Oligarcato
Diddy si salva dal processo: invece dell’ergastolo, condanna solo per reati minori
Il magnate dell’hip-hop statunitense Sean «Diddy» Combs ha evitato l’ergastolo dopo essere stato assolto mercoledì dalle accuse di associazione a delinquere e traffico sessuale, nonostante fosse stato condannato per due reati gravi legati alla prostituzione.
Gli ex soci di Combs, già noto come «Puff Daddy», hanno testimoniato durante il processo durato sette settimane presso una corte federale di Manhattan che lui li aveva spinti ad avere rapporti sessuali con altre persone per la sua gratificazione voyeuristica durante eventi soprannominati «freak-off».
Il rapper rischiava l’ergastolo se fosse stato condannato per le accuse più gravi, sebbene la giuria abbia emesso un verdetto misto dopo 13 ore di deliberazione, dichiarandolo colpevole di due accuse minori di trasporto a scopo di prostituzione. Gli esperti legali hanno affermato che le linee guida per la determinazione delle pene suggeriscono che Combs ora rischia dai due ai cinque anni di carcere.
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Il giudice Arun Subramanian ha respinto la richiesta di libertà su cauzione di Combs più tardi mercoledì, citando un filmato del 2016 delle telecamere di sicurezza dell’hotel mostrato durante il processo. Il filmato mostrava Combs mentre aggrediva l’allora fidanzata Cassie Ventura, una delle testimoni chiave del governo.
«È impossibile per l’imputato dimostrare… che non rappresenta un pericolo per la comunità», ha affermato Subramanian.
Il giudice ha proposto una data per la sentenza il 3 ottobre, sebbene la difesa abbia richiesto un’udienza anticipata in modalità virtuale. Combs è in custodia cautelare da quando le accuse sono state rese pubbliche per la prima volta nel settembre 2024.
Douglas Wigdor, l’avvocato della Ventura, ha elogiato la sua testimonianza, affermando che «ha lasciato un segno indelebile sia nell’industria dell’intrattenimento che nella lotta per la giustizia», nonostante la giuria si sia rifiutata di condannare Combs per l’accusa di tratta di esseri umani.
«Crediamo e sosteniamo la nostra cliente, che ha dimostrato un coraggio esemplare durante questo processo. Ha dimostrato una forza indiscutibile e ha attirato l’attenzione sulla realtà di uomini potenti nella nostra orbita e sulla cattiva condotta che si è protratta per decenni senza ripercussioni», si legge nella dichiarazione.
Altre donne che hanno dichiarato di essere state vittime di Combs hanno testimoniato usando gli pseudonimi «Jane» e «Mia». Il tribunale ha ascoltato anche due escort che hanno dichiarato di essere stati ingaggiati per compiere atti sessuali con Combs, Ventura e altri.
Gli avvocati della difesa hanno sostenuto che le accuse criminalizzavano la vita sessuale privata e non convenzionale del loro cliente, insistendo sul fatto che Ventura e altri vi avevano partecipato volontariamente e non erano stati costretti.
Il Combs era già stato assolto in un caso di alto profilo del 1999 per possesso illegale di armi da fuoco, in seguito a una sparatoria in un nightclub di Manhattan che aveva causato il ferimento di tre persone. Raggiunse la fama durante il boom dell’hip-hop degli anni ’90 e divenne uno dei produttori più potenti dell’industria dell’intrattenimento, con attività collaterali che spaziavano dalla moda agli alcolici.
Il processo aveva prodotto grande scalpore anche per dettagli come la quantità massiva di olio per bambini comprata dal personaggio e finita agli atti, lasciando pensare che l’uomo abbia agito lubrificando migliaia e migliaia di celebrità, che poi, si sussurra, avrebbe ricattato.
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Di fatto in moltissimi ritengono che Diddy gestisse uno schema non diverso da quello di Jeffrey Epstein, che faceva aver rapporti sessuali ai potenti della Terra ai suoi partner per poi, secondo quanto riportato, registrarli e ricattarli. Non sono mai emersi i video di Epstein, che le autorità USA pure dovrebbero avere. Così come non è nota la sua lista clienti: le accuse di traffico di minorenni per cui la «dama» di Epstein Ghislaine Maxwell è in galera sono in assenza di sapere chi fossero gli utilizzatori finali del traffico. Trump in campagna elettorale aveva annunciato la pubblicazione della lista, ma ad oggi nulla si è visto.
