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Epidemie

Due errori strategici nell’affrontare il C-19

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Di fronte all’epidemia di COVID-19 i Paesi occidentali hanno ceduto al panico. In preda all’irrazionalità, hanno commesso due errori strategici: hanno isolato la popolazione sana, a rischio di distruggere l’economia, e hanno puntato tutto sui vaccini a RNA, trascurando le cure, anche a costo di esporsi alle controindicazioni che questa nuova tecnica vaccinale potrebbe causare.

 

 

Comunicazione: il Covid e la guerra

Il Covid-19 è una malattia virale che, nel peggiore dei casi, causa la morte dello 0,001% della popolazione. Nei Paesi sviluppati l’età media dei deceduti per COVID-19 è di circa 80 anni, a fronte d’un’aspettativa di vita di circa 83.

 

Facendo un confronto, la mortalità supplementare dei Paesi in guerra è da 5 a 8 volte superiore e colpisce soprattutto uomini di età compresa fra i 18 e 30 anni

Facendo un confronto, la mortalità supplementare dei Paesi in guerra è da 5 a 8 volte superiore e colpisce soprattutto uomini di età compresa fra i 18 e 30 anni. A questo si aggiunga una migrazione che può arrivare fino al 50% della popolazione.

 

L’epidemia di COVID e la guerra sono situazioni non raffrontabili, nonostante la retorica apocalittica le confonda (1).

 

Peraltro, chi si è avventurato in questo drammatico confronto non ha risposto all’epidemia in termini di mobilitazioni di guerra. Al più si è precettato un ospedale militare mobile per qualche fotografia di uniformi in azione.

 

L’epidemia di COVID e la guerra sono situazioni non raffrontabili, nonostante la retorica apocalittica le confonda

L’unico risultato concreto è stato causare il panico nella popolazione, offuscandone lo spirito critico.

 

 

L’origine dell’errore di comunicazione

La comparazione con lo stato di guerra è stata fatta in base a informazioni errate. Uno statistico britannico, Neil Ferguson – i cui modelli matematici servirono a giustificare la politica europea di riduzione degli ospedali – aveva infatti previsto oltre mezzo milione di morti nel Regno Unito e altrettanti in Francia.

 

La comparazione con lo stato di guerra è stata fatta in base a informazioni errate. Uno statistico britannico, Neil Ferguson  aveva infatti previsto oltre mezzo milione di morti nel Regno Unito e altrettanti in Francia

Ferguson ignorava che un virus è un essere vivente che non mira a uccidere il corpo umano che lo ospita, bensì ad abitarlo, come un parassita. Se uccide l’uomo che ha infettato, il virus muore con lui. Per questa ragione tutte le epidemie hanno inizialmente un alto tasso di mortalità, che diminuisce via via che il virus muta e si adatta all’uomo. È perciò assolutamente ridicolo estrapolarne la letalità dalle devastazioni delle prime settimane di epidemia.

 

I dirigenti politici non devono essere esperti in qualunque campo. Devono possedere una solida cultura generale, che permetta loro di valutare la qualità degli esperti di cui avvalersi nei diversi settori.

 

Ferguson appartiene al genere di scienziati che si limita a dimostrare ciò che gli viene chiesto, senza sforzarsi di capire i fenomeni ancora inesplicati. Il curriculum vitae di Ferguson è soltanto una lunga serie di errori commissionati da responsabili politici e smentiti dai fatti (2). Alla fine è stato congedato dal comitato britannico Cobra (Cabinet Office Briefing Rooms), però uno dei suoi discepoli, Simon Cauchemez dell’Istituto Pasteur, siede tuttora nel Consiglio scientifico francese.

 

 

Il curriculum vitae di Ferguson è soltanto una lunga serie di errori commissionati da responsabili politici e smentiti dai fatti

Primo errore strategico: il confinamento, variabile di aggiustamento delle politiche sanitarie

Di fronte al flagello COVID, i Paesi sviluppati hanno reagito decretando blocco delle frontiere, coprifuoco, chiusura forzata d’imprese, addirittura confinamenti generalizzati.

