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Il primato dell’essere umano sugli interessi della società e della scienza

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

 

 Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB)

Parere relativo al primato dell’essere umano sugli interessi della società e della scienza, alla demedicalizzazione della società e alla revisione critica della nozione di progresso tecnologico

 

 

L’attuale fase della gestione del COVID – sebbene parzialmente oscurata dalla sovrapposizione tra pausa estiva, crisi di governo, polemiche relative all’adozione dei vari «Decreti Aiuti» e campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre 2022 – sta evidenziando anche sul mainstream le contraddizioni e le incoerenze che hanno preceduto e accompagnato, sul piano scientifico, l’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini.

 

L’incertezza circa la sicurezza e l’efficacia di questi ultimi, e per converso la certezza circa la loro natura sperimentale, sono oggi ben note: ma è appena il caso di ricordare che lo erano molto meno nel novembre 2021, quando il CIEB richiamava – per la prima volta in Italia – l’attenzione dell’opinione pubblica sul fatto che i «vaccini» in questione erano stati autorizzati, in via condizionata e provvisoria, sulla base di un regolamento europeo applicabile a «medicinali» per i quali non fossero forniti «dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia». (1)

 

A quasi un anno di distanza dal suo I Parere, il CIEB non può fare a meno di constatare che – tra l’indifferenza della politica, dei media e conseguentemente dell’opinione pubblica – l’assenza di dati oggettivi in merito alla sicurezza e all’efficacia dei cosiddetti vaccini è divenuta il tratto caratteristico ed essenziale destinato a stimolare e ad accelerare l’intera campagna vaccinale, in Europa come nel resto del mondo.

 

Una conferma in tal senso è fornita dalla decisione della Food and Drug Administration statunitense di autorizzare nuovi vaccini per le varianti del COVID pur in assenza di qualsiasi studio clinico (2); un’altra conferma è fornita dalla raccomandazione dell’European Medicines Agency di autorizzare nuovi vaccini per le varianti Ba.4 e 5 del COVID sulla base dei dati ottenuti per i vaccini relativi alle precedenti varianti Ba.1 e 2, a loro volta ottenuti mediante mera comparazione con i dati di laboratorio – e, quindi, non clinici – relativi ai vaccini concepiti per la versione primigenia del Sars-CoV-2 (3); un’ulteriore conferma è fornita dall’invio massiccio di vaccini nei Paesi africani – cui ha contribuito anche il governo italiano donando 100 milioni di euro alla GAVI Alliance, come segnalato dal CIEB nel suo XIV Parere del 19 agosto 2022 – ciò che potrebbe condurre alla accidentale o incauta somministrazione di vaccini adenovirali a soggetti sieropositivi (4); ma la conferma più eclatante è fornita dalla comunicazione della Commissione Europea del 2 settembre 2022, in cui si afferma, in modo emblematicamente apodittico, che «lo sviluppo dei vaccini COVID-19 può essere considerato un trionfo scientifico (sic!) e si stima (sic!) che il loro successo nell’implementazione abbia salvato circa 20 milioni di vite (sic!) in tutto il mondo» (5).

 

Questo scavalcamento delle evidenze scientifiche avviene mentre in Italia si discute più o meno oziosamente dei «poteri speciali» che il Presidente del Consiglio ha ritenuto di disciplinare in materie di rilevanza strategica solo dopo la crisi di governo e le sue dimissioni, nell’assoluto silenzio dei media e della politica e, soprattutto, al culmine del periodo più buio dell’intera storia repubblicana per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali (6); mentre il dibattito pre-elettorale sta progressivamente soffocando, secondo un processo non imprevedibile e forse non indesiderato dagli stessi movimenti anti-sistema, il dissenso della parte ancora raziocinante della società civile nei confronti dell’evidente mancanza di eticità del potere politico, mediatico, tecno-scientifico e finanziario; mentre taluni partiti, chiaramente interessati al mantenimento dello status quo, strizzano l’occhio a quanti si mostrano critici nei riguardi della gestione del COVID, in vista di eventuali successi elettorali; mentre dovrebbe essere di palmare evidenza che la cosiddetta pandemia è servita, prima di ogni altra cosa, a sdoganare la strategia volta a legittimare l’adozione di meccanismi e strumenti premiali ispirati ai principi dell’economia comportamentale e finalizzati all’instaurazione di regimi neomalthusiani di stampo totalitario mediante l’utilizzo del terrore, della propaganda e dello scientismo; e mentre già si delineano le nuove emergenze pianificate dalle corporazioni finanziarie multinazionali in grado di controllare in profondità, su scala globale, i circuiti scientifici, tecnologici, produttivi, industriali, culturali, mediatici e politici.

