Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Il papa ingannerebbe l’Ucraina, dice il consigliere di Zelens’kyj

Pubblicato

il

Kiev non accetterà la mediazione di Papa Francesco nel conflitto con Mosca, perché il pontefice «filo-russo» tradirebbe l’Ucraina, ha dichiarato uno dei principali consiglieri del presidente Vladimir Zelens’kyj.

 

Figura sempre più centrale nel regime di Kiev, Mikhailo Podolyak ha rinnovato la sua critica al leader cattolico in un’intervista ai media ucraini pubblicata ieri. In precedenza, in un’intervista sul Corriere della Sera, aveva definito il Papa uno «strumento della propaganda russa» a causa delle affermazioni del pontefice secondo cui i cattolici in Russia sono eredi di una grande tradizione storica.

 

«Non ha senso discutere di un mediatore intitolato Papa, quando ha una posizione filo-russa che ormai è assolutamente evidente a tutti», ha detto Podolyak, sostenendo che il Vaticano «ingannerebbe l’Ucraina e la giustizia» se la sua intercessione fosse consentita.

 

Il funzionario ucraino ha affermato che, contrariamente alla posizione dichiarata dal Vaticano, il papa sta «promuovendo la guerra». Non pago, il braccio destro di Zelens’kyj ha suggerito di cercare una possibile spiegazione «negli investimenti effettuati dalla Russia nella Banca Vaticana», riferendosi all’istituto finanziario formalmente denominato Istituto per le Opere di Religione.

 

Podoliak ha già accusato altre istituzioni straniere di accettare tangenti russe. Il Comitato Olimpico Internazionale è diventato uno di questi obiettivi a gennaio, dopo aver revocato il divieto generale sugli atleti russi e affermato che dovrebbero essere autorizzati a competere sotto una bandiera neutrale.

 

Le dichiarazioni del pontefice hanno danneggiato la causa cattolica e la reputazione della Santa Sede, ha sostenuto il Podolyak citando una caricatura apparsa sulla rivista polacca Wprost, che mostrava una foto del Papa a bordo della sua famosa auto con i lati di vetro, sopra un veicolo blindato russo.

 

L’aiutante di Zelens’kyj ha descritto la Polonia come «praticamente la nazione più cattolica, tranne il Vaticano», e ha sostenuto che Papa Francesco «ha dimostrato di non essere un esperto di politica e continua a ridurre a zero l’influenza del cattolicesimo nel mondo».

 

Qui il Podolyak potrebbe non aver torto: come scritto diverse volte da Renovatio 21, il prestigio diplomatico del Vaticano, un tempo in grado di agire da canale riservato e dirimere spinose questioni, è ora disintegrato dall’incompetenza, la velleità, la nequizia del papato bergogliano.

 

Con l’ultima intervista a Podolyak – noto per le sue sparate, come quella per cui lo scopo della guerra è «uccidere il massimo numero di russi» – possiamo dichiarare definitivamente morta l’ambizione vaticana di portare Mosca e Kiev ad un tavolo della pace.

 

Il consigliere di Zelens’kyj nell’intervista al Corsera aveva già fatto capire dove voleva andare a parare: «c’è da chiedersi cosa sia la Chiesa cattolica, cosa il cristianesimo, cosa sia l’Ucraina insanguinata di vittime innocenti».

 

In pratica, il regime di Kiev può fare a meno della religione di Cristo, sostituendo il suo sacrificio con quello della povera Ucraina vittima dei russi. Da qui, la generazione di una colpa collettiva che autorizza il regime Zelens’kyj ad elemosinare armi e miliardi.

 

Il rapporto dell’Ucraina con la religione è, nel silenzio internazionale, sempre più allucinante.

 

Come riportato da Renovatio 21, il regime di Kiev sta perseguitando la Chiesa Ortodossa Ucraina canonica (UOC), arrestando e condannando i suoi preti e vescovi, privandoli della cittadinanza, proibendo le preghiore in russo, assediando con i militari i luoghi di culto facendoli sgombrare dall’antico monastero della Lavra. Bergoglio aveva in passato fatto un timido appello per i monaci di Kiev, a quanto pare inascoltato, o sommerso dalle velleità diplomatiche della nuova Santa Sede, che pure in assenza dell’antico prestigio e potere diplomatico, vorrebbe portare Mosca e Kiev ad un negoziato, ricevendo plateali porte in faccia pure quando ospita Zelens’kyj presso il Sacro Palazzo.

 

Va notato anche come un sacerdote greco-cattolico ucraino, quindi in comunione con Roma e Bergoglio, sia stato attaccato e costretto a scusarsi per essersi permesso una preghiera Dio per la pace durante un’omelia. Al momento, per questa grave violazione della libertà religiosa di un sacerdote cattolico, non una parola è stata detta dal Vaticano.

