Epidemie
«Il DPCM è illegittimo»: giudice di Reggio Emilia proscioglie una coppia che aveva esibito autocertificazione «falsa»
È stata emessa la sentenza di proscioglimento nei confronti di una coppia di Reggio Emilia che lo scorso 8 marzo 2020 aveva esibito un’autocertificazione rivelatasi poi non veritiera durante un controllo effettuato delle forze dell’ordine.
Secondo il giudice Dario De Luca del tribunale di Reggio Emilia, il DPCM dell’8 marzo di un anno fa è da considerarsi «illegittimo».
Il DPCM dell’8 marzo di un anno fa è da considerarsi «illegittimo»
La vicenda risale al 13 marzo di un anno fa quando un uomo e una donna furono fermati dai carabinieri in pieno lockdown nel comune di Correggio, comune della Bassa Reggiana.
I due compilarono l’autocertificazione, la donna dichiarando di essere andata «a sottoporsi ad esami clinici», l’uomo «di averla accompagnata», motivando in questo modo lo spostamento per comprovata necessità di salute.
«In forza di tale decreto, ciascun imputato è stato costretto a sottoscrivere un’autocertificazione incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese»
Le forze dell’ordine accertarono però che «la donna quel giorno non aveva fatto alcun accesso all’ospedale», e a motivo di ciò il sostituto procuratore chiese un decreto di condanna penale con l’accusa di falso ideologico, i due non avendo ottemperato al primo DPCM dell’allora premier Conte.
Per il giudice delle indagini preliminari, però, «il fatto non costituisce reato» sancendo di fatto l’illegittimità del DPCM e un «falso inutile» quello commesso dai due difesi entrambi dall’avvocato Enrico Della Capanna.
«Poiché — ha scritto il giudice — proprio in forza di tale decreto, ciascun imputato è stato costretto a sottoscrivere un’autocertificazione incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese…»
«Nel nostro ordinamento giuridico, l’obbligo di permanenza domiciliare consiste in una sanzione penale restrittiva della libertà personale che viene irrogata dal giudice penale per alcuni reati all’esito del giudizio»
E ancora si legge: «Nel nostro ordinamento giuridico, l’obbligo di permanenza domiciliare consiste in una sanzione penale restrittiva della libertà personale che viene irrogata dal giudice penale per alcuni reati all’esito del giudizio».
«Trattandosi di DPCM — ha poi concluso il giudice De Luca — cioè di un atto amministrativo, il giudice ordinario non deve rimettere la questione di legittimità costituzionale alla Corte costituzionale, ma deve procedere, direttamente, alla disapplicazione dell’atto amministrativo illegittimo per violazione di legge».
I termini per presentare opposizione in appello da parte del PM Iacopo Berardi sono scaduti il 4 febbraio, essendo trascorsi 15 giorni dall’emissione della sentenza, ossia il 27 gennaio.
«Trattandosi di DPCM cioè di un atto amministrativo, il giudice ordinario non deve rimettere la questione di legittimità costituzionale alla Corte costituzionale, ma deve procedere, direttamente, alla disapplicazione dell’atto amministrativo illegittimo per violazione di legge»
Siamo davanti ad una sentenza enorme, che ora crea un precedente storico quanto meno alla luce del merito, anche a motivo delle attuali e sempre più intense restrizioni della libertà personale.
Non c’è che dire: c’è un Giudice a Reggio Emilia!
Cristiano Lugli
Epidemie
La Francia conferma il primo caso di Ebola
La Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ha riferito mercoledì il ministero della Salute francese.
Il ministero ha dichiarato che il paziente è stato ricoverato in una struttura specializzata e si trova in condizioni stabili. È stato posto in isolamento a scopo precauzionale.
«È in corso un’indagine epidemiologica approfondita per identificare le persone che potrebbero essere entrate in contatto con il paziente», ha dichiarato il ministero in un comunicato.
La ministra della Salute francese, Stephanie Rist, ha successivamente confermato che cinque persone sedute vicino al medico infetto sul volo per la Francia sono state identificate e isolate. L’Alleanza per l’Azione Medica Internazionale (ALIMA), un’organizzazione senza scopo di lucro impegnata nella risposta all’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, ha dichiarato che il paziente è un medico che lavora con la sua équipe.
