Connettiti con Renovato 21

Gender

Il parroco delle nozze LGBT è stato sospeso. Sì, ma come?

Pubblicato

il

 

 

Sono passate di fatto poche ore dalla notizia che vi avevamo dato sul parroco di Sant’Oreste che ha unito civilmente, in Comune, con tanto di fascia tricolore e delega del Sindaco, due donne. 

 

Sulla vicenda è intervenuto il vescovo di Civita Castellana, Monsignor Romano Rossi, il quale avrebbe fatto sapere che da domenica prossima la parrocchia di San Lorenzo avrà un nuovo parroco.

 

È ancora Adnkronos, dopo la notizia diffusa ieri, ad aver raccolto la testimonianza dell’ordinario locale:

 

Il parroco «si è dimesso spontaneamente», afferma all’Agenzia Mons. Rossi.

«Il parroco — spiega  il vescovo di Civita Castellana — è un libero cittadino ma c’è un canone che impedisce ai sacerdoti di officiare cerimonie civili a prescindere da chi si sposa»

 

«Ha capito l’inopportunità e farà un periodo di riflessione e di verifica. Abbiamo dialogato a lungo, non si è trattato di una decisione di autorità. Non è incorso in nessuna censura, ha deciso che era opportuno dimettersi».

 

«Il parroco — spiega ancora il vescovo di Civita Castellana — è un libero cittadino ma c’è un canone che impedisce ai sacerdoti di officiare cerimonie civili a prescindere da chi si sposa. Ma si dialoga nella Chiesa e così ho fatto con don Emanuele».

 

Avete capito? Il problema non è tanto il gesto in se stesso, quanto il non aver rispettato un canone. Inoltre questo grave atto passa, secondo la Curia, semplicemente come atto «inopportuno».

 

Avete capito? Il problema non è tanto il gesto in se stesso, quanto il non aver rispettato un canone

Qualcuno dovrebbe invece ricordare al Monsignore che secondo il Catechismo di San Pio X (punti 849-855) unirsi nel solo matrimonio civile è un peccato mortale gravissimo, poiché secondo la Chiesa Cattolica l’unico matrimonio possibile, ovviamente fra uomo e donna, è quello sacramentale, davanti a Dio, e cioè con rito cattolico officiato da un sacerdote il quale, in virtù del concordato, leggerà anche gli articoli che sanciscono l’unione a livello civile.

 

Compiendo questo gesto, il parroco in questione agli occhi del Catechismo tradizionale approva un peccato mortale: in teologia infatti il peccato mortale va contro i Dieci Comandamenti, è compiuto in consapevolezza, è attuato con pieno consenso. Il vescovo non ci ricorda la teologia, ma ci tiene a far sapere sempre all’Adnkronos che «le due donne sono battezzate».

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti»

Seguendo Giovanni Paolo II, con condotte del genere si potrebbe parlare di rischio di sacrilegio per il ministero sacerdotale: per il Catechismo della Chiesa Cattolica «Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio» (punto 2120). Può un vescovo prestare un suo consacrato a celebrare un matrimonio non cattolico – ricordando che per i cattolici il matrimonio è un sacramento ? Può un vescovo fare a meno di vedere l’enorme problema teologico, morale, antropologico che ciò comporta?

 

Il tutto celebrando per di più ad un’unione contronatura, annoverata, sempre nel Catechismo che preti ed episcopi si sono scordati o fanno finta di non conoscere, fra i 4 peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio (Catechismo maggiore, 966).

 

Sempre per rimanere al Catechismo della Chiesa Cattolica, è possibile leggere al punto 2357: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati» 

 

Il parroco in questione non solo commette ed approva un peccato mortale gravissimo  ma addirittura espone al sacrilegio il ministero sacerdotale

Non contento, il vescovo precisa che don Emanuele «non potrà fare il parroco a Sant’Oreste ma una volta chiarite certe cose potrà fare tutto, quando sarà il momento».

 

Insomma, tutto è risolvibile in nome del «dialogo».

 

Alla luce di questi fatti, ci chiediamo come alcune testate teoricamente cattoliche e di stampo filo-conservatore possano cercare di salvare vescovo e Curia, quasi avessero agito come i nuovi San Pier Damiani di turno. 