 

Fatto inedito nella Storia: mai prima d’ora si è ricorsi a confinamenti generalizzati – ossia all’isolamento di popolazioni sane – per lottare contro un’epidemia. Si tratta di un provvedimento politico costosissimo sul piano educativo, psicologico, medico, sociale ed economico, la cui efficacia si limita all’interruzione della catena di trasmissione in famiglie ancora sane, al prezzo della diffusione in famiglie ove una persona è già stata contaminata.

 

Una volta levato il confinamento, riparte immediatamente la propagazione nelle famiglie sane.

 

Fatto inedito nella Storia: mai prima d’ora si è ricorsi a confinamenti generalizzati – ossia all’isolamento di popolazioni sane – per lottare contro un’epidemia

Siccome dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica tutti i Paesi sviluppati hanno progressivamente ridotto le proprie ricettività ospedaliere, la maggior parte dei governi ha adottato misure di confinamento, non già per combattere la malattia – contro cui l’isolamento è impotente – bensì per scongiurare la saturazione degli ospedali.

 

Vale a dire che, per proseguire nel sistema di gestione della sanità pubblica fin qui adottato, i governi considerano come unica variabile possibile di aggiustamento il confinamento. Tuttavia il costo dei confinamenti è molto superiore a una gestione più onerosa degli ospedali. Anche perché si può prevedere che, con l’invecchiamento della popolazione, negli Stati sviluppati sopravvenga una crisi di saturazione degli ospedali ogni tre-quattro anni, in armonia con l’andamento ciclico di ogni epidemia.

 

Siccome dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica tutti i Paesi sviluppati hanno progressivamente ridotto le proprie ricettività ospedaliere, la maggior parte dei governi ha adottato misure di confinamento, non già per combattere la malattia – contro cui l’isolamento è impotente – bensì per scongiurare la saturazione degli ospedali

All’atto pratico, il ricorso al confinamento condanna i Paesi ad avvalersene sempre più spesso: per epidemie di COVID, d’influenza o di molte altre malattie mortali.

 

Uno studio comparativo dell’Università di Stanford, pubblicato il 12 gennaio 2021, dimostra che gli Stati che hanno adottato misure quali chiusure di attività, coprifuoco e confinamenti generalizzati non hanno ottenuto una riduzione della diffusione della malattia (soltanto differita) rispetto a Paesi che hanno invece rispettato la libertà dei cittadini; al più l’hanno soltanto differita (3).

 

Contrariamente a una credenza diffusa, non si tratta di scegliere tra saturazione degli ospedali e confinamento, bensì tra mobilitazione, o addirittura requisizione di cliniche private, e confinamento. Tutti gli Stati sviluppati dispongono infatti di un sistema sanitario privato largamente in grado di accogliere l’eccedenza di malati.

 

 

L’origine dell’errore strategico

All’origine del confinamento vi è la CEPI (Coalizione per le innovazioni in materia di preparazione alla lotta contro le epidemie), associazione creata a Davos durante il Forum Economico Mondiale del 2015 e diretta dal dottor Richard J. Hatchett, di cui non troverete la biografia né su Wikipedia né sul sito della CEPI: l’ha fatta rimuovere.

 

All’atto pratico, il ricorso al confinamento condanna i Paesi ad avvalersene sempre più spesso: per epidemie di COVID, d’influenza o di molte altre malattie mortali

Quest’uomo progettò per conto del segretario USA alla Difesa, Donald Rumsfeld, l’isolamento delle persone sane (4). Nel 2005, quale membro del Consiglio per la Sicurezza nazionale del presidente George W. Bush, Hatchett ricevette l’incarico di adattare le procedure previste per le forze armate USA alla popolazione civile, nel quadro di un piano di militarizzazione della società USA.

 

In caso di attacco biologico, i GIs di stanza all’estero devono confinarsi nelle basi militari. Hatchett immaginò, in caso di attacco batteriologico sul suolo americano, di confinare la popolazione civile in modo analogo, nelle proprie case. Questo progetto di stampo militare fu respinto unanimemente dai medici statunitensi, capeggiati dal professor Donald Henderson dell’università John Hopkins, che sottolinearono come mai fosse accaduto che dei medici avessero confinato persone sane.

