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Facebook consente ai cartelli di pubblicizzare il traffico di esseri umani: parla l’ex direttore dell’Intelligence americana
Un ex capo dell’Intelligence statunitense ha avvertito che Facebook sta consentendo ai cartelli di pubblicizzare i propri servizi di contrabbando di immigrati clandestini oltre confine.
«Ho appreso in Guatemala che i coyote fanno apertamente pubblicità su @facebook – 3 cercano di arrivare negli Stati Uniti per 10k dollari» ha scritto su Twitter Richard Grenell, che in precedenza era direttore ad interim dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti sotto il presidente Trump. «A Biden e Zuckerberg non importa», ha aggiunto Grenell.
Il Grenell era in visita al presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei, per discutere su come «arginare il flusso di immigrati clandestini negli Stati Uniti».
I’ve learned in Guatemala that coyotes are openly advertising on @facebook – 3 tries to get to the United States for $10k.
Biden and Zuckerberg don’t care.
— Richard Grenell (@RichardGrenell) January 13, 2024
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Alcuni utenti in rete hanno detto di non crederci fino a che non vedranno gli screenshot.
Grenell ha anche accusato il Dipartimento di Stato di Biden di lavorare per «intimidire i guatemaltechi dal criticare le politiche di sinistra». «Non è americano e potrebbe essere illegale», ha esortato Grenell, chiedendo un’indagine:
La storia arriva sulla scia dell’accusa di Elon Musk secondo cui Zuckerberg avrebbe finanziato «furgoni elettorali illegali» durante le elezioni del 2020:
Funny you should mention “properly-run” social networks.
Are you aware that Mark Zuckerberg, presumably a “proper-runner” of social networks, funded illegal voting vans in the last election?https://t.co/Sfno4ftHoc https://t.co/7d6nuwSGxq
— Elon Musk (@elonmusk) January 12, 2024
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Come riportato da Renovatio 21, secondo un’indagine di due anni fa fatta dal Wall Street Journal, i narcos userebbero impunemente i social per il reclutamento. Secondo il quotidiano, «un cartello della droga messicano stava usando Facebook per reclutare, addestrare e pagare sicari… l’azienda non ha impedito al cartello di pubblicare su Facebook o Instagram».
Secondo il «Federal Human Trafficking Report» («rapporto federale sulla tratta di esseri umani») del 2020 redatto dall’Istituto sulla tratta di esseri umani collega le piattaforme di social media – la più importante delle quali è Facebook – al reclutamento online nei casi di traffico sessuale attivo.
Il rapporto utilizzava i dati di ogni caso criminale e civile di tratta di esseri umani, rivelando che il 30% di tutte le vittime identificate nei casi federali di traffico sessuale a partire dal 2000 sono state adescate online. Nel 2020, il 59% di questi è avvenuto proprio su Facebook. Anche il 65% delle vittime di traffico sessuale di minori identificate e reclutate sui social media è da attribuire a Facebook.
I bambini rappresentano il 53% delle vittime nel 2020, afferma il rapporto, e una «grande maggioranza» di loro sono di sesso femminile.
Facebook aveva dichiarato in risposta alla CBS che «il traffico sessuale e lo sfruttamento dei bambini sono ripugnanti e non li permettiamo su Facebook (…) abbiamo politiche e tecnologie per prevenire questo tipo di abusi e rimuovere qualsiasi contenuto che vìoli le nostre regole. Collaboriamo anche con gruppi di sicurezza, organizzazioni anti-tratta e altre società tecnologiche per affrontare questo problema e segnaliamo tutti i casi apparenti di sfruttamento sessuale dei minori al Centro nazionale per i bambini scomparsi e sfruttati»».
Come riportato da Renovatio 21, nemmeno due anni dopo vari scoop dei giornali hanno attestato la persistente presenza di pedofili sulle piattaforme Meta, con articoli del Wall Street Journal che hanno sostenuto che gli algoritmi in uso consentono ai molestatori di bambini di sfruttare i siti e connettersi fra loro.
Il senatore americano Hawley è arrivato a dire durante un’udienza che pare che i social di Zuckerberg abbiano censurato i conservatori mentre hanno ignorato le reti pedofile.
Nelle scorse ore è emersa la notizia che dopo 12 anni Sheryl Sandberg, considerata il braccio destro di Marco Zuckerberg, ha lasciato il CDA di Meta. In passato aveva dichiarato che una volta dimessasi si sarebbe concentrata sulla promozione dell’aborto nel mondo.
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Immagine di Solen Feyissa via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Internet
Meta accusata di aver tratto profitto da truffe ai danni di pensionati
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Essere genitori
Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni
Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».
Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).
Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.
Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.
Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.
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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.
La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.
Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.
Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.
Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.
Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.
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Immigrazione
Londra accusa Musk di aver fomentato le proteste anti-immigrati a Belfast
Only by protesting REPEATEDLY and LOUDLY will there be any change!! https://t.co/73GDcLLFwv
— Elon Musk (@elonmusk) June 9, 2026
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Send the video to everyone you know showing how heinously Nowak was treated by the police in his dying moments and how the police cravenly kowtowed to his murderer.
Legacy mainstream media, same ones who wrote about George Floyd millions of times, are dead silent about Nowak. — Elon Musk (@elonmusk) June 2, 2026
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