Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Il presidente serbo avverte: un «grande conflitto mondiale» entro due mesi

Pubblicato

il

Il presidente della Serbia Aleksandar Vucic ha avvertito che il pianeta sta entrando in un «grande conflitto mondiale» che potrebbe avere luogo entro i prossimi due mesi.

 

Vucic ha fatto tali commenti allarmanti sulla Terza Guerra Mondiale durante ad una radio e televisione Serba fuori dal Palazzo delle Nazioni Unite il primo giorno della sessione dell’Assemblea generale ONU a Nuova York.

 

«Vedete una crisi in ogni parte del mondo”, ha detto Vucic all’emittente statale serba RTS. «Penso che le previsioni realistiche dovrebbero essere ancora più oscure».

 

«La nostra posizione è ancora peggiore, dal momento che le Nazioni Unite sono state indebolite e le grandi potenze hanno preso il controllo e praticamente distrutto l’ordine delle Nazioni Unite negli ultimi decenni».

 


 

Il leader serbo ha quindi avvertito che la guerra tra Russia e Ucraina è passata a una fase molto più letale.

 

«Presumo che stiamo uscendo dalla fase dell’operazione militare speciale e ci stiamo avvicinando a un grande conflitto armato, e ora la domanda diventa dov’è la linea e se dopo un certo tempo – forse un mese o due, anche – entreremo un grande conflitto mondiale che non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale».

 

Le parole di Vucic arrivano e lo stesso giorno in cui il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato la mobilitazione parziale di 300 mila truppe russe per il conflitto in Ucraina.

 

Il presidente serbo mesi fa aveva dichiarato congiuntamente al presidente ungherese Orban che il mondo sta andando verso l’esaurimento del cibo.

 

La visita del ministro degli Esteri russo Lavrov in Serbia di tre mesi fa fu sabotata dall’isteria dei Paesi NATO che fecero pressioni su Belgrado.

 

Poco dopo, Lavrov denunciò la strategia occidentale degli «incidenti inscenati», facendo l’esempio del ritrovamento nel 1999 di «diverse dozzine di cadaveri vestiti con abiti civili» in un villaggio nell’allora provincia autonoma serba del Kosovo e Metohija. Una missione dell’OSCE arrivò, guidata da un americano, e dichiarò  le uccisioni “un atto di genocidio”»

 

La NATO ha immediatamente bombardato la Jugoslavia, ha ricordato Lavrov, «distruggendo intenzionalmente un centro televisivo, ponti, treni passeggeri e altri obiettivi civili. Successivamente, è stato dimostrato con prove conclusive che i cadaveri non erano civili, ma militanti dell’Esercito di liberazione del Kosovo, un gruppo armato illegale, vestiti con abiti civili. Ma a quel punto l’incidente inscenato aveva già avuto il suo tributo».

 

La Serbia, nel frattempo, sembra essersi dotata di armamenti cinesi.

 

Come riportato da Renovatio 21, un’ulteriore faglia di scontro della NATO potrebbe aprirsi proprio in Kosovo. Sono state riportate forti pressioni del cancelliere tedesco Scholz che avrebbe detto a Vucic che poteva scordarsi l’adesione alla UE senza il riconoscimento da parte di Belgrado del Kosovo indipendente. La Serbia ha intenzione di entrare a Bruxelles ma non nella NATO, perché, ha dichiarato Vucic a inizio 2022, si ricorda delle bombe del 1999, bombe che l’allora senatore Joe Biden, già amico del feroce dittatore croato Tito, rivendicava fieramente.

 

Al momento tra serbi e albanesi kosovari non si è raggiunto alcun accordo.

 

Un nuovo conflitto mondiale potrebbe riacutizzare le tensioni mai del tutto sopite nei Balcani. Oppure, come accade per la Prima Guerra Mondiale, partire proprio da lì…

 

 

 

 

Immagine di Guelland/ MSC via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Germany (CC BY 3.0 DE).

 

 

Continua a leggere

Bizzarria

Presidente sudcoreano insulta i parlamentari USA in un fuorionda

Pubblicato

il

Da

È divenuto virale un fuorionda catturato a margine della riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York questa settimana dove è possibile udire il neopresidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol insultare i membri del Congresso USA.

 

«Come potrebbe Biden non perdere la dannata faccia se questi stronzi non lo approvano al Congresso?» avrebbe detto il leader sucoreano.

 

Prima di queste osservazioni offensive, Biden, presente sul palco con Yoon, aveva promesso 6 miliardi di dollari per combattere l’HIV e la tubercolosi. L’aiuto tuttavia avrebbe bisogno dell’approvazione del Congresso.

 

La parola inglese con cui è stato tradotto l’insulto di Yoon, «fuckers» (che è possibile tradurre in «stronzi» o anche «pezzi di merda») è divenuta un trend su Twitter.

 

La clip, ancora visibile su YouTube, è stata pubblicata da un’emittente sudcoreana.

 

 

Il presidente Yoon è in carica da maggio, ma ha già fatto parlare di sé per i suoi modo decisi e le politiche divergenti rispetto al passato.

 

Come riportato da Renovatio 21, Yoon ha dichiarato la volontà di far entrare Seul nella «NATO globale», di fatto già unendosi agli atlantici per quanto riguarda le armi cibernetiche.