 

Durante un’intervista su Channel 4, avvenuta pochi giorni prima dell’intervento del presidente Macron, il professor Richard J. Hatchett per primo paragonò l’epidemia di COVID-19 a una guerra.

 

Contrariamente a una credenza diffusa, non si tratta di scegliere tra saturazione degli ospedali e confinamento, bensì tra mobilitazione, o addirittura requisizione di cliniche private, e confinamento. Tutti gli Stati sviluppati dispongono infatti di un sistema sanitario privato largamente in grado di accogliere l’eccedenza di malati.

Naturalmente la prima elargizione che fece fare alla CEPI fu a favore dell’Imperial College di Londra. A capo di questa venerabile istituzione c’è Alice Gast, che è britannica, non statunitense. Oltre a essere amministratrice della multinazionale Chevron, Gast lavorava negli Stati Uniti con il dottor Hatchett per la mobilitazione degli scienziati contro il terrorismo. Ha sostenuto scritti propagandistici che volevano dimostrare che quanto scrissi a proposito degli attentati dell’11 Settembre erano scempiaggini.

 

Inoltre, uno dei più celebri professori dell’Imperial College è Neil Ferguson, autore delle previsioni affabulatrici sulla diffusione dell’epidemia.

 

 

Secondo errore strategico: la ricerca indirizzata esclusivamente sui vaccini

I medici hanno dovuto affrontare questa nuova epidemia senza avere terapie a disposizione. I governi occidentali hanno immediatamente indirizzato la ricerca sui vaccini.

 

Considerati i quattrini in ballo, gli Stati hanno destinato i loro budget alla ricerca di vaccini genetici, bloccando le ricerche su patologia e cure.

 

 

Considerati i quattrini in ballo, gli Stati hanno destinato i loro budget alla ricerca di vaccini genetici, bloccando le ricerche su patologia e cure.

La tecnica vaccinale fondata sull’RNA scelta da Moderna/NIAID, Pfizer/BioNTech/FosunPharma e CureVac, non dovrebbe causare gli effetti secondari dei vaccini classici, ma non per questo è esente da pericoli. Finora si è guardato a questa tecnica con grande prudenza perché manipola il patrimonio genetico dei pazienti. Per questa ragione, in assenza di sufficienti sperimentazioni, le aziende produttrici hanno preteso dai loro clienti, cioè gli Stati, di essere sollevate da ogni responsabilità giuridica.

 

Per contro, i medici che vogliono esercitare la propria professione curando i malati secondo il giuramento d’Ippocrate sono perseguiti dalle istituzioni disciplinari di categoria: lungi dall’essere apprezzate, le cure sperimentate sono state ridicolizzate, persino vietate.

 

In questo consiste il secondo errore strategico.

I medici che vogliono esercitare la propria professione curando i malati secondo il giuramento d’Ippocrate sono perseguiti dalle istituzioni disciplinari di categoria: lungi dall’essere apprezzate, le cure sperimentate sono state ridicolizzate, persino vietate

 

I medici occidentali, che salvo rare eccezioni non hanno mai dovuto affrontare una medicina di guerra né di catastrofe, si sono talvolta lasciati prendere dal panico.

 

All’inizio dell’epidemia, di fronte ai primi sintomi alcuni di loro non hanno fatto nulla, limitandosi ad aspettare l’arrivo di una tempesta di citochine, di una brutale infiammazione per poi mettere i pazienti in coma artificiale.

 

Risultato: sono state spesso le cure inappropriate più che la malattia a uccidere i primi malati. Gli esiti disastrosi di alcuni ospedali rispetto ad altri della stessa regione lo attestano, piaccia o no al tacito divieto fra colleghi di criticare i medici incompetenti.

 

I budget faraonici assegnati ai vaccini obbligano a non ricercare trattamenti efficaci perché rischierebbero di causare il fallimento delle multinazionali farmaceutiche.

