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Gender

Rapporto americano smentisce i timori sul suicidio dei giovani trans

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

L’argomento più potente per l’assistenza di affermazione di genere per i bambini con disforia di genere è la minaccia del suicidio. «Preferiresti avere un figlio vivo o una figlia morta?» è la brutale alternativa presentata ai genitori.

 

Questo punto di vista è stato fortemente sostenuto dall’amministrazione Biden così come da molti giornalisti e medici.

 

Una dichiarazione di Health and Human Services rilasciata a marzo ha dichiarato che: «un ambiente sanitario sicuro e affermativo è fondamentale per promuovere risultati migliori per bambini e adolescenti transgender, non binari e di altro genere».

 

Tuttavia, un rapporto della conservatrice Heritage Foundation scritto da Jay Greene sostiene che le affermazioni di tassi di suicidio elevati per i giovani a cui vengono negate le cure che affermano il genere sono deboli.

 

«Solo una manciata di studi esamina la relazione tra i trattamenti con ormoni sessuali incrociati e i rischi di suicidio che confrontano i risultati per gli adolescenti che hanno ricevuto tale assistenza con quelli che l’hanno cercata ma non l’hanno ricevuta. Nessuno studio utilizza un disegno di ricerca causale, come uno studio randomizzato controllato, che è in genere richiesto per l’approvazione dei farmaci. Invece, molti di questi studi confrontano i minori che hanno ricevuto interventi con coloro che non sono stati in grado di ottenerli e trovano tassi più bassi di contemplare il suicidio».

 

Il rapporto afferma che ci sono difetti fondamentali in alcune delle ricerche trans-friendly. Gli studi di supporto si sono basati su sondaggi su adulti trans reclutati da gruppi di difesa, che è improbabile che siano rappresentativi.

 

Inoltre, una condizione per ricevere queste cure è la stabilità psicologica. Se alle persone sono state negate le cure, potrebbe essere stato che avevano già una condizione di salute mentale.

 

«Quindi, in realtà, tutto ciò che stanno scoprendo è che le persone pensano di più al suicidio se iniziano con problemi di salute mentale più gravi», ha detto Greene a The Hill. «Non stanno scoprendo che i farmaci sono protettivi».

 

In effetti, Greene afferma che «facilitare l’accesso ai trattamenti cross-sex senza il consenso dei genitori aumenta significativamente i tassi di suicidio».

 

«Confrontiamo i tassi annuali di suicidio dei giovani negli Stati che consentono ai minori di accedere alle cure senza il consenso dei genitori con gli stati che non lo fanno. I dati non mostrano chiaramente alcuna differenza nei tassi di suicidio giovanile tra questi due gruppi di stati per oltre un decennio prima del 2010, quando inizia questo uso di bloccanti della pubertà e ormoni sessuali incrociati. In quel periodo, emerge una differenza nei tassi di suicidio e il divario accelera dopo il 2015, quando i trattamenti sessuali incrociati diventano più comuni».

C’è un aumento del 14% dei tassi di suicidio tra i giovani entro il 2020 negli stati che hanno una disposizione che consente ai minori di accedere alle cure senza il consenso dei genitori rispetto agli stati che non lo fanno.

 

Un più facile accesso ai bloccanti della pubertà e agli ormoni sessuali incrociati da parte dei minori ha effettivamente esacerbato i tassi di suicidio.

 

Il rapporto conclude che «la scienza non dimostra che i bloccanti della pubertà e gli ormoni sessuali incrociati siano necessari per prevenire i suicidi. Anzi, semmai, dimostra il contrario».

 

Il rapporto è stato maltrattato dagli attivisti LGBTQI+.

 

Jack Turban, un ricercatore di psichiatria infantile e adolescenziale presso la Stanford University School of Medicine, lo ha descritto come «assurdo».

 

«L’intero rapporto si basa sul presupposto errato che i minori possano accedere facilmente agli ormoni senza il consenso dei genitori», ha twittato .

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Epidemie

Vaccino vaiolo delle scimmie, il ministero dà la priorità agli omosessuali di orge con la droga

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Sono arrivate in Italia alcune dosi del vaccino contro il vaiolo delle scimmie.

 

Si tratta di un numero esiguo di sieri, solo 5.200, che saranno somministrate allo Spallanzani di Roma, il famoso istituto di malattie infettive che per qualche ragione abbiamo imparato a conoscere durante la pandemia. A fine 11 mila dosi dovrebbero arrivare per esser disturbiate alle regioni che registrano il maggior numero dei contagi: Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto.