 

Bergoglio aveva pure baciato pubblicamente, durante un’udienza dello scorso anno, la bandiera di una «centuria» del golpe di Maidan. Ora intende incassare insulti e accuse senza battere ciglio? Ma non si era detto che questo papa è un po’ permaloso?

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Geopolitica

Putin: l’UE sta seppellendo la propria economia

Pubblicato

il

Da

L’UE sta danneggiando gravemente la propria economia rifiutando le forniture energetiche provenienti dalla Russia. Lo ha dichiarato il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin.

 

Le nazioni europee hanno subito un forte aumento dei costi energetici dopo aver imposto pesanti sanzioni alla Russia e alle sue esportazioni di idrocarburi in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. Bruxelles si è impegnata a eliminare completamente le importazioni di gas russo entro il 2027, nonostante l’opposizione di diversi Stati membri.

 

Intervenendo martedì a Mosca all’ottavo vertice del Forum dei Paesi Esportatori di Gas, Putin ha avvertito che i tentativi di escludere la Russia dal mercato globale del gas stanno colpendo industrie e famiglie europee.

 

«L’Europa sta infliggendo un duro colpo alla propria industria e al proprio settore sociale abbandonando le forniture energetiche russe e stracciando i contratti a lungo termine», ha affermato.

 

«In Russia c’è un detto: “Non scavare una fossa per qualcun altro, altrimenti potresti finirci dentro tu stesso”. A mio avviso, è proprio quello che è successo oggi nei paesi dell’Unione Europea».

Putin ha inoltre accusato le nazioni europee di ipocrisia nel loro approccio ai combustibili fossili, sostenendo che hanno costruito la propria prosperità su risorse che ora scoraggiano i Paesi in via di sviluppo dall’utilizzare.

 

«L’economia dell’Europa moderna si è costruita proprio sul carbone e sugli idrocarburi», ha affermato.

 

Eppure, quegli stessi Paesi hanno riaperto le centrali elettriche a carbone «quando hanno riscontrato maggiori difficoltà nell’affrontare le proprie sfide energetiche», ha aggiunto Putin.

 

Lo scorso lunedì i prezzi del gas in Europa hanno raggiunto il livello più alto da dicembre 2022, superando brevemente i 97 euro per megawattora, a causa delle interruzioni delle forniture legate alla guerra con l’Iran e delle previsioni di temperature più rigide che hanno agitato i mercati.

La Germania, la maggiore economia industrializzata d’Europa, è stata particolarmente colpita dalla perdita del gas russo. Il Paese ha registrato due anni consecutivi di contrazione economica nel 2023 e nel 2024, mentre le sue industrie ad alta intensità energetica, in particolare quelle chimiche e metallurgiche, hanno dovuto affrontare costi di produzione più elevati.

 

Secondo quanto avvertito a luglio da Tanja Goenner, presidente della Federazione delle industrie tedesche, l’industria tedesca sta perdendo circa 15.000 posti di lavoro al mese, a causa di debolezze strutturali, dazi statunitensi e della crescente concorrenza cinese.

 

Le pressioni economiche hanno alimentato la rabbia popolare in tutta Europa. L’aumento del costo della vita, la stagnazione dei salari e le politiche governative hanno scatenato proteste in Francia, Belgio, Italia e altri Paesi questo mese, con i manifestanti che chiedevano aiuti per le famiglie in difficoltà.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Gli USA avvertono gli alleati del Golfo di prepararsi a una guerra «intensa» con l’Iran

Pubblicato

il

Da

Gli Stati Uniti hanno avvertito diversi Paesi arabi del Golfo di prepararsi a una breve ma intensa operazione militare contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza della questione.   Secondo il WSJ, il presidente statunitense Donald Trump propende per lanciare attacchi su larga scala contro le infrastrutture e gli impianti nucleari iraniani, sebbene non sia stata ancora presa una decisione definitiva. Gli avvertimenti rivolti agli alleati del Golfo indicherebbero inoltre che anche Israele si starebbe preparando a partecipare a rinnovate operazioni militari.   Secondo alcune fonti, gli Stati Uniti starebbero schierando un’ulteriore batteria di missili di difesa aerea Patriot nella regione e ritirando le truppe dalle basi vulnerabili in previsione di una rappresaglia iraniana. Washington starebbe inoltre rifornendo le scorte di munizioni e preparando ulteriori aerei e navi da guerra per possibili operazioni.   Trump ha minacciato di attaccare nuovamente l’Iran se si rifiuterà di accettare le sue condizioni, mentre i negoziati rimangono in una fase di stallo, con entrambe le parti che si accusano a vicenda per la situazione. Gli Stati Uniti hanno condotto l’ultima serie di attacchi sul territorio iraniano il 1° settembre e da allora hanno colpito petroliere e altre imbarcazioni iraniane. L’Iran ha aperto il fuoco contro navi mercantili che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz attraverso una rotta designata dalla Marina statunitense, che Teheran considera illegale.   I funzionari iraniani hanno risposto alle minacce di Trump promettendo di difendere il Paese. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvertito la scorsa settimana che gli Stati Uniti subirebbero «un fallimento strategico ancora maggiore» se optassero per una rinnovata azione militare. L’emittente statale Press TV, citando un alto funzionario iraniano, ha riferito martedì che Teheran è pronta a una guerra totale «senza limiti».   La prospettiva di una ripresa dei combattimenti si profila in un contesto di preoccupazione per la diminuzione delle scorte di missili intercettori statunitensi, preoccupazione che Trump ha respinto, insistendo sul fatto che le forze armate dispongono di munizioni sufficienti.   La guerra rimane profondamente impopolare tra gli americani. Un sondaggio di Fox News pubblicato a settembre ha rilevato che il 71% degli elettori registrati riteneva che l’amministrazione Trump non avesse una strategia chiara per porre fine al conflitto, e il 60% affermava che attaccare l’Iran fosse stato un errore.   Secondo un sondaggio del Pew Research Center pubblicato all’inizio di questo mese, il 65% disapprova la gestione delle operazioni contro l’Iran da parte di Trump, contro il 33% che la approva.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
 