 

 

Cristiano Lugli 

Continua a leggere

Gender

Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…

Pubblicato

il

Da

Dopo aver attaccato frontalmente le parole del gesuita filo-omotransessualista James Martin, che vuole l’ordinazione di omosessuali come sacerdoti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò è tornato a tuonare sulla questione della chiesa LGBT.

 

Il prelato lombardo ha commentaot su X un’inizativa di un pellegrinaggio francescano LGBT, con tanto di Tau arcobalenata, che si tiene in questi giorni in Umbria.

 

«Gli adepti della chiesa sinodale – sulla falsariga di quanto avviene nella sfera civile in tutti gli stati soggetti all’élite globalista – ha l’ordine di normalizzare la sodomia» scrive monsignore. «Per fare ciò non si accontentano di legittimare o depenalizzare i comportamenti dei singoli, ma addirittura di “canonizzarli”».

Sostieni Renovatio 21

«Ecco perché autorizzano Messe sacrileghe e pellegrinaggi. Non vogliono soltanto che il Sacerdozio sia accessibile a sodomiti e transgender, ma si preparano anche a canonizzare qualche omosessuale pedofilo».

 

«In questo quadro si comprende come la figura controversa di don Milani (elogiata tanto da Bergoglio quanto da Prevost) sia “perfetta” – per così dire – come simbolo di riscatto del modernismo e della sodomia» accusa Viganò.

 

«Si appoggeranno alle leggi antidiscriminazione per ottenere non solo l’accesso delle donne al Sacerdozio, ma anche l’imposizione di preti trans e gay. Difficile immaginare una dissoluzione più disastrosa, condotta con più efficacia».

 

Colpisce il riferimento a don Milani, in effetti subito lodato da papa Leone appena salito al soglio. L’11 ottobre, parlando ai pellegrini delle diocesi toscane, Prevost ha citato in modo molto benevolo il controverso prete-maestro della Barbiana: «Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito “testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica”, aveva come motto “I care“, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’altro ieri l’arcivescovo aveva dichiarato che «Insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente».

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, negli ultimi anni è stato accusato di essere una figura molto ambigua, che in una sua lettera, pubblicata dagli stessi seguaci, parlava della sodomizzazione dei suoi allievi ragazzi.

 

Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».

 

Citiamo dalla lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini, contenuta nel libro di quest’ultimo Don Milani! Chi era Costui?, edito Baldini&Castoldi nel 1996, alle  pagine 386-391.

 

«… Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!). E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale e inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché la gente non crede a chi non ama e è inutile che tenti di allontanare dalla scuola i professori atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Il corsivo è nostro.

Aiuta Renovatio 21

Un piccolo scandaloin merito  era esploso sui giornali mainstream nel 2017, quando uscì per i tipi di Rizzoli un romanzo dello scrittore Walter Siti intitolato Bruciare tutto, ove si racconta la storia di Don Leo, un immaginario prete pedofilo, e dei suoi struggimenti. È un’opera di fiction, Tuttavia si apre con una dedica molto reale: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani».

 

Il clamore sui giornali fu tanto. Negli stessi giorni il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli organizza al MIUR «un evento dedicato a Don Milani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa (…) “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero».

 

Non ci sono solo le parole, da parte delle istituzioni civili e religiose che sembrano agire all’unisono nei confronti del controverso sacerdote toscano. Il 20 giugno 2017 papa Francesco effettua un «pellegrinaggio» (sic – proprio come per i viaggi presso santuari e luoghi sacri) a Barbiana, per onorare don Milani.

 

Insomma: con don Milani, non si apre segretamente solo un pertugio, ma anche il successivo, ancora più spaventoso.

