Pensiero
Controrivoluzione di Trump contro la tirannide del Nuovo Ordine Mondiale: mons. Viganò, lettera ai cattolici degli USA
Renovatio 21 riceve e pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Alcuni link sono stati introdotti da Renovatio 21 a fine di spiegazione. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
CONTRA SPIRITUALIA NEQUITIÆ
Lettera dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America ai Cattolici Americani
Quoniam non est nobis colluctatio
adversus carnem et sanguinem,
sed adversus principes, et potestates,
adversus mundi rectores tenebrarum harum,
contra spiritualia nequitiæ,
in cælestibus.
Eph 6, 12
Il recente insediamento del Presidente Donald J. Trump, dopo la vittoria alle Elezioni Presidenziali, costituisce un motivo di grande speranza per ogni Cattolico americano, ma anche per tutti quei Cattolici che nelle Nazioni occidentali, oggi soggette al golpe globalista, sono consapevoli della necessità – e della possibilità concreta – di ribellarsi alla tirannide del Nuovo Ordine Mondiale, con l’aiuto di Dio, prima che sia troppo tardi.
Ciò che il deep state ha impedito con la frode elettorale nel 2020, si è oggi realizzato: per la prima volta dopo anni di follia woke, un Presidente degli Stati Uniti può realizzare il programma per il quale è stato eletto, ripristinando quei principi della Legge naturale che sono alla base del vivere civile e di una società ben ordinata.
È la rivoluzione, o più propriamente la controrivoluzione del buon senso.
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Il conflitto di interessi degli oppositori di Trump
Ma se i Cristiani e tutte le persone di buona volontà sembrano quasi tirare un sospiro di sollievo nel vedersi concretizzare giorno dopo giorno le promesse elettorali – ad iniziare dall’abolizione dell’indottrinamento LGBTQ+ e gender nelle scuole – non deve meravigliare che l’elezione di Donald Trump rappresenti per molti altri una vera e propria sciagura.
Tra questi vi sono certamente personaggi dalla condotta più che discutibile – esponenti delle lobby farmaceutiche, alimentari e militari, magnati dell’alta finanza o di organizzazioni internazionali – che hanno tratto e traggono tutt’ora un vantaggio in termini di potere e di denaro dall’ideologia woke, dall’Agenda 2030, dal Net Zero, dalle pandemie, dalle smart cities e dall’immigrazione incontrollata.
Personaggi che nessuno ha eletto, e che non hanno alcun titolo per interferire nel governo delle Nazioni se non il potere ricattatorio sui loro servi e la corruzione dei loro complici, hanno creato delle false emergenze – sanitarie, belliche, economiche, climatiche, sociali – per poter proporre le loro soluzioni, basate su false premesse.
Molti di voi si sono resi conto dell’incongruenza delle risposte che governi e organismi internazionali davano a determinati eventi: ad esempio, alla pretesa relazione causale tra la percentuale di anidride carbonica nell’atmosfera e il presunto riscaldamento globale (falsa premessa) e alla conseguente necessità di ridurne la presenza nell’atmosfera (falso obbiettivo) si applicano misure draconiane nei Paesi occidentali, per diminuire l’immissione di CO2 (falsa soluzione).
Il vero scopo delle «emergenze»
Questa apparente incongruenza è dovuta ad un fatto che lentamente inizia ad essere compreso da sempre più persone: lo scopo ultimo di tutte queste emergenze è giustificare l’adozione di politiche sociali, economiche, alimentari e sanitarie, il cui risultato porti invariabilmente ad una drastica riduzione della popolazione mondiale.
Questo è lo scopo dichiarato dei seguaci del World Economic Forum di Davos capeggiato da Klaus Schwab. Non importa se la popolazione muore per i tumori indotti dai vaccini, per i veleni aggiunti ai cibi o irrorati dal cielo, per le sostanze nocive immesse nell’acqua, per la sterilità indotta psicologicamente dall’ideologia LGBTQ+ e chirurgicamente dalla transizione di genere, per la povertà causata dall’aumento dell’inflazione, per le guerre o per le violenze e i crimini degli immigrati clandestini.
Il risultato finale risponde ad un preciso progetto di matrice neomalthusiana, che Bill Gates e altri sedicenti «filantropi» perseguono come obbiettivo principale delle proprie aziende e fondazioni.