 

Il direttore dell’OMS Tedros ha dichiarato il vaiolo delle scimmie un’emergenza mondiale, a quanto sembra scavalcando il parare della stessa commissione preposta. Secondo l’ente, i casi al 23 luglio sarebbero 26.500 in tutto il mondo, con 9 decessi.

 

Dopo i primi imbarazzi, è emerso chiaramente che la malattia colpiva soprattutto – al 99%, secondo il dato britannico – la popolazione dei maschi omosessuali attivi, con focolai a seguito di eventi gay di massa, che abbondano in ogni dove durante il mese di giugno, oramai consacrato dal mondo moderno come «mese dell’orgoglio gay». L’OMS, dopo aver inizialmente detto che la partecipazione alle parate omo non era da evitarsi, ha comunque raccomandato ai maschi gay di «limitare i partner sessuali».

 

Il ministero della Salute della Repubblica Italiana ha quindi diramato una circolare in cui vengono indicate le categorie di persone, oltre al «personale di laboratorio con possibile esposizione diretta a orthopoxvirus»,  cui andrebbero riservate le poche migliaia di dosi di vaccino arrivate:

 

«Persone gay, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) che rientrano nei seguenti criteri di rischio: storia recente (ultimi 3 mesi) con più partner sessuali; partecipazione a eventi di sesso di gruppo; partecipazione a incontri sessuali in locali/club/cruising/saune; recente infezione sessualmente trasmessa (almeno un episodio nell’ultimo anno); abitudine alla pratica di associare gli atti sessuali al consumo di droghe chimiche (Chemsex)».

 

Vi diamo il tempo di stropicciarvi gli occhi e provare a leggere.

 

Il ministero, in pratica, non solo ammette la preminenza della malattia presso i maschi gay, ma descrive in dettaglio tutta una serie di pratiche risapute, ma per lo più taciute per decenza dalla società e dai suoi media che vogliono accomunare gli omosessuali agli eterosessuali, coppiette per bene che pagano le tasse, preparano le torte e quindi hanno diritto di sposarsi e di «avere» (con l’adozione o più spesso con la riproduzione artificiale) dei bambini.

 

Insomma, una circolare ministeriale potrebbe infrangere l’immagine «borghese» che l’omosessualismo era riuscito a crearsi dopo anni e anni in cui le loro pratiche erano associate più ad oscurità dionisiache – quelle, appunto delle dark room che pare citare la circolare ministeriale.

 

La promiscuità degli omosessuali è oggi un tabù: non lo era tuttavia quando trovarono il paziente zero dell’AIDS, allora chiamata Gay Related Immunodeficiency (GRID), lo steward canadese Gaëtan Dugas, che ammise di avere centinaia di partner sessuali all’anno per un computo che superava, nel solo Nordamerica, i 2500 dal 1972.

 

Quando il ministero scrive «partecipazione a eventi di sesso di gruppo», usa la parafrasi per non dire, con una semplice, breve parola, «orgia» – una pratica che a questo punto uno si immagina sia popolare su quelle sponde, se c’è perfino il rischio di ammalarsi di vaiolo delle scimmie.

 

Si parla di club: sono quelli magari affiliati a qualche circuito a sua volta legato in qualche modo alla politica? Non lo sappiamo, però adesso sappiamo che esistono: locali dove si consumano «incontri sessuali». Ma è legale? Come si chiamano nel mondo «eterosessuale», questi luoghi? La legge Merlin può c’entrare qualcosa? Non risponderemo noi.

 

Siamo scioccati anche da quest’altra rivelazione: ma quindi, nelle saune, avvengono rapporti omosessuali? In sauna, nonostante la calura,  si può prendere il vaiolo delle scimmie?

 

E poi ancora: «recente infezione sessualmente trasmessa (almeno un episodio nell’ultimo anno)» cosa vuol dire? Vuol dire che, oltre al vaiolo delle scimmie, questi tizi possono avere preso anche un’altro morbo? Cos’è, un ambo nella tombola del contagio? E quale sarebbe l’altra malattia sessualmente trasmessa? L’AIDS? Lo scolo? La candida? Ma perché? Queste malattie circolano tra i gay? Anche qui, siamo spiazzati.

 

Stupisce pure come la circolare contenga parole gergali sconosciute ai profani, cioè ai non-gay: il crusing, abbiamo cercato su Google senza aprire la pagina saltata fuori limitandoci a copincollare dalla pagina di ricerca, è definito «il battuage (…): l’andar per boschi, pinete e luoghi impervi, nascosti o bui, spiagge e parcheggi, bagni pubblici o stazioni di servizio alla ricerca di un piacere effimero, fine a se stesso e senza coinvolgimento emotivo».