 

Poiché da più parti si colgono segnali in grado di far presagire che, qualsiasi governo nascerà dalle prossime elezioni politiche, gli italiani si troveranno comunque a fronteggiare ulteriori restrizioni ispirate a nuove emergenze sanitario-climatico-energetiche, il CIEB ritiene necessario ribadire fin d’ora, ancora una volta e con forza, il principio del primato dell’essere umano sugli interessi della società e della scienza, come recepito anche da strumenti di diritto internazionale (7). Questo principio, richiamato in diversi Pareri del CIEB, non ha che una sola declinazione: guidare le scelte politiche e le decisioni normative concernenti le applicazioni dei risultati scientifici conseguiti, in particolare, nei campi della genetica, della biologia e della medicina, ossia le applicazioni tecnologiche che più di altre suscitano dubbi e sollevano interrogativi etici in merito alla salvaguardia dell’integrità psico-fisica dell’essere umano e alla tutela della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo.

 

A tal fine, il CIEB ritiene improcrastinabile:

 

  • riportare i principi e i valori cui si ispira la riflessione bioetica e biogiuridica al centro del processo di revisione della gestione del COVID – che talune istituzioni pubbliche e private stanno avviando solo ora, con ingiustificabile ritardo, a emergenza apparentemente conclusa – superando in particolare la sterile contrapposizione tra dati scientifici su cui indulgono in modo strumentale gran parte dell’accademia, la politica, i media e, conseguentemente, l’opinione pubblica;

 

  • creare le condizioni affinché la società civile possa dotarsi degli strumenti intellettuali e culturali necessari per valutare criticamente le misure di gestione della cosiddetta pandemia, nonché quelle che saranno adottate per gestire le future, nuove emergenze, tenuto conto della diffusa tendenza, avallata anche dalle istituzioni, a ridicolizzare, criminalizzare o addirittura psichiatrizzare le opinioni dissenzienti e minoritarie, riducendole a teorie cospiratorie o complottismi di varia natura e finalità; (8)

 

  • anche in considerazione delle gravi violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali commesse durante la gestione del COVID, tali da prospettare veri e propri crimini contro l’umanità, riaprire il dibattito sull’esigenza di demedicalizzare la società – allo scopo di recuperare e valorizzare la funzione tradizionale della medicina – e di rivedere, più in generale, nozione e prospettive del progresso tecnologico allo scopo di salvaguardare i diritti dell’uomo nei confronti della biomedicina, delle biotecnologie e delle «tecnologie convergenti» verso la prospettiva postumana e transumana, con specifico riferimento alle nanotecnologie, alle tecnologie dell’informazione e comunicazione, alle applicazioni delle neuroscienze, alla biologia sintetica, all’intelligenza artificiale e alla robotica.

 

 

CIEB

 

17 settembre 2022

 

 

NOTE

 

1) Cfr. l’art. 4, n. 1, del regolamento della Commissione europea n. 507/2006 del 29 marzo 2006, in Guue n. L92 del 20 marzo 2006.

2) Cfr., tra gli altri, https://ilmanifesto.it/vaccino-pfizer-senza-test-gli-usa-corrono-leuropa-frena.

3) Cfr. https://www.ema.europa.eu/en/news/adapted-vaccine-targeting-ba4-ba5-omicron-variants-original-sars-cov-2-recommended-approval.

4)  Sui rischi di tale somministrazione cfr. Buchbinder, S.P.; McElrath, M.J.; Dieffenbach, C.; Corey, L.; Use of Adenovirus Type-5 Vectored Vaccines: A Cautionary Tale, in Lancet Lond. Engl. 2020, 396, e68–e69, doi:10.1016/S0140-6736(20)32156-5.

5) Cfr. l’incipit della comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni, intitolata «Risposta dell’UE al COVID-19: preparazione per l’autunno e l’inverno 2023», documento COM(2022) 452 def. del 2 settembre 2022.