Non è un mistero che organizzazioni private sovranazionali come l’ONU, l’OMS, il WEF, la Banca Mondiale, la BCE, il FMI rispondano ad un board, i cui membri sono tutti convinti fautori del decremento demografico e della necessità di sostituire le sovranità nazionali con il Nuovo Ordine Mondiale.
Non è nemmeno un mistero che nella pubblica amministrazione vi siano enormi conflitti di interesse, derivanti dall’attività di lobbying delle multinazionali o di altri organismi che interferiscono nel governo delle Nazioni. Membri del Congresso degli Stati Uniti d’America percepiscono ingenti somme di denaro da multinazionali, in cambio dell’approvazione di leggi che le avvantaggino: ciò vale per l’industria bellica, farmaceutica, agroalimentare e tecnologica. Senza queste interferenze indebite ed eversive, non avremmo mai avuto la pandemia del COVID, l’influenza aviaria, le auto elettriche, la guerra in Ucraina e in Medio Oriente, la carne sintetica, la farina di insetti e la geoingegneria.
Tutte queste emergenze hanno come fine immediato l’arricchimento di precise lobby finanziarie, spesso facenti parte dei medesimi fondi di investimento.
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Due entità eversive
Tra gli enti che sostengono l’agenda globalista per i profitti che ne traggono in termini di potere e di denaro vi è il deep state, costituito da quegli apparati che si sono incistati nel governo e che ne determinano l’azione politica e le scelte, qualunque sia il colore delle Amministrazioni che si avvicendano, agendo per i propri interessi contro quelli dei cittadini.
Vi è però anche quella che io stesso ho chiamato la deep church, che similmente è composta da esponenti della Gerarchia Cattolica, i quali dopo decenni di progressiva infiltrazione e occupazione, con Jorge Mario Bergoglio sono giunti a prendere pieno controllo della Chiesa Cattolica. Queste quinte colonne dell’élite globalista usano la propria autorità per interessi di terzi e contro la gloria di Dio, l’onore della Chiesa e il bene delle anime.
Queste due entità eversive – deep state e deep church, come ricordavo nella mia prima Lettera aperta al Presidente Trump nel 2020 – sono speculari e complementari: i loro membri sono traditori al servizio di poteri illegittimi, che abbiamo visto agire in modo coordinato durante la farsa pandemica, con la frode green e con il traffico dei clandestini.
I cittadini Americani e i fedeli Cattolici hanno ben compreso che la grave crisi sociale, economica e religiosa della Nazione è stata causata e preparata da lontano dal golpe di queste forze sovvertitrici dell’autorità legittima, una nella sfera civile e una nella sfera religiosa. Gli Americani hanno anche compreso che vi è una enorme differenza tra il profugo che fugge dalla persecuzione e una massa di uomini adulti in età militare, trasferiti in modo organizzato entro i confini nazionali, che costituiscono a tutti gli effetti un contingente nemico e una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale e all’incolumità dei cittadini.
La complicità tra deep state e deep church
La dimostrazione della complicità tra deep state e deep church è data non solo dal fatto che entrambi condividono i punti programmatici dell’Agenda2030 perché ne traggono un immediato vantaggio, ma anche dal non voler accettare che un Presidente legittimamente eletto possa voler realizzare concretamente gli impegni assunti in campagna elettorale, solo perché questi mettono fine alla rete di interessi e profitti che essi fraudolentemente hanno costruito negli anni passati.
Non è un mistero che la Conferenza Episcopale Americana (USCCB) non abbia mai – e ripeto: mai – raccolto un centesimo per combattere l’aborto, ma anzi abbia finanziato con decine di milioni di dollari associazioni aderenti alla Catholic Campaign for Human Development che promuovono l’aborto, la contraccezione e l’omosessualità.
Né la medesima Conferenza Episcopale si fa scrupolo alcuno nel ricevere sovvenzioni dall’erario per la gestione dell’immigrazione clandestina: lo provano i suoi bilanci, che sono pubblici. E andrebbe ricordato che, oltre ai fondi governativi, essa percepisce finanziamenti di enti e fondazioni private per le medesime finalità.
