Immigrazione
«I britannici saranno in minoranza entro il 2066» aereo con striscione sorvola lo stadio
Uno striscione che diceva «I britannici saranno in minoranza entro il 2066» è stato sventolato ieri pomeriggio sulla partita di calcio della Premier League tra Manchester City e Liverpool.
Il pubblico del match ha potuto vedere un piccolo aereo trascinare lo striscione sopra l’Etihad Stadium.
«Sebbene usasse la parola “britannico”, lo stendardo si riferiva ovviamente ai bianchi che sarebbero diventati una minoranza in Gran Bretagna entro 50 anni» scrive Summit News.
???????? UK – British nationalists are flying a plane over the Etihad with a banner that reads: ‘British To Be Minority By 2066’.
Recently reports by the Government reports finds the British will become a minority before 2070 due to immigration.
— Klaus Arminius (@Klaus_Arminius) April 10, 2022
La data indicata (il 2066) potrebbe essere un riferimento a uno studio citato dal professor David Coleman dell’Università di Oxford che è stato riportato dai media britannici nel 2010.
Nello studio, il professor Coleman sostenevo che i bianchi britannici potrebbero costituire meno della metà della popolazione in «poco più» di 50 anni, aggiungendo che questo «potrebbe cambiare l’identità nazionale».
«Se l’immigrazione rimane al suo tasso a lungo termine di circa 180.000 all’anno, la popolazione bianca nata in Gran Bretagna diminuirebbe dall’80% del totale attuale a solo il 59% nel 2051, mostra un’analisi dei dati dell’Office of National Statistics», scrisse all’epoca il Daily Mail.
La questione del calcio e dell’indottrinamento razziale non è nuova.
Durante una partita della Premier League al culmine delle rivolte di Black Lives Matter nel 2020, uno striscione è stato sventolato sopra una partita durante la partita del Manchester City a Burnley che diceva: «White Lives Matter Burnley».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato ai tifosi del Cambridge United fu imposta una «rieducazione» per aver fischiato Black Lives Matter.
Altri ultras, come quelli del CSKA Sofia, hanno invece già capito tutto di quello che sta succedendo in questi anni.
Immagine screenshot da Twitter
Immigrazione
Il vescovo Strickland contro i vescovi americani per il loro loro silenzio sul traffico di bambini
Il vescovo Joseph Strickland, già vescovo della diocesi di Tyler, Texas, rimosso da Bergoglio con l’aiuto dell’allore cardinale Prevost, ha affrontato i vescovi statunitensi in merito al loro silenzio sul traffico di bambini che attraversano illegalmente il confine.
Durante la cerimonia di premiazione organizzata da Catholics for Catholics per Tom Homan, lo «zar» della frontiera statunitense, in onore del suo impegno nel salvare oltre 62.000 bambini dalla tratta di esseri umani, Strickland ha sottolineato i circa 250.000 bambini che ancora perdono la vita durante gli attraversamenti della frontiera sotto l’amministrazione di Joe Biden.
Il vescovo ha sottolineato che se i nascituri non vengono protetti, le minacce per i bambini «si ripercuotono su ogni età».
Sostieni Renovatio 21
«Come ha detto il generale Flynn, c’è una certa compiacenza in cui è molto facile cadere», ha continuato, sottolineando che persino i leader della Chiesa «hanno chiuso un occhio su molte di queste questioni di confine».
Strickland ha esortato gli ascoltatori a pregare il rosario ogni giorno, come la Beata Vergine ci ha «implorato» di fare. «Questa è la nostra speranza più forte. Con tutto il grande lavoro di uomini e donne come Tom Homan, dobbiamo pregare come popolo di Dio e ricordare che siamo tutti figli davanti a Lui».
E preghiamo in modo speciale per i nostri pastori, da Roma alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. Preghiamo affinché i cuori dei pastori siano veramente pastori. Non politici. Non amministratori delegati di una grande azienda.