Parimenti, molto poco è uscito dal caso Diddy, anche se qui sono disponibili tantissime foto di VIP hollywoodiani che partecipavano ai suoi party. Mesi fa erano emerse accuse contro il collega produttore Jay-Z, popolare musicista marito della celeberrima Beyoncé, secondo cui i due avrebbero violentato una ragazzina di 13 anni. Tuttavia, i reati di questa condanna sono altri e ben più leggeri.
In tutto il Diddy affronta almeno 120 accuse di molestie sessuali. Uno degli avvocati delle ragazze ha dichiarato che erano coinvolti anche banchieri e vertici delle case farmaceutiche.
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Immagine di Nikeush via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Misteri
I Clinton si rifiutano di testimoniare nell’inchiesta su Epstein
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Oligarcato
Trump sollecita la pubblicazione dei file di Epstein per «mettere in imbarazzo» il Partito Democratico
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollecitato il Dipartimento di Giustizia (DOJ) a divulgare i documenti relativi a Jeffrey Epstein, chiedendo in particolare di rendere noti i nomi dei democratici che, secondo lui, erano legati al defunto finanziere.
La settimana scorsa, il dipartimento ha reso disponibili online migliaia di file in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act. La legge, firmata da Trump a novembre, obbliga alla pubblicazione di materiali connessi alle indagini penali federali sul condannato per reati sessuali, che secondo la versione ufficiale si è suicidato in una prigione di New York mentre era in attesa di processo per traffico di minorenni.
In un post pubblicato venerdì su Truth Social, Trump ha sostenuto che, con l’emersione di «un milione di pagine in più su Epstein», il dipartimento di Giustizia è obbligato a concentrare tutte le sue risorse su quella che ha definito «questa bufala ispirata dai democratici».
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«Sono stati i Democratici a collaborare con Epstein, non i Repubblicani. Rendete pubblici i loro nomi, metteteli in imbarazzo e tornate ad aiutare il nostro Paese!», ha scritto, senza indicare nomi specifici.
Tra i documenti giudiziari già diffusi in precedenza compaiono atti e deposizioni che menzionano diverse personalità di rilievo, tra cui Trump e l’ex presidente statunitense Bill Clinton, quest’ultimo apparso anche in foto in cui si rilassa in una vasca con donne e amici; ulteriori foto di Clinton massaggiato da ragazze del giro Epstein erano uscite da anni.

L’ex presidente marito di Hillary ha sempre affermato di ignorare le attività criminali di Epstein e di aver interrotto i rapporti con lui anni prima dell’arresto del finanziere. Tuttavia, due anni fa documenti del processo Epstein mostravano che una accusatrice avrebbe detto che «a Clinton piacciono giovani».

Trump, che ha riconosciuto di aver avuto in passato rapporti sociali con Epstein ma di essersi distaccato dopo la rivelazione dei suoi crimini, è citato nei documenti relativi a voli compiuti a bordo del jet privato di Epstein. I due sembrano aver interrotto i rapporti per un disaccordo su una proprietà immobiliare in Florida; secondo altre versioni Epstein importunava le lavoratrici di Mar-a-Lago, scatenando le ire di Trump.
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Virginia Roberts in Giuffre, la principale accusatrice di Epstein e Ghislaine Maxwell trovata pochi mesi fa morta (suicidio, per le autorità), lavorava appunto a Mar-a-Lag, e mai tra i tanti che ha accusato – in ispecie, il principe Andrea di Inghilterra e il principe del foro statunitense Alano Dershowitz – ha tirato in ballo Trump, di cui ha parlato solo sottolineandone la correttezza.
Trump in clip di dieci anni fa, prima dell’avventura politica, sembrava presagire la catastrofe che si sarebbe scatenata su Epstein e sullo Windsor. Al contempo, ai tempi delle indagini è stato detto che Trump si era dichiarato pronto a collaborare dicendo tutto quel che sapeva.
«L’isola di Epstein è un pozzo nero, non c’è dubbio a riguardo, chiedetelo al principe Andrea» aveva detto Trump ai microfoni di Bloomberg nel lontano 2015.
Il dipartimento di Giustizia ha dichiarato che le accuse rivolte a Trump presenti nei file di Epstein erano affermazioni «false e sensazionalistiche» inviate all’FBI prima delle elezioni del 2020, aggiungendo che sarebbero state «già usate come armi contro il presidente Trump» se avessero avuto qualche fondamento.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Oligarcato
La Francia sequestra oro e orologi di lusso all’ex procuratore generale ucraino
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