Necrocultura
Depiddificazione vera liberazione
Fino a poco fa, se ci avessero detto, a reti unificate, che nelle piazze d’Italia le manifestazioni del 25 aprile – sulla carta festa della liberazione dell’Italia dal nazifascismo – vi erano state violente accuse contro un partito di destra in rapporti anche casuali con un qualsiasi gruppo neonazista straniero, non ci saremmo sorpresi.
Il 25 aprile, e poco dopo il 1° maggio, a questo servono: le sinistre e i sindacati ringhiano un po’, gli si dà un po’ di pubblicità, e via.
Fino a poco fa, tuttavia non esisteva nella percezione pubblica il fatto che c’è un Paese d’Europa i cui vertici sono probabilmente in mano a gruppi nazistoidi, con timbro a forma di croce uncinata a certificare la purezza ideologica e non solo ideologica.
Fino a poco fa, la pubblica opinione non poteva pensare nemmeno lontanamente che il partito (cioè i partiti: ci sono le propaggini feudali biodegradabili di D’Alema e Speranza, il quale vorrebbe chissà perché riconfluire) che si vuole figlio della Resistenza potesse allearsi con i nazisti. Di più, mandare loro armi. Di più: giustificare il ritorno del nazismo con pubbliche acrobazie orwelliane.
Tutto questo, invece è successo. Se pensavate che le ultime due feste della Liberazione, passate da prigionieri delle proprie cause causa lockdown, fossero l’ultimo colmo, l’ultimo segno del mondo invertito, l’ultima evidenza della presa per il sedere a cui siamo sottoposti, vi sbagliavate.
Voilà. Ecco il 25 aprile ucrainista, o meglio, ucronazista. Eccoti i giornali italioti, oramai interamente allineati con l’establishment e cioè con il suo partito – il PD – che ti parlano dei nazisti dell’Azov come della «nuova resistenza».
Partigiani runici. La Resistenza con la svastica, e il Sonnenrad di Himmler. È semplicemente incredibile, ma è il mondo in cui ora state vivendo.
Putin all’inizio dell’Operazione Z aveva parlato di denazificazione. Media e politici italiani avevano ignorato la cosa, forse perché nella loro suina ignoranza non conoscevano il problema della nazificazione di Kiev. Poi, una volta informati dal padrone che dovevano smontare la cosa, hanno cominciato a dire che è impossibile che l’Ucraina è nazista, perché lo Zelen’skyj è ebreo: non sanno, i professionisti dell’informazione, che da quasi due lustri la questione nel Paese ha pure una definizione semiseria, «zhidobandera» («giudeobanderista») che nasconde la verità incontestabile: tanti battaglioni ultranazionalisti sono stati foraggiati, se non creati, da personaggi come Igor Kolomojskij – per breve tempo, dopo una scalata delle sue, a capo del Consiglio Ebraico Europeo delle Comunità Ebraiche – che è anche, guarda caso, il puparo dietro l’ascesa di Zelens’kyj.
In pratica, il PD (e gli altri partiti che si vogliono nati dalla Resistenza, come la Lega Nord) stanno nazificando l’Ucraina. Oggi tuttavia festeggiano la denazificazione dell’Italia. Non una grinza.
Ci sarebbe qui da perdersi nella tana del coniglio metastorico, metapolitico, metageopolitico. Alla fine, davvero, non conta il colore di camicia che si indossa: conta la volontà del padrone atlantico, conta la sete di sangue del demone angloide. Il quale usa chiunque come sua pedina, anche a poca distanza di tempo, trattando gli esseri umani secondo un distico della poesia di Gozzano: «così come ci son formiche rosse, / così come ci son formiche nere».
Proprio come insetti, gli uomini neri sono stati mandati allo sbaraglio, e l’ordine del demone atlantico è quello di sacrificarsi, di morire, magari assieme a qualche civile, nel bunker di un’acciaieria, anche quando avrebbero la possibilità di arrendersi e, come promesso dai russi, ottenere in cambio la «conservazione della vita».
La trasformazione degli uomini in insetti è, del resto, una delle basi della Necrocultura. È incredibile notare come alcuni dei teorizzatori della riduzione della popolazione fossero entomologi. Paul Ehrlich, che con il suo libro La bomba demografica (1968) introdusse il mondo al tema della depopolazione, è un entomologo: ogni sua predizione su carestia e guerra causata dall’aumento demografico incontrollato è stata sconfessata, il personaggio sembrava dimenticato… Poi, improvvisamente, è riapparso nel vaticano Bergogliano, invitato a sante conferenze…
Ora, c’è un partito, in Italia, di radici assai solide, che oltre ad allearsi con i nazisti è il capofila di contraccezione, aborto, ecologismo antiumano. Non stiamo parlando del M5S, che a breve sarà biodegradato in forma quasi totale (qualcuno in meridione, siamo certi, lo voterà ancora, e chissà perché). Non stiamo parlando di Pannella, a cui va dato atto di essere stato sincero pioniere della questione.