«Non possiamo fingere che le frontiere aperte siano una benedizione per qualcuno», ha detto Strickland. «Dobbiamo avere legge e verità, altrimenti ci troveremo nel caos. E di caos ne abbiamo visto troppo, e questi bambini stanno soffrendo a causa del caos che ho permesso, che abbiamo permesso in qualsiasi modo ci siamo mostrati compiacenti».
«Quando i ministeri dipendono dai finanziamenti statali fino al silenzio, la voce profetica della Chiesa si indebolisce. La Chiesa non deve mai trarre profitto dalle sofferenze altrui», ha affermato Strickland, criticando il silenzio dei vescovi statunitensi sul traffico di minori derivante dagli attraversamenti illegali delle frontiere.
Durante l’evento di giovedì sera, il presidente di Catholics for Catholics, John Yep, ha sottolineato che la «prova senza tempo» di una società o di una cultura è «il modo in cui quella nazione tratta i suoi cittadini più vulnerabili».
«Come hanno trattato quelle persone senza voce? Gli indifesi. I bambini. Nel 2025, il 250° anniversario del Paese, saremo giudicati in base a come ci prenderemo cura di quei bambini», ha detto lo Yep.
I lettori di Renovatio 21 conoscono Strickland per l’intransigenza mostrata dal prelato nei confronti dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feto abortito.
«Preferisco morire piuttosto che beneficiare di qualsiasi prodotto che utilizzi un bambino abortito» aveva dichiarato a inizio 2022, quando la campagna vaccinale mondiale e i sistemi di sottomissione alla siringa genica, come il green pass, impazzavano. Monsignor Strickland aveva cominciato a parlare di rifiuto del vaccino fatto con linee cellulari di feto abortito ancora a inizio 2020, quando si era lontani dalla realizzazione dei vaccini ora in distribuzione globale.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Come riportato da Renovatio 21, nel 2020 fa il vescovo texano aveva dichiarato su Twitter: «Rinnovo la mia richiesta di rifiutare qualsiasi vaccino sviluppato utilizzando bambini abortiti (…) anche se ha avuto origine decenni fa, significa ancora che la vita di un bambino era finita prima che nascesse e quindi il suo corpo era usato come pezzi di ricambio (…) Tragicamente, le persone non sono a conoscenza o hanno scelto di chiudere un occhio sui progressi della scienza medica che consentono lo sviluppo di vaccini con l’uso all’ingrosso di corpi di bambini abortiti».
In una puntata del The Bishop Strickland Show il vescovo texano, mai pago nell’attaccare i «vaccini» COVID contaminati dall’aborto, ha evidenziato anche il fallimento dei vescovi, incapaci di compiere il loro dovere di opporsi agli obblighi totalitari di vaccinazione vaccinazioni.
Subito dopo la rimozione, una dichiarazione ufficiale di sostegno a Strickland era arrivata da parte di monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan) e nome assai noto nei circoli tradizionalisti.
A seguire era arrivato anche il messaggio dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che aveva già incoraggiato Strickland con un messaggio di due mesi fa in cui parlava dell’«essere vescovi al punto dell’eroismo».
«Forze nella chiesa vogliono cambiare la Verità del Vangelo» ha avvertito lo scorso novembre il prelato.
Come riportato da Renovatio 21, monsignor Strickland celebra una Messa per contrastare l’attività dei nemici di Cristo prevista durante l’eclissi solare dell’aprile 2024, in riparazione per l’aumento dell’attività massonica e satanica prevista durante l’evento astrologico.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Immigrazione
Le nostre città ridisegnate dagli immigrati
Sostieni Renovatio 21
Che poi non è che il recinto serve a qualcosa: appena finisce, ecco diecine di africani che bivaccano. Nei capannelli neri che poltriscono senza un perché si vedono, elemento che fa capire il passaggio di fase, anche delle donne, talvolta col passeggino marca ius soli.
Proseguiamo in linea retta , e avremo fatto poco più di cento metri: sulla sinistra, un grande cinema chiuso da decadi. Il bar all’angolo, dove si consumava qualcosa prima o dopo il film, è rimasto, ma ovviamente lo gestiscono i cinesi. Dall’altro lato, ai bordi del parco, un caffè con la sua architettura da primi del Novecento – tipo, la Belle Epoque, già – che, se non rimane chiuso, cambia di mano spesso, perché con probabilità il degrado è soverchiante, invincibile.
