IVF
Il maschio umano si estinguerà?
Il maschio della specie farà la fine del dodo? Gli uomini stanno diventando obsoleti? Questa possibilità inquietante (in alcuni ambienti potrà forse suonare come una buona notizia…) è stata ventilata molte volte nel corso dello sviluppo della ricerca sulle cellule staminali negli ultimi 20 anni.
Ora è stato portato a termine un esperimento che potrebbe avvalorare questa ipotesi.
Da due madri, i ricercatori cinesi hanno fatto nascere topi sani che hanno avuto a loro volta cuccioli normali. Sono riusciti a realizzare questo obiettivo modificando cellule staminali di un topo femmina e iniettandole nelle uova di un altro topo femmina.
Di 210 embrioni, 29 sono sopravvissuti.
Sono nati anche cuccioli di topi di due padri, usando un approccio simile ma più complesso; ma sono sopravvissuti solo un paio di giorni.
Di 210 embrioni, 29 sono sopravvissuti
La ricerca è stata pubblicata su Cell Stem Cell da ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze.
Mentre alcuni rettili, anfibi e pesci possono riprodursi con un genitore dello stesso sesso, per i mammiferi questa è una sfida, che richiede l’aiuto della tecnologia riproduttiva.
Nei mammiferi, poiché alcuni geni materni o paterni vengono interrotti durante lo sviluppo della linea germinale mediante un meccanismo chiamato imprinting genetico, i figli che non ricevono materiale genetico da genitori di sesso diverso, ovvero sia da una madre che da un padre, potrebbero sperimentare anomalie dello sviluppo oppure non essere vitali.
I ricercatori hanno prodotto topi bimaterni, cioè topi con due madri
Eliminando da uova immature questi geni impressi, i ricercatori hanno prodotto topi bimaterni, cioè topi con due madri.
«Tuttavia, i topi generati mostravano ancora caratteristiche difettose, e il metodo stesso è molto poco pratico e difficile da usare» afferma uno degli autori, il dottor Qi Zhou.
Per produrre i loro topi bimaterni sani, i ricercatori hanno usato cellule staminali embrionali aploidi (ESC), che contengono metà del numero normale di cromosomi e del DNA di un solo genitore e che i ricercatori ritengono siano il fattore chiave del loro successo.
I ricercatori hanno creato i topi con due madri eliminando tre regioni di imprinting del genoma da ESC aploidi contenenti il DNA di un genitore femminile e le hanno iniettate in uova di un altro topo femmina. Hanno prodotto 29 topi vivi da 210 embrioni. I topi erano normali, sono vissuti fino all’età adulta e si sono riprodotti in maniera autonoma.
Un vantaggio dell’utilizzo degli ESC aploidi è che anche prima che i geni problematici vengano neutralizzati, essi contengono una minor «programmazione di imprinting», che è la causa principale dell’espressione di geni specifici materni o paterni.
I topi generati mostravano ancora caratteristiche difettose, e il metodo stesso è molto poco pratico e difficile da usare
«In questo studio abbiamo scoperto che gli ESC aploidi erano più simili alle cellule germinali primordiali, i precursori di uova e spermatozoi. L’impronta genomica che si trova nei gameti è stata cancellata», dice Hu.
Dodici topi vivi nati a termine con due padri genetici sono stati prodotti utilizzando una procedura simile ma più complicata. Gli ESC aploidi contenenti solo il DNA di un genitore maschio sono stati modificati per eliminare sette regioni con «imprinting chiave».
Gli ESC aploidi modificati sono stati quindi iniettati – insieme allo sperma di un altro topo maschio – in una cellula uovo da cui era stato rimosso il nucleo, e quindi il suo materiale genetico femminile.
Questo ha creato un embrione contenente solo DNA genomico dei due genitori maschi. Questi embrioni sono stati trasferiti insieme al materiale placentare in madri surrogate, che hanno portato a termine la gravidanza. Questi cuccioli sono sopravvissuti 48 ore dopo la nascita, ma i ricercatori stanno progettando di migliorare il processo in modo che i topi «bipaterni» vivano fino all’età adulta.
