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Ddl Scalfarotto Zan: un attacco al sistema giuridico

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Il ddl Scalfarotto Zan si avvia a realizzare un capolavoro di diabolica astuzia politica e giuridica. Dove nulla è stato affidato al caso, ma anzi, tutto dimostra la ammirevole acribia impiegata nello studio della teoria, insieme alla consumata conoscenza del meccanismo politico e dei fenomeni mediatici. Mentre anche i tempi di realizzazione sono stati studiati con precisione cronometrica.

 

Possiamo affermare, senza pericolo di smentite, che questa coppia di fatto legislativa abbia realizzato un’arma perfetta, capace di minare un intero ordinamento giuridico e scardinarne senza troppo clamore tutte le colonne portanti in vista della sua distruzione definitiva, mentre la gravità della cosa per certi versi arriva ad essere sottovalutata persino da chi si oppone con forza a questo ultimo parto abortivo della sedicente democrazia rappresentativa.

 

Possiamo affermare, senza pericolo di smentite, che questa coppia di fatto legislativa abbia realizzato un’arma perfetta, capace di minare un intero ordinamento giuridico e scardinarne senza troppo clamore tutte le colonne portanti in vista della sua distruzione definitiva

Infatti si stanno levando le ultime voci non rassegnate alla introduzione nell’ordinamento di questo monstrum giuridico che è destinato a produrre enormi sconquassi etici e sociali e una degenerazione ulteriore degli assetti culturali e dei rapporti di potere. Tuttavia ormai ci si concentra soprattutto sull’annichilimento del diritto alla libera manifestazione del pensiero garantito dalla Costituzione, e sull’attacco obliquamente portato alla famiglia e al diritto naturale che la sostiene.

 

Ma il ddl Scalfarotto Zan va combattuto con tutte le forze anche da un diverso punto di vista e per ragioni che vanno addirittura più in profondità, perché riguardano lo stravolgimento di principi basilari su cui si regge l’ordinamento giuridico, e in particolare quello penale. Un ordinamento che, pur varato in tempi di dittatura, ha un impianto garantista e nella sua intelaiatura concettuale riflette una statura culturale, propria dei giuristi che l’hanno elaborato, imparagonabile a quella che affligge l’attuale cosiddetto legislatore.

 

La legge penale, come è noto, presidia le condizioni essenziali etico sociali di coesistenza degli individui all’interno di una comunità organizzata. Dunque si prefigge di difendere questa, sanzionando i comportamenti che vanno a ledere i beni sentiti come fondamentali per una ordinata vita comunitaria e per la sua naturale sopravvivenza.

 

Il ddl Scalfarotto Zan va combattuto con tutte le forze anche da un diverso punto di vista e per ragioni che vanno addirittura più in profondità, perché riguardano lo stravolgimento di principi basilari su cui si regge l’ordinamento giuridico, e in particolare quello penale

Il reato tutela la vita, come la proprietà, l’onore come la libertà personale, la famiglia come la incolumità pubblica etc., ovvero quelli che sono considerati come «beni giuridici», cioè valori e interessi comuni meritevoli di una tutela giuridica, appunto, che risponde ad esigenze profonde della collettività.

 

D’altra parte, poiché il potere statuale di applicare la pena può trasformarsi anche in uno strumento di arbitrio tirannico, il cittadino delle società cosiddette democratiche è tutelato contro il suo abuso dal principio per cui possono essere puniti come reato soltanto i comportamenti materiali, cioè i fatti che possano essere oggettivamente accertati. Principio che pone al riparo sia dall’arbitrio del legislatore come da quello del giudice. Non per nulla tutti i regimi cosiddetti totalitari, quelli che il Novecento ha conosciuto in modo esemplare, hanno previsto la punizione anche dell’atteggiamento interiore, delle intenzioni ostili al partito, all’ideologia del regime, alla persona del comandante supremo etc.

Il cittadino delle società cosiddette democratiche è tutelato contro il suo abuso dal principio per cui possono essere puniti come reato soltanto i comportamenti materiali, cioè i fatti che possano essere oggettivamente accertato.

 

Il reato deve avere quale elemento costitutivo un «fatto», mentre gli elementi psicologici, i motivi che corredano l’azione lesiva, possono soltanto aumentarne o attenuarne la gravità e vanno a incidere solo sulla quantità della pena da infliggere in concreto.

 

Dunque un disegno di legge come quello della accoppiata in questione istituisce figure di reato che contraddicono principi giuridici fondamentali di civiltà, e a rigore, non avrebbe dovuto neppure arrivare alla discussione parlamentare, pur nel degrado che colpisce attualmente tutte le istituzioni repubblicane.

 

Ma i suoi estensori non sono sprovveduti, non sono dediti all’improvvisazione incosciente. Hanno cercato l’ariete per penetrare nella cittadella del sistema. E l’hanno trovato bell’e fatto nella legge Mancino, che un parlamento già minato ideologicamente e culturalmente aveva approvato in anni passati senza porsi il problema della sua anomalia e della sua pericolosità. Infatti quella legge ha introdotto il reato determinato da motivi razziali, trasformando appunto il «motivo» nell’elemento costitutivo del «fatto» che deve essere punito, sicché il fatto ricava la propria specifica identità proprio dal motivo che ha mosso l’autore.

Non per nulla tutti i regimi cosiddetti totalitari, quelli che il Novecento ha conosciuto in modo esemplare, hanno previsto la punizione anche dell’atteggiamento interiore, delle intenzioni ostili al partito, all’ideologia del regime, alla persona del comandante supremo etc.

