Nucleare
Desecretati i dati sulle scorte di armi atomiche USA
Gli Stati Uniti avevano 3.748 testate nel loro arsenale nucleare a settembre 2023, secondo i nuovi dati governativi ora pubblicati.
Secondo un nuovo documento pubblicato venerdì dalla National Nuclear Security Administration (NNSA), gli Stati Uniti hanno declassificato i dati relativi al loro arsenale nucleare, che a settembre 2023 contava 3.748 testate.
La scheda informativa della NNSA ha indicato che la dimensione della riserva è rimasta pressoché la stessa rispetto al 2021, quando il precedente documento di questo tipo è stato reso pubblico. Washington ha affermato che il paese aveva 3.750 testate a settembre 2020. Le statistiche includono sia le testate attive che quelle inattive, ma non quelle che sono state ritirate.
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L’agenzia ha osservato che tra il 1994 e il 2023, gli Stati Uniti hanno smantellato 12.088 testate nucleari, 405 delle quali sono state smantellate tra il 2020 e il 2023, e «circa 2.000 testate nucleari aggiuntive sono attualmente ritirate e in attesa di smantellamento».
La NNSA ha osservato che il numero attuale è in drastico calo rispetto al 1967, quando le scorte raggiunsero il picco di 31.255 testate.
Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel 2024 gli USA rimangono la seconda potenza nucleare al mondo con un inventario totale di 5.044 testate. La Russia è la più grande con 5.580 testate, come mostrano i dati.
Il numero di testate nucleari americane ha iniziato un declino costante all’apice della Guerra fredda, quando Washington e Mosca si sono impegnate in produttivi colloqui sul controllo degli armamenti. Mentre il dialogo si è arenato perché le relazioni tra Stati Uniti e Russia si sono inasprite, in parte a causa del conflitto in Ucraina, le due potenze rimangono impegnate nel Nuovo Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche (New START), che limita le armi nucleari dispiegate a 1.550 ciascuna.
Tuttavia, un rapporto del SIPRI di giugno ha avvertito che il mondo si trova in «uno dei periodi più pericolosi della storia umana», poiché le potenze globali continuano a potenziare e modernizzare i loro arsenali atomici. I ricercatori hanno notato che le tensioni su Ucraina e Gaza hanno svolto un ruolo chiave nell’indebolimento della diplomazia nucleare globale.
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Come riportato da Renovatio 21, già il rapporto SIPRI dell’anno scorso aveva registrato un aumento degli arsenali nucleari in tutto il mondo.
In Asia, India, Pakistan e Corea del Nord stanno perseguendo la possibilità di schierare più testate sui missili balistici. La Cina disporrebbe di 500 testate atomiche: si tratta dell’arsenale che è cresciuto di più.
La situazione attuale è talmente radicalizzata che si è avuto il caso di un’importante eurodeputata tedesca che ha fatto capire che la Germania desidera la rimilitarizzazione e pure la disponibilità di ordigni atomici per la UE. Anche la Svezia, Paese fino a poco fa neutrale, si è detta disposta ad ospitare testate nucleari americane. La Polonia parimenti chiede armi nucleari USA nel suo territorio per contrastare la minaccia che verrebbe dalla vicina Bielorussia, e quindi dalla Russia.
Sul fronte mediorientale da segnalare le dichiarazioni dell’Iran, che, mentre ministri dello Stato Ebraico ipotizzano la nuclearizzazione di Gaza, ha detto di sapere dove sono nascoste le testate israeliane.
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Nucleare
L’ondata di calore che sta devastando l’Europa provoca un blocco delle centrali nucleari
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Nucleare
Il Pentagono sta valutando un mega-raid per rubare le scorte nucleari dell’Iran
Il Pentagono starebbe valutando quella che potrebbe diventare «l’operazione più sofisticata della storia militare» per impadronirsi delle scorte di uranio arricchito dell’Iran. Lo riporta il New York Post citando alcune fonti.