Se davvero, come alcuni vorrebbero farci credere, la Gerarchia bergogliana avesse avuto a cuore la salvezza delle anime – di tutte le anime, tanto dei propri cittadini quanto dei migranti che giungono sul territorio nazionale – avrebbe dovuto fare ciò che la Chiesa Cattolica aveva già, e con successo, sperimentato in passato: occuparsi dell’evangelizzazione di queste anime, della loro conversione, della loro istruzione religiosa.
Penso ad esempio a Santa Francesca Saverio Cabrini, fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, che fu la prima cittadina statunitense ad essere elevata agli onori degli altari. La sua opera di assistenza agli immigrati (inizialmente Italiani) si allargò a tutti i bisognosi. Costruì chiese, asili, scuole, convitti per studentesse, orfanotrofi, case di riposo per laiche e religiose, ospedali e collegi grazie alla generosità dei Cattolici. Il suo esempio di vero spirito apostolico e missionario è stato rinnegato e la cancel culture, oggi tanto in voga nella chiesa bergogliana, si vergogna quasi dell’opera caritativa di questa e di altri Santi.
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Il lucroso business dei flussi migratori
Ciò che oggi avviene è di segno opposto: la Gerarchia si preoccupa esclusivamente di accaparrarsi i finanziamenti governativi per la gestione dell’«accoglienza» a spese del contribuente o per l’erogazione di terapie moralmente inaccettabili, ivi comprese le mutilazioni per la transizione di genere in ospedali gestiti dalla Chiesa Cattolica. In America vi sono centinaia di strutture riferibili alla Chiesa Cattolica che percepiscono denaro pubblico per fornire servizi incompatibili con il Magistero Cattolico.
Promuovendo l’«accoglienza» indiscriminata degli immigrati i Vescovi dimostrano di aver più a cuore i profitti del business dei clandestini, piuttosto che la salvezza delle anime, un autentico riscatto sociale dei più deboli e la protezione del gregge a loro affidato. Ed è qui il caso di ricordare ai fedeli Cattolici che i Vescovi hanno anzitutto una responsabilità morale dinanzi a Dio e alla Chiesa per le pecorelle del proprio gregge, che non devono esporre agli assalti dei lupi.
La complicità di tanta parte dell’Episcopato americano alla crisi presente deriva dalla sua totale consentaneità con il globalismo, la cui anima è intrinsecamente anticristica, e quindi antireligiosa e antiumana.
Questa complicità si esplicita non solo nella promozione dell’«accoglienza» indiscriminata dei clandestini, ma anche degli altri obiettivi sostenibili dell’Agenda 2030, ivi compresa l’ideologia LGBTQ+ e la teoria gender: negli Stati Uniti vi sono oltre 150 ospedali cattolici, secondo i dati, che offrono le «terapie» – vale a dire, mutilazioni genitali – per la transizione di genere.
Non ci si stupisca dunque se l’economista statunitense Mariana Mazzucato, membro del World Economic Forum e legata al Club di Roma, è stata nominata da Bergoglio alla Pontificia Accademia per la Vita nonostante sia atea e abortista. Nel Novembre 2024 ha dichiarato all’Annual Meeting di Davos che, non essendo l’élite riuscita a vaccinare l’intera popolazione mondiale mediante la crisi pandemica, è necessario puntare su una strategia meno astratta come una crisi idrica.
L’Amministrazione Biden, e più in generale tutte le Amministrazioni a guida democratica e neocon– si sono distinte per aver finanziato con denaro pubblico l’aborto, le mutilazioni genitali anche su giovani adolescenti, la manipolazione genetica, la maternità surrogata e l’eutanasia. Nonostante la Chiesa Cattolica condanni senza appello queste aberrazioni, il silenzio dei Vescovi americani è stato assordante.
Ciò fa comprendere che nell’azione «pastorale» di questi Vescovi non vi è nulla di genuinamente cattolico, e che l’unica ragione che porta l’Episcopato ad appoggiare un governo è il vantaggio che esso può trarne in termini di potere e di denaro; anche se questo significa abbandonare a se stessi milioni di esseri umani, fatti entrare negli Stati Uniti da organizzazioni criminali, per essere poi sfruttati come schiavi in condizioni di lavoro umilianti, inviati alla prostituzione (anche minorile), allo spaccio di droga e al mercato nero della predazione degli organi.