Poco più avanti ecco i resti di quello che forse era il miglior (una volta dentro vi vidi Roberto Baggio con sulle spalle il figlio appena nato) negozio di dischi di sempre: aveva tutto, aveva soprattutto commessi che consigliavano in modo stupendo, e rammento sabati pomeriggi passati a scartabellare i CD o i vinili, all’epoca erano investimenti ingenti, e li facevi senza algoritmi e Spotify e YouTube, compravi per sentito dire o (addirittura!) guardando le copertine. Ora non c’è più niente, vetrina vuota, polvere. Era sopravvissuto in qualche modo all’avvento della musica digitale: ora chiude i battenti mentre tutt’intorno aprono, una attaccato all’altro, ridde di kebabbari, o, questa la nuova slatentizzazione, fast food di pollo fritto.
È stato il destino della libreria che sta dieci metri più su: un’idea di una famiglia patrizia locale, da generazioni nel business librario, di concentrare tutti i libri in edizione economica in un negozio dove passavano tanti studenti, perché di fronte ci sono le fermate degli autobus che li riportano a casa da scuola. Io ragazzino ci avevo comprato, a botte di mille lire, tutto Nietzsche, Freud, Jung, Proust, Dostoevskij, Shakespeare – una certa porzione della cultura che mi porto dietro viene, più che dal liceo, dai Newton Compton ammassati dietro quelle vetrine.
Ora lì ci vendono il pollo fritto, e per il motivo che in USA è considerato offensivo anche solo considerare: agli africani – ai neri – piace da pazzi, e ho pensato che non fosse una coincidenza che il primo punto vendita della grande multinazionale del pollo fritto l’ho visto sorgere davanti alla stazione di Padova, dove l’Africa perdigiornista deambula ad abundantiam.
Appena dietro alla fermata del bus c’era un baretto senza fronzoli, che era strategico per comprare i biglietti qualora ti fossi dimenticato: è stato sostituito, guarda guarda, da un altro punto vendita di pollo fritto, tanto per capire che con la natura locale oramai è stata disintegrata. La città, è chiaro, non è più per i suoi cittadini – che mai nella vita hanno sentito il bisogno di mangiare per strada petti impanati.
Ancora: il negozio di giocattoli, chiuso per sempre. Chiusa l’edicola (ovvio). Chiudono perfino le banche, che lasciano altre vetrine vuote che attendono di diventare spacci di pollo fritto per immigrati zonali raminghi.
Nei luoghi limitrofi la storia non cambia: il viale che esce dalla città ha visto sparire tutto, il negozio di animali, i negozi di alimentari, altri giornalai, altre filiali di banche, storici locali in stile liberty, il bowling, il biciclettaio, il negozio di roba da ufficio, perfino le vetrine di computer e telefonia. Nell’altro viale che porta la stazione, descritta dai giornali come «triangolo rosso» per l’insicurezza patente, circolano praticamente solo stranieri, e i negozi sono sostituiti da uffici di pratiche per stranieri, alimentari esotici e non pulitissimi, ancora kebabbari – non una traccia visibile di un’attività che possa servire ad un cittadino italiano. Un amico che vive lì – dove gli appartamenti costano poco, anche perché alle volte, viste le morosità degli stranieri, tolgono la corrente a tutto il palazzo – due anni fa mi ha mandato un video dei festeggiamenti per la partita ai mondiali del Marocco: un embrione del vandalismo che poi si è visto a Milano, Parigi, Bruxelles, o nei vari capodanni di Berlino, Amsterdam, etc.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immigrazione
Le stazioni, i non-luoghi dell’anarco-tirannia
Il recente crimine verificatosi alla Stazione Termini e perpetrato da una ghenga di immigrati che ha lasciato in fin di vita un funzionario statale, non è altro che uno dei tanti episodi di violenza e spudorata prevaricazione che ormai da alcuni anni si verificano su treni e stazioni.