Una fonte a conoscenza dei fatti ha riferito alla testata che il piano prevede l’invio di migliaia di soldati di terra per assaltare siti nucleari pesantemente fortificati, mentre una piccola squadra di commando d’élite sarebbe incaricata del recupero vero e proprio.
Non è chiaro dove si trovi attualmente l’uranio arricchito iraniano, materiale che potrebbe risultare fondamentale per la realizzazione di armi nucleari. Teheran dispone di quattro importanti impianti nucleari a Fordo, Natanz, Isfahan e sul Monte Piccone (chiamato in lingua anglica «Pickaxe Mountain»). I primi tre erano stati colpiti da attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele lo scorso anno. Dei circa 440 kg di uranio arricchito, si ritiene che circa 200 kg siano stoccati in tunnel sotterranei alla periferia di Isfahan, mentre ulteriori quantitativi si troverebbero a Natanz.
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A marzo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato che le scorte di uranio altamente arricchito di Teheran rimangono sepolte «sotto le macerie» degli impianti colpiti dagli attacchi statunitensi e israeliani, aggiungendo che l’Iran al momento «non ha alcun piano» per recuperarle o diluirle.
Quanto al Monte Piccone, complesso fortemente fortificato scavato nella roccia granitica, era stato risparmiato dagli attacchi dello scorso anno perché all’epoca risultava ancora in costruzione e in gran parte vuoto. Secondo alcune fonti, però, la struttura sarebbe stata successivamente rinforzata e gli Stati Uniti e Israele ipotizzano che l’Iran possa aver spostato centrifughe – e potenzialmente uranio – a maggiori profondità, sebbene si ritenga che il sito non sia ancora pienamente operativo.
Secondo il tabloide neoeboraceno, le truppe regolari statunitensi avrebbero il compito di assaltare gli impianti e costituire un perimetro difensivo. Nel frattempo forze molto più ridotte, tra cui il Silver Squadron del SEAL Team 6, il 2° Battaglione Ranger dell’Esercito e la 21ª Compagnia di Artiglieria, si occuperebbero della gestione e del trasporto del materiale una volta estratto dall’impianto di Fordo, in gran parte distrutto, e dal sito di Isfahan, gravemente danneggiato.
L’operazione richiederebbe a squadre di terra di disinnescare trappole esplosive e riaprire gli ingressi dei tunnel crollati, mentre aerei da guerra statunitensi avrebbero il compito di stabilire il controllo totale di un corridoio aereo per il trasporto dell’uranio.
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«Mi dispiace dirlo, ma credo che il modo più probabile per sbarazzarsi del materiale nucleare iraniano, almeno di quello che possiedono attualmente, sia un’operazione militare, perché i negoziati non stanno portando a nulla in tempi brevi», ha dichiarato Joseph Rodgers, vicedirettore del Center for Strategic and International Studies, al NYP. Ha definito il potenziale raid potenzialmente «l’operazione più sofisticata della storia militare», sottolineando la complessità logistica di operare in profondità in territorio ostile proteggendo al contempo molteplici siti sensibili.
«Si tratterebbe di un’operazione logisticamente complessa e difficile in un contesto ostile», ha aggiunto Rodgers. «L’esercito iraniano è piuttosto devastato, ma è comunque più sofisticato dei cubani che proteggevano Maduro».
Il New York Times aveva riportato il mese scorso che si ritiene che gran parte dell’uranio iraniano sia sepolto così in profondità che persino le bombe anti-bunker più potenti degli Stati Uniti potrebbero non riuscire a distruggerlo, avvertendo che un’operazione di recupero comporterebbe rischi considerevoli, poiché l’uranio può diventare altamente tossico se esposto all’umidità.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Nucleare
Ex generale tedesco: ci stiamo avvicinando a una guerra nucleare che distruggerà la civiltà
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