 

Sono state spesso le cure inappropriate più che la malattia a uccidere i primi malati. Gli esiti disastrosi di alcuni ospedali rispetto ad altri della stessa regione lo attestano, piaccia o no al tacito divieto fra colleghi di criticare i medici incompetenti

Un’inflessibile censura s’è così abbattuta su ogni ricerca nel settore. Tuttavia in Asia è stato sperimentato un cocktail di farmaci che fluidificano il sangue e stimolano il sistema immunitario, antivirali e antinfiammatori in grado di curare ogni tipo di paziente, se somministrati ai primi sintomi. In Venezuela l’autorità sanitaria e farmacologica ha approvato un farmaco, il Carvativir, giudicandolo efficace su tutti i malati, purché somministrato ai primi sintomi (5).

 

Non essendo competente, non mi pronuncio sulla validità di queste terapie, ma mi sbalordisce che i medici occidentali non ne siano informati e non abbiano la possibilità di valutarle

 

A settembre 2020 l’Istituto Pasteur di Lille e la società APTEEUS hanno dal canto loro individuato un farmaco desueto, che impedisce la diffusione del virus. La notizia non è stata pubblicizzata per non incorrere nella reazione dell’industria del vaccino. La sperimentazione ora è terminata e in Francia è ripresa la produzione, sicché il farmaco, in origine una supposta per bambini, potrebbe essere presto pubblicizzato (6).

 

La censura dei farmaci non-occidentali non solo è inammissibile perché va a scapito della salute umana, ma anche perché imposta da poteri non-eletti: Google, Facebook, Twitter e via elencando. Il problema non è sapere se questi trattamenti siano o no efficaci, ma liberare la ricerca affinché possa studiare le molecole e valutare se abbandonarle, approvarle o migliorarle.

I budget faraonici assegnati ai vaccini obbligano a non ricercare trattamenti efficaci perché rischierebbero di causare il fallimento delle multinazionali farmaceutiche.

 

 

L’origine del secondo errore strategico

Sia detto per inciso, c’è contraddizione strategica tra rallentare la contaminazione attraverso il confinamento di persone sane e accelerarla con la generalizzazione di vaccini attivi o inattivati. Si tratta di un’osservazione non pertinente per i vaccini ad RNA, destinati a prevalere in Occidente.

 

Il secondo errore strategico trae origine da una convinzione collettiva. I responsabili politici immaginano che soltanto il progresso scientifico porterà soluzione a problemi al momento irrisolvibili. Nel caso del COVID, se si scopriranno vaccini efficaci con una nuova tecnica fondata non più sui virus ma sull’RNA-messaggero, si riuscirà a vincere l’epidemia. A nessuno più passa per la testa che il COVIDsi possa curare senza investimenti tanto gravosi.

 

La censura dei farmaci non-occidentali non solo è inammissibile perché va a scapito della salute umana, ma anche perché imposta da poteri non-eletti: Google, Facebook, Twitter e via elencando

È l’ideologia del Forum Economico Mondiale di Davos e della CEPI.

 

È quindi nell’ordine delle cose che i governi non reagiscano quando le multinazionali censurano le ricerche della medicina asiatica o venezuelana, impedendo la libertà della ricerca scientifica.

 

 

Thierry Meyssan

 

 

NOTE

(1) «Seconde allocution d’Emmanuel Macron sur l’épidémie», di Emmanuel Macron, Réseau Voltaire, 16 marzo 2020.

(2) «COVID-19: Neil Ferguson, il Lyssenko liberale», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 19 aprile 2020.

(3) «Empirical assessment of mandatory stay-at-home and business closure effects on the spread of COVID-19», Eran Bendavid, Christopher Oh, Jay Bhattacharya, John P.A. Ioannidis, University of Stanford, January 12, 2021.

(4) «Il COVID-19 e l’Alba Rossa», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 aprile 2020.

