Connettiti con Renovato 21

Spirito

Dicastero per la Fede: un nuovo documento in preparazione

Pubblicato

il

Il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) sta preparando un comunicato per affrontare temi come la riassegnazione del sesso, la maternità surrogata e l’ideologia di genere. Un annuncio del cardinale Victor Manuel Fernandez che suggerisce che il futuro documento dovrà rimanere in linea con i pontificati precedenti.

 

Mentre l’alto prelato si trova nell’occhio del ciclone dopo la pubblicazione di Fiducia Supplicans e la riesumazione di un’opera giovanile che ha suscitato scalpore nel mondo cattolico, ha rivelato in un’intervista che il suo dicastero sta preparando un importante documento su temi sociali.

 

Alcuni non mancheranno di vedere in questo un modo per ribaltare rapidamente l’episodio sconvolgente delle benedizioni non rituali delle coppie dello stesso sesso, perché in Vaticano l’urgenza di inizio anno è quella di «salvare il soldato Fernandez» che ha ottenuto il risultato impresa, pochi mesi dopo il suo arrivo al Palazzo del Sant’Uffizio, di suscitare scalpore tra una parte notevole di vescovi di tutto il mondo.

 

«Penso che in futuro non sarò più sulle prime pagine dei giornali, perché il Dicastero che dirigo non prevede di pubblicare in futuro documenti controversi: in questo momento si tratta di uno scritto molto importante sulla dignità che è in preparazione», ha confidato il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede all’agenzia di stampa EFE, il 12 gennaio 2024.

 

Secondo il cardinale Fernandez, il futuro documento non sarà dedicato solo alle questioni sociali, ma conterrà anche una «potente critica a livello etico delle questioni relative alla riassegnazione del sesso, alla maternità surrogata e all’ideologia di genere».

 

La notizia arriva pochi giorni dopo che il sovrano pontefice si è espresso – nell’ambito della presentazione delle sue volontà al corpo dei diplomatici accreditati presso la Santa Sede – contro la maternità surrogata, definendola «deplorevole» e sostenendo il divieto globale di questa pratica già legalizzata in diversi Paesi.

 

Anche Papa Francesco ha spesso criticato la teoria del genere, definendola «pericolosa» e denunciandola come «una delle più perniciose colonizzazioni ideologiche» perché «sfuma le differenze tra uomini e donne».

 

Nel novembre 2022, il cardinale Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi), aveva auspicato che il Santo Padre scrivesse in futuro un’enciclica sull’argomento, rammaricandosi che «la Chiesa non si sia ancora pronunciata molto sull’argomento. Ma poco dopo il Papa dichiarò di non prendere in considerazione un testo del genere.

 

Nell’ambito dell’intervista concessa all’EFE, il prefetto del DDF ha voluto giustificarsi nella polemica nata intorno alla pubblicazione della dichiarazione Fiducia Supplicans: «il papa ha voluto escludere sia l’idea che si possa concedere una benedizione alle coppie irregolari nell’ambito della liturgia (come avviene soprattutto in Germania, ndr), salvaguardando la libertà e la spontaneità di quest’altro tipo di benedizione», ha difeso l’alto prelato argentino.

 

Una cosa è certa: «allo stesso tempo» dimostra il suo potere distruttivo su entrambi i versanti delle Alpi e contribuisce in modo significativo alla perdita di autorità e credibilità. È altrettanto evidente che quella del Prefetto del DDF è seriamente in corso, ed è giusto che sia così.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



Immagine di lalupa via Wikipedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Continua a leggere

Spirito

Mons Strickland risponde alle osservazioni di papa Leone sulle «benedizioni» omosessuali

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce e pubblica il messaggio del vescovo Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas, riguardo alle recenti parole di papa Prevost sulle «benedizioni» alle coppie omofile.    Chiedo di nuovo: stiamo pensando con la mente di Cristo… o con la mente del mondo?   In risposta alle recenti osservazioni riguardanti le priorità morali e la benedizione di coloro che sono in unioni irregolari, offro questo chiarimento per il bene dei fedeli.   La Chiesa, custode della verità del Vangelo, non può benedire il peccato. È chiamata sempre a benedire le persone – a chiamare ogni anima al pentimento, alla guarigione e alla santità – ma non deve mai agire in modo da suggerire un’approvazione di azioni o relazioni contrarie alla legge di Dio.    

