sondaggi verso il trionfo, Trump aveva minacciato di tagliare i fondi federali alla città. Il sindaco eletto ha sempre attaccato diverse iniziative trumpiane, in particolare quelle mirate a intensificare il controllo federale sull’immigrazione a Nuova York, dove quasi il 40% della popolazione è nata all’estero.
Tuttavia, in seguito, ha ospitato nello Studio Ovale il Mamdani per dire che «potrebbe fare un ottimo lavoro».
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Come riportato da Renovatio 21, il socialista nato in Uganda da un professore universitario sciita e dalla regista indiana di fama internazionale Mira Nair, è affiliato con chi vuole la distruzione della famiglia e gli aborti in chiesa.
Il figlio di papà e mammà estremista ha colpito molti, anche e soprattutto nel Partito Democratico, per la sua mancanza totale di esperienza – non ha mai lavorato un giorno in vita sua, dicono.
Tuttavia, l’inesperienza è compensata dalla fumosa ideologia de facto neocomunista – o una versione cosplay di essa.
«Sono stato eletto come socialista democratico e governerò come socialista democratico (…) Sostituiremo il rude individualismo con il calore del collettivismo» ha dichiarato al microfono durante il suo insediamento.
Top quotes from Zohran Mamdani’s inaugural speech:
“I was ELECTED as a Democratic Socialist, and I will GOVERN as a Democratic Socialist.”“We’ll replace rugged individualism with the warmth of collectivism.”
And yes – his inauguration literally opened with the “Socialist… pic.twitter.com/eL6gKvX7do
— DBrown 🇺🇸 (@davebrownlive) January 1, 2026
Il grande potere finanziario che alligna a Wall Street tuttavia non sembra preoccupatissima, quando di fatto è abituata a sostenere politici e movimenti estremisti all’estero. Questa volta, un po’ come per la rivoluzione colorata di Black Lives Matters di cinque anni fa, si tratta semplicemente di applicare le formule in casa.
Ecco, per esempio una bella foto di Mamdani, sorridente nella classica smorfia che probabilmente ad un certo punto gli fa dolere i muscoli del volto, con l’erede dell’impero Soros Alex, figlio di Giorgio Soros in persona.
So proud to be a New Yorker! The American dream continues!
Congrats, Mayor @ZohranKMamdani 🇺🇸🗽🌊 pic.twitter.com/nvR5Zb46TI
— Alex Soros (@AlexanderSoros) November 5, 2025
I neoboraceni tutti dovrebbero, a questo punto, andare a rileggersi La fattoria degli animali di Giorgio Orwell.
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Immagine di NYC Mayor’s Office via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Politica
I senatori americani temono che Trump possa inviare truppe di terra in Iran
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Pensiero
Chi era Ali Khamenei? Il sito di Meyssan offre una biografia critica
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire, il sito del noto analista geopolitico francese Thierry Meyssan, che offre una breve biografia dai toni critici dell’aiatollà Khamenei. Si tratta forse dell’unico intervento dai toni talvolta aspri apparso in questi giorni riguardo la vita della guida della Rivoluzione Iraniana assassinato dall’operazione congiunta di USA ed Israele. Ricordiamo che le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Ali Khamenei era un erudito mussulmano. Difese ciò che aveva compreso della rivoluzione islamista di Ruhollah Khomeini e si ritagliò un potere su misura.
Iniziò la sua carriera all’ombra di Hachemi Rafsandjani, – presidente del parlamento dal 1980 al 1989, che trasse beneficio personale dell’Irangate, e presidente della Repubblica dal 1989 al 1997. Fu con il suo aiuto che Khamenei venne nominato Guida della Rivoluzione. In quell’occasione elaborò il concetto di Velayet-e-faqih, la tutela del saggio, con cui privò il già alleato Rafsandjani di ogni potere. Contrariamente a un’idea diffusa, non si tratta di un antico articolo di fede sciita, ma di un’idea moderna, che formula in termini religiosi sciiti un concetto di Platone.
Khamenei assegnò alla sua funzione di Guida della Rivoluzione – che non ha alcun rapporto con quella del predecessore Khomeini – un budget indipendente da quello dello Stato. Poté così beneficiare dell’aumento del prezzo del gas e del petrolio rispetto a quello usato come parametro per il bilancio dello Stato. Ebbe a disposizione finanziamenti esorbitanti di cui l’opinione pubblica non era consapevole.
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Diede impulso al Paese affinché si sviluppasse senza occidentalizzarsi, nella tradizione dello scrittore Jalal Al-e-Ahmad.
Trasformò la sua guardia personale, i Guardiani della Rivoluzione, noti come Pasdaran, in un super-esercito esterno e relativizzò il ruolo dell’esercito di leva.
Sabotò i tentativi di riforme liberali del residente Mohammad Khatami (1997-2005) e favorì l’elezione di un Guardiano della Rivoluzione, l’ingegnere nazionalista Mahmud Ahmadinejad, alla presidenza della Repubblica (2005-2013), di cui presto ostacolò il programma di laicizzazione della società.
Per contrastare ogni divisione interna del Paese, ogni volta che sorgeva un conflitto Khamenei favorì l’istituzione di commissioni di arbitrato. Alla fine, queste commissioni divennero talmente numerose da paralizzare ogni decisione politica: solo le attività dei Guardiani della Rivoluzione continuarono a funzionare.
Sebbene vivesse in modo molto sobrio, si circondò di un governo occulto, formato da «consiglieri» che disponevano, a loro volta, di poteri ben superiori a quelli dei ministri. Alcuni di loro mandarono le famiglie all’estero, dove poterono spendere a profusione il denaro del Paese.
Khamenei si preoccupò di coltivare il sostegno popolare al clero sciita. Lo riorganizzò in base all’anzianità, in modo che fosse amministrato dai membri più anziani. Lasciò la giustizia nelle mani della frangia più oscurantista del clero, aprendo la strada all’elezione alla presidenza della Repubblica del fanatico Ebrahim Raïssi (2021-2024).
Dal 2011 Khamenei coltivò l’ambizione di diventare la guida non solo della nazione iraniana, ma anche di tutto il mondo arabo. Organizzò conferenze internazionali a cui invitò tutte le fazioni mussulmane, compresa la Confraternita dei Fratelli Mussulmani.
L’esito fu la trasformazione della funzione di Guardiano della Rivoluzione in una gerontocrazia bigotta che impose, prima con il sorriso, poi con la violenza, il proprio ordine morale. Khamenei non è stato quindi un dittatore, ma un abile religioso che ha messo il Paese nelle mani di una giustizia oscurantista e lo ha condotto alla rovina.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Chi era Ali Khamenei?», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 6 marzo 2026.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Politica
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