 

Tre mesi fa è emerso che l’esercito sudcoreano è tornato a descrivere nelle sue pubblicazioni la Corea del Nord come «nemico».

 

Nel nuovo corso politico di Yoon, Seul inoltre ha fatto sapere di star tornando all’energia nucleare.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Il Cremlino: risponderemo agli attacchi nuovi territori del referendum come ad attacchi contro la Russia

Pubblicato

il

Da

Ogni attacco contro i territori annessi dal referendum potrebbe ingenerare un’escalation bellica massiva.

 

Alla domanda se i tentativi dell’Ucraina di riconquistare i territori del Donbass dopo che quei territori hanno votato per entrare a far parte della Russia, saranno considerati un attacco alla Russia, l’addetto stampa presidenziale Dmitrij Peskov ha dichiarato :

 

«Certamente. Immediatamente entrerà in vigore la Costituzione della Federazione Russa in relazione a questi territori, dove tutto è affermato molto chiaramente su questo punto».

 

Quindi, considerando i nuovi territori come parte della Federazione a tutti gli effetti, le disposizioni pertinenti della Costituzione russa entreranno in vigore dal momento in cui le Repubbliche ex ucraine si uniranno alla Russia.

 

Per quanto riguarda i tempi di tale processo, Peskov ha affermato durante la sua conferenza stampa di oggi che se i referendum nel Donbass decideranno che dovrebbero entrare a far parte della Russia, il processo di adesione si svolgerà abbastanza rapidamente e nel pieno rispetto della legge russa.

 

Sia l’Assemblea Federale che il Presidente devono accettare la decisione e sono necessarie una serie di procedure per la firma dei documenti necessari.

 

Peskov ha riconosciuto, tuttavia, di non essere sicuro di quanto tempo possa durare il processo di riconoscimento. «Sono davvero convinto che sarà abbastanza veloce», ha osservato Peskov.

 

Le parole di Peskov, ripetute anche da altri ufficiali russi, non fanno che ribadire come l’escalation sia dietro l’angolo. Gli attacchi ucraini ai territori annessi cagionerebbero una risposta bellica russa totale – e l’operazione militare speciale diventerebbe guerra a tutti gli effetti.

 

A quel punto, l’intervento NATO su suolo ucraino potrebbe realizzarsi.

 

Forse anche in previsione di questo – cioè, della prima vera battaglia della Terza Guerra Mondiale – Putin ha iniziato le procedure di mobilitazione militare della popolazione russa, cioè una nuova fase della guerra che coinvolga il territorio stesso della Federazione Russa.

 

Come riportato da Renovatio 21, il premier servo Alexander Vucic ha recentemente dichiarato a latere della plenaria ONU a Nuova York che un «grande conflitto mondiale» potrebbe arrivare entro due mesi.

 

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

La nuova fase della guerra per la Russia: la difesa della Madrepatria

Pubblicato

il

Da

La guerra di Mosca ha cambiato fase.

 

L’ex ispettore delle armi ONU Scott Ritter ha afferma in un post sul suo canale Telegram che la «mobilitazione parziale» ordinata dal presidente russo Vladimir Putin «rappresenta una nuova fase del conflitto russo-ucraino, ovvero il fatto che la Russia sta combattendo la NATO alleanza rispetto alla sola Ucraina».

 

«Per rispondere a questa minaccia, la Russia sta creando una nuova realtà, vale a dire la transizione da una lotta in cui la Russia lavorava con alleati e operava su suolo straniero, alla Russia che difendeva la madrepatria».

 

L’assorbimento delle quattro regioni, Lugansk, Donetsk, Zaporiggia e Kherson, «altererà radicalmente le basi giuridiche del conflitto».

 

«Mentre i referendum attualmente sono considerati solo un impatto sulle terre sotto l’attuale occupazione russa, Putin ha parlato della necessità di liberare tutta la Novorossija dal giogo della tirannia ucraina», continua Ritter.  «Credo che l’assorbimento del territorio ucraino sarà ampliato a un certo punto per includere Odessa e Kharkov».

 

«Credo che assisteremo a una pausa strategica mentre la Russia completerà la sua mobilitazione parziale. Questa pausa sarà contrassegnata da pesanti combattimenti poiché l’Ucraina cercherà di interrompere i referendum e alterare la geografia del campo di battaglia. Ma una volta che la Russia consoliderà politicamente il nuovo territorio e acquisirà la capacità militare necessaria, credo che vedremo la distruzione fisica della nazione ucraina come la fine di questo conflitto», conclude.

 

«Credo anche che non ci sia nulla che la NATO possa fare per alterare questa realtà».

 

Le parole di Ritter trovano una eco in dichiarazioni di Dimitrij Suslov direttore Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di Economia di Mosca, che il Corriere della Sera ha intervistato presentandolo come «uno dei più importanti istituti russi dove viene pensata la politica estera del Cremlino».

 

«Dopo i referendum, il rischio di una Terza guerra mondiale aumenterà in modo esponenziale. Una volta annessi i quattro territori, ogni missile occidentale che li colpisce verrà considerato una dichiarazione di guerra» ha dichiarato Suslov nell’intervista.

 

«Mi chiedo se l’Occidente accetterà il rischio di un conflitto mondiale, continuando l’attuale massiccia fornitura di armi a Kiev, oppure se accetterà di ridimensionarla».

 

 

 

 

Immagine di Vitaly V. Kuzmin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari