Militaria
Fico promette di opporsi al prestito di armi all’Ucraina
Il primo ministro slovacco Robert Fico ha promesso di fare «tutto» il possibile per garantire che il suo Paese non partecipi all’ultima iniziativa sostenuta dalla NATO per finanziare la fornitura di armi all’Ucraina.
Parlando agli studenti mercoledì, Fico – sopravvissuto a un attentato da parte di un attivista filo-ucraino – ha affermato che la Slovacchia si opporrà al pacchetto di prestiti da 70 miliardi di euro proposto al prossimo vertice del blocco in Turchia.
«Seguo con grande preoccupazione i preparativi per il vertice NATO di Ankara… e continuo a sentire che vogliono di nuovo raccogliere fondi per l’Ucraina. Si parla di 70 miliardi di euro per sostenere la guerra in Ucraina. Lo dico pubblicamente per la prima volta: farò tutto il possibile affinché la Slovacchia non partecipi ai prestiti militari per l’Ucraina», ha affermato il Fico.
Secondo quanti riportato dalla stampa, la NATO sta valutando la possibilità di stanziare ulteriori 70 miliardi di euro in aiuti militari per l’Ucraina nell’arco di diversi anni. La proposta dovrebbe essere discussa al vertice del blocco che si terrà ad Ankara il 7 e l’8 luglio.
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Il piano, che a quanto pare gode del sostegno della Germania, è ancora in fase di negoziazione, con gli Stati membri che stanno ancora discutendo sulla ripartizione dei costi. Precedenti indiscrezioni di Euractiv e Politico indicavano che la partecipazione degli Stati Uniti era incerta, mentre 30 miliardi di euro proverrebbero dal pacchetto di aiuti UE già esistente per l’Ucraina.
Fico si è a lungo opposto alla linea dura di Bruxelles nei confronti di Mosca, compresi gli aiuti militari a Kiev e le sanzioni contro la Russia. È stato l’unico leader dell’UE a partecipare alle celebrazioni del Giorno della Vittoria di quest’anno a Mosca, dove ha messo in guardia contro una «nuova cortina di ferro» che dividerebbe l’Europa e ha chiesto un rinnovato dialogo con la Russia.
«Dobbiamo parlare, parlare con tutti. Sono un convinto sostenitore del dialogo», ha affermato, criticando l’approccio dell’UE al conflitto in Ucraina. «Siamo incapaci di fare qualcosa per porre fine alla guerra in Ucraina, ed è molto triste. Forse perché alcuni Stati membri dell’UE appoggiano la guerra e vogliono che continui», ha aggiunto Fico.
All’inizio di questa settimana, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato che tutte le speranze che l’Occidente potesse fungere da mediatore imparziale nella risoluzione del conflitto in Ucraina erano svanite. Ha sostenuto che il continuo sostegno militare a Kiev aveva minato qualsiasi pretesa di neutralità.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente russo Vladimiro Putin ha dichiarato che l’Occidente nemmeno più nasconde i suoi piani di guerra contro la Russia.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Militaria
Trump si prepara a bombardare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato
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Militaria
Il Canada ha studiato uno scenario militare statunitense «estremo»
Il primo ministro canadese Mark Carney ha rivelato che il suo governo ha valutato con attenzione l’ipotesi di un’azione militare guidata dagli Stati Uniti contro il proprio Paese, nonostante il presidente Donald Trump abbia escluso l’uso della forza contro il vicino settentrionale.
In un’intervista al New York Times pubblicata mercoledì, Carney ha definito tale scenario un «rischio estremo di coda»: un evento considerato altamente improbabile ma abbastanza grave da giustificare una pianificazione di emergenza.
«Si tratta semplicemente di gestione del rischio», ha detto, aggiungendo che «sarebbe irresponsabile non [prepararsi]». Carney ha rifiutato di precisare in che cosa consistesse quella preparazione.
Trump ha più volte ventilato l’idea di rendere il Canada il 51° Stato degli Stati Uniti, ma ha escluso esplicitamente l’uso della forza militare per arrivarci, affermando nel gennaio 2025 che avrebbe invece fatto ricorso alla «forza economica».
Il presidente americano accusa da tempo Ottawa di pratiche commerciali sleali, in particolare su prodotti lattiero-caseari e automobili, e ha imposto una serie di dazi sui prodotti canadesi dall’inizio del 2025. Washington ha inasprito la disputa nell’agosto 2026 con ulteriori dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.
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La rivelazione di Carney arriva pochi giorni dopo il suo viaggio nell’UE per rafforzare i legami con il blocco.
Parlando al Parlamento europeo la scorsa settimana, Carney ha sostenuto che l’integrazione economica viene sempre più «strumentalizzata», con i dazi usati come leva e le dipendenze dalle catene di approvvigionamento sfruttate come punti deboli: osservazioni interpretate in larga parte come un riferimento implicito alle pressioni economiche di Washington su Ottawa.
Anche la difesa è stata al centro dei colloqui di Carney a Strasburgo, dove con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è discusso dell’ampliamento della cooperazione militare tra Canada e UE e degli appalti congiunti per rafforzare quella che Carney ha definito la loro «autonomia strategica».
Tale cooperazione sta già prendendo forma attraverso il programma di appalti per la difesa SAFE dell’UE, del valore di 150 miliardi di euro, al quale il Canada è diventato il primo Paese extraeuropeo a partecipare. L’iniziativa rientra nel più ampio piano di militarizzazione di Bruxelles previsto dalla strategia Readiness 2030, volta a contrastare una presunta minaccia proveniente dalla Russia, che Mosca ha ripetutamente negato.
Ottawa sta inoltre cercando legami più stretti con le strutture militari europee al di fuori dell’UE. La scorsa settimana ha presentato formalmente domanda di adesione alla Joint Expeditionary Force (JEF), un raggruppamento militare di risposta rapida composto da dieci nazioni e guidato dalla Gran Bretagna, che affianca la NATO e opera principalmente nelle regioni artica, nordatlantica e baltica, aree chiave del fianco settentrionale del blocco, che si estende fino ai confini con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno era emerso che il Canada stava sviluppando un modello di risposta a un’ipotetica invasione statunitense, con una strategia ipotizzata si basa su una guerra non convenzionale di tipo insurrezionale, ispirata alle tattiche impiegate dai mujaheddini afghani contro le forze sovietiche.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha dichiarato che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale» che partirà dall’Europa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
La Cina si è impossessata dei componenti degli F-35 USA con tecnologia sensibile
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