Questa massa di vittime del cinismo dell’élite grava sulla coscienza di tanti governanti e di tanti Vescovi, e la nuova Amministrazione Trump lascia sperare che una saggia regolamentazione del fenomeno migratorio possa risolvere in gran parte i problemi di sicurezza e di criminalità che tutti i cittadini conoscono bene.
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La chiesa bergogliana complice della sostituzione etnica
In questo contesto suscitano sgomento le parole di Jorge Mario Bergoglio, il quale ha recentemente affermato – riferendosi all’Italia ma parlando a tutto l’Occidente – che, dinanzi al decremento demografico l’unica soluzione sia rappresentata dall’importazione di immigrati, concretizzando con ciò la sostituzione etnica teorizzata dal paneuropeista Kalergi.
Questa proposta trova peraltro ampio riscontro in analoghe richieste da parte delle multinazionali, che vedono in questo un modo per ridurre drasticamente il costo della manodopera a danno dei lavoratori autoctoni, aumentando ulteriormente i propri profitti.
Come si vede, l’Autorità è completamente asservita ai diktat dell’élite, con la complicità dei media mainstream, anche se ciò comporta un peggioramento delle condizioni sociali e lavorative della popolazione. Anzi: proprio per questo motivo, dal momento che come ho detto lo scopo ultimo di questa lobby è lo sterminio di parte dell’umanità.
Le cifre parlano chiaro
Non possiamo infine dimenticare che i bilanci delle Diocesi, già ampiamente compromessi dai risarcimenti milionari per le cause di abusi sessuali e per l’abbandono di un numero sempre crescente di fedeli dalla Chiesa Cattolica ufficiale a causa del suo tradimento rispetto alla sua natura e missione, hanno nei fondi governativi per l’“accoglienza” la loro principale entrata.
Assieme alle organizzazioni caritative cattoliche, le somme percepite dalla Chiesa Cattolica americana per l’«accoglienza» dei clandestini ammonta ad oltre 2,4 miliardi di dollari, una cifra esorbitante che evidenzia quantomeno un grave conflitto di interessi e che non risolve minimamente i problemi di ordine sociale che ne derivano. Ed è di grave pregiudizio per l’intera Chiesa Cattolica avere dei Vescovi per i quali il mantenimento del potere rende irrilevante il nesso tra la presenza di migliaia di minori irregolari presenti sul suolo americano e il loro sfruttamento da parte di pervertiti, pedofili, predatori di organi e criminali di ogni genere
Il Presidente Trump e il Vicepresidente Vance stanno dimostrando di saper proteggere i piccoli di cui parla il Vangelo (Mt 18, 6) contrariamente a quanto hanno sinora fatto i Vescovi americani e lo stesso Bergoglio.
La (contro)rivoluzione del buon senso
Gli Ordini Esecutivi del Presidente Trump non possono che essere salutati come assolutamente condivisibili da ogni Cattolico degno di questo nome, così come è da lodare l’appoggio del Presidente e del Vicepresidente alla Marcia per la Vita, che la precedente Amministrazione ha ufficialmente contrastato, fino ad arrivare ad arrestare chi pregava in silenzio nei pressi delle cliniche abortive.
Il Perdono Presidenziale di Donald Trump per chi era stato incarcerato conferma un’inversione di tendenza rispetto al «cattolico» Joe Biden, così come rappresenta un cambiamento radicale la fine dei finanziamenti pubblici per la multinazionale dell’aborto Planet Parenthood e il provvidenziale taglio delle erogazioni alle organizzazioni sedicenti cattoliche che favoriscono l’immigrazione clandestina.
L’affermazione che vi sono solo due sessi, nella sua banale ovvietà, costituisce oggi un’affermazione rivoluzionaria – quella che il Presidente Trump chiama la rivoluzione del buon senso – eppure Vescovi, sacerdoti e suore deplorano come «divisiva» la sua azione.
Se vi è chi semina divisione, è proprio chi alimenta le mostruosità dell’ideologia woke contro il mandato ricevuto da Cristo: primo fra tutti, Jorge Mario Bergoglio.
