Guerra cibernetica
Filiale di Microsoft presenta istanza di fallimento in Russia
Una delle filiali russe di Microsoft ha annunciato l’intenzione di presentare istanza di fallimento, secondo una nota pubblicata venerdì sul registro ufficiale di Fedresurs. Il colosso tecnologico statunitense ha deciso di abbandonare il Paese poco dopo l’escalation del conflitto in Ucraina.
Nel marzo 2022, la società ha smesso di vendere i suoi prodotti e servizi in Russia, sospendendo anche altri aspetti della sua attività nel Paese, per conformarsi alle sanzioni introdotte dall’Occidente contro Mosca nel contesto del conflitto ucraino.
Da allora, una vasta gamma di colossi aziendali russi – tra cui Severstal, Uralkali, VTB, MegaFon, Gazprombank e altri – ha intentato cause legali contro la filiale locale dell’azienda, Microsoft Rus. Il valore totale delle cause relative alla violazione degli obblighi contrattuali dopo l’uscita ammonta a 341 milioni di rubli (quasi 3,6 milioni di dollari), secondo il quotidiano economico russo RBK.
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Poco dopo aver interrotto le operazioni in Russia, l’azienda ha smesso di rinnovare gli abbonamenti a Microsoft 365, inclusi i servizi Outlook, Teams, Office, OneDrive e SharePoint, per i suoi clienti aziendali, ha disconnesso diverse organizzazioni russe dai servizi cloud quali Visio Online, Project Online e Power BI e ha introdotto altre restrizioni.
Secondo i dati raccolti da RBK, il fatturato della filiale russa di Microsoft lo scorso anno è stato di 161,6 milioni di rubli (quasi 1,75 milioni di euro), con un utile netto di 174,1 milioni di rubli (1,87 milioni di euro). I dati mostrano che l’azienda ha registrato un fatturato di 6,9 miliardi di rubli (74 milioni di euro) e un utile di 638,1 milioni di rubli (6,83 milioni di euro) nel 2021, che ha segnato il suo ultimo anno completo di attività in Russia prima della decisione di abbandonare l’attività.
All’inizio di quest’anno, la multinazionale aveva registrato il marchio «Microsoft Places» presso l’ufficio brevetti russo Rospatent. Secondo la scheda di registrazione, l’azienda prevede di fornire o concedere l’accesso temporaneo a «software scaricabile per la gestione della pianificazione ibrida, della gestione del posto di lavoro, della gestione degli spazi ufficio» e altri tipi di software fino al 2023.
Negli ultimi mesi, aziende straniere, tra cui McDonald’s, Hyundai, Intel, LG, IKEA, Chanel, Rolex e Louis Vuitton, che in precedenza avevano lasciato la Russia, hanno iniziato a registrare nuovi marchi nel Paese, segnalando il loro potenziale ritorno.
All’inizio di questa settimana, il presidente russo Vladimiro Putin ha sollecitato la creazione di un programma per le aziende straniere disposte a tornare sul mercato russo, «ma solo nella misura in cui sia in linea con la tutela dei nostri interessi commerciali». Parlando con i leader aziendali al Cremlino, il presidente ha sottolineato che Mosca non «stenderà un tappeto rosso» per McDonald’s e altre aziende.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio conflitto emerse che il Threat Intelligence Center di Microsoft (centro per la raccolta dati sulle minacce) aveva dato avvertimento di un malware di tipo «wiper» – cioè che cancella tutto – mai visto prima che è apparso rivolto ai ministeri del governo e alle istituzioni finanziarie di Kiev. La vicenda, riportata dal New York Times, di fatto mostrava come Microsoft lavorasse con i governi occidentali.
Due anni fa, a seguito delle tensioni per il conflitto ucraino, la Russia aveva iniziato a mollare Windows dirigendosi su sistemi operativi Linux.
Come riportato da Renovatio 21, nel gennaio 2024 Microsoft disse di essere stata hackerata da un gruppo di hacker noto anche come Nobelium, APT29 o Cozy Bear, con violazione di alcuni account di posta elettronica aziendali, compresi quelli del «team dirigenziale senior e dei dipendenti delle nostre funzioni di sicurezza informatica, legali e di altro tipo».
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Immagine di Mike Mozart via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Guerra cibernetica
Sistemi idrici in tutti gli Stati Uniti colpiti da attacchi informatici
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Guerra cibernetica
L’Interpol dice che l’IA è collegata alla metà dei crimini informatici in Africa
L’Intelligenza Artificiale ha avuto un ruolo in oltre la metà dei casi di criminalità informatica esaminati in tutta l’Africa nel 2025, poiché i gruppi criminali si sono rivolti sempre più a questa tecnologia per automatizzare gli attacchi, produrre deepfake convincenti ed espandere operazioni di frode su larga scala. Lo ha dichiarato l’Interpol.
