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Il cardinale olandese Willem Eijk celebrerà la sua prima messa pubblica tradizionale in latino

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Il cardinale olandese Willem Eijk celebrerà la sua prima messa pubblica tradizionale in latino a marzo. Lo riporta LifeSite.

 

L’arcivescovo metropolita di Utrecht, nei Paesi Bassi, presiederà una solenne messa pontificale secondo il tradizionale rito romano nella chiesa di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione a Oss, domenica 15 marzo.

 

Secondo la giornalista cattolica Diane Montagna, si tratterà della prima volta in cui il cardinale 72enne celebrerà pubblicamente la Santa Messa in rito antico .

 

Eijk ricopre la carica di arcivescovo di Utrecht dal 2007 ed è stato creato cardinale da papa Benedetto XVI nel 2012. In precedenza era stato vescovo di Groninga-Leeuwarden dal 1999 al 2007.

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Il cardinale olandese è riconosciuto come uno dei prelati più ortodossi dell’Europa occidentale. Ha difeso con costanza l’insegnamento della Chiesa su aborto ed eutanasia, così come sul matrimonio e sul celibato sacerdotale. Si è opposto alla «benedizione» delle «coppie» dello stesso sesso, così come alla distribuzione della Santa Comunione ai divorziati e ai «risposati» civilmente. Ha criticato i leader della Chiesa, incluso Papa Francesco, per l’ambiguità del loro insegnamento su tali questioni.

 

Come riportato da Renovatio 21, il porportato neerlandese ha esortato la Chiesa a dire la sua sull’Intelligenza Artificiale e ha posto fine alle celebrazioni domenicali senza sacerdoti.

 

Il fatto che il cardinale Eijk celebri abitualmente la Messa ad orientem ha già suscitato attenzione nei Paesi Bassi in più occasioni. Rispondendo ai progressisti che lo criticavano per questa tradizionale postura liturgica, ha dichiarato: «non celebro la Messa dando le spalle al popolo; la dico volgendo il viso verso Cristo… insieme al popolo, siamo veramente rivolti verso Cristo».

 

Il cardinale olandese ha sottolineato la centralità dell’Eucaristia nella fede cattolica. In una riflessione pastorale ha scritto: «Attraverso il sacramento dell’Eucaristia siamo uniti a Gesù; quindi, a Dio stesso e quindi al suo infinito amore».

 

La cosiddetta Messa in Latino rimane piuttosto rara nei Paesi Bassi. L’elenco delle Messe vetus ordo indica solo 12 luoghi in cui viene celebrata nel Paese, che conta circa 3,4 milioni di cattolici. Tuttavia, vi sono segnali di un crescente interesse per la forma tradizionale del Rito Romano, come testimonia il recente avvio di un nuovo apostolato da parte della Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) nell’arcidiocesi di Utrecht.

 

La Fraternità San Pio X (FSSPX) è presente nei Paesi Bassi, in particolare presso la chiesa di San Villibrordo a Utrecht. Questo sito funge da punto di riferimento per la Messa tradizionale in latino nel Paese. La Fraternità in Olanda dice messa anche a Leida e Eindhoven.

 

La decisione del prelato più autorevole del Paese di celebrare una messa solenne rappresenta probabilmente un gesto pastorale verso i fedeli che partecipano alla Messa tradizionale e un tentativo di promuovere la pace liturgica, in contrasto con le politiche restrittive e divisive sul rito tradizionale adottate dal defunto Papa Francesco.

 

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Immagine di Stephencdickson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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Accusati di scisma, pregano nella tempesta per il Santo Padre e la Chiesa

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Per quasi trenta minuti, un temporale si è abbattuto sui 16.000 fedeli riuniti a Écône per le consacrazioni episcopali del 1° luglio. Poco prima della comunione, sono rimasti sotto la pioggia battente per recitare il rosario. Quando è stata annunciata l’ultima decina per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, l’assemblea ha pregato ferventemente, offrendo questo sacrificio in spirito di fede. Poi il tempo è migliorato.   La decina del rosario offerta per il Santo Padre e la Chiesa universale.     Un filmato girato da un fervente americano mostra l’entusiasmo della folla durante la tempesta.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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«Il non appartenere alla Chiesa conciliare è una grazia e una testimonianza provvidenziale»: le parole di mons. Tissier

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Renovatio 21 pubblica un estratto dell’articolo di monsignor Bernard Tissier de Mallerais (1945-2024) «Y a‑t-il une Église conciliaire ?» («esiste una Chiesa conciliare») apparso sulla rivista Le Sel de la Terre n° 85 (estate 2013).

 

Beati coloro che non appartengono a questa «comunione dei profani», che sono provvidenzialmente esclusi da essa o minacciati di esclusione!