 

Ma quindi, i luoghi della natura, le piazzole di sosta, i cessi pubblici (esistono ancora?) sono luoghi di incontro omofilo? E ancora, «senza coinvolgimento emotivo» significa che si tratta di sesso conosciuti, rapporti disindividuanti, nei quali nemmeno vuol sapere chi ci sia dall’altra parte dell’accoppiamento? Un sesso senza amore, che la canzone di Venditti ci ha insegnato essere impensabile?

 

Cruising, adesso che ricordiamo, è anche il titolo di una vecchia pellicola con Pacino, una delle sue prime, diretta dal regista de L’esorcista William Friedkin. In effetti, la storia che racconta è simile: omicidi nel mondo omosessuale di Nuova York, un poliziotto si infiltra nel giro scoprendone le regole e i misteri.

 

Stupisce ancora una volta la preparazione ministeriale che parla di «Chemsex»: si tratta dell’uso di droghe sintetiche (metanfetamina, mefedrone, GHB, GBL, popper) all’interno di festini omosessuali.

 

Un caso dell’anno passato, che riguardava il consigliere di un celebre politico, ci pare si possa ascrivere al fenomeno, anche se i contorni della vicenda, da cui è uscito senza conseguenze penali, sono ancora oscuri.

 

Nel Chemsex la droga, scrive Wikipedia, serva a «facilitare o migliorare l’attività sessuale. Dal punto di vista sociologico, si riferisce a una sottocultura di tossicodipendenti ricreativi che intraprendono attività sessuali ad alto rischio sotto l’effetto di droghe all’interno di sottogruppi.  Ciò può includere il sesso non protetto durante le sessioni con più partner sessuali che possono continuare per giorni».

 

Eh?

 

Orge drogastiche che durano per giorni? Sesso ad alto rischio? Tra gli omosessuali? Ma non erano quelli bravi, ligi alle regole? Non erano quelli consapevoli dei rischi, specie dopo aver visto la catastrofe dell’AIDS? (Dove, a tirare le fila, c’era sempre Fauci…)

 

Insomma, grazie alla circolare scopriamo cose che non immaginavamo. In pratica, un corso accelerato di antropologia gay.

 

Ma chi si immaginava che questo tipo di sessualità fosse così diversa dalla nostra, che è assai domestica e talvolta – addirittura! – monogamica?

 

Per fortuna che c’è il ministero della Salute, che queste cose invece le conosce, e non ha paura di parlarne.

 

E dire in faccia agli italiani: per il vaiolo delle scimmie, con il quale vi stiamo terrorizzando, la precedenza dovrebbe averla, per aderire bene alla checklist, un-maschio-omosessuale-promiscuo-già-con-malattia-venerea-che-va-con-sconosciuti-in-orge-piene-di-droga. (Accidenti: è proprio quell’immagine «dionisiaca» dell’omosessualità che era sparita dalla mente del mondo…)

 

Non è chiaro come gli interessati dimostreranno ai vaccinatori di avere esattamente questo profilo. Esibiranno una tessera? Quale?

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gender

Arrestato per aver condiviso un meme critico degli LGBT. La psicopolizia è realtà

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Un video circolante ora in rete mostra la polizia britannica arrestare  un veterano dell’esercito dopo che l’uomo ha condiviso un meme su Facebook.

 

A quanto è stato detto, tale meme, che era stato solo condiviso dal cittadino messo agli arresti, avrebbe «causato ansia» a qualcuno, che lo ha quindi segnalato alle forze dell’ordine, che a loro volta hanno ritenuto di dover intervenire fisicamente.

 

Il 51enne Darren Brady è stato arrestato venerdì ad Aldershot, una località a Sud Ovest di Londra, per aver ripubblicato un meme di bandiere LGBT disposte a forma di svastica.

 


Il meme è stato originariamente pubblicato dall’attivista politico conservatore Laurence Fox, il cui account Twitter è stato successivamente bloccato, come riportato dal Daily Mail. Il Fox aveva spiegato che il meme è un modo per attirare l’attenzione sul mese del Pride Month che egli vede sempre più come «forzato da un senso di autoritarismo prepotente».

 

Quando Brady ha ripubblicato il meme su Facebook, qualcuno lo ha denunciato alla polizia, che si è presentata a casa sua, non una ma due volte, scrive Summit News.

 

«La prima volta, Brady ha detto che la polizia gli ha dato la “possibilità” di frequentare un “corso di rieducazione” a proprie spese di 80 sterline per evitare di essere arrestato e potenzialmente accusato di un crimine d’odio».

 

«La polizia è quindi tornata dieci giorni dopo e ha arrestato Brady, così come Harry Miller, un ex agente di polizia diventato attivista che ha cercato di impedire l’arresto».