Aiuta Renovatio 21

La recente enfasi sulla distinzione tra benedizioni «formali» e «informali», come si evince dalla Fiducia Supplicans , ha generato molta confusione tra i fedeli. Una benedizione non è un semplice gesto casuale; è un atto sacro che implica il favore di Dio. Se una tale benedizione viene impartita in modo da sembrare che affermi una relazione non conforme al disegno di Dio, si rischia di causare scandalo e di indurre le anime in errore.   Allo stesso modo, l’affermazione secondo cui esisterebbero questioni morali «più grandi e più importanti» della morale sessuale va compresa con grande cautela. La Chiesa non ha mai insegnato che i peccati contro la castità siano di scarsa importanza. Al contrario, la Sacra Scrittura e il costante insegnamento della Chiesa affermano che la morale sessuale tocca profondamente la dignità della persona umana, la sacralità del matrimonio e il giusto ordine dell’amore.   È vero che la giustizia, la libertà religiosa e la dignità di ogni persona umana sono questioni morali di fondamentale importanza. Ma la legge morale non è divisa in categorie contrapposte in cui una verità può essere accantonata a favore di un’altra. Tutta la verità proviene da Dio, e ogni peccato – sia esso contro la giustizia, la carità o la castità – separa l’anima da Lui.   La vera unità nella Chiesa non può essere costruita sull’ambiguità o sull’attenuazione delle verità difficili. Essa si fonda su Gesù Cristo, che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). La carità esige che annunciamo la verità con chiarezza, anche quando è difficile, affinché le anime non siano sviate, ma condotte alla conversione e alla vita eterna.
Come successore degli Apostoli, resto impegnato ad annunciare la pienezza della fede cattolica, senza compromessi, senza ambiguità e sempre con carità verso ogni persona, chiamando tutti alla libertà che deriva dal vivere nella verità di Cristo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
 
Continua a leggere

Spirito

Vescovo brasiliano afferma che i giovani cattolici hanno diritto alla liturgia tradizionale

Pubblicato

il

Da

Un vescovo brasiliano ha affermato che i giovani cattolici hanno diritto alle forme tradizionali di liturgia perché il cattolicesimo è intrinsecamente «plurale». Lo riporta LifeSite.

 

Il 17 aprile, il vescovo Joel Portella Amado di Petrópolis, presidente della Commissione episcopale brasiliana per la Dottrina della Fede, ha dichiarato durante una conferenza stampa alla 62ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Nazionale del Brasile (CNBB) che i giovani hanno diritto a espressioni più tradizionali della liturgia cattolica. Ha spiegato la sua posizione affermando che tale diritto deriva dalla natura «plurale» del cattolicesimo, rispondendo alle domande su un percepito aumento delle pratiche tradizionali tra i fedeli più giovani.

 

«Hanno il diritto di comportarsi così? Sì, perché il cattolicesimo è plurale per sua natura, soprattutto in un mondo profondamente plurale», ha affermato Amado.

 

Le osservazioni del vescovo sono giunte in risposta a una domanda di un giornalista su quello che è stato descritto come un «ritorno di certe pratiche cattoliche tradizionali all’interno della Messa», in particolare tra i fedeli più giovani. La domanda faceva specifico riferimento a comportamenti osservabili come «inginocchiarsi per ricevere la Santa Comunione» e «l’uso del velo da parte delle donne».

 

Nell’affrontare la questione, monsignor Amado ha fatto riferimento a dati demografici più ampi anziché trattare il fenomeno in modo isolato. Ha citato il censimento nazionale del 2022, sottolineando che «gli individui di età compresa tra i 19 e i 39 anni costituiscono la fetta più ampia di coloro che si dichiarano non religiosi» in Brasile.