 

Felice relegazione o abbandono! La vocazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fin dalla sua erezione da parte della Chiesa Cattolica nel 1970 e dal decreto di lode che la onorò nel 1971, non è mai stata quella di ricevere le benedizioni e i riconoscimenti di questa Chiesa conciliare! Era indubbiamente necessario che questa società sacerdotale, con tutta la famiglia della Tradizione, fosse come la fiaccola accesa e posta non sotto il moggio conciliare, ma sul candelabro della gogna, affinché illuminasse tutti coloro che sono nella casa di Dio.

 

Era probabilmente preferibile, secondo le vie della Provvidenza, che questa sana parte della Chiesa, che, come il divino Maestro, era diventata pietra d’inciampo, pietra rigettata dai costruttori della dissociazione ecclesiastica conciliare, diventasse la pietra angolare e la chiave di volta dell’indistruttibile cattedrale cattolica.

 

La nostra incrollabile testimonianza della vera Chiesa di Gesù Cristo, del sacerdozio e della regalità di Cristo sacerdote e re, esige indubbiamente, da parte della Chiesa conciliare, l’esclusione e l’ostracismo pronunciati contro di noi e contro ciò che rappresentiamo. Ma come san Giuseppe, nel suo esilio dall’Egitto, portò in sé il Bambino Gesù e la sua divina Madre, che costituirono il seme della Chiesa, così anche, nel suo esilio, la famiglia della Tradizione porta in sé la Chiesa, senza, certo, avere diritti esclusivi a questa gloriosa funzione, ma possedendone l’essenza stessa e il cuore, la sua integrità e incorruttibilità.

 

Essa dunque porta in sé il Pontefice Romano, nel quale il successore di Pietro un giorno si libererà da una lunga prigionia e si risveglierà dal sonno delle sue grandi illusioni, per proclamare, come fece il primo papa a Cesarea di Filippo al suo Maestro: «Tu es Christus, Filius Dei vivi!».

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Pertanto, se siamo complessi, rimpiangeremo di essere privati della comunione conciliare o della sua apparenza di comunione ecclesiale, e saremo infelici e ansiosi, costantemente alla ricerca di una soluzione. Se, d’altra parte, abbiamo la fede e la semplicità di un bambino, cercheremo semplicemente quale testimonianza rendere alla fede cattolica.

 

E la troveremo: è innanzitutto la testimonianza della nostra esistenza, della nostra permanenza, della nostra stabilità, insieme a quella della nostra piena professione di fede cattolica e del nostro rifiuto degli errori e delle riforme conciliari. Una testimonianza è assoluta. Se rendo testimonianza alla Messa cattolica, a Cristo Re, devo astenermi dalle Messe e dalle dottrine conciliari.

 

È come un granello d’incenso offerto agli idoli: o è un solo granello o non ce n’è affatto. Quindi, è «niente affatto». E questa testimonianza implica anche persecuzione, cosa normale da parte dei nemici di questa fede, che vogliono ridurre la nostra diametrale opposizione alla nuova religione, e finché piace a Dio che persistano nei loro perversi disegni. Non è forse Dio stesso a stabilire questa inimicizia tra la progenie del diavolo e i figli di Maria? Inimicitias ponam!

 

Perciò, non appena, nel raccoglimento della preghiera, abbiamo percepito questa vocazione a noi propria, adattata da Dio alla crisi presente, vi accogliamo con perfetta rettitudine e grande pace: una rettitudine incapace di qualsiasi complicità con il nemico, una pace senza amarezza.

 

Corriamo verso di essa, vi balziamo addosso ed esclamiamo come Santa Teresa di Gesù Bambino: «Nella Chiesa, Madre mia, ho trovato la mia vocazione!».

 

E chiediamo alla magnanima santa: «Ottieni per me la grazia di avere nella Chiesa e per la Chiesa l’anima di un martire o almeno di un confessore della fede!»

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Comunicato della Casa Generalizia: La Fraternità San Pio X presenta ricorso contro il decreto del 2 luglio 2026

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Comunicato del 13 luglio 2026.   La Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che, in risposta al decreto pubblicato il 2 luglio 2026 dal Dicastero per la Dottrina della Fede, ha presentato l’11 luglio un ricorso preliminare presso lo stesso Dicastero, conformemente ai cann. 1734 e seguenti del Codice di Diritto Canonico.   Tale iniziativa, che costituisce il previo adempimento richiesto prima dell’eventuale presentazione di un ricorso gerarchico, ha l’effetto di sospendere l’esecuzione del decreto, conformemente al can. 1353 del Codice di Diritto Canonico.   Con questo ricorso, la Fraternità intende esercitare il diritto che la Chiesa riconosce a chiunque si ritenga leso da un atto amministrativo di chiederne la rettifica, in spirito di rispetto verso l’autorità ecclesiastica e di fedele attaccamento alla giustizia, alla verità e al bene della Chiesa.   La Fraternità Sacerdotale San Pio X affida questa richiesta alle autorità competenti e raccomanda questa iniziativa alle preghiere di tutti i fedeli.   Menzingen, 13 luglio 2026   Articolo pubblicata previamente su FSSPX.News  

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