Geopolitica
Il capo militare dell’Uganda lancia un ultimatum all’ambasciatore USA
Secondo il capo delle forze di difesa dell’Uganda, il generale Muhoozi Kainerugaba, l’ambasciatore statunitense William Popp dovrebbe chiedere scusa al presidente ugandese Yoweri Museveni o lasciare la nazione dell’Africa orientale.
Da quando Popp è diventato l’inviato di Washington nel settembre 2023, un numero crescente di funzionari ugandesi è stato sottoposto a sanzioni statunitensi.
All’inizio di questa settimana, quattro dei più alti ufficiali di polizia del Paese sono stati inseriti nella lista nera del dipartimento di Stato con l’accusa di violazioni dei diritti umani, tra cui la tortura. Secondo i media locali, l’ambasciata statunitense nella capitale, Kampala, ha collaborato attivamente con ONG e gruppi di opposizione.
In una serie di post su X dello scorso venerdì, Kainerugaba ha accusato Popp di aver «mancato di rispetto» a suo padre, che è il presidente Museveni, e di aver «minato» la costituzione del Paese.
It is not only General MK. It is President Museveni, the government and the people of Uganda too. This is not a personal issue between me and the current US Ambassador, this is a national issue and you’ll see that NO foreign country will ever dominate Uganda again! https://t.co/8QIT7Rdme2
— Muhoozi Kainerugaba (@mkainerugaba) October 4, 2024
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«Se l’attuale ambasciatore statunitense non si scuserà personalmente con Mzee (il presidente Museveni) entro lunedì mattina (ore 9.00) per il suo comportamento poco diplomatico nel nostro Paese, gli chiederemo di lasciare l’Uganda», ha scritto.
Il capo militare ha sottolineato che le autorità ugandesi «amano e ammirano» gli Stati Uniti e non hanno «alcun problema» con il Paese. «Ma ultimamente abbiamo molte prove che hanno lavorato contro il governo NRM», ha aggiunto.
Il National Resistance Movement (NRM), fondato dal presidente Museveni, è il partito al governo in Uganda dal 1986.
Kainerugaba ha detto che non si trattava di una questione personale con Popp, ma di «una questione nazionale», sottolineando che «nessun paese straniero dominerà mai più l’Uganda». La nazione africana è stata una colonia britannica tra il 1894 e il 1962.
Il generale non ha specificato le azioni esatte dell’ambasciatore statunitense che lo hanno spinto a emettere l’ultimatum. Popp non ha ancora reagito.
Kainerugaba, 50 anni, aveva già annunciato l’intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2026, ma il mese scorso ha appoggiato la candidatura del padre 80enne per un settimo mandato.
Ad agosto, il capo militare si è dichiarato «putinista» e ha promesso di «inviare soldati a difendere Mosca se mai fosse stata minacciata dagli imperialisti».
Come riportato da Renovatio 21, i problemi tra l’Uganda di Museveni e gli USA (e altri enti internazionali come la Banca Mondiale, che ha ora sospeso i finanziamenti) sono iniziati quando il Paese africano ha emesso una legge anti-LGBT.
Musuveni ha più volte lanciato l’appello agli altri Paesi africani di «salvare il mondo» dall’imperialismo omosessualista inflitto al continente dall’Occidente.
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L’anno passato Musuveni aveva fatto capire di non essere preoccupato dall’espulsione dai programmi commerciali americani: «alcuni di questi attori nel mondo occidentale sopravvalutano se stessi e sottovalutano i combattenti per la libertà dell’Africa… Alcuni attori stranieri pensano erroneamente che i Paesi africani non possano andare avanti senza il loro sostegno», ha scritto su Twitter. Musuveni con probabilità si riferiva anche alla Russia, con cui nei mesi scorsi si è stabilito un partenariato tecnologico ed economico nell’ambito degli sforzi verso l’Africa compiuti da Mosca di recente.
Come riportato da Renovatio 21, poco dopo l’approvazione della legge anti-sodomia, l’Uganda è stata improvvisamente teatro di attacchi terroristici con enormi stragi sia sul suo territorio che all’estero, presso le basi del contingente di pace ugandese in Somalia.
Lo scorso autunno fa decine persone sono state uccise e ferite dai militanti di un gruppo estremista – il quale non si faceva vivo dal 1998 – che hanno attaccato una scuola secondaria nell’Uganda occidentale.