Parliamo, ovviamente, del PD. L’unico vero partito italiano. Il più potente, il più completo, il più invincibile. Governano da decenni, pure quando perdono le elezioni. E anche quando c’era Berlusconi, in quella che qualche editorialista de La Repubblica debenedettiana chiamava «l’era silvica», in realtà comandava comunque la classe pidizzata, che aveva il monopolio culturale e morale, e un numero imprecisato di radici nello Stato profondo e nelle microrealtà territoriali, con relative mangiatoie di voti.
Se prendiamo per buona la lucida definizione di Rino Formica dello Stato-partito, possiamo dire che esso coincide, in larga parte, con il PD.
Il PD è un ente macchinale, è oramai la meccanica stessa dello Stato.
Fateci caso: i leader che si dà sono contradditori, improbabili, eppure la macchina va avanti.
C’era Fassino, il cui carisma è diventato poi purtroppo oggetto di scherzi online in tema di iattura.
C’era Bersani, che riuscì a perdere pure quando aveva vinto le elezioni, facendosi devastare la manovra per Prodi presidente e dando poi il partito in mano ai giovanotti, Letta e poi Renzi, che poco c’entravano con la sua corrente – ammettiamo di far fatica a ricordare queste cose, perché se pensiamo a Bersani pensiamo soprattutto al diluvio di aforismi nietzschiani regalatici negli anni, tipo «non siam mica qui a pettinare le bambole», «C’è chi preferisce un passerotto in mano che un tacchino sul tetto», «Tu vuoi un tortello a misura di bocca», e poi ancora il «vedere la mucca nel corridoio» e lo «smacchiare il giaguaro» e ancora «Ci hanno levato la briscola e siamo rimasti col due in mano» (quest’ultima è infine realistica ed autobiografica, e sa di Bettola, nel senso del suo paesello natìo, dove peraltro talvolta stravince la Lega).
C’era Renzi, che era odiato da una fetta consistente del partito, che però poi in qualche modo se l’è fatto andare bene, anche quando era chiaro che non c’entrava niente: e infatti si è fatto il suo partito, e ha tolto il disturbo amputando una quota di deputati piddini. Anche quella, una cosa perdonata, una cosa senza vere conseguenze: ora governano insieme.
C’era Zingaretti, fratello di Montalbano, questionato brevemente per i titoli di studio e le gaffe incredibili a inizio COVID: se lo se tenuti stretti, fino a quando ha voluto lui, nonostante fosse che la sua politica fosse priva di spina dorsale (e in Lega sussurrano pure che aveva un accordo con Salvini per andare a elezioni nel 2019 così da micronizzare i grillini e far sparire Renzi… chissà se è vero).
Poi arriva Letta, che era stato detronizzato dal Renzi (una sorta di minestra riscaldata, quindi) per motivi ancora indecifrabili, che si era sistemato presso un altro Paese nostro legittimo rivale con mire di conquista economica (e non solo) nei nostri confronti; stava a fare il fenomeno in questa prestigiosa università della parigineria, e piazzava sui social foto di lui con i sottoposti mentre fa balletti socialtrendy: insomma, la persona giusta per tornare alle radici popolane, operaie, resistenziali del Partito. È tornato smagrito e radicalizzato: ius soli, omotransfobia. La sintonia con la pancia del Paese è totale.
Enrico Letta che balla la dab dance per l’Europa
…non soffriamo già abbastanza? pic.twitter.com/qWFf2vjkOK— rosansia (@utenteinstabile) March 24, 2017
(En passant, ricordiamo con il nipote di Gianni Letta fu anche premier, e fu praticamente un dei pochi premier o presidenti a presenziare all’apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi, che furono il trionfo di Putin, al punto che una settimana dopo, per fermarlo, gli combinarono Maidan)
Anche Letta imbalsamato a Sochi come unico capo di Stato …….#LettaPutin pic.twitter.com/GOD9MM85Bc
— Io sono Roberta (@roberta_fasani) April 13, 2022
Lasciate perdere i segretari. Guardate i primi ministri che hanno applaudito nei decenni in cui hanno comandato. Quasi nessuno, praticamente, era davvero del partito. Prodi appariva e scompariva, piazzato alla Commissione Europea, ripescato, ributta giù, infine tirato fuori per l’elezione presidenziale del 2013 e abbandonato. Ma tecnicamente quanto era davvero presente nel partito?
Per Monti i Dem si sono spellati le mani: poi lui ha fatto un partito per i fatti suoi, rubando un po’ di voti, poi finite nel niente insieme a Scelta (Sciolta) Civica.