Il rapporto African Cyberthreat Assessment Report 2026, che si basa su informazioni provenienti dalle forze dell’ordine di 36 Paesi africani, ha rilevato che l’intelligenza artificiale è stata coinvolta nel 55% dei casi di criminalità informatica esaminati nel 2025.
Allo stesso tempo, le perdite finanziarie legate alla criminalità informatica sono più che raddoppiate, passando da 192 milioni di dollari nel 2024 a 484 milioni di dollari nel 2025. Secondo il rapporto, l’aumento riflette il ruolo crescente delle truffe facilitate dall’intelligenza artificiale, del furto di credenziali e delle campagne automatizzate di ingegneria sociale.
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Secondo l’Interpol, l’intelligenza artificiale ha abbassato la soglia d’ingresso per i criminali informatici, consentendo anche a malintenzionati relativamente inesperti di lanciare attacchi sofisticati. Il rapporto afferma che i criminali utilizzano sempre più l’IA per generare video deepfake e registrazioni vocali convincenti, creare identità sintetiche per frodi finanziarie e ideare campagne di phishing altamente personalizzate.
Il rapporto ha stimato circa 600.000 casi di estorsione a sfondo sessuale in tutta l’Africa nel 2025, con il Sudafrica che rappresentava il 30% e il Kenya il 13%. Ha inoltre rilevato che il 72% dei Paesi esaminati ha segnalato la presenza di centri di truffa, la maggior parte dei quali nell’Africa meridionale e occidentale.
I governi di tutta l’Africa si stanno adoperando per rafforzare le proprie difese. All’inizio di quest’anno, il Kenya ha annunciato l’intenzione di modificare la propria legislazione in materia di crimini informatici per contrastare le minacce basate sull’intelligenza artificiale. Anche il Sudafrica ha avvertito che gli attacchi basati sull’IA e i deepfake stanno creando nuove sfide per la sicurezza, mentre il Senegal ha lanciato una piattaforma di segnalazione online per migliorare la risposta ai reati informatici che colpiscono i minori.
«La criminalità informatica si è affermata come una delle minacce criminali più significative per la regione», ha dichiarato Neal Jetton, direttore della divisione crimini informatici dell’Interpol. «L’intelligenza artificiale sta automatizzando ogni fase di un attacco informatico, dalla ricognizione e dal phishing all’estorsione e all’elusione».
Secondo l’Interpol, nel 2025 17 Paesi africani hanno emanato o aggiornato la legislazione in materia di criminalità informatica, mentre quattro operazioni condotte dall’agenzia hanno portato a oltre 1.500 arresti e al recupero di beni per un valore superiore a 100 milioni di dollari.
Il Paese africano che ha più di ogni altro un grande ruolo nella storia delle truffe informatiche (e, precedentemente, via telefono o fax) è sicuramente la Nigeria.
Il crimine cibernetico in Nigeria affonda le sue radici storiche nella fine del ventesimo secolo, quando ha iniziato a evolversi dalle prime truffe postali e telefoniche basate sull’inganno e note come frodi «419», dal nome del relativo articolo del codice penale nigeriano.
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Con la rapida digitalizzazione e la diffusione di Internet nei primi anni duemila, queste attività si sono trasformate in sofisticati attacchi informatici, truffe romantiche (cioè casi in cui nigeriani si spacciano per altre persone, come veterani dell’esercito USA sui social per far innamorare delle signore e farsi consegnare tutti i loro averi) ed e-mail di phishing su scala globale, alimentati da un tasso elevato di disoccupazione giovanile.
La portata finanziaria di questo fenomeno è enorme: secondo i dati della Economic and Financial Crimes Commission (EFCC) la sola Nigeria arriva a perdere circa 500 milioni di dollari all’anno a causa degli attacchi informatici. Nel complesso, tra il 2019 e il 2025, l’impatto economico complessivo sul Paese ha superato i 3 miliardi di dollari di perdite.
I dati del 2026 evidenziano che circa l’84% degli adulti nigeriani si è imbattuto in almeno una truffa informatica nell’ultimo anno, e il 22% della popolazione ha subito perdite finanziarie dirette o la violazione dei propri dati personali. A livello locale, le sole frodi interne generano perdite superiori ai 12 miliardi di naira all’anno.
Questa crescita esponenziale ha spinto le organizzazioni di sicurezza a intensificare il contrasto, portando il Paese a registrare oltre 3.400 condanne in un anno per reati finanziari e informatici, nel tentativo di proteggere un’economia digitale che subisce più di 4.000 tentativi di attacco alla settimana.
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Guerra cibernetica
Modelli di IA Anthropic hanno lanciato tre attacchi informatici non intenzionali
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