Il ruolo della USCCB
Certo, non stupisce che gli eredi di McCarrick promossi da Bergoglio ai vertici della Chiesa cattolica negli Stati Uniti siano così solleciti nel deplorare le politiche di cancellazione delle leggi a favore dell’ideologia woke, ad iniziare da quelle che negavano la complementarietà binaria dei sessi e riconoscevano la disforia di genere anche nei minori: la loro subalternità alla lobby LGBTQ+ è ampiamente comprovata, tanto a livello istituzionale quanto personale.
(…)
Queste gravi deviazioni del Clero e dei Vescovi dovranno a suo tempo essere oggetto di una grande operazione di rimozione e di riforma, perché costituiscono un elemento eversivo all’interno della compagine ecclesiale, inconciliabile con la Fede e la Morale della Chiesa Cattolica. Le stesse Conferenze Episcopali – un organo spurio di matrice parlamentarista che non ha alcuna legittimazione sotto il profilo dottrinale e canonico – rappresentano un’entità indipendente che nei decenni come gruppo politico di lobbying dai Vescovi ultra-progressisti.
La proposta di revocare lo status di esenzione fiscale dell’USCCB non può quindi che essere ampiamente condivisa: di certo Bergoglio non potrà opporsi a questa salutare iniziativa, visto che è il primo a volere una «chiesa povera per i poveri»…
I Cattolici hanno inoltre la possibilità di destinare le proprie offerte e donazioni a quelle realtà ecclesiali che rimangono fedeli alla Tradizione e al perenne Magistero della Chiesa Cattolica, privandone le Diocesi i cui Vescovi impongono errori dottrinali e deviazioni morali.
(…)
Molti Cattolici si aspettano che venga fatta giustizia, anzitutto per rispetto delle vittime sinora abbandonate tanto dal potere civile quanto dall’autorità ecclesiastica.
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L’uscita dall’OMS
I Cattolici sono assolutamente d’accordo con Donald Trump e con Robert F. Kennedy jr circa l’uscita degli Stati Uniti d’America dall’OMS decisa con un recente Ordine Esecutivo.
Le politiche promosse da questa organizzazione privata – finanziata principalmente dalle case farmaceutiche e da Bill Gates – per la cosiddetta «salute riproduttiva» e per la «parità di genere», assieme alle rivendicazioni sui presunti diritti sessuali dei minori e le inquietanti aperture sulla depenalizzazione della pedofilia, non possono essere accettate né tantomeno finanziate dai Cattolici americani.
Lo stesso dicasi per le politiche sanitarie globali, che l’OMS vorrebbe imporre agli Stati sovrani.
La chiesa woke
I Cattolici americani hanno il diritto di pretendere che i loro Vescovi si comportino conformemente al perenne Magistero della Chiesa Cattolica, e che non prestino alcun supporto morale o materiale a ciò che ripugna alla Legge naturale ancor prima che ai Comandamenti di Dio.
Suscita quindi indignazione e scandalo apprendere dal Forum di Davos che importanti organizzazioni LGBTQ+ considerano Jorge Mario Bergoglio un prezioso alleato nel raggiungimento del proprio programma di normalizzazione delle perversioni sessuali.
In ambito civile gli emissari del deep state hanno gravemente compromesso la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e nei governi, e starà al Presidente Trump e alla sua Amministrazione ripristinare la fiducia e il rispetto che i precedenti Governi (Dem o RINOs) hanno deliberatamente minato in questi anni.
Similmente, la deep church ha pesantemente delegittimato la fiducia dei fedeli nella Chiesa Cattolica e nella sua Gerarchia, ma non è dato sapere quando l’occupazione di questi eretici e pervertiti finirà. Per questo è comprensibile che i Cattolici si sentano in qualche modo più tutelati da un Presidente protestante che dal loro «papa» – che cattolico non è e forse nemmeno cristiano – nella lotta che egli sta conducendo contro il deep state e la Sinistra globalista.
Un «papa» che incarna perfettamente colui che avrebbe dovuto prendere il posto di Benedetto XVI, come rivelato dalle email di John Podesta pubblicate da Wikileaks nel 2016. (…) Come possiamo pensare che personaggi organici al sistema di corruzione possano condannare i vizi e i crimini che per primi li vedono coinvolti? E come stupirci della isterica reazione di certi Vescovi e Cardinali, davanti alla sottrazione di una greppia nella quale hanno ampiamente pasteggiato?