Il premier Renzi era talmente PD che il partito lo ha lasciato squartandone un pezzettino.
Conte bis? Lo hanno adorato. Qualcuno lo voleva perfino al vertice PD. Non importa che fosse un UFO tirato fuori da un non ancora ben compreso cilindro fatto di grillini e qualcos’altro di un po’ più oscuro.
Draghi? Lo avete visto, il PD si sdilinquisce per «quello bravo», gli va bene pure far cadere il loro governo.
Ecco, scorrendo la galleria lo capite da voi: nessuno dei leader conta qualcosa per i piddini, e neppure nessuno dei premier che sostengono.
Non importa quanto potere abbiano: possono essere al contempo governatori di grandi regioni, premier del Paese, professori internazionali, favoriti di israeliani e repubblicani USA, banchieri centrali. Con o senza leader, con o senza esseri umani, la macchina va avanti.
Il problema, quindi, non è negli uomini del partito, che non contano nulla: né la base, né i vertici. In questo, bisogna dirlo, il PD è davvero moderno: è una macchina che procede senza l’essere umano o nonostante l’essere umano, è come un un T-800 nel finale del primo Terminator: può togliergli completamente la carne, lo va avanti lo stesso, spietato, implacabile.
Ciò è possibile perché il PD, sin da quando si chiamava PCI, ha perseguito una politica molto lungimirante, che è quella di mettere radici solide nel corpo del Paese.
Radici che sono politiche e amministrative: due regioni intere, Emilia-Romagna e Toscana, sono saldamente in mano piddina, nonostante tutt’intorno ai grandi centri urbani – cioè le grandi mangiatoie elettorali – il consenso sia crollato in modo vergognoso.
Non solo. Ci sarebbe poi la radicalizzazione nella magistratura, che fu cavallo di battaglia del Berlusconi degli anni Novanta; oggi a parlare di magistratura politicizzata c’è anche qualche giovanotto, ma tanto la cosa non fa notizia.
C’è, soprattutto, la parte di radicamento più potente: l’economia. Eccoti la grande assicurazione, eccoti la Banca Toscana, eccoti il sistema delle cooperative, una filiera titanica e resistente a tutta, perfino alla pandemia: ricordate? Chiusi in casa, passeggiata con il cane a 200 metri dalla porta massimo, tuttavia all’ipermercato andate pure ad ammucchiarvi, lì non c’è rischio alcuno.
La cosa sconvolgente è che glielo hanno consentito. Questa è stata la demenza democristiana, la stupidità di tutti i partiti della Seconda Repubblica, che hanno accettato come irreversibile questo processo, accontentandosi di quello che veniva lasciato loro. La fetta è diventata un avanzo della torta, quindi una briciola, quindi nulla.
Qualcuno fa risalire la cosa al famoso patto, risalente agli inizi della Repubblica, di cui parlava Ettore Bernabei nel libro L’uomo di fiducia. Un accordo segreto, ma non più di tanto, stipulato de visu tra Alcide De Gasperi (per la DC), Palmiro Togliatti (per il PCI) e il banchiere Raffaele Mattioli (per la massoneria): ai bianchi la politica e la magistratura (per la seconda, sappiamo come è andata a finire: lungimirantissimi); ai rossi lo spettacolo e la cultura e due regioni (indovinate quali) strafinanziate rispetto alle altre; ai massoni le banche e tutto il potere finanziario – tuttavia abbiamo visto l’élite piddina intercettata esclamare, qualche anno fa «abbiamo una banca!», quindi si sono allargati anche lì, pure in zona cappuccetti, che un po’ in verità stanno anche nel PD.
Quindi, chi pensa che il PD sia solo un partito, un qualcosa che quindi si può battere con le elezioni, non sa di cosa sta parlando. Le ultime elezioni emiliano-romagnole, a cui Renovatio 21 prestato speciale attenzione, ci hanno insegnato definitivamente che c’è molto, molto di più dietro ai voti piddini, sia che si perda, sia che si vinca.
Il PD è una macchina, dicevamo, una creatura automatica con braccia multiformi che scavano a profondità abissali.
Fermare questa macchina sembra impossibile, a meno che non si proceda in modo radicale, cioè, letteralmente, dalle radici.
Abbiamo assistito nelle decadi repubblicane alla progressiva piddificazione dell’Italia.
Ora, l’Italia piddificata ci ha portato verso il baratro più esiziale della nostra storia: la Guerra non è più fredda, la Guerra è calda, la distruzione atomica è a un passo da noi.
Notatelo: quelli che furono leader PD sono stati considerati come papabili per il segretariato NATO, ossia della realtà che, essendo stata creata dal demone angloide per questo, sta spingendo verso lo scontro totale. La stessa NATO che, non differentemente da quanto fatto durante gli anni dell’operazione Stay Behind, foraggia forze neonaziste, quelle contro le cui mostrine runiche si dovrebbe abbaiare il 25 aprile.