(5) «Il Venezuela avrebbe trovato un farmaco contro il Covid-19», «Google, Facebook e Twitter censurano le informazioni sul Carvativir», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 26 e 28 gennaio 2021.

(6) «La recherche sur la COVID-19 : l’Institut Pasteur de Lille mobilisé face à la pandémie», Institut Pasteur de Lille, aggiornamento del 26 gennaio 2021.

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

Fonte: «Due errori strategici nell’affrontare il Covid-19», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 2 febbraio 2021.

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Epidemie

Parassita diarroico si diffonde in America

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Le autorità sanitarie statunitensi stanno faticando a identificare la fonte di un’intossicazione alimentare che causa diarrea grave e disidratazione. Almeno 145 persone in 17 stati sono risultate positive al parassita Cyclospora cayetanensis.

 

I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno riconosciuto che è probabile che ci siano molti più casi non diagnosticati.

 

Dall’inizio di maggio, venti persone sono state ricoverate in ospedale a causa dell’epidemia, sebbene non siano stati segnalati decessi. Nuova York è emersa come uno dei principali focolai, con un numero di persone infette dal parassita che varia tra 31 e 80.

 

Casi di ciclosporiasi sono stati identificati anche in Alaska, Colorado, Connecticut, Florida, Georgia, Illinois, Louisiana, Massachusetts, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Texas, Virginia e Wisconsin.

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La malattia in genere causa diarrea acquosa esplosiva, insieme a una serie di altri sintomi gastrointestinali, tra cui gonfiore, flatulenza, crampi allo stomaco, nausea e vomito. Alcune persone riferiscono anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.

 

Secondo il CDC, la ciclosporiasi si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.

 

Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, con conseguente numero considerevole di casi non diagnosticati. Se non trattata, l’infezione può durare oltre un mese, e la sua caratteristica principale è rappresentata da episodi ricorrenti di diarrea.

 

Tale microscopico parassita è endemico nei paesi tropicali e subtropicali, tra cui Guatemala, Perù e Nepal. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo. Poiché la maggior parte delle persone a cui è stata diagnosticata la ciclosporiasi nel corso dell’epidemia in corso non aveva viaggiato di recente al di fuori degli Stati Uniti, le autorità sanitarie sospettano che la fonte sia da ricercarsi in prodotti ortofrutticoli distribuiti a livello nazionale.

 

Secondo quanto dichiarato dai funzionari, «le autorità sanitarie locali, statali e federali (CDC, FDA) stanno indagando su diversi focolai di casi in più di uno stato. Le indagini per identificare le potenziali fonti sono tuttora in corso».

 

Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.

 

Il CDC raccomanda di lavare le verdure a foglia verde con acqua corrente fredda per ridurre al minimo il rischio di esposizione.

 

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Armi biologiche

Fauci ha finanziato la ricerca che ha dato origine al COVID: cosa dicono i documenti secretati dalla Gabbard

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Una serie di comunicazioni e documenti resi pubblici dalla direttrice uscente dell’intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, dimostrano che il dottor Anthony Fauci «ha fornito milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di tipo gain-of-function» sui coronavirus dei pipistrelli presso l’Istituto di Virologia di Wuhan (WIV) e che Fauci «ha mentito al Congresso».   La Gabbard ha fatto le sue dichiarazioni in un video divenuto virale sui social media, già visto da milioni di persone.   «Oggi, nel mio ultimo giorno come Direttore dell’Intelligence Nazionale, sto rendendo pubbliche comunicazioni e documenti inediti che svelano come il Dottor Fauci abbia fornito milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di “guadagno di funzione” presso il laboratorio di Wuhan, abbia collaborato con elementi politicizzati all’interno della comunità dell’Intelligence per sopprimere la verità sulle sue azioni e nascondere le origini della fuga di laboratorio del virus, e abbia mentito al Congresso sotto giuramento nel 2024. È ora che conosciate la verità.»  