La vera battaglia inizia ora
È difficile prevedere come reagiranno queste forze eversive all’azione organizzata e incisiva dell’Amministrazione Trump. Nondimeno, è probabile che i colossali interessi economici e la rete di corruzione esistente porteranno ad uno scontro tra forze opposte e inconciliabili. In questa battaglia, che giustamente San Paolo ci indica come eminentemente spirituale, il ruolo dei Cattolici sarà determinante, e sarà una battaglia condotta senza esclusione di colpi.
Se il deep state è giunto a sovvertire gli esiti delle precedenti Elezioni Presidenziali e la deep church a far nominare un proprio emissario sulla Cattedra di Pietro che incarnasse gli ideali woke di una «primavera progressista» gradita al deep state, è improbabile che rinuncino al potere acquisito, solo perché la maggioranza degli Americani ha compreso la minaccia che costoro rappresentano.
Anzi: la consapevolezza sempre più diffusa del golpe perpetrato dall’élite globalista e la fine del sistema censorio di alcune piattaforme sociali rendono questo redde rationem inevitabile. E come le tessere del domino, assieme al crollo della cabala woke negli Stati Uniti inizierà a perdere pezzi anche la lobby eversiva di altre Nazioni, ad iniziare dall’Europa.
Il significato della parola apocalisse è «svelamento», «rivelazione». In questi tempi epocali, le forze del Bene devono finalmente unirsi per far fronte comune contro le forze del Male, che da sempre sono organizzate e potentissime. E i Cattolici devono comprendere che, come insegnano la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, nell’approssimarsi della fine dei tempi si giungerà ad uno scontro che renderà palesi gli schieramenti.
Questa sarà la vera rivelazione, come annunciato a Maria Santissima dal profeta Simeone: Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione […], affinché siano svelati i pensieri di molti cuori (Lc 2, 34-35).
Questo svelamento ci mostrerà le vere intenzioni nascoste dietro le emergenze e le crisi pretestuosamente pianificate dall’élite globalista e ratificate dalla chiesa bergogliana, e ci imporrà di schierarci con Cristo o contro Cristo, poiché nessuno può servire due padroni; […] non potete servire Dio e il denaro (Mt 6, 24).
E il denaro, come vediamo, è veramente lo sterco di Satana che muove la macchina infernale del Nuovo Ordine Mondiale.
L’autorità in terra, tanto quella temporale quanto quella spirituale, appartiene esclusivamente a Nostro Signore Gesù Cristo, Re e Pontefice. Mi è stata data ogni potestà in cielo e sulla terra (Mt 28, 18), ha detto Nostro Signore. Egli la concede in forma vicaria ai Suoi rappresentanti, perché la esercitino entro i ben delineati confini del Bene e del Vero.
Se questa autorità vicaria, temporale o spirituale che sia, è esercitata contro lo scopo per cui essa è stata voluta da Dio, essa è illegittima e nulla. Per questo motivo, davanti all’evidenza del tradimento di chi ricopre l’Autorità in terra, ogni Cattolico deve rifiutare di prestare obbedienza a chi per primo disobbedisce a Cristo; né deve attribuire alla Santa Chiesa le colpe, per quanto orribili, dei suoi indegni Ministri.
Piuttosto, dobbiamo pregare perché il Signore custodisca le Sue pecorelle e punisca i lupi travestiti da agnelli. Ricordiamo con sicura speranza le parole del Signore: Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in Me; nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio: Io ho vinto il mondo (Gv 16, 33).
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Conclusione
La salvezza viene da Dio, ma questo non significa che dobbiamo attendere passivamente un intervento divino, senza cooperarvi con il nostro impegno, la nostra testimonianza e la coerenza della nostra vita. Iniziamo dunque a fare nostra questa controrivoluzione del buon senso, rifiutando le menzogne e gli inganni di chi cerca di sovvertire i fondamenti stessi della Legge naturale, dopo aver calpestato la Legge divina.
Difendiamo la famiglia, i bambini, i deboli. Custodiamo gelosamente la nostra Fede, la civiltà su di essa edificata, le tradizioni dei nostri padri.