Ci troviamo, insomma, dinanzi ad un pericolo esistenziale per noi stessi, per il Paese, per i nostri figli, per la Civiltà.
È da ottusi non vedere il ruolo del PD, o meglio, dello Stato-partito, dello Stato-piddificato, nella situazione apocalittica in cui ci hanno cacciati.
L’unica vera liberazione da tale rischio, per l’ora presente e per il futuro, e la depiddificazione dell’Italia.
Fermate la macchina distruttrice, che procede ciecamente senza curarsi né della decenza, né della logica, né degli esseri umani.
Serve qualcuno che lo dica ad alta voce: la depiddificazione è l’unica vera liberazione di cui hanno bisogno ora l’Italia e l’umanità tutta.
Perché il Partito, tra armi ai neonazisti e salamelecchi al demone atlantico, ci ha portato non molto democraticamente verso il baratro termonuclare.
Roberto Dal Bosco
Necrocultura
Halloween, la festa di sangue è di nuovo qui
Siamo arrivati anche quest’anno alla notte maledetta, che oramai è divenuta – nel mondo moderno invertito – una festa irrinunziabile.
Non crediamo che Halloween sia più disinstallabile dalla società. Lo ho capito poco fa quando ho sentito il maestro di judo di mio figlio, dopo il formalissimo saluto rei al termine della lezione, congedarsi dai ragazzi dicendo «buona festa». Ho pensato: oramai è tardi. L’halloweenizzazione è avvenuta sotto i nostri occhi – da bambini, appena pochi decenni fa, non v’era nulla di simile – e i motivi sappiamo bene quali sono.
Nella società post-cristiana non si rispettano più i santi e i morti, ma i vampiri e gli zombi. Essenzialmente, come sempre, i mostri, i demoni, si prendono lo spazio vuoto lasciato dalla fine del cristianesimo. È giocoforza un atto di ripaganizzazione, di ridemonizzazione.
Come notissimo, Halloween ha origini religiose, cioè pagane: affonda le radici nel Samhain (il capodanno celtico – la parola, si creda, possa significare «fine dell’estate» in gaelico irlandese) e nella vigilia di Ognissanti (in inglese, All Hallows’ Eve). Nel neopaganesimo e nella Wicca, Samhain è il più importante dei Sabbat, spesso chiamato «capodanno delle streghe». Si onorano gli antenati, si accendono candele, si preparano altari e tavole per i defunti. Nelle tradizioni popolari la notte era anche propizia alla divinazione: specchi, mele sbucciate e noci servivano a ricevere presagi su amori e destino. L’Ottocento spiritista, con sedute e tavolini parlanti, ha rafforzato l’idea di Halloween come notte dei contatti con l’aldilà.
La sua trasformazione in spettacolo, intrattenimento e consumo è però chiaramente americana e novecentesca.
Nell’Ottocento la festa arriva negli Stati Uniti con gli immigrati irlandesi e scozzesi, in fuga anche dalla Grande Carestia, ma resta una ricorrenza di comunità, fatta di giochi e scherzi. Il primo salto commerciale è nei primi anni del Novecento: aziende come la Dennison Manufacturing vendono addobbi e carta crespa a tema, e cartoline e decorazioni fanno della festa un prodotto da catalogo.
Negli anni Venti e Trenta, con la Grande Depressione, gli scherzi di Halloween degenerano spesso in vandalismo. Secondo molti storici, comuni e associazioni rispondono incanalando i ragazzi nel «dolcetto o scherzetto»: dolci in cambio di tranquillità, una spiegazione che, più che minacce esoteriche, fa capire che dietro potrebbe esserci un controllo sociopolitico della violenza (esattamente come avviene, secondo il pensiero di René Girard, per le feste antiche, come il Carnevale).
Il rito si fissa e l’industria dei dolciumi trova un nuovo mercato. Dopo il razionamento dello zucchero in tempo di guerra, nel dopoguerra la pratica esplode nei nuovi quartieri residenziali del baby boom, insieme ai costumi industriali, venduti in scatola con maschera di plastica e spesso ispirati a personaggi di cinema e fumetti.
Da allora Halloween è tra le ricorrenze più redditizie dell’anno: costumi, zucche, dolciumi e decorazioni valgono oltre dieci miliardi di dollari l’anno solo negli Stati Uniti. Dagli anni Novanta il modello, spinto da cinema, televisione e grande distribuzione, si è esportato in Europa e in Italia.
E quindi: mostri e commercio. Demoni e sterco del demonio. Fa poca differenza, perché alla fine, sì, in questa notte la gente muore per davvero, e siamo qui a scriverlo, per ricordarlo a tutti. Forse non è il caso di ignorare Halloween e, lontani da zucche e cioccolatini, il suo lato ctonio e assassino.