6) Cfr. il D.P.C.M. 1° agosto 2022, n. 133, intitolato «Regolamento recante disciplina delle attività di coordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri propedeutiche all’esercizio dei poteri speciali di cui al decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, e successive modificazioni ed integrazioni, della prenotifica e misure di semplificazione dei procedimenti», in G.U., Serie Generale, n. 211 del 9 settembre 2022. Come è evidente, l’atto in questione è stato adottato a crisi già consumata (risalendo le dimissioni del governo al 21 luglio 2022) e pertanto è quantomeno dubbia la sua riconducibilità all’ambito degli «affari correnti» che il governo dimissionario dovrebbe, come noto, limitarsi a espletare. Ad abundantiam, il D.P.C.M. in questione è stato pubblicato con più di un mese di ritardo sulla Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore il 24 settembre 2022, ossia il giorno prima della data prevista per le elezioni politiche.

7) Cfr. l’art. 2 della Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti delle applicazioni della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina, firmata a Oviedo il 4 aprile 1997.

8) Cfr., emblematicamente, https://www.rivistadipsichiatria.it/archivio/3790/articoli/37742/.

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito internet: www.ecsel.org/cieb

 

 

Renovatio 21 offre questo comunicato per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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E il giornale svizzero si chiese: «siamo davvero governati da pazzi?»

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Il settimanale elvetico Weltwoche ha pubblicato un editoriale del suo ultimo numero esplicito fin dal titolo: «Biden, Baerbock, Cassis und Co.: Werden wir eigentlich von Wahnsinnigen regiert?», cioè, tradotto dal tedesco, «Biden, Baerbock, Cassis and Co.: Siamo davvero governati da pazzi?».

 

Segnaliamo che Cassis è il presidente svizzero, e che la parola «wahnsinnigen» è tradotta da qualcuno come «maniaci».

 

«Le nostre super élite occidentali, tutti i think tank e gli esperti della NATO, i generali e gli zampano politici di Washington, Bruxelles e Berlino non hanno pensato a niente, assolutamente a niente. Sarebbe stato facile trovare un compromesso con la Russia negli ultimi due anni» scrive l’autore dell’articolo Roger Köppel.

 

«Più gli americani e gli europei vengono coinvolti nella loro febbrile spirale di aggressione, più lunga, globale e pericolosa diventerà questa guerra (…) Ecco perché è necessaria la pace ora, nei giorni dell’escalation. L’Europa dovrebbe fare da apripista, frenare l’amministrazione Biden, porre limiti agli ucraini con il carisma da telecamera del presidente Zelens’kyj, il quale potrebbe ancora ammalarsi della sindrome del messia».

 

Il pezzo è una durissima invettiva contro l’élite dell’establishment globale, e la loro demonizzazione del presidente russo Putin, che non è riducibili ai piani che il potere mondiale ha per la Russia, che vorrebbe invece magari «installare un nuovo Eltsin amico degli americani al Cremlino, un debole e alcolizzato che gestisce la Russia come negozio di pezzi di ricambio per gli interessi americani».

 

«Invece di rendere onestamente conto della situazione e guardarsi allo specchio, i politici occidentali e i loro media hanno intensificato il loro odio cieco nei confronti di Putin, che ritraggono come una progenie del male, come l’unico colpevole e il diavolo universale che distoglie l’attenzione dai propri fallimenti. Moralmente ubriachi, si inebriano di fantasie di una vittoria già avvenuta, si convincono che Putin è finito, fatto, pompando sempre più armi in Ucraina»

 

Non manca nell’invettiva di Weltwoche una critica dell’autocompiacimento valoriale dell’élite al potere, ora cementata dalla diffusione della cosiddetta cultura woke.

 

«Sono queste le persone che oggi si gonfiano, parlano di “valori europei” e si dichiarano i guardiani della democrazia e della libertà, che si stanno progressivamente limitando, schiacciando sempre di più la proprietà e l’economia di mercato sotto uno Stato in espansione senza pietà e rovinando così la grande eredità per la quale i nostri antenati hanno combattuto duramente e difeso».

 

Il pezzo si allarga al quadro più grande: immigrazione, catastrofe economica, ecologismo reso obbligo distruttivo per l’economia.