Possa la Vergine Santissima di Guadalupe, Imperatrice delle Americhe, stendere il Suo manto protettore su tutti voi, cari fratelli, sul Presidente Trump e sul Vicepresidente Vance e su tutti coloro che non indietreggiano davanti all’arroganza dei malvagi. E che Dio benedica gli Stati Uniti d’America.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
2 Febbraio 2025
Purificazione della B.V.M.
Presentazione al Tempio di N.S.G.C.
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Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Intelligenza Artificiale
Elone trilionario, verso Marte e l’apocalisse
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Shaun Maguire on @SpaceX IPO: “Starship is the railroad to space.”
“In 2019, it was very predictable that Starlink would work and produce a massive amount of revenue, and we called that right.” “We’re now in a very similar point to where Starlink was in 2019 with AI… pic.twitter.com/K1YTTHhqXl — KanekoaTheGreat (@KanekoaTheGreat) June 12, 2026
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🚨ELON MUSK: “This year we hope to make about 5,000 Optimus robots…but even 5,000 robots is the size of a Roman legion FYI. That’s a scary thought, a legion of robots. I think we’ll literally build a legion of robots this year, and maybe 10 legions next year? It’s kind of a… pic.twitter.com/R992X5OA8r
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— Elon Musk (@elonmusk) July 2, 2022
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Civiltà
La distruzione del diritto: cause e conseguenze della distruzione della civiltà
Lo scopo di questo testo è invitare a riflettere sui cambiamenti della nostra civiltà osservando le trasformazioni dei fondamenti classici del diritto.
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Legge e civiltà
1.1. Ogni società ha delle leggi, ma non le stesse leggi.
Il diritto esiste, con diversi gradi di perfezionamento, in tutte le società: «ubi societas ibi ius». Alcune civiltà hanno dedicato maggiore sviluppo al diritto rispetto ad altre. Il diritto è un prodotto della civiltà. Certamente, come altri prodotti di una civiltà, può sopravvivere alla civiltà che lo ha creato, ma questa sopravvivenza non può più essere la stessa che ha avuto all’interno della struttura della civiltà che lo ha visto crescere, perché né coloro che lo ricreano né coloro che ne usufruiscono partecipano all’etica fondante proprio perché quest’etica viene vissuta veramente solo nella civiltà che ne è animata.
In altre civiltà, quell’etica può essere studiata… ma non vissuta. Il diritto romano è sopravvissuto alla caduta della civiltà greco-romana in Occidente, ma la sua esistenza come prodotto sopravvissuto non è stata, e non poteva essere, la stessa di quando la civiltà romana era ancora in vita. Allo stesso modo, il diritto romano è stato studiato negli ultimi due secoli come probabilmente non era mai stato studiato prima, ma è chiaro che questo diritto non viene più vissuto.
Si può osservare che le civiltà che si sono sviluppate maggiormente hanno distinto, in vari modi, i diversi rami del diritto, che sono fondamentalmente due: il diritto pubblico e il diritto privato.
1.2. La fine della civiltà dell’Europa occidentale
Il XX secolo è stato testimone di un duplice processo: da un lato, il declino dell’Europa, manifestatosi in molteplici aspetti (etico, estetico, politico, economico, etc.); dall’altro, a complemento del primo, il progressivo sviluppo del continente scoperto e plasmato dall’Europa: l’America. Ma in America, questo sviluppo ha seguito, e continua a seguire, due percorsi che non sempre sono confluiti: uno nell’America settentrionale anglosassone e un altro nell’America settentrionale, centrale e meridionale ispanica. Tuttavia, l’enorme potere politico ed economico dell’America settentrionale anglosassone prevale oggi non solo sui suoi vicini meridionali, ma anche sull’Europa da cui hanno avuto origine le idee che ha rielaborato.
Alcuni arrivano persino a parlare di una «civiltà americana». Se questa cultura americana, frutto di uno sviluppo unico di idee originariamente europee, si configurerà infine come una nuova «civiltà» – sì, erede, ma distinta, dalla civiltà cristiana nata in Europa – è qualcosa che prima o poi diventerà evidente. Non si tratterebbe di un fenomeno nuovo, poiché lo stesso fenomeno si è verificato in Europa, dove la civiltà occidentale si è sviluppata sulle coste settentrionali del Mediterraneo, erede, ma distinta, dalla civiltà greco-romana che aveva prosperato nella stessa regione.