Continua a leggere

Geopolitica

Gli USA vogliono Orban prossimo capo dell’ONU

Pubblicato

il

Da

L’amministrazione Trump sta promuovendo attivamente la candidatura dell’ex premier ungherese Viktor Orban alla carica di prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il Wall Street Journal.

 

Un articolo pubblicato domenica dal quotidiano riferisce che alcuni esponenti del team di Trump hanno già preso contatto con Orbán, il quale si è detto disponibile all’idea, ma accetterebbe di candidarsi soltanto se fosse certa la possibilità di ottenere l’incarico. Gli Stati Uniti ritengono che anche Russia e Cina sosterrebbero l’ex leader ungherese, considerandolo un candidato condiviso dai tre Paesi, come ha dichiarato un funzionario del Dipartimento di Stato alla testata.

 

Il mandato dell’attuale segretario generale, Antonio Guterres, scade il 31 dicembre. L’Associated Press ha riportato la scorsa settimana che nessuno dei sette candidati alla successione – tra cui Rebecca Greenspan del Costa Rica, Carolyn Rodríguez Birkett della Guyana e il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) Rafael Grossi dell’Argentina – gode al momento del sostegno necessario di tutti e cinque i membri permanenti del Consiglio di sicurezza: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.

Fonti del Wall Street Journal indicano che l’amministrazione Trump vede in Orbán «il candidato conservatore ideale per il movimento MAGA», perché possiede l’ideologia giusta e sa come esercitare l’autorità. Orban, uscito di scena in Ungheria a maggio dopo 16 anni di governo, era solito definire il proprio sistema una «democrazia illiberale». Il politico di 63 anni è stato un critico aspro delle politiche dell’UE, scontrandosi ripetutamente con Bruxelles su immigrazione di massa, repressione delle ONG di sinistra, opposizione all’agenda LGBTQ+ e altri temi.

 

L’Orban è stato uno dei pochi leader europei a mantenere i contatti con Mosca dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, insistendo perché l’Ungheria continuasse ad acquistare energia dalla Russia e denunciando le sanzioni occidentali come controproducenti, sostenendo costantemente una maggiore cooperazione economica tra l’UE e la Cina.

 

Orban ha sempre definito Trump un «vero amico» e ha visitato gli Stati Uniti per appoggiare la campagna presidenziale del repubblicano nel 2024. Il presidente americano lo ha sostenuto prima delle elezioni ungheresi di quest’anno e ha inviato il vicepresidente JD Vance a Budapest per fare campagna a suo favore, senza però che ciò bastasse a garantirgli la vittoria.

 

Come riportato da Renovatio 21, Orban ha dichiarato l’anno scorso che Trump ben comprende il «declino della civiltà» europea. In un’altra occasione aveva esclamato per il vigore diplomatico trumpiano contro Bruxelles dicendo che «Trump ha mangiato la Von der Leyen a colazione».

 

Un funzionario del Dipartimento di Stato ha stimato che Orban otterrebbe «facilmente» otto voti nel Consiglio di sicurezza, composto da 15 membri, con altri due voti a portata di mano. Regno Unito e Francia, membri permanenti che potrebbero ostacolare un sostegno maggioritario, di solito usano il veto con cautela, come sottolinea il Wall Street Journal.

 

Durante il suo secondo mandato Trump ha espresso una crescente insoddisfazione verso le Nazioni Unite, affermando che l’organizzazione è ben lontana dal realizzare il proprio «enorme potenziale».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

Continua a leggere

Più popolari