 

La finestra di Overton spalancata sulla pedofilia è solo uno dei tasselli del disegno, che in realtà è già bello che scritto: una società mostruosa, dove i tabù – compreso soprattutto l’incesto – sono rimossi definitivamente dai suoi schiavi perverso-polimorfi, dove la morte (per eutanasia, per aborto, per omicidio tout court pienamente legalizzato) è un valore auspicabile, e con essa, vero obiettivo, il sacrificio umano.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine modificata

 

Continua a leggere

Gender

Cardinale Zen: «il Dio misericordioso fece piovere fuoco anche per distruggere Sodoma»

Pubblicato

il

Da

Il cardinale Joseph Zen ha condannato con forza gli atti omosessuali, ricordando ai fedeli che «il Dio misericordioso ha fatto piovere fuoco anche per distruggere Sodoma».   Le osservazioni del cardinale cinese su quelli che ha definito «peccati LGBTQ» sono state pubblicate in un post sul suo blog lunedì .   «Naturalmente, l’etica e la moralità non si limitano al Sesto e al Nono Comandamento, ma i peccati di questo tipo sono i più insidiosi. In particolare, i peccati LGBTQ violano completamente il piano del Creatore per l’umanità: che un uomo e una donna si amino per tutta la vita e trasmettano la vita in un ambiente d’amore», scrisse Zen.

Sostieni Renovatio 21

«Gli atti omosessuali non sono solo definiti peccato nella Bibbia, ma sono anche un’abominazione agli occhi di Dio. Il Dio misericordioso ha persino fatto piovere fuoco per distruggere Sodoma».   Come riportato da Renovatio 21, il cardinale cinese l’estate scorsa aveva dichiarato che Dio è «disgustato» dal comportamento omosessuale.   «Il Dio misericordioso è così disgustato dai comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso perché questo crimine è troppo lontano dal piano di Dio per l’uomo», aveva scritto il cardinale. «Il Suo piano è che un uomo e una donna si uniscano in un solo corpo con un unico ed eterno amore e cooperino con Dio. Una nuova vita può nascere e crescere nel calore della famiglia».   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato lo Zen si era scagliato contro Fiducia Supplicans arrivando a chiedere le dimissioni dell’autore del testo, il cardinale Victor «Tucho» Fernandez, eletto da Bergoglio a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede.   Ad ottobre il porporato cinese aveva denunciato il pellegrinaggio LGBT organizzato in Vaticano per il Giubileo unendosi agli appelli di altri vescovi affinché compiano riparazioni per la profanazione della Basilica di San Pietro.   «recentemente è emersa la notizia che un’organizzazione LGBTQ+ ha organizzato un evento per l’Anno Santo, in cui i partecipanti sono entrati nella Basilica di San Pietro a Roma per attraversare la Porta Santa».   «Ostentavano oggetti di scena color arcobaleno, indossavano abiti con slogan e coppie dello stesso sesso si tenevano per mano con passione: era puramente un’azione di protesta», ha osservato il vescovo emerito di Hong Kong.   «Questo non era un pellegrinaggio giubilare (in cui i credenti rinnovano i voti battesimali, si pentono dei peccati e si impegnano a riformarsi). Tali azioni offendono gravemente la fede cattolica e la dignità della Basilica di San Pietro: una grave offesa a Dio!»   «Il Vaticano era a conoscenza di questo evento in anticipo, ma non ha poi emesso alcuna condanna. Troviamo ciò davvero incomprensibile!»

Aiuta Renovatio 21

Lo Zen ha sottolineato che «coloro che provano attrazione per persone dello stesso sesso» dovrebbero essere trattati con beneficenza; tuttavia, «non possiamo dire loro che il loro stile di vita è accettabile».   «Non siamo Dio», ha continuato. «Dio ci chiama a trasmettere ciò che Gesù ci ha insegnato: il vero amore per loro. Dobbiamo aiutarli a ottenere la grazia attraverso la preghiera e i sacramenti per resistere alla tentazione, vivere virtuosamente e percorrere la via verso il cielo».   Il cardinale aveva  fatto riferimento alla richiesta di atti di riparazione avanzata da quattro vescovi: il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan; il vescovo Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas; il vescovo Marian Eleganti, vescovo ausiliare emerito di Coira, Svizzera; e il vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
 
 
Continua a leggere

Gender

Mons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica il commento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò in risposta alle parole del gesuista filo-omotransessulista James Martin. La scorsa settimana, alla domanda riguardante «gli uomini gay che sentono la vocazione al sacerdozio», Martin ha affermato che «la mia risposta… è sì».