I ricercatori stanno progettando di migliorare il processo in modo che i topi «bipaterni» vivano fino all’età adulta
«Questa ricerca ci mostra che cosa è possibile realizzare» ha detto Li, uno degli altri ricercatori.
«Abbiamo visto che i difetti nei topi bimaterni possono essere eliminati e che le barriere di riproduzione bipaterne nei mammiferi possono anche essere superate modificando l’imprinting. Abbiamo anche rivelato alcune delle regioni di imprinting più importanti che ostacolano lo sviluppo di topi con genitori dello stesso sesso, che sono interessanti anche per lo studio dell’imprinting genomico e della clonazione animale».
Robert Norman, esperto australiano di riproduzione assistita, ha commentato:
«Il concetto è intrigante per la riproduzione umana, in particolare per le coppie dello stesso sesso, ma ci sono troppe incertezze al momento per tentare un simile approccio, e sarà così per molti anni a venire. La prima sfida sarà quella di far nascere i bambini da ovuli e spermatozoi derivati artificialmente da coppie maschio-femmina, una pratica che è di rilevante importanza per uomini e donne sterili che non hanno gameti funzionanti.
Nessuna autorizzazione di tipo etico è stata finora data dalle autorità preposte per tentare di produrre una progenie viva, sebbene gli embrioni siano stati prodotti solo in via sperimentale, senza trasferimento all’utero».
Fonte: Michael Cook per Bioedge
IVF
Israeliano arrestato all’aeroporto di Cipro con embrioni congelati destinati al Messico
Un uomo israeliano di 24 anni è stato arrestato il 19 maggio all’aeroporto internazionale di Ercan, a Cipro, territorio controllato dalla Turchia, mentre tentava di imbarcarsi su un volo per il Messico. Lo riporta la testata israeliana Ynet.
Il personale di sicurezza aeroportuale ha scoperto che trasportava quattro embrioni congelati e vitali, conservati in provette separate all’interno di un apposito contenitore criogenico etichettato «Life Pacel».
Secondo la testata israeliana, che ha diffuso la notizia, gli embrioni provenivano da una clinica di fecondazione in vitro (FIV) a Lefkoşa (Nicosia settentrionale). Al momento del tentativo di trasporto, non era stata ottenuta alcuna autorizzazione ufficiale dal Ministero della Salute locale per la loro rimozione dal territorio.
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La polizia ha inoltre fatto irruzione nella clinica di fecondazione in vitro e ha arrestato il direttore della clinica e un medico, entrambi cittadini turco-ciprioti. Tutti e tre i sospettati sono stati portati davanti a un tribunale, che ha prorogato la loro detenzione per consentire ulteriori indagini, tra cui la visione dei filmati delle telecamere di sicurezza e la raccolta delle testimonianze.
Secondo quanto riferito, la clinica aveva presentato una richiesta di trasferimento poco prima dell’incidente, e l’approvazione era stata concessa il giorno dell’arresto. Tuttavia, le autorità sostengono che il trasporto sia stato tentato prematuramente, violando le normative sul trasporto di tessuti e cellule umane.
Secondo la Society for the Protection of Unborn Children (SPUC), il caso riporta il settore della fertilità di Cipro del Nord sotto i riflettori internazionali. La principale organizzazione pro-vita della Gran Bretagna ha riferito che questo territorio «è diventato una meta internazionale di primaria importanza per le procedure di fecondazione in vitro grazie al suo quadro normativo relativamente permissivo, che attrae coppie straniere in cerca di trattamenti e pratiche riproduttive fortemente limitate o vietate altrove in Europa».
«La combinazione di una supervisione inadeguata, pressioni commerciali e un’elevata domanda internazionale rischia di creare un contesto in cui gli embrioni umani e il materiale riproduttivo vengano sempre più trattati come merci», ha osservato la SPUC in una dichiarazione del 21 maggio. Hanno poi sottolineato come l’ultimo scandalo sia giunto subito dopo un’inchiesta della BBC di fine marzo che aveva messo in luce seri dubbi in merito agli standard e alla regolamentazione delle cliniche di fecondazione in vitro del territorio.