Questa è la classica, immancabile, lista del sangue di Halloween che ogni anno manda in stampa Renovatio 21 – epperò arricchita ed aggiornata.
Notte del 31 ottobre 1957, Los Angeles, California: il veterano della Seconda Guerra Mondiale Peter Fabiano, ex marine, apre la porta convinto di trovare un bambino in cerca di dolcetti. Viene invece colpito a morte da un proiettile sparato a bruciapelo. Le indagini porteranno all’ex amante lesbica della moglie e a una sua complice.
Notte del 31 ottobre 1967, Van Nuys, Los Angeles: Kenneth Lindstrand, 32 anni, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco a una festa di Halloween davanti a quasi cento testimoni. Era uno dei pochi senza costume, e all’inizio gli invitati pensarono a uno scherzo. Jack Gentry Stearns fu condannato all’ergastolo: aveva avuto da ridire sul fatto che Lindstrand ballasse con la moglie.
Notte del 30 ottobre 1973, Fond du Lac, Wisconsin: la bimba di nove anni Lisa French bussa alla porta del vicino Gerald Turner per il classico «dolcetto o scherzetto». Turner la violenta, l’uccide, la infila in un sacco di plastica e la abbandona in una discarica.
Notte del 31 ottobre 1974, Deer Park, Texas: l’ottoenne Timothy O’Bryan mangia una caramella Pixy Stick raccolta durante il giro dei dolcetti. Si accascia, ha convulsioni e muore un’ora dopo in ospedale. Ad avvelenarlo era stato il padre, per incassare l’assicurazione sulla vita del figlio. L’uomo verrà giustiziato nove anni più tardi.
Notte del 31 ottobre 1975 (un Halloween particolarmente cupo), Greenwich, Connecticut: la quindicenne Martha Moxley viene ritrovata picchiata e accoltellata sotto l’albero di casa. Accanto al corpo, una mazza da golf ferro 6 spezzata in quattro pezzi.
Notte del 31 ottobre 1979, sobborgo di Sunland-Tujunga, Los Angeles: la sedicenne Shirley Ledford sta rientrando in autostop da una festa di Halloween quando due uomini la caricano sul loro furgone. Non sa di aver incontrato i Toolbox Killers, Lawrence Bittaker e Roy Norris, noti per rapire autostoppiste, torturarle con attrezzi da lavoro e fotografarle durante gli omicidi. Dopo aver seviziato Ledford, ne gettano il corpo sul prato di una casa estranea. Sarà la quinta e ultima vittima della coppia, denunciata da un amico.
Notte del 31 ottobre 1981, Amarillo, Texas: il diciassettenne Johnny Lee Garrett violenta una suora di 76 anni e la uccide a coltellate.
Ancora notte del 31 ottobre 1981, Manhattan, New York: il fotografo Ronald Sisman e la studentessa dello Smith College Elizabeth Platzman vengono picchiati nel loro appartamento di Manhattan e poi uccisi. L’alloggio è stato messo a soqquadro, ma nulla sembra mancare. Sul duplice omicidio circolano teorie che collegano Sisman a una setta responsabile delle uccisioni seriali di Son of Sam. Il giornalista Maury Terry ipotizza persino legami con produttori di snuff movie: ne tratta il documentario Netflix Sons of Sam.
Sempre notte del 31 ottobre 1981, Point Pleasant, Virginia Occidentale: la diciassettenne Maria Ciallella dice al padre che uscirà e tornerà intorno a mezzanotte. Un agente la vede camminare sul ciglio della strada e sta per offrirle un passaggio. Dieci minuti dopo, la ragazza è scomparsa. Il cadavere, fatto a pezzi in tre parti, verrà ritrovato nel 1983 nel giardino della madre del serial killer Richard Biegenwald, il «Thrill Killer» del Jersey Shore.
Notte del 31 ottobre 1989, Galveston, Texas: Sylvia Salinas, 30 anni, viene uccisa mentre lavora nel suo piccolo alimentari. Il caso è irrisolto.
Notte del 31 ottobre 1992, New Orleans, Louisiana: lo studente giapponese in scambio Yoshihiro Hattori, diretto a una festa di Halloween, si perde e bussa a una porta. Nessuno risponde. Torna alla macchina, la porta si apre: «Siamo qui per la festa», dice il ragazzo. Riceve in risposta un colpo di revolver. Il padrone di casa viene accusato di omicidio colposo ma si appella alla Castle Doctrine, il diritto di usare la forza letale per difendere la propria abitazione. Una giuria lo dichiara non colpevole.