 

Laurence Fox, l’attivista autore del post condiviso che Brady aveva contattato nel frattempo, ha filmato l’arresto.

 

 

La lista degli psicoreati perseguiti concretamente in Gran Bretagna attuale – davvero degna patria di Orwell – è oramai lunghissima.

 

Elenca sempre Summit News:

 

  • Un uomo del Regno Unito è stato incarcerato per 20 settimane per il “reato” di aver pubblicato meme offensivi di George Floyd nelle chat di gruppo private di WhatsApp e Facebook

 

  • L’anno scorso, una madre di 50 anni in Scozia è stata accusata di «crimine d’odio transfobico» dopo aver ritwittato l’immagine di un nastro di suffragette.

 

  • A giugno, le forze di polizia dell’Essex sono state ridicolizzate per aver twittato il loro sostegno al gay pride , ma nello stesso tweet hanno avvertito gli intervistati che avrebbero «monitorato» le risposte per «crimini d’odio».

 

  • Dopo aver contattato i suoi datori di lavoro, la polizia di Humberside ha interrogato un uomo e gli ha detto di «controllare il suo pensiero» dopo aver pubblicato una filastrocca che offendeva una persona transgender.

 

  • La polizia del Merseyside è stata costretta a rispondere dopo che gli agenti avevano preso parte a una campagna pubblicitaria elettronica fuori da un supermercato in cui affermava che “essere offensivi è un reato”, con le autorità che in seguito hanno chiarito che in realtà non si tratta di un reato.

 


Sì, siamo dentro l’incubo distopico della società post-costituzionale, dove la libertà di espressione è un ridicolo miraggio, e dove si viene perseguiti perfino per ciò che si ospita dentro il proprio foro interiore.

 

La parola giusta è, esattamente: psicopolizia.

 

 

 

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Violenza domestica nelle relazioni LGBT 8 volte superiore a quella degli eterosessuali: rapporto della Giustizia USA

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Secondo un documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), i tassi di «vittimizzazione violenta» erano «significativamente più alti» nelle relazioni tra persone che si identificavano come lesbiche, gay o bisessuali rispetto a coloro che si dicono eterosessuali. Lo riporta Lifesitenews.

 

«Il tasso di vittimizzazione violenta è variato in modo significativo in base all’orientamento sessuale nel periodo 2017-2020», si legge nel rapporto intitolato Violent Victimization by Sexual Orientation and Gender Identity, 2017-2020.

 

Il rapporto, pubblicato nel giugno 2022, ha messo in evidenza un contrasto significativo tra la violenza documentata nelle relazioni «etero» e la violenza documentata nelle relazioni omosessuali, lesbiche o bisessuali.

 

Evidenziando i dati relativi allo stupro o all’aggressione sessuale, il numero di individui «bisessuali» aggrediti è stato 18 volte superiore a quello tra gli individui «etero» ed era oltre il doppio tra le «persone lesbiche o gay» rispetto alle persone «etero».

 

Esaminando in particolare la violenza domestica, che «include vittimizzazioni violente commesse da partner intimi o familiari attuali o precedenti», il rapporto ha rilevato che le relazioni bisessuali hanno subito «circa otto volte» più violenza rispetto alle relazioni eterosessuali.

 

Nel frattempo, la violenza domestica si è verificata a «più del doppio» delle relazioni «lesbiche o gay» rispetto alle relazioni eterosessuali.

 

Ancora più specificamente, il rapporto ha rilevato che per la «violenza intima del partner», che è la violenza eseguita da «solo partner intimi attuali o precedenti», la cifra era oltre 8 volte più alta tra le «persone bisessuali» rispetto alle «persone eterosessuali».

 

Al di fuori delle relazioni, il tasso di vittimizzazione violenta dei maschi che si identificavano come «maschi gay» era il doppio rispetto ai maschi eterosessuali, con le «femmine bisessuali» che subivano quasi 8 volte più violenza delle «donne eterosessuali».

 

I risultati riportati dall’ufficio di statistica giudiziaria del Dipartimento di Giustizia sono simili a quelli riportati nel 2018 dall’American Journal of Men’s Health, che ha rilevato che quasi la metà degli uomini omosessuali nel sondaggio ha riportato «una qualche forma di abuso intimo del partner».

 

Lo stesso studio ha mostrato che le relazioni abusive tendevano a non comunicare sullo stato dell’HIV e rappresentavano un rischio maggiore di trasmissione dell’HIV.

 

Nel 2013 è stato riportato in un altro rapporto finanziato dal Dipartimento di Giustizia che i giovani omosessuali avevano «il 148% in più di probabilità di subire abusi fisici nelle relazioni».

 

 

 

 

 

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