Il rapporto descriveva dettagliatamente le accuse mosse da diverse famiglie britanniche, secondo le quali le cliniche avrebbero utilizzato donatori di sperma o ovuli non idonei nelle loro procedure. I test del DNA avrebbero indicato che alcuni dei bambini nati da queste nascite non erano nemmeno biologicamente imparentati con i donatori scelti dai genitori.
In seguito a queste rivelazioni, le autorità di Cipro del Nord avrebbero avviato una propria indagine per accertare se le cliniche per la fertilità abbiano violato le normative locali. Hanno dichiarato che le ispezioni di routine delle cliniche di fecondazione in vitro proseguono regolarmente, mentre l’indagine separata sul tentato trasferimento di embrioni rimane in corso.
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Non si tratta dei primi casi di arresti negli aeroporti di cittadini israeliani che trasportano materiale biologico. In particolare, alcuni cittadini dello Stato ebraico, sono stati accusati di traffico di organi.
Nel giugno 2013, all’aeroporto di Fiumicino (Roma) fu arrestato Gedalya Tauber, ex ufficiale israeliano 77enne, latitante dal 2010 e condannato all’ergastolo in Brasile per traffico internazionale di organi umani.
Nel 2018, sempre a Cipro fu arrestato Moshe Harel, accusato di essere a capo di una rete internazionale di traffico di reni (donatori da Est Europa, Turchia, ex URSS operati in Kosovo).
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso ottobre era stato arrestato in Russia israelo-ucraino presunto capo di una rete di traffico di organi.
Esistono altri casi documentati di israeliani coinvolti in reti di traffico di organi (soprattutto reni) tra gli anni 2000 e 2010, spesso con collegamenti in Turchia, Kosovo, Azerbaigian.
Come riportato da Renovatio 21, storie sul traffico di organi sono già partite alla Striscia di Gaza subito dopo l’inizio della strage.
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Immagine di ZEISS Microscopy via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic; immagine modificata.
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Trump propone un nuovo beneficio sanitario per la FIVET e critica la sentenza che definisce gli embrioni come bambini
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IVF
Dalla fecondazione assistita all’ottimizzazione genetica: l’ascesa delle cliniche di Indira IVF
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La startup statunitense Nucleus Genomics, nota per proporre discussi test genetici sugli embrioni, ha siglato una serie di accordi con la rete di cliniche indiane Indira IVF, che oggi conta più di 180 centri in tutto il Paese. Nonostante le normative attuali sulla fecondazione assistita nel Paese siano stringenti, la partnership darà accesso a un mercato enorme e in forte crescita anche dal punto di vista economico a causa del calo dei tassi di fertilità.
La startup statunitense Nucleus Genomics ha siglato accordi con una serie di cliniche di fecondazione in vitro straniere per espandere la diffusione di controversi test genetici sugli embrioni. Il mercato sembra destinato ad espandersi soprattutto in India grazie a una partnership con Indira IVF, la più grande rete di cliniche per la fertilità nel Paese. L’obiettivo della collaborazione è portare sul mercato indiano test avanzati sugli embrioni alle coppie che si sottopongono alla fecondazione in vitro (o IVF).
Nucleus Genomics, fondata nel 2021, utilizza una tecnologia nota come PGT-P per aiutare le coppie a selezionare embrioni con una minore probabilità di sviluppare malattie come il diabete o l’Alzheimer. Tuttavia, l’azienda ha suscitato controversie a livello internazionale per aver sviluppato modelli che, secondo il fondatore Kian Sadeghi, sono in grado di prevedere anche tratti non legati allo sviluppo di malattie, come un alto quoziente intellettivo o l’altezza. Anche se diversi scienziati mettono in dubbio la possibilità di selezionare correttamente i geni responsabili dello sviluppo di certe caratteristiche, numerosi esperti di bioetica ritengono che ci possa essere il rischio di creare neonati con caratteristiche su richiesta accessibili solo alle fasce più ricche della popolazione. Il prodotto di testing di Nucleus Genomics costa infatti 10mila dollari, mentre i cicli di trattamento di fecondazione in vitro costano almeno 20mila dollari l’uno.