Notte del 31 ottobre 1993, Pasadena, California: tre adolescenti vengono uccisi a colpi di arma da fuoco mentre rientrano da una festa.
Notte del 31 ottobre 1994: il settenne Tony Bagley, vestito da scheletro, fa «dolcetto o scherzetto» con la famiglia. Un uomo incappucciato irrompe in strada e spara contro i Bagley. Tutti vengono colpiti, il bambino muore in ospedale. Caso irrisolto.
Notte del 31 ottobre 1995, West Allis, Wisconsin: i vigili del fuoco, intervenuti per del fumo al Windsong Village Apartments, trovano morta Terrie L. Engel, 26 anni, nel suo appartamento parzialmente bruciato. Le indagini accertarono che aveva ferite al collo. Altro caso mai risolto.
Notte del 31 ottobre 1998, South Bronx, New York: il programmatore Karl Jackson sta andando a prendere il figlio a una festicciola quando il parabrezza della sua auto viene centrato da un uovo. Scende per protestare con i responsabili, che lo inseguono, lo bloccano e gli sparano alla testa.
Notte del 31 ottobre 2002, Università del Minnesota: lo studente Carl Jenkins scompare e viene ritrovato quattro mesi dopo nel fiume Mississippi. Alcuni collegano la morte allo «Smiley Face Killer»: secondo una teoria, tra anni Novanta e Duemila un assassino del Midwest avrebbe ucciso almeno 45 giovani uomini, lasciando in una dozzina di casi graffiti di facce sorridenti vicino ai corpi.
Notte del 31 ottobre 2004, Napa Valley, California: Leslie Mazzara e Adriane Insogna vengono massacrate nel loro appartamento. L’assassino risulterà essere il fidanzato di una loro amica intima.
Notte del 31 ottobre 2005, Frederica, Delaware: la comunità osserva per ore una macabra decorazione appesa a un albero in piazza pubblica. Solo dopo ci si rende conto che non è un addobbo: è il cadavere impiccato di una donna di 42 anni.
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Notte del 31 ottobre 2008, Sumter, Carolina del Sud: il dodicenne T.J. Darrisaw bussa a una porta per «dolcetto o scherzetto» e riceve 29 colpi di kalashnikov, 11 dei quali lo uccidono sul colpo. Padre e fratellino restano feriti ma sopravvivono. L’autore era un trafficante di droga che temeva una rappresaglia di una gang rivale.
Notte del 31 ottobre 2010, Benton Township, Michigan: il sedicenne Devon Griffin rientra a casa dopo la messa e una notte passata fuori. Trova la casa insolitamente silenziosa, va a controllare e scopre il patrigno coperto di sangue a letto. La polizia troverà altri due cadaveri: la madre e il fratello di Griffin. L’assassino era il fratellastro William Liske.
Notte del 31 ottobre 2011, Armstrong, Columbia Britannica: l’18enne Taylor Van Diest manda un SMS al fidanzato: si sente seguita. Viene ritrovata in fin di vita accanto ai binari ferroviari, massacrata di botte. Morirà poco dopo in ospedale.
Notte del 31 ottobre 2012, Michigan: il predicatore John D. White bussa alla roulotte della sua amante, che vive col figlio in un trailer park. La strangola, ne getta il corpo nei boschi, poi torna e veste il bambino con un costume di Halloween.
Notte del 31 ottobre 2013, New York: il 19enne Anthony Seaberry viene ucciso da uno sconosciuto con la maschera di Scream. Caso irrisolto, ma potrebbe essere opera di un uomo responsabile di altre sparatorie, abbattuto dalla polizia quella stessa sera.
Notte del 31 ottobre 2017, Manhattan, Nuova York: un uomo noleggia un pick-up in un Home Depot del Nuovo Jersey e investe pedoni e ciclisti lungo la pista ciclabile vicino al World Trade Center. Il bilancio è di otto morti e undici feriti. Cinque delle vittime erano un gruppo di amici argentini in viaggio per i 30 anni dal diploma. L’autore, Sayfullo Saipov, aveva nei telefoni migliaia di immagini e video collegati all’ISIS. La parata di Halloween si svolse comunque la sera stessa.
Notte del 31 ottobre 2019, Orinda, California: durante una festa di Halloween in una villa affittata per una notte su Airbnb, vengono uccise cinque persone e altre quattro restano ferite. Due giorni dopo Airbnb vietò gli affitti brevi per feste di Halloween. Alla festa c’erano almeno cento persone. Più persone armate spararono a distanza ravvicinata, dopo aver fatto entrare le armi superando un addetto alla sicurezza che beveva.
