Militaria
Gli USA attaccano il porto di rifornimento degli Houthi
Gli Stati Uniti hanno effettuato attacchi al porto di rifornimento di carburante di Ras Isa, in un’area dello Yemen controllata dagli Houthi. L’operazione fa parte degli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per impedire al gruppo ribelle di prendere di mira petroliere e altre navi mercantili che attraversano il Canale di Suez e lo Stretto di Bab el-Mandeb.
«Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, usano il carburante per sostenere le loro operazioni militari, come arma di controllo e per trarre profitto economico dall’appropriazione indebita dei profitti derivanti dalle importazioni», ha dichiarato giovedì il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), aggiungendo che le navi hanno continuato a rifornire di carburante attraverso il porto dopo l’entrata in vigore della designazione terroristica del gruppo militante sciita, il 5 aprile.
Destruction of Houthi Controlled Ras Isa Fuel Port
The Houthis have continued to benefit economically and militarily from countries and companies that provide material support to a designated foreign terrorist organization. The Iran-backed Houthis use fuel to sustain their… pic.twitter.com/SRiELV4juk
— U.S. Central Command (@CENTCOM) April 17, 2025
«I profitti derivanti da queste vendite illegali finanziano e sostengono direttamente gli sforzi terroristici degli Houthi», ha affermato il CENTCOM. «L’obiettivo di questi attacchi era indebolire la fonte economica di potere degli Houthi».
Le autorità Houthi hanno dichiarato che 38 civili sono stati uccisi, tra cui cinque paramedici, e altri 102 sono rimasti feriti. La maggior parte delle vittime sarebbero lavoratori portuali.
«Affermiamo il diritto legale dello Yemen a difendersi e questo crimine non rimarrà impunito», hanno dichiarato le autorità Houthi, secondo quanto riportato da Al-Masirah TV.
Poche ore dopo gli attacchi, le Forze di difesa israeliane hanno dichiarato di aver intercettato un missile balistico lanciato dallo Yemen venerdì mattina.
Gli Houthi controllano la parte occidentale dello Yemen, compresa la capitale Sana’a e il porto di Hodeidah. Dal 2023, il gruppo lancia droni kamikaze e missili contro navi commerciali a sostegno dei palestinesi a Gaza. Gli Houthi hanno anche lanciato missili balistici contro Israele, affermando che avrebbero cessato gli attacchi una volta terminata la campagna israeliana contro Hamas a Gaza.
Il mese scorso, Trump ha ordinato al Pentagono di intensificare gli attacchi in Yemen, avvertendo che gli Houthi sarebbero stati «completamente annientati» se non avessero cessato di colpire le navi mercantili, promettendo, letteralmente «l’inferno». Il gruppo, tuttavia, ha promesso di non cedere alle pressioni.
Da allora, gli Houthi hanno rivendicato attacchi contro navi da guerra statunitensi che pattugliavano la zona del Mar Rosso. Il 1° aprile, i militanti hanno riferito di aver abbattuto un drone americano MQ-9 Reaper.
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Come riportato da Renovatio 21, settimane fa gli Houthi avevano abbattuto vari droni statunitensi MQ-9 Reaper. Avevano tirato giù un Reaper già quattro mesi fa. Giorni prima una petroliera battente bandiera greca che attraversava il Mar Rosso ha preso fuoco a seguito di attacchi nei pressi di un porto yemenita controllato dai ribelli sciiti.
Come riportato da Renovatio 21, nei mesi scorsi gli Houthi hanno attaccato diverse volte lo Stato Ebraico, a volte dichiarando l’uso di tecnologia ipersonica. A loro volta gli Houthi hanno subito nelle scorse settimane anche bombardamenti da parte di Israele, obiettivo a sua volta di lanci di missili del gruppo sciita.
Negli scorsi mesi gli Houthi hanno rivendicato un attacco ad una portaerei USA a seguito di raid ordinati da Trump in territorio yemenita.
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Immagine da Twitter
Militaria
Truppe israeliane dispiegate in Somaliland in una missione segreta
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Militaria
La Polonia vuole 15.000 soldati USA sul suo territorio: e le basi italiane?
La Polonia sta cercando di trasformare la presenza militare statunitense, in gran parte presenti per rotazione, in un dispiegamento permanente con un massimo di 15.000 soldati americani, ha dichiarato questa settimana un alto funzionario polacco. Lo riporta la testata dell’esercito americano Stars & Stripes.
Marcin Przydacz, ministro presso l’ufficio presidenziale polacco, ha affermato che Varsavia è in trattative con gli Stati Uniti per ampliare la presenza militare americana oltre gli attuali piani di dispiegamento. «La nostra ambizione è di 15.000 uomini, mentre la versione minima è di 11.000», ha dichiarato Przydacz in un’intervista all’emittente polacca RMF FM. «Le decisioni finali devono ancora essere prese».
Stars & Stripes osserva che, sebbene le forze armate statunitensi operino in Polonia da anni, praticamente tutte le infrastrutture sviluppate nell’ultimo decennio sono state progettate per supportare unità a rotazione impegnate in missioni temporanee.
Se si intende trasferire in Polonia unità di grandi dimensioni come le brigate dell’esercito, saranno necessarie anche guarnigioni con servizi di supporto e strutture per i familiari. Ciò significa costruire scuole, ambulatori e alloggi per le famiglie all’interno della base, un progetto che, se realizzato, richiederebbe diversi anni.
Il modello di riferimento è la struttura delle basi statunitensi in Italia e Germania, dove le truppe americane sono di stanza da decenni. «Per questo, sono necessari accordi specifici, infrastrutture concrete e azioni sia da parte del Pentagono che del ministero della Difesa polacco», ha affermato Przydacz. «Ma la direzione più importante è, ovviamente, la decisione della Casa Bianca stessa».
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Lo sviluppo arriva proprio mentre si parla di ridimensionamento o chiusura delle basi italiane e tedesche, coem dichiarato pochi giorni fa dal segretario della guerra USA Pietro Hegseth.
Renovatio 21 ipotizza che la crisi diplomatica tra Washington e Roma, cagionata programmaticamente dalle dichiarazioni irrispettose di Trump verso il premier italiano Giorgia Meloni, faccia parte di un disegno di ridefinizione economica della presenza militare americana in Italia: in pratica il presidente americano vuole andare ad un tavolo e trattare per un nuovo accordo.
Come riportato da Renovatio 21, l’eventuale decisione di rimuovere i soldati dalle basi colpirebbe migliaia di lavoratori italiani e un indotto di svariate centinaia di milioni di euro, più appalti per le aziende italiane, coop rosse comprese.
In questo momento di crisi diplomatica nessun politico sta affrontando il problema, né vi è un giornale che si stia rendendo conto della cosa: troppo impegnati a parlare di Trump o ad insultarlo.
L’unico modo per evitare di farsi dire di guardare il dito invece della Luna è leggere Renovatio 21.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
Gli Stati Uniti stanno pianificando di allestire un arsenale di armi pronte alla guerra in Australia
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