 

«Transizione energetica, politica migratoria, malintesi ed errori dell’euro ovunque. I nostri governi hanno aperto le frontiere all’immigrazione clandestina, le loro politiche energetiche stanno portando al baratro. Geopoliticamente, hanno rischiato una guerra nucleare contro la Russia, non perché Putin sia pazzo, ma perché non prendono sul serio i russi, probabilmente a causa di profondi pregiudizi razzisti, li trattano in modo sprezzante e se ne fregano dei loro interessi , mentre sono autointossicati e affamati di potere».

 

«La demonizzazione della Russia e di Putin è diventata un sostituto del pensiero e del programma, alimentando la loro cecità e l’arroganza generale che blocca la loro visione e il percorso verso il realismo e la pacifica convivenza».

 

Infine, Köppel invita al realismo diplomatico, che sembra totalmente abbandonato dalla parte occidentale, cioè a immediati negoziati di pace.

 

«Rischiare una guerra mondiale contro la Russia è una follia. Servono negoziati di pace. I nostri politici, le nostre élite, i nostri media stanno facendo il contrario. Stanno correndo a tutto gas verso il muro. Per anni, in modo dimostrabile».

 

Puntualizziamo: il gas è facile tuttavia che lo finiscano. La Russia no: e non sta guidando per andare a sbattere contro il muro.

 

 

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Giù le mani dalla Torre Goldfinger

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Giù le mani dalla Torre Goldfinger. Giù le mani da questa icona di architettura brutalista, da questa ineludibile pietra miliare della nostra Londra.

 

C’è inquietudine. Pare che vi siano dei progetti che possano minacciarla. Noi non possiamo permetterlo.

 

È impossibile, se avete vissuto a Londra o vi siete anche solo passati per qualche giorno, non conoscere questo colossale, indecifrabile monumento. Di colpo, in mezzo a case e palazzetti bassi, bum, un ecomostro infinito, che sa di roccia e di vecchiaia, pur essendo stato concepito di recente (1972) e con tutta l’intenzione di creare una torre del futuro.

 

Era impossibile sfuggire alla sua visione. E questo per motivi generazionali e tecnologici.

 

Vi è stato un tempo, infatti, in cui le generazioni nate tra gli anni Settanta e i primi Ottanta, in cui non vi era abbondanza. O meglio, vi era un’assoluta abbondanza di benessere e spensieratezza – a livelli che chiunque, qualsiasi sia la sua età nell’A.D. 2022 se lo sogna – tuttavia c’era una carenza, come dire, di cultura popolare.

 

La cultura popolare – la musica, i film, i giornali, i fumetti, i libri, l’abbigliamento – era controllata da conglomerati di distribuzione nazionale, che in pratica decidevano quello che dovevi vedere, ascoltare, vestire, sentire. Gli stimoli autentici, gli stimoli nuovi, gli stimoli alieni, non venivano distribuiti: né in TV, né alla radio, né nei negozi tradizionali.

 

Per questo c’era Londra. La capitale britannica agiva da enorme valvola per la cultura giovanile continentale. Da tutta Europa, si riversavano giovani sulle strade londinesi. E per fare cosa? Per andare a caccia di dischi che in Italia non arrivavano, per trovare vestiti – usati, sempre – che non collimavano con quanto veniva venduto a casa, anche solo per riempirsi gli occhi di immagini che altrimenti (ripetiamo: non c’era internet!) non avresti mai visto: ricordo lo stupore dinanzi a ciò che si vedeva al Forbidden Planet, un polveroso, rifornitissimo negozio di fumetti vicino a Tottenham Court Road. Quando mai potevi vedere in Italia quei disegni, quei poster, quelle estetiche che venivano dagli USA e dal Giappone e chissà da dove.

 

Andare a Londra, quindi, era per tanti giovani europei dei bei tempi un lavoro di scavo. Esso fu reso sempre più inevitabile dall’arrivo dei voli low-cost (che sono il più grande anticoncezionale della nostra generazione, ma quello è un altro discorso).

 

Sorsero intere attività intorno alla questione: conoscevo una ragazza, poi divenuta molto devota, che in Italia teneva aperto un negozio con quello che scavava a Londra nei fine settimana.

 

Lo scavo aveva dei luoghi specifici. Ad un certo punto, era impossibile non passare da Notting Hill a Portobello Road.