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  Secondo una dichiarazione rilasciata dall’ufficio di Gabbard (ODNI), i documenti appena pubblicati «svelano il ruolo diretto di Fauci nell’influenzare e manipolare le valutazioni della comunità dell’intelligence (IC) sul COVID-19 e come Fauci abbia mentito al Congresso nel 2024, quando sotto giuramento negò di essere a conoscenza o di aver partecipato a discussioni con funzionari dell’intelligence sulla ricerca virale».   «La pandemia di COVID-19 ha causato enormi difficoltà e sofferenze a milioni di nostri concittadini americani e a innumerevoli persone in tutto il mondo. Dopo anni di menzogne, censura e insabbiamenti, il popolo americano merita trasparenza, verità e responsabilità», ha dichiarato la Gabbarda.   «Le tattiche utilizzate per nascondere la verità provengono direttamente dal manuale del deep state: leader politicizzati e opportunisti come il dottor Fauci hanno insabbiato le proprie malefatte e gli abusi di potere, manipolato i dati dell’intelligence, mentito al Congresso e minato l’autorità di un presidente regolarmente eletto», ha aggiunto.   Nella sua dichiarazione, l’ODNI ha affermato che i documenti pubblicati sono il risultato di un processo di declassificazione durato un anno, condotto da Gabbard a sostegno del mandato di massima trasparenza del Presidente Trump. «Durante questo processo, i funzionari dell’ODNI hanno raccolto testimonianze da diversi informatori della comunità dell’intelligence (IC) che hanno denunciato ritorsioni per aver contestato la manipolazione delle informazioni sull’origine del virus da parte dell’IC. Ciò ha rivelato un chiaro schema di soppressione del dissenso, di silenziamento dei critici e di occultamento di prove che hanno minato l’integrità dell’IC e danneggiato il popolo americano.»   La dichiarazione spiega che gli stretti rapporti di Fauci con la comunità dell’Intelligence gli hanno permesso di «assumere tre ruoli chiave durante la pandemia che lo hanno protetto da controlli, consentendogli al contempo di esercitare un’influenza sproporzionata»: Fauci ha finanziato ricerche rischiose sul coronavirus legate alle grandi aziende farmaceutiche e alla ricerca di «vaccini universali» per un valore di migliaia di miliardi di dollari; Fauci era il consulente dietro le quinte che, con i suoi esperti scelti personalmente, ha spinto la comunità internazionale ad avallare un’origine naturale, animale, per nascondere la sua pericolosa ricerca.; Fauci è diventato l’«esperto» nazionale della pandemia e ha diffuso pubblicamente menzogne, disinformazione e censura.   L’ODNI ha inoltre spiegato che la corrispondenza appena resa pubblica contraddice direttamente la testimonianza resa da Fauci nel 2024 alla Sottocommissione speciale della Camera sulla pandemia di coronavirus.

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In quell’udienza, sotto giuramento, a Fauci è stato ripetutamente chiesto se avesse parlato con «FBI, CIA, DIA o qualsiasi altra agenzia di intelligence statunitense in merito alla ricerca sui virus» prima, durante o dopo la pandemia. Fauci ha ripetutamente eluso le domande, prima di affermare falsamente: «a mia conoscenza, no, riguardo al COVID».   La dichiarazione dell’ODNI afferma inoltre che «le testimonianze di numerosi informatori rivelano che gli analisti dell’intelligence che hanno contestato le conclusioni di Fauci sull’origine del COVID hanno subito minacce di ritorsioni, sono stati emarginati e spesso hanno subito battute d’arresto nella carriera. Ciò ha messo a tacere il dissenso e ha favorito una cultura in cui la verità è stata sacrificata al conformismo e le prove credibili sono state insabbiate».   Segnalazioni di informatori che la Gabbard ha riportato all’Ispettore Generale della Comunità dell’Intelligence comprendono: il caso di un appaltatore licenziato pochi giorni dopo essersi rivolto all’ODNI in qualità di informatore; i dirigenti che ricordano agli analisti che sostenevano l’ipotesi della fuga dal laboratorio che sarebbe stata la leadership a decidere quali analisti sarebbero stati promossi (il messaggio era chiaro: dissentire da un risultato manipolato avrebbe compromesso la carriera); i dirigenti di alto livello avrebbero eretto degli ostacoli per i whistleblower, eliminando l’anonimato dal processo di denuncia e insistendo sulla presenza di manager o avvocati alle riunioni dell’ODNI, creando un clima di intimidazione.  