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Il caso si inserisce nel contesto di un’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Dall’inizio dell’epidemia, legata al ceppo Bundibugyo del virus, il 15 maggio, sono stati registrati 1.094 casi confermati e 277 decessi, ha dichiarato mercoledì l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Secondo Marie Roseline Belizaire, direttrice dell’OMS per le emergenze, almeno 75 operatori sanitari sono stati contagiati e 17 di loro sono deceduti. Al momento non esistono vaccini o trattamenti specifici approvati per il ceppo Bundibugyo.
Il mese scorso, gli Stati Uniti hanno negato l’ingresso a un volo Air France con a bordo un passeggero proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, a causa di restrizioni più severe legate all’Ebola, costringendo l’aereo a dirottare in Canada. Il 18 maggio, Washington ha inasprito le misure di viaggio in risposta all’epidemia, imponendo ai viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Sud Sudan e dall’Uganda di entrare negli Stati Uniti esclusivamente attraverso l’aeroporto internazionale di Washington Dulles.
Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo «continui a superare la capacità di risposta», il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso. Tedros ha dichiarato ai giornalisti che negli ultimi 50 anni sono stati rilevati meno di 30 casi di Ebola al di fuori dell’Africa, aggiungendo che la Francia e gli altri paesi europei non dovrebbero «reagire in modo eccessivo», come riportato dall’agenzia Reuters.
Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha valutato il rischio come «molto basso per la popolazione europea in generale», secondo quanto riportato dal ministero della Salute francese.
Secondo quanto riportato dal ministero della Salute, la scorsa settimana i casi di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo orientale sono saliti a 782, con 181 decessi registrati, mentre il Paese combatte una rapida diffusione dell’epidemia in una regione dilaniata dal conflitto.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
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Immagine di Pan American Health Organization via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
Epidemie
Aumentano i decessi per Ebola in Congo
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Epidemie
Ulteriore focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo
L’epidemia di Ebola di Bundibugyo si è estesa a un’altra zona sanitaria della Repubblica Democratica del Congo (RDC), portando a 26 il numero totale delle zone colpite a livello nazionale, secondo quanto riportato martedì dal Centro operativo per le emergenze di sanità pubblica (COUSP) del Paese.
Il 9 giugno, le autorità hanno confermato due casi di Ebola nella zona sanitaria di Tchomia, nella provincia di Ituri. L’area si trova sulle rive del lago Alberto, vicino al confine con l’Uganda, a circa 50 chilometri a sud di Bunia, capoluogo della provincia di Ituri.
Con l’aggiunta di Tchomia, 18 delle 36 zone sanitarie dell’Ituri hanno ora registrato casi di Ebola. Le aree colpite includono Aru, Aungba, Bambu, Bunia, Damas, Gety, Kilo, Komanda, Lita, Logo, Mambasa, Mangala, Mongbwalu, Nizi, Nyankunde, Rimba e Rwampara.
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Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute Roger Kamba, al 9 giugno la Repubblica Democratica del Congo aveva registrato 635 casi confermati di Ebola.
«Il numero dei guariti sta aumentando, il tracciamento dei contatti sta migliorando – 61,1% rispetto al 56,4% di ieri. La risposta si sta intensificando. Stiamo monitorando ogni zona, ogni allarme, ogni segnale. La vigilanza non cala mai», ha dichiarato il Kamba in un post su X.
In un aggiornamento separato, il ministro ha annunciato otto nuove guarigioni, portando a 30 il numero totale di persone che hanno superato il virus.
La scorsa settimana, il ministero della Salute congolese ha riferito che 340 tonnellate di medicinali e forniture mediche sono state consegnate alle province di Ituri e Nord Kivu grazie a un progetto finanziato dalla Banca Mondiale, che si aggiungono alle 150 tonnellate già trasportate con il supporto dell’UNICEF.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora.
L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
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Immagine di World Bank Photo Collection via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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