Notte del 29 ottobre 2022, Itaewon, Seul (non è un fatto criminale, ma è la più grave tragedia legata a Halloween): una calca nelle strette vie del quartiere provoca 159 morti e 197 feriti. I primi bilanci parlavano di 153 morti, poi saliti. Le vittime erano in maggioranza adolescenti e ventenni. Secondo le ricostruzioni, la polizia aveva ricevuto 11 chiamate d’emergenza sulla folla già quattro ore prima, senza intervenire. Il capo della polizia di Seul è stato poi incriminato.
Notte del 31 ottobre 2022, Chicago (Garfield Park): un drive-by contro la folla a un angolo di strada ferisce fino a 15 persone, tra cui tre minori di 3, 11 e 13 anni.
Halloween 2023: il weekend registra vittime in varie città. A Tampa, Florida, due morti; a Texarkana, Texas, tre; due ciascuna a Dodge City (Kansas), San Antonio (Texas) e Mansfield (Ohio). Molti decessi derivano da liti scoppiate durante i festeggiamenti, inclusa la strage di Ybor City a Tampa, domenica mattina all’uscita dei bar con decine di persone in costume per strada. A Indianapolis, una sparatoria in una grande festa di Halloween uccide un adolescente e ferisce altri nove tra i 16 e i 21 anni, tutti in condizioni stabili. A Chicago, almeno 15 feriti (due gravi) in una sparatoria contro la folla a una festa. Il responsabile è stato fermato, ma lunedì mattina non erano ancora state formulate accuse.
In Texas, cinque morti e sei feriti in due sparatorie distinte sabato sera. A San Antonio, una 13enne resta ferita e i genitori uccisi durante una festa in casa. Un 20enne arriva, scoppia una lite, inizia a sparare; un 40enne risponde al fuoco. A Texarkana – 724 km più a nord, al confine con l’Arkansas – tre morti e tre feriti in una festa nel retro di un’azienda. Due uomini litigano, estraggono le armi. Nessun arresto. A Cumberland, Maryland, un 17enne ucciso e tre feriti (20-24 anni) in una sparatoria sabato mattina presto.
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Halloweeno 2024: Orlando, Florida (1° novembre 2024, prime ore del mattino), due persone sono state uccise e altre otto ferite in una sparatoria di massa nel centro di Orlando, durante i festeggiamenti notturni di Halloween. Un adolescente di 17 anni, Jaylen Edgar, è stato arrestato sul posto e accusato degli omicidi. Denver, Colorado: La polizia ha riferito che una sparatoria in una festa in casa nell’area di Denver ha provocato la morte di tre persone. Vancouver Mall, Stato di Washington: Le autorità hanno riferito che un individuo che indossava una maschera tipo Halloween ha sparato mortalmente a una persona in un centro commerciale.
Akron, Ohio (28 ottobre 2024): un adolescente è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti in una sparatoria a una festa di Halloween. Un uomo di 18 anni è stato arrestato, ma i detective stavano ancora lavorando per determinare chi avesse sparato. Aggiungiamo i due ragazzi di 12 anni i quali sono morti in incidenti separati che hanno coinvolto trattori durante attrazioni di «haunted hayride» (giostre spaventose su carri trainati da trattori) nelle settimane precedenti Halloween nel Tennessee e nel Minnesota. Entrambi gli incidenti sono stati fatali, uno il 12 ottobre e l’altro l’11 ottobre.
L’anno scorso ha pure offerto la sua scia di sangue halloweenista.
Maxton, Carolina del Nord, 25 ottobre 2025, circa l’1 di notte: spari a una festa in una casa uccidono Jessie Locklear Jr., 49 anni, e Nehemiah Locklear, 16. In tutto i colpiti sono 13.
West Valley City, Utah, 26 ottobre 2025, circa le 00:40: un 18enne muore e un 16enne resta ferito in una sparatoria fuori da una festa.
Chula Vista, California, venerdì 31 ottobre 2025: due adolescenti di 15 e 17 anni vengono uccisi a una festa di Halloween dopo una lite.
Newhall, California, 31 ottobre 2025: una sparatoria nata da una rissa a una festa uccide un uomo. La vittima è stata identificata come Elijah Harts, 29 anni. Un articolo successivo parla di due morti e dell’arresto di un 19enne.
Empire, California, 1° novembre 2025, 00:27: gli agenti intervengono per spari a una festa di Halloween, con un omicidio.
Sacramento, 31 ottobre 2025: quattro feriti in una sparatoria a una festa illegale con oltre cento persone.
Insomma, la gente si veste da morto vivente, poi muore veramente assassinata nei modi più atroci. O anche in quelli meno atroci. Una ricerca del Journal of the American Medical Association indica che il rischio di decessi di pedoni è del 43% più alto ad Halloween rispetto a qualsiasi altra notte, e si sono verificati incidenti stradali mortali. Che importa: teniamo a mente che è davvero una festa della morte.