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Immagine di Christopher Michel via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
     
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Epidemie

Rapporto OMS avverte: entro settembre rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo entro settembre

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L’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo orientale ha registrato il maggior numero di casi confermati nel primo mese rispetto a qualsiasi altra epidemia precedente.

 

Il ceppo Bundibugyo del virus Ebola ha infettato oltre 1.000 persone e ne ha uccise 267 in Congo, causando inoltre 20 infezioni e 2 decessi nella vicina Uganda. Gli esperti ritengono che il virus si stesse diffondendo da mesi prima di essere individuato e ufficialmente dichiarato un focolaio. A differenza delle precedenti epidemie, localizzate in aree rurali, questa ha colpito zone urbane più densamente popolate.

 

L’Ufficio Africa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato il 25 giugno un rapporto su The Lancet, avvertendo di un previsto raggiungimento di 8.210 casi confermati e 1.420 decessi entro metà settembre. Il loro modello computerizzato, basato sullo scenario peggiore, prevede 66.000 casi entro settembre. Vi sono indicazioni che gli operatori sanitari siano stati efficaci nel rallentare il tasso di trasmissione laddove hanno potuto operare.

 

Le comunità isolate, inizialmente restie a collaborare con gli operatori sanitari, ora comprendono la gravità della crisi e chiedono aiuto. Le autorità stanno reclutando 20.000 operatori sanitari della zona per potenziare il tracciamento dei contatti e altre iniziative.

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Tuttavia, una delle principali difficoltà nella lotta contro la malattia è la crisi umanitaria, con un milione di persone fuggite dai combattimenti nel Congo orientale e costrette a vivere in campi profughi sovraffollati. Sono stati accertati casi di Ebola in almeno tre di questi campi, ma gli operatori sanitari non possono accedervi a causa del conflitto. Il dottor Jean Kaseya, direttore generale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha affermato: «Non possiamo fermare questa epidemia senza risolvere il problema umanitario».

 

Questa settimana inizieranno in Congo le sperimentazioni cliniche su due farmaci contro il virus Ebola Bundibugyo. Uno è il molto controverso remdesivir (la cui inefficacia per il COVID, sei anni fa, era stata affermata proprio dall’OMS…), un antivirale prodotto da Gilead Sciences, e l’altro è l’anticorpo monoclonale MBP-134 di MappBio, che qualcuno spera di utilizzare in futuro come vaccino per prevenire la malattia. Attualmente la sperimentazione con i due farmaci è progettata per verificare l’efficacia di una delle due terapie contro questa forma di Ebola.

 

Lo sviluppo di questi due farmaci è stato finanziato dal governo degli Stati Uniti, ma i fondi per affrontare l’epidemia sono arrivati con lentezza. Dei 910 milioni di dollari promessi dalla comunità internazionale, solo il 13% è stato erogato. Il presidente Trump ha richiesto 1,4 miliardi di dollari al Congresso, ma la maggior parte di questa somma è destinata ad aiutare gli americani, non la popolazione del Congo orientale.

 

La sua richiesta include 500 milioni di dollari per impedire la diffusione del virus negli Stati Uniti, altri 90 milioni di dollari per le attività diplomatiche e per l’evacuazione e il trasporto dei cittadini statunitensi esposti al virus, e 800 milioni di dollari per costruire un centro di quarantena in Kenya per gli americani esposti al virus.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

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Un mese fa l’OMS aveva segnalato la prima guarigione confermata dall’epidemia del ceppo Bundibugyo. La responsabile tecnica dell’agenzia, Anais Legand, ha dichiarato che un paziente risultato positivo all’Ebola è guarito ed è stato dimesso dall’ospedale il 27 maggio dopo aver ricevuto due risultati negativi al test.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

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Immagine di World Bank Photos via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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