Sostieni Renovatio 21

Il prelato ha chiarito che questa categoria non implica necessariamente l’ateismo, ma piuttosto una forma di fede in Dio senza affiliazione istituzionale: «Non è che non credano in Dio. Il mondo evangelico li definisce non religiosi. Io preferisco questa espressione. Credono in Dio, in cielo, ma non hanno mediazione sulla terra, nessun percorso all’interno della Chiesa». Questo fenomeno sociologico viene talvolta descritto in contesti evangelici come «de-chiesa».

 

In questo contesto, monsignor Amado ha suggerito che la rinascita dell’interesse per le espressioni liturgiche tradizionali tra alcuni giovani cattolici può essere interpretata come parte di una più ampia ricerca di identità e struttura religiosa. «Nell’ora del vuoto, cerchiamo e ricerchiamo, anche all’interno di certe realtà storiche che questi giovani non hanno vissuto», ha affermato il successore degli apostoli.

 

Tuttavia, egli non presentò questo come uno sviluppo universale o normativo, bensì come una delle diverse espressioni legittime all’interno della Chiesa.

 

Monsignor Amado ha inoltre sottolineato che, pur essendo ammesse le forme tradizionali di espressione liturgica, queste non devono essere imposte agli altri. Ha inquadrato tale limitazione in termini di carità e unità ecclesiale, affermando che nessun gruppo o individuo dovrebbe rivendicare una verità esclusiva in materia di preferenze liturgiche.

 

«Se da un lato c’è il diritto di vivere ed esprimere la propria fede a modo proprio, secondo il proprio modo di essere, dall’altro, in nome dell’amore e della fraternità, non si può imporlo agli altri né pensare di essere gli unici ad avere ragione. Questo vale non solo per l’esempio che hai citato, ma per qualsiasi altro», ha affermato.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Davi V Correa via Wikimedia pubblicata su licenza  Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Spirito

Mons. Schneider: i vescovi tedeschi passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica

Pubblicato

il

Da

In una recente intervista, il vescovo Athanasius Schneider ha esortato gli europei a formare un nuovo movimento per difendere i valori culturali di ispirazione cristiana dalle minacce ideologiche e sociali.   In un’intervista pubblicata il 5 aprile dal quotidiano tedesco Junge Freiheit, il vescovo Schneider ha auspicato la creazione di un ampio movimento culturale e politico in Europa e oltre, al fine di rafforzare quelli che ha definito valori di derivazione cristiana, sostenendo che questi siano minacciati dalle tendenze ideologiche contemporanee, dalle migrazioni di massa e dagli sviluppi interni alla Chiesa, in particolare in Germania.   «È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una vile collaboratrice dell’ideologia di sinistra», ha affermato Schneider, aggiungendo che un simile comportamento sarà ricordato dalla storia con vergogna.   Nell’intervista, rilasciata durante il periodo pasquale, Schneider ha inquadrato il suo appello nel contesto del significato teologico della festività, affermando che «la Pasqua in particolare dovrebbe ricordarci che la nostra Europa è stata costruita sul cristianesimo». Infatti, «nessuna festività esprime la fede cristiana in modo più completo: è su questo che si fonda la Chiesa, e l’Europa a sua volta si fonda su di essa. E non solo in senso religioso, ma anche in un senso più ampio che siamo sempre più inclini a dimenticare».   Come ha sottolineato monsignor Schneider, «tutti i valori europei derivano in ultima analisi dal cristianesimo, compresi quelli che oggi consideriamo laici. Ad esempio, l’idea di individualità e libertà, o l’istruzione occidentale. … Lo stesso vale per l’ospedale, ad esempio, che è nato dal cristianesimo, ispirato dallo spirito del Vangelo e dall’amore per i più poveri. … O prendiamo il nostro diritto processuale, ad esempio, che in parte risale alla famigerata Inquisizione, con la sua moderna intuizione che un processo corretto richieda prove e una difesa. Questi sono solo alcuni esempi».   Affrontando il tema della cultura politica contemporanea, Schneider ha criticato quella che ha definito una narrazione prevalente che equipara la «sinistra» politica alla bontà morale e la «destra» alla deficienza morale. Ha definito questa distinzione «arbitraria» e storicamente infondata, pur riconoscendo che i movimenti politici di tutto lo spettro hanno prodotto ingiustizie. Secondo Schneider, i valori culturali europei dovrebbero essere difesi dalle pressioni «provenienti da tutte le direzioni».   I veri valori europei sono «la vera libertà dell’uomo, della ragione, dell’umanità, della famiglia, del diritto naturale e così via. In altre parole, tutto ciò che l’ideologia woke odierna attacca e cerca di smantellare per destabilizzare e disorientare le persone. E chiunque la contraddica viene etichettato come un nemico da eliminare».   Riferendosi alla sua educazione nell’Unione Sovietica, Schneider ha affermato che meccanismi simili di esclusione sociale venivano impiegati contro coloro che non erano d’accordo con la dottrina ufficiale dello Stato.   Ha inoltre messo in guardia contro quello che ha definito un «totalitarismo sottilmente mascherato», affermando che gli sviluppi culturali contemporanei rischiano di minare la libertà e la civiltà occidentale. In questo contesto, Schneider ha auspicato una resistenza coordinata attraverso un «nuovo movimento in Germania, in Europa e forse anche in America, un movimento in grado di impadronirsi della società e guidarla nella resistenza a questa distruzione».   Sulla questione del matrimonio, Schneider ha respinto l’espressione «matrimonio tradizionale», sostenendo invece che «esiste solo il matrimonio naturale, perché è un dono della natura, non della tradizione. … È creato da Dio ed è il patto migliore e più bello che un uomo e una donna – che si completano e si amano – possano stringere insieme. E su queste fondamenta poggia tutta la nostra società, su cui abbiamo costruito la nostra civiltà e la nostra cultura europea con la sua umanità».   Schneider ha criticato inoltre le moderne strutture istituzionali, in particolare nel settore sanitario, sostenendo che i sistemi tecnologici e burocratici rischiano di ridurre gli individui a unità impersonali, in contrasto con quella che definì l’enfasi storicamente cristiana sulla cura personale e sulla compassione.   Rivolgendosi alla vita interna della Chiesa, Schneider ha espresso una forte critica nei confronti della Chiesa cattolica in Germania, affermando che essa «è già pienamente allineata allo spirito del tempo, alla corrente principale e all’ideologia dei partiti al governo, per cui ha tradito ciò che è veramente cristiano e cattolico».   «È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una collaboratrice codarda – sottolineo: codarda! – dell’ideologia di sinistra. E sono certo che questo passerà alla storia come una grande vergogna, e che un giorno si leggeranno con vergogna i nomi dei vescovi che, da vili collaboratori, hanno guidato tutto questo», ha affermato Schneider. «Non ho paura di dirlo».   In merito alla migrazione, Schneider ha sostenuto che l’immigrazione su larga scala in Europa non è una risposta spontanea a fattori economici o umanitari, ma «chiaramente un’azione politica orchestrata… con l’obiettivo di modificare l’identità occidentale, in particolare l’identità cristiana europea, soprattutto attraverso gli immigrati musulmani».   Il prelato centrasiatico affermato che la migrazione contribuisce alla trasformazione dell’identità culturale e religiosa dell’Europa, in particolare attraverso la crescita delle popolazioni non cristiane. Come esempio, ha citato i cambiamenti demografici osservati durante una recente visita in Tirolo, nelle Alpi.   «Questa strategia fa parte di un piano per dissolvere l’identità europea al fine di creare una nuova cultura “woke” e una popolazione mista prevalentemente asiatica-musulmana. È tanto più importante che, come ho auspicato, sorga un movimento per salvare l’Europa. E sono fiducioso che prima o poi accadrà. Alcuni temono che a quel punto possa essere troppo tardi. Ma da cristiano, non perdo mai la speranza, perché questo è il messaggio che ci insegna la Pasqua», ha concluso monsignor Schneider.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Più popolari