Come riportato da Renovatio 21, solo due settimane prima, 54 suoi soldati ugandesi stati trucidati dai terroristi islamici in Somalia dove si trovavano in missione di pace per conto dell’Unione Africana. A perpetrare l’eccidio sarebbero stati gli islamisti di al-Shabaab («la gioventù»), gruppo noto per il sequestro della cooperante italiana di due anni fa – per il quale il governo di Conte e Di Maio pagò fior di milioni.
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Immagine di Muhoozi Kainerugaba via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine modificata
Geopolitica
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Geopolitica
Il Pakistan amplia i poteri del capo militare
Il Pakistan ha esteso in modo significativo i poteri del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) Asim Munir tramite due nuove leggi approvate lo scorso giovedì.
La legge sulle forze di difesa del 2026 e la legge sull’autorità di comando nazionale modificata del 2010 ampliano il ruolo statutario del Capo di Stato Maggiore della Difesa, una carica istituita solo lo scorso anno.
La legge sulle forze di difesa autorizza il Capo di Stato Maggiore della Difesa a esercitare i poteri e a svolgere le funzioni necessarie per «l’integrazione multidominio, la coesione operativa, il coordinamento e la supervisione di tutte le questioni che hanno implicazioni congiunte, interforze e strategiche per le forze armate e la sicurezza nazionale del Pakistan».
Tali poteri consentono inoltre a Munir di mandare in pensione, licenziare, accettare o rifiutare le dimissioni di chiunque, oppure di trattenerlo in servizio, fatta eccezione per le posizioni le cui nomine spettano al presidente su consiglio del primo ministro, come quelle di capo dell’esercito, della marina e dell’aeronautica.
Egli può inoltre attenuare i limiti di età o di servizio per il pensionamento di qualsiasi membro del personale militare.
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La costituzione pakistana stabilisce che il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) sia anche il capo dell’esercito, carica considerata la più potente del Paese, attribuendo di fatto a Munir il controllo su esercito, marina e aeronautica. Il CDF è inoltre il principale consigliere militare del comando nucleare pakistano.
Le recenti modifiche assegnano a Munir un’ampia influenza sulla carriera degli ufficiali militari. Designando il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) come consigliere militare senior del Primo Ministro, le leggi rafforzano anche il ruolo della leadership militare nel processo decisionale.
Il gabinetto federale guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha approvato i disegni di legge giovedì, e questi sono stati presentati all’Assemblea Nazionale dal Ministro della Difesa Khawaja Asif, pur non figurando all’ordine del giorno.
I disegni di legge, elaborati come seguito al 27° emendamento costituzionale, sono stati poi approvati tra le proteste dell’opposizione, che ha abbandonato l’aula.
Lo scorso anno il 27° emendamento costituzionale ha riorganizzato il comando militare pakistano, istituendo le figure di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) e di Comandante del Comando Strategico Nazionale. L’emendamento ha assicurato a Munir l’immunità dall’arresto o da procedimenti giudiziari per azioni ufficiali o personali connesse al suo mandato e al suo grado.
Il Munir è stato promosso al grado di feldmaresciallo il 20 maggio 2025, diventando il secondo ufficiale nella storia militare del Pakistan, dopo Ayub Khan, a ricevere tale grado.
Diversi analisti e riviste accademiche descrivono l’attuale assetto sotto il comando del capo dell’esercito Asim Munir come una fase di forte consolidamento del potere militare, con l’esercito, tradizionale «kingmaker» della politica pakistana, che ha rafforzato il proprio predominio attraverso un governo civile debole e remissivo.
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Alcuni commentatori sono ancora più netti: un articolo recente della Columbia Political Review sostiene che, a quasi ottant’anni dall’indipendenza, il Paese abbia vissuto oltre tre decenni di vera e propria dittatura militare, che nessun primo ministro sia mai riuscito a completare un mandato di cinque anni, e che la contraddizione tra questa realtà e l’etichetta di «democrazia» non sia più sostenibile.
Altre analisi parlano di un’evoluzione verso una «governance ibrida», in cui il potere formale democratico convive con un’influenza sostanziale e non elettiva dei militari, un equilibrio precario piuttosto che una vera supremazia civile.
Alcuni studiosi usano per descrivere il Pakistan l’espressione Garrison State («stato di guarnigione») sottolineando che dietro le elezioni e le istituzioni formali resta un controllo militare pervasivo.
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Immagine di Inter Services Public Relations Pakistan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
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