E quindi, è ovvio che la Necrocultura l’abbia eretta al nuovo carnevale, al limite dell’obbligo scolastico. Vogliono dare ai vostri figli l’inferno sulla terra, semplicemente, stasera, lo simulano.
Perché l’inferno dei demoni chiede cose precise: le anime innocenti, e il sacrificio umano.
Di quello ce ne sarà anche quest’anno abbondanza. Lo vedrete nell’articolo dell’anno prossimo.
Fateci un favore, state a casa.
Buonanotte.
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La guerra occulta oltre l’aborto
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Necrocultura
Serial killer a piede libero in Michigan
La polizia di Lansing, nel Michigan, sta indagando per capire se un serial killer sia responsabile della morte di cinque uomini, i cui corpi sono stati trovati lungo un breve tratto di sentiero fluviale in città nell’ultimo anno.
Le vittime, di età compresa tra i 22 e i 70 anni, erano tutte presumibilmente senzatetto. I loro corpi sono stati rinvenuti lungo un tratto di sentiero di 2,4 km vicino al centro di Lansing tra l’ottobre 2025 e l’agosto 2026.
«Una delle domande che ci vengono poste è: “Abbiamo un serial killer a Lansing?”», ha dichiarato il capo della polizia Robert Backus ai giornalisti durante una recente conferenza stampa. «Quello che vogliamo che il pubblico sappia è che stiamo indagando su tutti questi casi. Sono tutti oggetto di indagine attiva e stiamo valutando l’ipotesi che possano essere casi collegati».
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Quattro vittime presentavano apparenti lesioni al volto da corpo contundente, mentre la quinta è stata accoltellata. Tre decessi sono stati classificati come omicidi, uno resta di natura indeterminata e la causa del quinto non è ancora stata accertata.
Edward Smith è stato accusato di omicidio per l’accoltellamento di Daniel Lusk, 22 anni, avvenuto il 20 agosto, ma la polizia non lo ha ancora collegato agli altri decessi. Un’altra vittima, Louis Woodruff, 57 anni, è stata trovata ferita il 30 agosto, dopo l’arresto di Smith, ed è deceduta il 1° settembre.
Gli inquirenti sospettano che alcuni degli uomini possano essere stati aggrediti di notte mentre erano sdraiati o dormivano, anche se la polizia sottolinea che l’ipotesi non è ancora confermata.
La mancanza di testimoni e la scarsità di filmati di sorveglianza hanno ostacolato le indagini. La polizia ha intensificato i pattugliamenti e ha dispiegato telecamere mobili lungo il percorso, mentre gli assistenti sociali stanno contattando i senzatetto per aiutarli a trovare un alloggio.
Negli Stati Uniti gli omicidi seriali sono rari e rappresentano meno dell’1% di tutti gli omicidi, secondo l’FBI. Uno dei casi più noti degli ultimi anni ha riguardato Rex Heuermann, arrestato nel luglio 2023 in relazione agli omicidi di Gilgo Beach, nello Stato di Nuova York. A giugno è stato condannato all’ergastolo dopo aver ammesso di aver ucciso otto donne.
Il numero di omicidi seriali è calato in modo marcato rispetto al picco tra gli anni Settanta e Novanta, quando negli Stati Uniti si stimavano decine di serial killerri attivi ogni anno. Secondo i database più usati, come quello curato da Radford e Florida Atlantic University, gli episodi sono diminuiti di molto dopo il 1990, e oggi i casi accertati sono una frazione di allora.
Le spiegazioni sono diverse e probabilmente concorrenti. Le tecniche forensi, a partire dal DNA e dalla genealogia genetica, hanno reso molto più rischioso commettere più omicidi senza essere identificati, e hanno permesso di risolvere casi vecchi di decenni. Telecamere, telefoni, pagamenti tracciabili e banche dati condivise tra le polizie hanno ridotto lo spazio per muoversi inosservati. Sono diminuite anche le vittime facili, come autostoppisti e persone che frequentavano luoghi isolati, e c’è stato un calo generale della criminalità violenta, legato in parte a fattori sociali e ambientali.
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Tuttavia, altri osservatori hanno teorie diverse: i serial killer deriverebbero da programmi psicologici militari attivi durante conflitti come quello del Vietnam, come il Phoenix program, che di fatto rendeva i soldati mostri assetati di sangue.
Per questo, ipotizza Renovatio 21, una nuova ondata di assassini seriali è prevedibile con la guerra ucraina.
Nel frattempo dobbiamo avere a che fare con il tempio dei serial killer odierni, cioè l’ospedale: come ripete Renovatio 21, la professione sanitaria è la meta prediletta per l’infiltrazione di serial killer nella società, sia come medici che come infermieri. Nei nosocomi essi, coperti dalla professione ippocratica, possono uccidere quantità di persona a cui l’assassino seriale «di strada» mai può aspirare.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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