 

In altre parole, è stata creata una figura autonoma di reato, caratterizzata dal motivo, accanto a quella ordinaria, cioè al reato comune, che di norma viene punito indipendentemente dai motivi che l’hanno determinato: accanto all’omicidio commesso per qualunque motivo, viene previsto l’omicidio commesso per determinati motivi qualificanti. Ed è evidente che, così, il contenuto dei motivi individua il bene giuridico violato.

 

Così, ad esempio, l’omicidio commesso per un motivo qualunque si configura diversamente rispetto a quello commesso per quel motivo «qualificato», con una conseguenza paradossale: anche la vita umana offesa, che dovrebbe rimanere l’unico valore in gioco, acquista un peso diverso a seconda dei motivi che hanno mosso chi l’ha distrutta.

 

La legge Mancino ha introdotto anche la surreale figura del reato di atti di discriminazione compiuta sempre per certi motivi qualificati.

Il reato deve avere quale elemento costitutivo un «fatto», mentre gli elementi psicologici, i motivi che corredano l’azione lesiva, possono soltanto aumentarne o attenuarne la gravità e vanno a incidere solo sulla quantità della pena da infliggere in concreto

 

E qui la distorsione giuridica diventa surreale, quasi metafisica.

 

Infatti discriminare vuol dire scegliere, esercitare la facoltà di giudizio, applicare criteri di valutazione a una qualunque scelta naturalmente libera.

 

Infatti ogni scelta operata nella vita quotidiana implica una discriminazione, che si tratti del bar sotto casa, della scuola dei propri figli, del voto politico, di uno spettacolo, di una squadra del cuore. Appartiene alle facoltà degli esseri viventi non ridotti in schiavitù, quella di scegliere tra possibilità diverse, con le conseguenze che ogni scelta comporta. Ogni diritto di libertà è esso stesso un diritto di scelta.

 

Invece il principio di non discriminazione riguarda e può riguardare soltanto la legge, come prescrive articolo dall’articolo 3 della Costituzione che, proclamando appunto l’uguaglianza di fronte alla legge, impone a questa di non riservare ai cittadini trattamenti disuguali a parità di condizioni, e pur sempre secondo un criterio di ragionevolezza.

 

Appartiene alle facoltà degli esseri viventi non ridotti in schiavitù, quella di scegliere tra possibilità diverse, con le conseguenze che ogni scelta comporta. Ogni diritto di libertà è esso stesso un diritto di scelta

Il privato invece è naturalmente libero di operare le proprie scelte lecite indipendentemente dai motivi da cui sono indotte. Confondere i due piani significa non soltanto alimentare un errore grossolano, significa mettere in piedi una truffa inaudita ai danni di chi non vede il pericolosissimo equivoco.

 

Infine sono previste come reato quelle manifestazioni di pensiero in cui si riflettono sentimenti che nessuno deve osare coltivare in se stesso. Anche se per tanto tempo si è ritenuto che solo l’occhio di Dio fosse abilitato a guardare dentro ai pensieri umani.

 

La legge Mancino nasce fra l’altro quale distorta applicazione di pregressi impegni internazionali, mal interpretati e mal digerirti. E diventa come un corpo estraneo inserito nell’ordinamento vigente. Ma sopravvive curiosamente, sia perché non viene abrogata, sia perché, non avendo mai trovato applicazione, nessun giudice ha potuto sollevare la relativa questione di legittimità costituzionale.

 

Ecco allora l’idea folgorante che ha illuminato la mente di Scalfarotto e compagni, guidati dalla lobby omosessualista ben radicata nei palazzi delle istituzioni nazionali e internazionali. L’idea di sfruttare la ancora vigente legge Mancino per innestarvi il piano di imposizione manu militari della ideologia omosessualista e genderista. È bastato estendere i motivi «omofobici» a quelli già previsti, che avevano a che fare con l’odio razziale, e creare una nuova serie di reati capaci di incidere sulla tenuta etica dell’intera società.

L’idea di sfruttare la ancora vigente legge Mancino per innestarvi il piano di imposizione manu militari della ideologia omosessualista e genderista. È bastato estendere i motivi «omofobici» a quelli già previsti, che avevano a che fare con l’odio razziale, e creare una nuova serie di reati capaci di incidere sulla tenuta etica dell’intera società

Con la differenza che, se la legge Mancino non ha mai trovato applicazione perché riguardava un problema di fatto inesistente, oggi la macchina dell’omosessualismo ha creato il problema, imponendo in via mediatica e istituzionale il modello omoerotico e genderista con la invasione inarrestabile nel terreno della educazione e della scuola, con la perversione dei criteri valutativi, con la penetrazione in ogni ganglio vitale della società.

 

Il tutto, dopo che i mezzi di comunicazione hanno creato giorno dopo giorno, attraverso una propaganda martellante, la normalizzazione di ciò che normale non è. Dopo che la manipolazione del linguaggio ha introdotto concetti fasulli, parole vuote di senso come quella di discriminazione o quella di diritto che, usate a vanvera, creano però suggestioni e inducono convinzioni senza contenuto di senso, al pari di realtà inesistenti come una presunta minoranza oppressa, ancorché gaia.

 

Ma nonostante questa ben riuscita eversione culturale, occorre ora annichilire sul nascere ogni forma di opposizione soprattutto per portare a termine il progetto di indottrinamento alla religione omosessualista e genderista nelle scuole, specie della prima infanzia, dato che dopo è più difficile deviare le tendenze naturali.

 

Ecco dunque la minaccia della pena per chi osi intralciare la marcia trionfale di un canone etico rovesciato che l’opportunismo politico, laico o chierico, senza scrupoli e senza cervello, non esita ad avallare. Ecco il ddl Scalfarotto Zan.

Occorre ora annichilire sul nascere ogni forma di opposizione soprattutto per portare a termine il progetto di indottrinamento alla religione omosessualista e genderista nelle scuole, specie della prima infanzia, dato che dopo è più difficile deviare le tendenze naturali

 

Un’operazione che, da spericolata qual era, ha guadagnato astutamente terreno secondo un piano orchestrato ad ampio raggio. Che ha battuto il passo soltanto quando motivi di tattica politica suggerivano di non dare troppo nell’occhio e ha una portata addirittura più devastante di quanto non vedano anche i suoi valorosi e accorati oppositori.

 

Come dicevamo, qui non è in gioco soltanto la libertà di manifestazione del pensiero e l’attacco aperto al valore etico della famiglia e della legge naturale che la regola.

 

Da una simile novità normativa deriva tecnicamente che l’omosessualità e la famosa libertà di genere entrano di diritto nella rosa dei «beni giuridici» tutelati dalla legge penale, con quel che ne segue sul piano interpretativo e quindi sui futuri, anzi, già presenti, orientamenti giurisprudenziali.

 

Ecco dunque la minaccia della pena per chi osi intralciare la marcia trionfale di un canone etico rovesciato che l’opportunismo politico, laico o chierico, senza scrupoli e senza cervello, non esita ad avallare

Ne deriva che non viene più punito il fatto, ma l’intenzione.

 

Che tutti dovremmo censurare pensieri parole e omissioni.

 

Che dovremmo condizionare la scelta di uomini e cose solo dopo avere cancellato dalla nostra mente ogni pregiudizio «omofobico».

 

Sicché in virtù del divieto di discriminazione, un genitore si vedrà punito per avere licenziato il maestro di musica che riservava all’allievo attenzioni troppo particolari.

 

Qui non è in gioco soltanto la libertà di manifestazione del pensiero e l’attacco aperto al valore etico della famiglia e della legge naturale che la regola

Dunque la carica distruttiva che verrà attivata riguarda l’intero sistema penalistico di cui si vanno ad erodere principi inderogabili e in cui si aprono falle destinate a prepararne il crollo totale.

 

Un sistema penale è il barometro che misura l’evoluzione di una civiltà giuridica, e di un’etica comunitaria, come può diventare la spia di ogni degenerazione del potere verso l’arbitrio.

 

In esso confluiscono correnti di pensiero, si rispecchiano contingenze storiche, si determinano le condizioni per un affinamento della sensibilità sociale o del suo ottundimento.

Un sistema penale è il barometro che misura l’evoluzione di una civiltà giuridica, e di un’etica comunitaria, come può diventare la spia di ogni degenerazione del potere verso l’arbitrio

 

Non si identifica con la morale, ma può condizionarne gli andamenti nel bene e nel male, a seconda che i valori difesi dalla legge siano quelli su cui si costruisce una società sana e vitale, o siano meri interessi di parte mossi da un pensiero distruttivo. Cesare Beccaria non è passato invano e oggi guardiamo con orrore a strumenti giudiziari che sono stati cancellati anche grazie a quel pensiero.

 

Ma la pena rimane sempre l’arma insidiosa di cui può impadronirsi il potere. Se la legge penale non assolve il compito di incoraggiare un’etica costruttiva e di garantire l’individuo dalle insidie del potere, essa si trasforma in una forza irresistibile che precipita la società verso il caos.

 

L’omosessualità e la famosa libertà di genere entrano di diritto nella rosa dei «beni giuridici» tutelati dalla legge penale

Qui la posta in gioco è lo scardinamento di un sistema giuridico e l’apertura verso l’arbitrio di forze ormai dominanti quanto deviate.

 

Intanto, contro il diritto positivo e il diritto naturale hanno puntato le proprie degenerate batterie anche gli agonici e miserabili lacerti di quella che è stata per duemila anni la Chiesa di Cristo, e che ha finito per chiamare un magniloquente esecutore fallimentare ad avviare la relativa procedura. Senza che il popolo di Dio, annichilito, sembri avere il coraggio di liberarsi di usurpatori e collaborazionisti.

 

Se la legge penale non assolve il compito di incoraggiare un’etica costruttiva e di garantire l’individuo dalle insidie del potere, essa si trasforma in una forza irresistibile che precipita la società verso il caos

Sorvoliamo sulle festività che si intendono istituire per celebrare questi nuovi valori collettivi, come sul programma di pene rieducative. La democrazia del nuovo millennio è troppo nostalgica per non essere anche commovente, oltre che commossa.

 

La pericolosità di questo astuto marchingegno legislativo forse non poteva non sfuggire agli ottusi rappresentanti di una democrazia in dissoluzione e a quella chiesa che le fa vergognosamente da spalla. Ma non deve sfuggire a chiunque senta il dovere di difendere l’oggi e il domani delle nuove inermi generazioni.

 

 

Patrizia Fermani

 

 

 

 

Articolo precedentemente apparso su Ricognizioni

 

 

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Il mulino di Amleto per la distruzione finale dell’Europa

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Come sa il lettore di Renovatio 21, Amleto non è solo il principe di Danimarca di Shakespeare. Amleto è una figura mitica nordica antecedente. La storia di Amleth, o Amlóði attraversa tutto il Nord dall’Islanda alla Scandinavia.

 

Secondo alcuni, la figura di questo Amleto metastorico sarebbe portatrice di un messaggio immane per l’umanità. Tre equinozi fa, ricordammo il misterioso libro Il Mulino di Amleto (1969), dove lo storico della Scienza Giorgio De Santillana ritiene che vi sarebbe contenuto il segreto della precessione degli equinozi, carpito già da una sofisticata civiltà megalitica e trasmesso a noi tramite i miti.

 

Ma che cos’è questo «mulino di Amleto»?

 

Nella mitologia norrena, Amleto possiede un favoloso mulino che, nei tempi antichi, portava molta pace e prosperità. Più tardi, durante la decadenza, esso cominciò a macinare il sale. Caduto in fondo al mare, ora macina rocce e sabbia, creando un grande vortice identificato con il «Maelstrom, la corrente che macina». Un gorgo che tutto inghiotte.

 

Il mulino di Amleto è in pratica come Scilla e Cariddi. Un mostro marino, che sconvolge il mare e l’umanità che vi si affaccia, e minaccia di portare con sé l’intero universo.

 

Ho pensato al mulino di Amleto quando ho visto le immagini del gas fuoriuscito nel Baltico dal gasdotto Nord Stream. Un braccio di mare interamente divenuto canuto, forse una bolla larga un chilometro… no, non avevo mai visto niente del genere. Nessuno lo ha mai visto, perché credo che un gasdotto subacqueo mai sia stato bombardato.

 

È, decisamente, un mostro marino, un buco in fondo al mare in grado di far vorticare tutto quanto, la terra e gli uomini.

 

Siamo arrivati al momento della vertigine. Il mulino di Amleto ci parla, e ci dice qualcosa di indicibile.

 

Ci dice che l’Europa sarà devastata: se non dal freddo e dalla fame, dalla guerra. Ci dice che è stato deciso, da qualche parte in alto, che l’Europa sarà sacrificata.

 

Ci dice che in realtà questa non è una guerra in Ucraina, non è una guerra contro la Russia: è una guerra contro l’Europa tutta. La Terza, in poco più di un secolo.

 

Andiamo con ordine: non vi è dubbio che sia un attentato. I tedeschi ora parlano di una detonazione di almeno 500 chili di TNT. Le esplosioni sono state così forti da essere registrate dalla scala Richter – gli svedesi parlano di una scossa da 1,9 e una da 2,3. Era necessario: il tubo ha pareti di 4,1 cm rinforzata con 11 cm cemento armato. Ogni sezione del tubo pesa 11 tonnellate, che vanno a 24-25 tonnellate dopo l’applicazione del calcestruzzo.

 

Quindi no, non è stato l’urto di un capodoglio. Lo stanno ammettendo un po’ tutti: è un sabotaggio. Lo hanno confessato subito perfino i tedeschi, i veri beneficiari del Nord Stream 2: ed è curioso, perché il giorno prima in Germania vi era stata una protesta in strada per chiedere l’apertura del gasdotto (che ricordiamolo, doveva inaugurare bizzarramente proprio nei giorni dello scoppio del conflitto).

 

Renovatio 21 ha riportato i casi di sindaci e industriali che hanno chiesto, poche settimane fa, l’apertura del Nord Stream 2 per salvare il Paese. Ora non lo faranno più: parlano di «mesi» per le riparazioni. Alcuni dicono che il tubo è invece irreparabile.

 

Ricordando, sempre, che il danno è anche al tubo gemello, il Nord Stream. E che le esplosione, al momento in cui scriviamo, sarebbero almeno tre, e le falle quattro.

 

Quindi, la domanda vera: chi è stato?

 

Non c’è dubbio per la stampa occidentale: sono stati i russi, non c’è dubbio. Hanno fatto saltare una infrastruttura in larga parte loro, costruita in anni, e dalle quale volevano avere i proventi della vendita del loro core business, le risorse naturale. Non una grinza.

 

Qualcuno dice: ci sarebbe il caso dei britannici che hanno addestrato gli ucraina all’uso di droni sottomarini e tecnologia per lo sminamento del Mar Nero… Non siamo molto convinti di questa tesi, perché bisogna stiracchiare non poco i dati a disposizione: dallo sminamento al piazzamento di esplosivi? Dal Mar Nero al Baltico?

 

La realtà è che un po’ tutti sanno che la gallina che canta ha fatto l’uovo.

 

La rivista tedesca Der Spiegel aveva scritto  che la CIA aveva recentemente avvertito Berlino dei segnali crescenti di un possibile attacco pianificato al sistema di gasdotti Nord Stream.

 

Un ex ministro della Difesa polacco, l’europarlamentare Radek Sikorski – uomo attivo ai tempi del golpe di Maidan nonché marito della attivista neocon americana russofoba Ann Applebaum (di cui Renovatio 21 vi ha parlato)  ha senza troppo indugio attribuito agli Stati Uniti il ​​sabotaggio di ambedue i gasdotti, il Nord Stream 1 e 2, che trasportano gas naturale dalla Russia alla Germania. «Grazie, USA», ha scritto Sikorski su Twitter.

 

Se questi per voi non sono abbastanza per essere indizi, vi facciamo vedere un video della gallina che canta in primo piano. Joe Biden che dichiara, poco più di due settimane prima della guerra, che «se la Russia invade… allora non ci sarà più un Nord Stream 2. Porremo fine a tutto questo».

 

Alla giornalista che aveva giustamente chiesto come aveva intenzione di farlo, ha risposto non troppo vagamente: «Te lo giuro, saremo in grado di farlo».

 

 

Vi è purtuttavia un momento «gallina che canta perché ha deposto» ancora più pazzesco.

 

A parlare è Victoria Nuland, alta funzionaria neocon del dipartimento di Stato, moglie di famiglia neocon (Kagan), discendente di profughi ebrei russi che si trasmettono geneticamente di generazione in generazione l’odio per lo Zar.

 


«Se la Russia invaderà l’Ucraina, in un modo o nell’altro, Nord Stream 2 non andrà avanti». Sì, lo aveva detto ufficialmente, davanti alle telecamere, nella sua solenne funzione di sottosegretario al Dipartimento di Stato per l’Eurasia – in pratica, considerando che il Segretario di Stato è un chitarrista fallito, di signora incontrastata della politica estera americana.

 

Non dobbiamo ricordare al lettore di Renovatio 21 il fatto che la Nuland è l’architetto del golpe di Maidan e di tutto ciò che è venuto dopo, compreso, crediamo, questa guerra.

 

Ricordate cosa disse la Nuland intercettata mentre parlava con il suo ambasciatore a Kiev? «Fuck the EU». Fanculo l’Europa.

 

Le sue parole ora assumono un senso maggiore. Perché, di fatto, ora l’Europa è fottuta.

 

La faccenda è questa: il sabotaggio impedisce, rende inutile un accordo tra Mosca e l’Europa – che rimane comunque al freddo.

 

Immaginate le prime ondate di anziani morti assiderati in casa, causa mancanza di riscaldamento: sappiamo che Berlino prepara la sua popolazione a questo scenario già dallo scorso inverno.

 

Immaginate: uno tsunami di disoccupati, tutte le imprese tedesche chiudono. Immaginate le conseguenti rivolte, che il governo tedesco si appresta dichiaratamente a reprimere.

 

Immaginate il governo Scholz che si frantuma: si sfilano i liberali (che vorrebbero pure tornare pienamente al nucleare), oppure parte del SPD: i Verdi sappiamo che nell’ora grottesca che stiamo vivendo sono il partito più pro-NATO dell’arco costituzionale germanico.

 

Immaginate un colpo di Stato: un militare, magari un generale illuminato (la Germania ne ha…) prende il potere promettendo elezioni quando la crisi energetica sarà superata.

 

Immaginate invece quello che chiamano il Tag X, il giorno X, con il collasso dello Stato federale e un network di fantomatici estremisti di destra che prende il potere – sempre, come in tutti gli scenari summenzionati, per fare la pace con Putin e riavere il gas.

 

Ebbene, nessuna di queste opzioni è ora percorribile. Perché anche se si decidesse di resettare la crisi col Cremlino (difficile…), il gas non arriverebbe. Hanno tagliato i ponti. Hanno reso materialmente inutile ogni riconciliazione.

 

I sabotatori angloidi, lo abbiamo scritto, avevano già disintegrato gli accordi di pace che sembravano raggiunti ad aprile, abbiamo appreso.

 

Ora il sabotaggio diviene materiale. Ora non si tratta più di diplomazia: si tratta della devastazione del Paese più importante dell’Unione Europea, e di conseguenza dell’Europa stessa.

 

C’è chi dice che questo atto sconsiderato – il più sconsiderato che si possa ricordare, peggio dell’affondamento del Lusitania  – porterà giocoforza ad un’escalation. Ora i russi magari tranciano un po’ di cavi sottomarini transatlantici, buttando giù la rete americana e globale.

 

È possibile, la ritorsione è nell’ordine naturale delle cose. Da lì, a salire. Altri dispetti, che crescono sino a divenire termonucleari – e ipersonici

 

Tuttavia, a noi interessa riflettere su ciò che il vortice di pazzia sul Baltico (un lago NATO, secondo i polacchi…) realmente significa in prospettiva.

 

Qualche settimana fa ho scritto su Renovatio 21 un pezzo che ha avuto molti lettori, intitolato «L’obiettivo di Putin siete voi». In esso ipotizzavo che la lunga durata dell’operazione militare speciale poteva spiegarsi solo con la volontà di fiaccare l’Europa riguardo al gas.

 

Il sabotatore ha capito esattamente questo discorso, e ha agito. Putin non ha più nessuna arma di ricatto verso i Paesi europei. Anche se volesse, non potrebbe vendere loro il gas, nemmeno regalandoglielo. Di più: anche qualora, come fantasticano sciagurati e perdigiorno, Putin fosse detronizzato, il governo fantoccio che salirebbe al Cremlino non potrebbe mandare idrocarburi al cliente principale, noi.

 

La mossa di cui stiamo parlando ha un prezzo: la rovina dell’Europa. L’Europa senza gas esploderà. Precipiterà nella povertà, nel caos. Ci saranno tensioni, morti. I sopravvissuti poi, affamati e sconvolti, decideranno di obbedire a qualcuno…

 

In pratica si tratta, davvero, di una guerra contro l’Europa. Siamo l’obiettivo dei padroni del mondo, che sono diventati spietati al punto da decretare il sacrificio del continente culla della Civiltà.

 

C’è questa battura che circola: Washington è disposta a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, uomo,  donna o bambino. La verità invece è che l’America vuole combattere la Russia fino all’ultimo europeo. Siamo noi, non i ragazzi di Kiev, l’ultima carne da cannone di questo conflitto.

 

O forse, ci viene in mente, non è nemmeno così. Non usano la devastazione dell’Europa per combattere la Russia: no, usano la Russia per la distruzione dell’Europa.

 

La cosa assume senso, se posta in una prospettiva storica e metastorica.

 

Chi non teme di guardare le cose per come sono sa che la Prima Guerra Mondiale è stata scatenata per distruggere l’Europa nei suoi imperi centrali, quello tedesco e soprattutto quello asburgico.

 

La Seconda Guerra Mondiale, oltre ad averla rasa al suolo, ha avuto come risultato – guarda guarda – la fine del potere europeo, diventuo condominio di Stati eunuchi alla corte delle due superpotenze (ricordate: tesi ed antitesi, i padroni del vapore sono hegeliani…).

 

Ed eccoci alla Terza, che annullerà definitivamente l’Europa e la renderà forse una «zona di barbarie», un continente intero che imploderà nella ferocia.

 

Del significato conflitti mondiali ne parlava, molto prima che essi avvenissero, l’americano Albert Pike nelle sue lettere a Mazzini, giudicate ovviamente da alcuni storici (fact-checker ante litteram) come un falso.

 

«Noi scateneremo i nichilisti e gli atei e provocheremo un cataclisma sociale formidabile che mostrerà chiaramente, in tutto il suo orrore, alle nazioni, l’effetto dell’ateismo assoluto, origine della barbarie e della sovversione sanguinaria» scrive il 15 agosto 1871 Pike in risposta all’agente della sovversione mondiale Giuseppe Mazzini.

 

Ma non bisogna nemmeno andare così indietro, né pescare nel torbido della storia massonica: la sottomissione dell’Europa perché potenziale avversario degli USA è concetto espresso dai neocon – sì, la famiglia di Victoria Nuland… – negli scritti del Project for New American Century («Progetto per un nuovo secolo americano: il famoso PNAC che, poco primo dell’11 settembre, si augurava «una nuova Pearl Harbor» e perfino in documenti strategici del Dipartimento della Difesa USA del 1992.

 

«La missione politica e militare dell’America nell’era del dopoguerra fredda sarà di assicurare che nessuna superpotenza rivale possa emergere nell’Europa occidentale, in Asia o nel territorio dell’ex Unione Sovietica» era scritto nelle 46 pagine passate per le mani, riportava all’epoca il New York Times, del solito Dick Cheney…

 

E se anche questo vi sembra cospiratorio, pensate solo alla famosa definizione della NATO che ne diede il suo primo segretario generale, il barone Hastings Ismay, nel 1953: «to keep the Soviet Union out, the Americans in, and the Germans down». L’Alleanza Atlantica, sin dalle sue origini, doveva «tenere l’Unione Sovietica fuori, gli americani dentro, e i tedeschi sotto».

 

In breve, la sottomissione della Germania – e dell’Europa.

 

Ebbene, ci siamo. Con le bombe sul fondo del Baltico il padrone non solo rinsalda le nostre catene, ma ci fa capire che non gli importa se ne moriremo strangolati, anzi forse se lo augura pure, quantomeno per una larga parte di noi, perché gli altri, coloro che sopravvivranno, saranno ancora più schiavi.

 

Sì, il mulino di Amleto ora è visibile sino in superficie.

 

Il suo gorgo trascinerà nell’abisso il nostro continente, e con esso una buona parte della Civiltà umana, o quel che ne resta.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Deputato USA: la tirannia arriverà «dritta nel soggiorno di tutti molto, molto presto»

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Il deputato del Partito Repubblicano Pennsylvania Scott Perry ha dichiarato che i suoi concittadini americani  dovrebbero  accettare il fatto che la «tirannia» entrerà nelle loro case sotto forma di agenti federali se si rifiutano di comportarsi bene con le autorità.

 

Perry, presidente dell’House Freedom Caucus, ha rivelato che l’FBI ha recentemente sequestrato il suo telefono, poche ore dopo che i federali avevano effettuato un raid nel complesso di Mar-a-Lago del presidente Trump.

 

«Un giorno dopo l’irruzione nella casa del presidente, gli agenti dell’FBI si sono presentati mentre viaggiavo con la mia famiglia, mia moglie ei nostri due bambini piccoli, i miei suoceri, la famiglia allargata», ha dichiarato Perry in un’apparizione su Fox News.

 

Il membro del Congresso ha raccontato come i federali «si sono presentati e hanno chiesto il mio cellulare, hanno detto che avrebbero immaginato che non lo avrebbero cercato e poi alla fine lo hanno restituito».

 

Perry, che siede nella commissione per gli affari esteri della Camera, ha inoltre dichiarato di «aver sempre sostenuto le forze dell’ordine. L’ho sempre fatto, abbiamo venerato l’FBI, ma questo è un abuso di potere».


 

«Non c’è stata alcuna responsabilità», ha continuato Perry, spiegando che «James Comey, il direttore dell’FBI ha utilizzato informazioni riservate in modo improprio per ottenere un secondo consiglio speciale, no, no, nessuna responsabilità per questo».

 

«Che si tratti di John Eastman, di Scott Perry, del presidente Trump e dell’approvazione di un disegno di legge che pagherà l’assunzione di 87.000 agenti dell’IRS, la tirannia entrerà nel soggiorno di tutti molto, molto presto», ha proclamato Perry.

 

«Si tratta di intimidire chiunque si rifiuti di piegare il ginocchio alla narrativa», ha ulteriormente avvertito il membro del Congresso.

 

«Questo è un abuso di potere e ovviamente stanno usando queste tattiche fiscali per intimidire le persone per costringere le persone».

 

«Chiunque non si pieghi in ginocchio, non sia intimidito, che non stia ripetendo a pappagallo la narrativa è ora soggetto a questo tipo di tattiche da repubblica delle banane del terzo mondo», ha sottolineato Perry.

 

Altrove durante l’intervista, Perry ha detto agli spettatori che «dovrebbe essere abbastanza evidente a chiunque sia stato vivo negli ultimi 5 anni che la famiglia Biden è completamente compromessa dal Partito Comunista Cinese».

 

Come riportato da Renovatio 21, i controversi intrecci economici tra il clan Biden e la Cina passano attraverso personaggi importanti dell’Intelligence cinese e forse addirittura per lo stesso presidente Xi Jinping.

 

A dimostrarlo ci sarebbe il contenuto del PC di Hunter Biden, in possesso dell’FBI da anni, ma sul quale le autorità mai hanno voluto davvero indagare.

 

Come noto, in questo momento di crisi energetica con il prezzo del carburante alle stelle per il comune cittadino americano, il presidente Biden a venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter.

 

 

 

 

Immagine di rachaelvoorhees via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

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Civiltà

«Il mondo unipolare è finito»: il discorso di Civiltà del presidente Putin contro le élite globaliste occidentali

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Nel suo discorso di apertura alla 10ª Conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato la fine dell’ordine mondiale unipolare guidato dagli Stati Uniti e la sua sostituzione con un ordine multipolare basato sul diritto internazionale e sulle giuste relazioni tra le nazioni. Renovatio 21 ne pubblica la traduzione traendola dal sito ufficiale del Cremlino.

 

 

 

Stimati ospiti stranieri,

 

Permettetemi di darvi il benvenuto all’anniversario della decima conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale.

 

Nell’ultimo decennio, il vostro forum rappresentativo è diventato un luogo importante per discutere i problemi politico-militari più urgenti.

 

Oggi, una discussione così aperta è particolarmente pertinente.

 

La situazione nel mondo sta cambiando dinamicamente e stanno prendendo forma i contorni di un ordine mondiale multipolare. Un numero crescente di Paesi e popoli sta scegliendo un percorso di sviluppo libero e sovrano basato sulla propria identità, tradizioni e valori distinti.

 

A questi processi oggettivi si oppongono le élite globaliste occidentali, che provocano il caos, alimentando conflitti di vecchia data e nuovi e perseguendo la cosiddetta politica di contenimento, che di fatto equivale al sovvertimento di ogni alternativa, opzione di sviluppo sovrano.

 

Quindi, stanno facendo tutto il possibile per mantenere l’egemonia e il potere che stanno scivolando dalle loro mani; stanno cercando di mantenere Paesi e popoli nella morsa di quello che è essenzialmente un ordine neocoloniale.

Le élite globaliste occidentali (…) provocano il caos, alimentando conflitti di vecchia data e nuovi e perseguendo la cosiddetta politica di contenimento, che di fatto equivale al sovvertimento di ogni opzione di sviluppo sovrano

 

La loro egemonia significa stagnazione per il resto del mondo e per l’intera Civiltà; significa oscurantismo, cancellazione della cultura e totalitarismo neoliberista.

 

Stanno usando tutti gli espedienti. Gli Stati Uniti e i loro vassalli interferiscono grossolanamente negli affari interni degli stati sovrani mettendo in scena provocazioni, organizzando colpi di stato o incitando guerre civili.

 

Con minacce, ricatti e pressioni, stanno cercando di costringere gli stati indipendenti a sottomettersi alla loro volontà ea seguire regole che sono loro estranee.

 

Questo viene fatto con un solo obiettivo in vista, che è quello di preservare il loro dominio, il modello secolare che consente loro di spugnare tutto nel mondo. Ma un modello di questo tipo può essere mantenuto solo con la forza.

 

Per questo l’Occidente collettivo – il cosiddetto Occidente collettivo – sta deliberatamente minando il sistema di sicurezza europeo e mettendo insieme sempre nuove alleanze militari. La NATO sta strisciando verso Est e sta costruendo la sua infrastruttura militare. Tra le altre cose, sta dispiegando sistemi di difesa missilistica e migliorando le capacità di attacco delle sue forze offensive. Ciò è ipocritamente attribuito alla necessità di rafforzare la sicurezza in Europa, ma in realtà sta avvenendo proprio il contrario. Inoltre, le proposte sulle misure di sicurezza reciproca, avanzate dalla Russia lo scorso dicembre, sono state ancora una volta disattese.

 

Hanno bisogno di conflitti per mantenere la loro egemonia. Per questo hanno destinato il popolo ucraino ad essere usato come carne da cannone.

La loro egemonia significa stagnazione per il resto del mondo e per l’intera Civiltà; significa oscurantismo, cancellazione della cultura e totalitarismo neoliberista

 

Hanno attuato il progetto anti-russo e sono stati conniventi nella diffusione dell’ideologia neonazista.

 

Si sono voltati dall’altra parte quando i residenti del Donbass sono stati uccisi a migliaia e hanno continuato a mandare armi, comprese armi pesanti, ad uso del regime di Kiev, cosa che continuano a fare ora.

 

In queste circostanze, abbiamo preso la decisione di condurre un’operazione militare speciale in Ucraina, decisione che è pienamente conforme alla Carta delle Nazioni Unite. È stato chiaramente affermato che gli obiettivi di questa operazione sono garantire la sicurezza della Russia e dei suoi cittadini e proteggere i residenti del Donbass dal genocidio.

Hanno bisogno di conflitti per mantenere la loro egemonia. Per questo hanno destinato il popolo ucraino ad essere usato come carne da cannone

 

La situazione in Ucraina mostra che gli Stati Uniti stanno cercando di tirare fuori questo conflitto. Agiscono allo stesso modo altrove, fomentando il potenziale conflitto in Asia, Africa e America Latina.

 

Come è noto, gli Stati Uniti hanno recentemente compiuto un altro tentativo deliberato di alimentare le fiamme e suscitare problemi nell’Asia-Pacifico.

 

La bravata degli Stati Uniti verso Taiwan non è solo un viaggio di un politico irresponsabile, ma fa parte della strategia americana mirata e deliberata progettata per destabilizzare la situazione e seminare il caos nella regione e nel mondo. È una sfacciata dimostrazione di mancanza di rispetto per gli altri paesi e per i propri impegni internazionali. Consideriamo questa come una provocazione completamente pianificata.

 

È chiaro che con queste azioni le élite globaliste occidentali stanno tentando, tra le altre cose, di distogliere l’attenzione dei propri cittadini da problemi socioeconomici pressanti, come il crollo del tenore di vita, la disoccupazione, la povertà e la deindustrializzazione.

 

Vogliono scaricare la colpa dei propri fallimenti su altri Paesi, cioè Russia e Cina, che stanno difendendo il loro punto di vista e progettano una politica di sviluppo sovrano senza sottostare ai diktat delle élite sovranazionali.

 

Vediamo anche che l’Occidente collettivo si sta sforzando di espandere il suo sistema basato sui blocchi nella regione dell’Asia-Pacifico, come ha fatto con la NATO in Europa. A tal fine, stanno creando unioni politico-militari aggressive come AUKUS e altri.

 

È ovvio che è possibile solo ridurre le tensioni nel mondo, superare le minacce ei rischi politico-militari, migliorare la fiducia tra i paesi e garantire il loro sviluppo sostenibile attraverso un rafforzamento radicale del sistema contemporaneo di un mondo multipolare.

 

Ribadisco che l’era del mondo unipolare sta diventando un ricordo del passato. Non importa quanto fortemente i beneficiari dell’attuale modello globalista si attacchino allo stato delle cose a loro familiare, esso è condannato. I cambiamenti geopolitici storici stanno andando in una direzione completamente diversa.

 

E, naturalmente, la vostra conferenza è un’altra importante prova dei processi oggettivi che formano un mondo multipolare, che riunisce rappresentanti di molti Paesi che vogliono discutere questioni di sicurezza su un piano di parità e condurre un dialogo che tenga conto degli interessi di tutte le parti , senza eccezioni.

 

Voglio sottolineare che il mondo multipolare, basato sul diritto internazionale e su relazioni più giuste, apre nuove opportunità per contrastare le minacce comuni, come i conflitti regionali e la proliferazione delle armi di distruzione di massa, il terrorismo e la criminalità informatica. Tutte queste sfide sono globali, e quindi sarebbe impossibile superarle senza combinare gli sforzi e le potenzialità di tutti gli Stati.

 

Come prima cosa, la Russia parteciperà attivamente e con determinazione a tali sforzi congiunti coordinati; insieme ai suoi alleati, partner e compagni di pensiero, migliorerà i meccanismi esistenti di sicurezza internazionale e ne creerà di nuovi, oltre a rafforzare costantemente le forze armate nazionali e altre strutture di sicurezza fornendo loro armi avanzate e equipaggiamento militare.

La Russia garantirà i suoi interessi nazionali, così come la protezione dei suoi alleati, e intraprenderà altri passi verso la costruzione di un mondo più democratico in cui siano garantiti i diritti di tutti i popoli e la diversità culturale e di Civiltà

 

La Russia garantirà i suoi interessi nazionali, così come la protezione dei suoi alleati, e intraprenderà altri passi verso la costruzione di un mondo più democratico in cui siano garantiti i diritti di tutti i popoli e la diversità culturale e di Civiltà.

 

Occorre ripristinare il rispetto del diritto internazionale, delle sue norme e principi fondamentali. E, naturalmente, è importante promuovere agenzie universali e comunemente riconosciute come le Nazioni Unite e altre piattaforme di dialogo internazionale. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l’Assemblea generale, come previsto inizialmente, dovrebbero servire come strumenti efficaci per ridurre le tensioni internazionali e prevenire i conflitti, nonché facilitare la fornitura di sicurezza e benessere affidabili di paesi e popoli.

 

In conclusione, voglio ringraziare gli organizzatori della conferenza per il loro importante lavoro preparatorio e auguro a tutti i partecipanti discussioni sostanziali.

 

Sono certo che il forum continuerà a dare un contributo significativo al rafforzamento della pace e della stabilità sul nostro pianeta e faciliterà lo sviluppo di un dialogo e di un partenariato costruttivi.

 

Grazie per l’attenzione.

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

 

 

 

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