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In India, almeno per ora, questo tipo di applicazioni incontra limiti normativi molto stringenti: la selezione degli embrioni sulla base di caratteristiche non mediche è illegale. Di conseguenza, Nucleus Genomics dovrebbe limitare la propria offerta nel Paese alle informazioni sul rischio di malattie. Tuttavia la partnership consente all’azienda americana di accedere a un mercato enorme e a una quantità significativa di dati genetici, in un contesto in cui il settore della fecondazione assistita è destinato a raggiungere un valore di circa 13 miliardi di dollari entro la fine di quest’anno.
La crescita di Indira IVF racconta bene lo sviluppo del settore. Fondata nel 1988 a Udaipur, nello stato del Rajasthan, dal dottor Ajay Murdia, l’azienda ha inizialmente operato come struttura indipendente prima di trasformarsi in una realtà su larga scala. Oggi è una delle principali catene di fertilità del Paese, passando da 165 centri nel marzo 2025 a 186 a luglio, con l’obiettivo di raggiungere quota 200 entro la fine dell’anno fiscale 2026. Parallelamente, l’azienda ha avviato una strategia di diversificazione entrando nel settore della salute materna e pediatrica, con l’apertura di ospedali in città come Varanasi, Pune e Prayagraj.
Questa crescita si riflette nei risultati finanziari: i ricavi hanno raggiunto 1.604,5 crore di rupie (circa 176 milioni di euro) nell’anno fiscale 2025. La società dal 2023 è sostenuta dal fondo svedese di private equity EQT, che ha acquisito il 60% delle quote. Mentre il percorso di Indira IVF verso la quotazione in borsa è stato tutt’altro che lineare. L’azienda aveva inizialmente presentato, a febbraio dello scorso anno, una richiesta per un’IPO da circa 3.500 crore di rupie (circa 407 milioni di dollari). Tuttavia, già a marzo è stata costretta a ritirare la documentazione dopo le osservazioni della Securities and Exchange Board of India (SEBI), l’ente indiano che vigila sui mercati finanziari.
I dubbi dell’autorità di vigilanza si sono concentrati su un film biografico di Bollywood intitolato Tumko Meri Kasam, diretto da Vikram Bhatt. Il film raccontava in chiave drammatica la storia personale e imprenditoriale del medico. La coincidenza tra l’uscita del film e il processo di IPO ha però sollevato sospetti: secondo la SEBI la pellicola avrebbe potuto funzionare come una forma di promozione indiretta e illegale durante una fase delicata di raccolta di capitali. Dopo questo episodio, Indira IVF ha ripresentato in modo confidenziale i documenti per la quotazione a luglio dello scorso anno. La vicenda si è ulteriormente complicata quando il regista Vikram Bhatt e sua moglie, Shwetambari Bhatt, sono stati arrestati. Secondo l’accusa, presentata dallo stesso Ajay Murdia, il medico avrebbe versato circa 47 crore di rupie (oltre 5 milioni di euro) per la realizzazione di quattro film, ma Bhatt ne avrebbe prodotto soltanto uno, il biopic su Indira IVF.
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Nel frattempo il contesto demografico in India si è evoluto facendo crollare il tasso di fertilità totale, passato da oltre 6 figli per donna nel 1950 a 1,9 nel 2023, al di sotto della soglia di sostituzione. Per regolamentare il «business della fertilità», il Paese ha introdotto nel 2021 la legge sulla regolazione delle tecnologie di riproduzione assistita, che stabilisce che l’accesso alla fecondazione in vitro è consentito solo a coppie sposate o a donne single entro specifici limiti di età.
La normativa inoltre impone restrizioni severe sull’uso dei donatori e introduce garanzie etiche importanti. Tra queste, l’obbligo di registrazione per tutte le cliniche, il divieto di determinazione del sesso (in un Paese dove i maschi sono ancora preferiti alle femmine) e il riconoscimento dei pieni diritti legali per i bambini nati tramite queste pratiche di fecondazione assistita
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Immagine di ZEISS Microscopy via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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