Le stazioni di treni, metro ed autobus in particolare possono ormai essere definite «non luoghi» per usare un concetto coniato dall’antropologo francese Marc Augé (1935-2023) ossia spazi privi d’identità, di valore relazionale e di storia. Non-luoghi dell’anarco-tirannia e gangli grandi suoi motori nel contesto urbano europeo, aggiungiamo noi.
Pensiamo alle grandi stazioni attorno alle quali gravitano in Italia e in tutta Europa, ceffi e genghe di ogni sorta pronte ad avventarsi sullo studente o sul pendolare di turno ma anche a piccole stazioni di paese, prive di personale ferroviario, fornite di biglietterie automatiche e sostanzialmente non sottoposte ad alcun tipo di controllo.
Pensiamo anche al fatto che molti di noi prendono il treno per andare a lavorare, per ragioni personali o anche solo per una gita fuoriporta. Quasi tutti prima o poi passano da una stazione o prendono un mezzo pubblico.
Aiuta Renovatio 21
Per cui il pendolare, spesso e volentieri esponente di una classe media lavoratrice oppressa da tasse, balzelli e multe di ogni genere si trova a dover temere per la vita sua o dei suoi cari, a causa di un vero e proprio percorso di guerra giornaliero in cui può incappare in belve su due gambe che anche lui mantiene con i suoi contributi.
Quindi potremmo definire le stazioni non-luoghi fondamentali dell’anarcotirannia, spazi in cui si ricorda al cittadino onesto che la sua vita è esposta ad un pericolo inimmaginabile fino a qualche anno fa, tanto nelle grandi città quanto in quella che abbiamo più volte definito «provincia sonnacchiosa».
Molte stazioni, soprattutto durante gli orari notturni appartengono ormai anche alle cosiddette «no go-zone», quei luoghi in cui lo Stato anarcotirannico abdica a sè stesso, non riesce a controllare o decide scientemente di non farlo, dicendo praticamente ai cittadini «lasciate ogni speranza voi che entrate».
Ed ecco che la stessa libertà di movimento, di uscire di casa e vivere la propria vita, sparisce completamente ed ecco che molti pianificano viaggi che non arrivino a destinazione la notte per evitare guai con conseguente dispendio di denaro e di tempo.
Sappiamo bene che il potere anarcotirannico non è alieno a ciò, basti pensare ai lockdowns della dittatura biotica di cui abbiamo parlato negli anni passati, considerando che anche alle bestie selvatiche si lascia la libertà di andarsene in giro per la foresta. Oggi anche le belve hanno più libertà e più importanza di noi basti pensare a quanti lupi scorrazzino indisturbati fuori dalle nostre case.
Lo abbiamo scritto più volte, il problema ha ormai risvolti di controllo, reale, pratico del territorio, quindi di tipo militare, sembra però che nessuno sia disposto a farsene carico.
E torniamo a parlare anche di necrocultura, perché l’anarcotirannia è intimamente collegata ad essa, ne è parte integrante. Come sempre le vittime da sacrificare, le vittime designate siete voi. Qualcuno, da qualche parte vi vuole morti, vuole la vostra rovina.
Ancora una voltra: siete disposti ad accettarlo?
Victor García
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di AMANO Jun-ichi via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
-



Vaccini2 settimane faGemelli di 18 mesi morti dopo la vaccinazione
-



Nucleare2 settimane faSappiamo che l’Europa potrebbe essere presto oggetto di lanci nucleari?
-



Spirito1 settimana faMons. Viganò: «l’Unione Europea va rasa al suolo»
-



Spirito2 settimane faDifendere il patriarcato contro i princìpi infernali della Rivoluzione: omelia di mons. Viganò sulla famiglia come «cosmo divino»
-



Autismo1 settimana faEcco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)
-



Immigrazione1 settimana faEva Vlaardingerbroek bandita dalla Gran Bretagna
-



Spirito7 giorni fa«Sinodalità e vigile attesa»: mons. Viganò sul mito del Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»
-



Immigrazione5 giorni faLe nostre città ridisegnate dagli immigrati