 

Si tratta di una possibilità negata – in teoria, la pratica, dopo il Concilio, abbiamo capito che va in direzione opposta – dalla Chiesa e dalla sua dottrina. «Nei miei quasi 40 anni da gesuita, ho conosciuto decine di sacerdoti omosessuali celibi che hanno condotto quella che Papa Francesco ha definito una vita “buona, santa e celibe”, incarnando il messaggio di amore e misericordia di Gesù», ha scritto Martin nel suo articolo per il sito web catto-omotransessualista da lui fondato, Outreach. «Per me e per molti dei miei amici, sono stati direttori spirituali, pastori, professori e mentori».

 

Vi è stato un tempo in cui tutti coloro che avevano tendenze omosessuali venivano immediatamente scartati dai seminari: si apprende ora che in alcuni casi sarebbe vero il contrario, un processo di dissoluzione sacrilega sodomita che sarebbe stato filierizzato, secondo ricostruzioni, dall’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick (1930-2025), di cui Viganò fu grande accusatore, creando una «”pipeline” omosessuale che incanalava i candidati latinoamericani vulnerabili in alcuni seminari statunitensi dove venivano sfruttati sessualmente, e successivamente ordinati come preti attivamente omosessuali in alcune diocesi americane».

 

Le parole di padre Martin, ad ogni modo, ricordano quelle vergate 36 anni fa da don Gianni Baget Bozzo (1925-2009), già europarlamentare per il Partito Socialista Italiano. Nell’agosto del 1990 don Baget Bozzo scrisse per il settimanale L’Espresso un articolo intitolato «Omosessuale sacerdote ideale», dove affermava che la condizione omosessuale può integrarsi nella vita sacerdotale in modo del tutto analogo a quella eterosessuale. In un’intervista del luglio del 2000 al Corriere della Sera, don Baget Bozzo si pronunciò a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, anche ai fini sociali ed economici.

 

Padre Martin fu tra i primi ad utilizzare la Fiducia supplicans per benedire una coppia omosessuale nella residenza dei gesuiti a Nuova York.

 

Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».

 

 

La farneticante proposta di James Martin sj non è una boutade provocatoria, ma l’ultimo passo di una lunga serie, volta a legittimare la sodomia non solo tra i laici, ma addirittura tra il Clero.

 

Essa costituisce una palese e intollerabile contraddizione con la dottrina perenne di Santa Madre Chiesa, con la Sacra Scrittura che condanna senza ambiguità gli atti omosessuali come abominio contro natura (cfr. Levitico 18, 22; Romani 1, 26-27; 1 Corinzi 6, 9-10), e con il Magistero.

 

L’argomento addotto da James Martin — «la presenza di molti santi e sani preti gay e celibi» — è un sofisma ingannevole e una menzogna: la santità, quando è autentica, combatte le tendenze disordinate con la grazia sacramentale e l’ascesi, nell’orrore di offendere Dio con peccati detestabili.

 

La Santa Chiesa insegna che la sodomia è un gravissimo disordine oggettivo, non una realtà neutra o positiva. Pretendere di fondare su di essa una «apertura» all’Ordinazione implica la negazione della Legge naturale, oltre che la violazione dei Comandamenti di Dio.

 

Sostieni Renovatio 21

Ordinare uomini con tendenze omosessuali radicate non solo violerebbe la norma ecclesiale, ma esporrebbe il gregge a scandali gravissimi, alimenterebbe la già diffusissima lobby gay all’interno del Clero, e offenderebbe la santità del Sacramento. Il Sacerdozio non è un diritto soggettivo né uno strumento di «inclusione» ideologica: è un dono divino che richiede piena corrispondenza alla volontà di Dio e santità di vita.

 

È altresì evidente che questa operazione – ampiamente sostenuta da alti esponenti della Gerarchia conciliare-sinodale e dallo stesso Prevost – serve anzitutto a sovvertire il giudizio morale sulla sodomia, facendo di un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio uno stato di elezione degno addirittura del Sacerdozio.

 

Insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente.

 

I conservatori osservano – con il cinismo che li contraddistingue – che questi spropositi giungono da un gesuita notoriamente «border line», e che il Magistero non è cambiato. Fingono di non capire che James Martin è solo un giullare cui il potere lascia dire esplicitamente ciò che ha già deciso ufficiosamente di fare.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

Continua a leggere

Più popolari