 

Ed è lì che la Torre Goldfinger appariva, un simbolo incongruo che era, anche quello, un segno che dimostrava la distanza totale dall’Italia.

 

Torre Goldfinger, A.D. 2004

 

Le portavo rispetto quando a Londra ero poco più che un turista scavatore, ma ho cominciato ad omaggiare la Torre soprattutto quando a Londra mi sono fermato a vivere.

 

Si chiama in realtà Trellick Tower, ma io l’ho sempre chiamata Torre Goldfinger.

 

Il motivo è semplice: così si chiamava l’architetto che, sì, aveva qualcosa a che fare con James Bond.

 

Conosco la storia solo perché, non ricordo bene come, finii ad un piccolo party in quella che fu l’abitazione dell’architetto in 2, Willow Road ad Hampstead, tutt’altra zona di Londra.

 

Ora casa Goldfinger è qualcosa come un piccolo museo Goldfinger, o giù di lì, o almeno lo era una ventina di anni fa  (ricordo bene quella festicciola, perché un inglese tentò di spiegarmi che teoricamente la Regina era padrona di ogni cosa, e il governo doveva solo amministrare le sue proprietà, mentre il popolo è fatto di subjects, cioè soggetti, sudditi assoggettati…).

 

Casa Goldfinger, 2 Willow Road, Hampstead, settembre 2004

 

Erno Goldfinger era un designer britannico nato ungherese che a Londra rappresentava l’architettura modernista. Di famiglia ebraica, al collasso dell’Impero asburgico migrò a Parigi, dove incontrò Mies van der Rohe and Le Corbusier, poi si spostò a inizio anni Trenta a Londra.

 

Prima della guerra cominciò a costruire questa case squadratissime – come la sua. Dopo la guerra fece la sede del Partito Comunista Britannico. Disegnò poi cinema e complessi residenziali, scuole elementarie e secondarie – alcune sono state demolite, altre, addirittura, sono state ricostruite per ordine del giudice come condanna al palazzinaro che le aveva tirate giù.

 

I missili V2 della Germania nazista avevano distrutto una quantità cospicua di Londra, per cui il governo del dopoguerra decise che la progettazione di grattacieli avrebbe risolto i problemi abitativi che affliggevano la capitale. È qui che Goldfinger trovò sfogo, costruendo almeno tre Tower-block, tra cui la Torre Trellick.

 

Non tutti amavano l’estetica brutalista che Goldfinger impartiva ai londinesi. Uno dei detrattori era Ian Fleming, l’enigmatico scrittore che si inventò James Bond. Già allora prendevo sul serio quanto scriveva Fleming: l’idea di un mondo dove Stati-nazione combattono singoli uomini ultrapotenti oggi – con Bill Gates, Klaus Schwab o George Soros («l’unico uomo al mondo con una sua politica estera») – non sembra tanto fiction; così come bisogna sapere che la cifra 007 ha un valore storico ed esoterico immenso, perché richiama il negromante John Dee, l’uomo a cui Elisabetta I assegnò la creazione del servizio segreto di Albione uscita dall’Europa con lo scisma (la vera Brexit) e quindi il progetto del grande impero britannico che avrebbe sconvolto il globo tutto.

 

Quindi, Fleming era visionario e informatissimo, partecipe probabilmente di segreti a noi proibiti, ma al contempo poteva essere assai vendicativo ed insolente.

 

Il Fleming un giorno andò a giuocare a golf col cugino. I due si misero a disquisire della distruzione di alcuni cottage ad Hampstead servita a costruire la casa di Goldfinger in 2 Willow Road. Vi era stata una certa opposizione alla cosa, e Fleming ne aveva fatto parte. Così decise che il cattivo della prossima sua storia di James Bond dovesse chiamarsi Auric Goldfinger. Il romanzo uscì nel 1959.

 

Goldfinger non aveva un carattere facile. Si dice fosse severo perfino con i suoi stessi clienti. Viene definito come iracondo e humorless, privo di spirito. Ovvio quindi che si incazzò parecchio, e andò dagli avvocati.

 

Fleming diede la risposta più stronza possibile: disse che avrebbe quindi cambiato il nome del cattivone, da Goldfinger si sarebbe passati a Goldprick, dove prick significa il fallo maschile ma anche soprattutto l’appellativo di «coglione» che si dà a certe persone. Il Goldfinger mollò la presa e si rimangiò l’intenzione di querelare. L’editore di Fleming volle quindi omaggiare l’architetto con i danari spesi per gli avvocati e bene sei copie gratuite del libro.

 

(Tra parentesi: Goldfinger fu poi la pellicola migliore della serie, quello al termine della cui visione si dice Fellini abbia esclamato: «questo sì che è un film». Confesso che il rapporto tra il villain Auric Goldfinger e la Repubblica Popolare Cinese per far collassare l’economia mondiale risuona ancora oggi dentro di me quando penso allo strano, ben solido legame tra Bill Gates e Pechino. Infine, impossibile trovare una Bond Girl con un nome più consono di Pussy Galore, che qui non traduciamo)

 

Ora, il New York Times scrive che vorrebbero costruire un altro alto palazzo di fianco alla torre. Abitanti della stessa ed appassionati come me si sono imbufaliti: non, non è possibile. Non portateci via anche questo.

 

Il progetto di Goldfinger includeva un asilo nido, un negozio all’angolo, un pub, una clinica medica e persino una casa di riposo. Un ecosistema umano completo, che, penso ora, forse ha dato ispirazione a James Ballard per scrivere il suo romanzo Il condominio.

 

Pezzo per pezzo, potrebbe venire via tutto. L’altra Torre Goldfinger della città, la Balfron Tower nell’East London, è stata svuotata ai tempi della Thatcher e venduta a privati con la falsa promessa che i residenti sarebbero fatti tornare. Cosa che ovviamente non è accaduta.

 

Il New York Times mostra una residente bellissima e giovanissima, tipo 22 anni, che non solo ci vive dentro, ma ha la Torre tatuata sul polpaccio e pure un anello che la riproduce. Siamo a livelli di passione ben superiore ai miei, riconosco. Tuttavia, quello che voglio dire qui è che la Torre non è solo la Torre.

 

La Torre è un pezzo di noi, un ricordo. O ancora di più, è il simbolo di qualcosa di magari inopportuno ed imperfetto, ma che entra nello scenario interiore tuo e di altre persone come te – la tua generazione, e oltre la tua generazione.

 

Il mondo moderno, lo abbiamo capito, vuole rendere tutto resettabile, riformattabile. Può cancellare a piacimento account, idee, persone. Può spersonalizzare milioni di persone, può disintegrare intere porzioni della popolazione. E quindi, certo, può far sparire un ammasso di pietra di 31 piani che svetta nel cielo con la sua forma binaria ed unica.

 

Da un giorno all’altro, puf. Sì, può farlo – perché una società che non ha difeso i propri corpi dinanzi all’imposizione della siringa mRNA, come può davvero battersi per un palazzo, pure ritenuto brutto?

 

Per questo guardo le foto della Torre Goldfinger e capisco che per me è diventata qualcosa di più di un ricordo generazionale, di una memoria di quando stavo a Londra (amandola come la amo tutt’ora: strano detto da me, giusto?).

 

La Torre è l’emblema del vecchio mondo che ci hanno rapinato, e che ora ci dicono che non tornerà mai più: un mondo che chiedeva poche cose, in fondo, un pizzico di prosperità, un pizzico di gioia, un pizzico di gioventù che deve rimanerti attaccata al cuore per sempre, e che invece oggi ti lavano via con la miocardite.

 

In onore della Torre Goldfinger quindi pubblico in copertina per la prima volta perfino un selfie, anzi un protoselfie, fatto quando ancora i telefonini erano telefoni portatili ed esistevano le macchinette fotografiche, un’immagine di quasi 20 anni fa con cui voglio certificare per sempre il mio rispetto al colosso di Kensal Green.

 

Protoselfie dell’autore con la Torre Goldfinger, 2004 (quando vi erano ancora le macchine fotografiche)

 

Questo sono io, questa è la Torre nel 2004.

 

Giù le mani dalla Torre Goldfinger. Giù le mani dai nostri ricordi. Giù le mani dal nostro mondo. Giù le mani dalle nostre vite.

 

Voi, schifosi Goldpricks.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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«Stanno venendo a prendere te e i tuoi figli». Dr. Michael Yeadon: «il messaggio più importante che abbia mai scritto»

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Renovatio 21 pubblica questo messaggio dell’ex vicedirettore del dipartimento per le malattie respiratorie Pfizer dottor Michael Yeadon apparso sul suo canale Telegram lo scorso 31 agosto. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

 

Cari tutti voi che state guardandovi nervosamente intorno e chiedendovi «Che diavolo sta succedendo?»,

 

 

Spero che questo non sia troppo controverso. È certamente spaventoso, ma credo che siamo ancora dalla parte giusta del disastro e se un numero sufficiente di noi diventa consapevole di ciò che sta accadendo qui e ovunque nel mondo democratico, possiamo recuperare la situazione.

 

Non abbiamo davvero molto tempo. Credo che sia probabile che le cose cambieranno irrimediabilmente nel prossimo inverno. Da qui questa richiesta urgente e insolita.

 

Tutto ciò che è accaduto e sta accadendo diventa molto più semplice e tutto assume un senso solo quando ti costringi a pensare l’impossibile.

 

Se adotti sperimentalmente la posizione secondo cui IL NOSTRO GOVERNO STA LAVORANDO ATTIVAMENTE PER DANNEGGIARE NOI, SMONTARE LA SOCIETÀ MODERNA E ASCOLTARE TUTTE LE PERSONE IN UN MONDO TOTALITARIO CONTROLLATO DIGITALMENTE, tutto calza. Niente è in eccedenza.

 

Anche se la tua risposta immediata è che questo è assurdo, per favore provalo per un giorno o giù di lì.

 

Vi chiedo inoltre di adottare la posizione sperimentale secondo cui i media, controllati da sole sei società globali, tutti alleati di un’unica organizzazione globale di cui avete sentito parlare, vi stanno mentendo inesorabilmente e lo stanno facendo da oltre 2,5 anni.

 

Lo stesso per Internet, controllato da un minor numero di società globali, anche tutte alleate della stessa organizzazione globale.

 

Perché sono certo che sia vero. Sono certo perché tutto questo è iniziato con una frode scientifica relativa a un virus, l’ha aumentata con un’implacabile campagna di paura, ha imposto misure notoriamente inutili, che hanno distrutto l’economia e distrutto la società civile, poi ha costretto i più ad accettare inutili, non necessari, iniezioni inefficaci e deliberatamente pericolose.

 

Ovviamente, questo è un crimine odioso. Non è mai successo niente di simile.

 

Ho trascorso 41 anni nelle scienze della vita, dalla formazione a CEO di successo nel settore delle biotecnologie ed è stato capo della ricerca mondiale e vicepresidente dell’unità respiratoria di Pfizer (1995-2011).

 

Non ho assolutamente alcun incentivo a dire nulla di tutto ciò se non ne fossi certo.

 

Sono sicuro. Tutto questo è avvenuto «nel mio campo», il mio dominio di competenza.

 

Per favore, considera quello che ho detto.

 

Ho rilasciato oltre 70 interviste, tutte censurate. Sono stato sporcamente calunniato. È propaganda. Ti dice di cosa sono capaci.

 

Ecco cosa ha scritto un ex membro del consiglio di Pfizer sui miei successi.

 

Sembro uno sciocco?

 

Molti si sono chiesti perché in passato le persone non hanno resistito ai tiranni. In parte è paura. Ma è più di questo.

 

È che le persone normali, come te e me, semplicemente non riescono a immaginare di essere così malvagie. Confidiamo nell’umanità. E così dovremmo. La maggior parte delle persone è brava. Pochi sono davvero terribilmente orribili. Ma alcuni lo sono.

 

È l’incapacità di credere che stia accadendo che ha davvero impedito alle persone di obiettare quando avrebbero dovuto, quando le prove erano inequivocabili ma non erano ancora arrivate alla loro porta, alla loro famiglia.

 

Stanno venendo a prendere te e i tuoi figli. Sta succedendo di nuovo. Ci sono ampie prove che stanno emergendo riguardo una paziente pianificazione a lungo termine. Mi dispiace tanto.

 

Ora tocca a te. Sinceramente non vedo cos’altro posso fare.

 

Un caro saluto e un sincero ringraziamento

 

 

Dottor Mike Yeadon

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questo scritto del dottor Yeadon per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

 

 

Immagine di Ashley Webb via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

 

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