Militaria
Gli Houthi dicono di aver lanciato un missile ipersonico su Tel Aviv
Gli Houthi che controllano gran parte dello Yemen hanno affermato lunedì di aver colpito con successo un obiettivo vicino a Tel Aviv con un missile balistico ipersonico. Israele ha affermato che il missile è stato abbattuto in avvicinamento e non ha causato vittime.
Il gruppo sciita yemenita ha bloccato il Mar Rosso e lanciato missili e droni contro Israele per mesi, nel tentativo di fermare l’offensiva dello Stato degli Ebrei contro l’enclave palestinese di Gaza.
Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha dichiarato in un discorso televisivo lunedì che un «obiettivo militare» vicino a Tel Aviv è stato colpito con successo da un missile ipersonico, dichiarando l’operazione un successo.
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Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno dichiarato che un missile lanciato dallo Yemen è stato abbattuto prima di entrare nello spazio aereo israeliano e che le sirene antiaeree sono risuonate a Tel Aviv e nelle vicinanze per paura che le schegge in caduta potessero causare feriti.
Secondo le IDF, i resti del missile sono caduti in Cisgiordania senza ferire nessuno.
Cinque persone sono rimaste leggermente ferite mentre cercavano riparo a Tel Aviv, Petah Tikvah, Kfar Saba, Holon e Em Hamoshavot, ha riferito il servizio ambulanze israeliano.
Gli Houthi hanno lanciato almeno cinque droni e sei missili balistici contro Israele da novembre. Un drone ha colpito un edificio nella città di Yavne la scorsa settimana, causando danni significativi alla proprietà ma nessuna vittima. L’IDF ha poi affermato che l’UAV era stato erroneamente segnalato come non minaccioso, quindi le sirene non sono suonate, secondo i media israeliani.
Il governo del permier Bengiamino Netanyahu si starebbe preparando a lanciare un altro attacco sullo Yemen in risposta agli attacchi missilistici. Israele ha già bombardato gli Houthi a luglio e settembre.
Israele in questi mesi ha attaccato varie volte obierttivi in Yemen. Secondo i media locali, domenica gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno colpito alcuni siti jihadisti nella provincia di Hodeidah.
Non si tratta della prima volta che si parla di un missile ipersonico Houthi sparato contro lo Stato Ebraico. Il movimento sciita ha cominciato a dichiarare di possedere la tecnologia ipersonica ancora mesi fa. Missili ipersonici dell’Iran, sponsor degli Houthi, hanno colpito Israele tre mesi fa durante la rappresaglia per l’attacco subito da Teheran.
Gli Houthi un anno fa avevano sequestrato una nave – la prima di una serie che ha bloccato il Mar Rosso e quindi il traffico mondiale delle merci attraverso Suez – affiliata ad Israele. Gli Houthi hanno attaccato altresì navi militari e droni USA.
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Immagine da Twitter
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Militaria
Il Canada ha studiato uno scenario militare statunitense «estremo»
Il primo ministro canadese Mark Carney ha rivelato che il suo governo ha valutato con attenzione l’ipotesi di un’azione militare guidata dagli Stati Uniti contro il proprio Paese, nonostante il presidente Donald Trump abbia escluso l’uso della forza contro il vicino settentrionale.
In un’intervista al New York Times pubblicata mercoledì, Carney ha definito tale scenario un «rischio estremo di coda»: un evento considerato altamente improbabile ma abbastanza grave da giustificare una pianificazione di emergenza.
«Si tratta semplicemente di gestione del rischio», ha detto, aggiungendo che «sarebbe irresponsabile non [prepararsi]». Carney ha rifiutato di precisare in che cosa consistesse quella preparazione.
Trump ha più volte ventilato l’idea di rendere il Canada il 51° Stato degli Stati Uniti, ma ha escluso esplicitamente l’uso della forza militare per arrivarci, affermando nel gennaio 2025 che avrebbe invece fatto ricorso alla «forza economica».
Il presidente americano accusa da tempo Ottawa di pratiche commerciali sleali, in particolare su prodotti lattiero-caseari e automobili, e ha imposto una serie di dazi sui prodotti canadesi dall’inizio del 2025. Washington ha inasprito la disputa nell’agosto 2026 con ulteriori dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.
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La rivelazione di Carney arriva pochi giorni dopo il suo viaggio nell’UE per rafforzare i legami con il blocco.
Parlando al Parlamento europeo la scorsa settimana, Carney ha sostenuto che l’integrazione economica viene sempre più «strumentalizzata», con i dazi usati come leva e le dipendenze dalle catene di approvvigionamento sfruttate come punti deboli: osservazioni interpretate in larga parte come un riferimento implicito alle pressioni economiche di Washington su Ottawa.
Anche la difesa è stata al centro dei colloqui di Carney a Strasburgo, dove con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è discusso dell’ampliamento della cooperazione militare tra Canada e UE e degli appalti congiunti per rafforzare quella che Carney ha definito la loro «autonomia strategica».
Tale cooperazione sta già prendendo forma attraverso il programma di appalti per la difesa SAFE dell’UE, del valore di 150 miliardi di euro, al quale il Canada è diventato il primo Paese extraeuropeo a partecipare. L’iniziativa rientra nel più ampio piano di militarizzazione di Bruxelles previsto dalla strategia Readiness 2030, volta a contrastare una presunta minaccia proveniente dalla Russia, che Mosca ha ripetutamente negato.
Ottawa sta inoltre cercando legami più stretti con le strutture militari europee al di fuori dell’UE. La scorsa settimana ha presentato formalmente domanda di adesione alla Joint Expeditionary Force (JEF), un raggruppamento militare di risposta rapida composto da dieci nazioni e guidato dalla Gran Bretagna, che affianca la NATO e opera principalmente nelle regioni artica, nordatlantica e baltica, aree chiave del fianco settentrionale del blocco, che si estende fino ai confini con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno era emerso che il Canada stava sviluppando un modello di risposta a un’ipotetica invasione statunitense, con una strategia ipotizzata si basa su una guerra non convenzionale di tipo insurrezionale, ispirata alle tattiche impiegate dai mujaheddini afghani contro le forze sovietiche.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha dichiarato che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale» che partirà dall’Europa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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