Non sembra ragionevole pensare che il diritto possa rimanere distaccato dagli eventi che si susseguono nella nostra civiltà, la civiltà cristiano-occidentale nata in Europa. Credo sia evidente che il diritto stia attraversando dei cambiamenti che, a seconda della prospettiva, potrebbero essere descritti come «trasformazione», «evoluzione» o «mutazione». A mio avviso, il diritto, sia privato che pubblico, sta vivendo qualcosa di più di una semplice «trasformazione» o «evoluzione». Sta subendo una vera e propria mutazione, cambiamenti così profondi da poter affermare che viviamo in una civiltà che non è più la civiltà cristiano-occidentale teorizzata da Spengler o Toynbee.
1.3. La legge come baluardo difensivo della polis
Il frammento numero 44 di Eraclito di Efeso, secondo il testo raccolto da Diogene Laerzio, afferma che «il popolo deve lottare per la legge come se fosse il proprio muro». Generalmente, le versioni spagnole del frammento traducono la parola «nomos» (νόμος) con «legge», ma questa traduzione non è del tutto corretta. «Nomos» indica l’ordinamento giuridico della comunità, che è più di una semplice «legge». E questo «ordinamento giuridico» dovrebbe essere inteso come la legge che non solo governa, ma dovrebbe governare, una società ben ordinata.
Raúl Caballero dà questa interpretazione al frammento: «Ciò che Eraclito chiede agli abitanti di Efeso è che, pur introducendo inevitabili cambiamenti in particolari aspetti dello stile di vita cittadino, dettati dai tempi e dalle esigenze che mutano, il demos, in quanto forza sociale emergente all’interno della polis, rimanga fedele alle forme e ai costumi tradizionali (nomos) nella loro essenza, ovvero in tutto ciò che favorisce il mantenimento dell’unità e della coesione della comunità. Solo in questo modo, secondo Eraclito, Efeso potrà preservare il suo status di comunità politica (polis), al sicuro dalle forze distruttive che minacciano l’integrità della sua coesistenza, proprio come i nemici minacciano un muro comune» (1)
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Mutazione del diritto privato
Riflettiamo sulle trasformazioni subite dal Diritto Privato. È risaputo che il Diritto Privato deve molto al Diritto Romano e rappresenta, in larga misura, una delle prove che la civiltà cristiano-europea, pur essendo distinta, è anche un prodotto della civiltà greco-romana. Il nucleo delle istituzioni di Diritto Privato europeo è rimasto debitore del Diritto Romano fino alla fine del XX e all’inizio del XXI secolo.
2.1. Modifica della legge sulla persona e sulla famiglia.
2.1.1. Vita e morte della persona.
In ambito giuridico, ciò che definisce una persona sono la nascita e la morte.
Uno dei cambiamenti che il cristianesimo introdusse nel diritto romano (in gran parte a causa della contemplazione del mistero fondativo della civiltà cristiana occidentale, il concepimento verginale di Maria) fu la protezione della vita umana prima della nascita. È quindi di grande importanza notare che il permesso di aborto in ambito legislativo è stato uno degli arieti contro la legge emersi nel fervore della civiltà cristiana occidentale.
A questo proposito, viene spesso definito «diritto alla vita», sebbene tale espressione sia forse imprecisa, poiché è evidente che non è possibile attribuire a un essere inanimato il «diritto» ad «avere la vita», e quando si parla di «diritto alla vita» ci si riferisce a un’entità che già possiede la vita. In realtà, si tratta del diritto della persona a «preservare» la vita esistente e, in questo senso, appare come il diritto di un essere umano vivente, anche se non ancora nato, a «preservare» la propria vita e a nascere secondo il corso biologico naturale.
Tuttavia, l’evoluzione di questo diritto ha portato a considerare che esso non costituisce un ostacolo all’impedire a un essere umano di «preservare» la propria vita e di impedire la propria nascita. Si contrappone addirittura al «diritto della donna all’autodeterminazione in merito all’interruzione di gravidanza» (Sentenza della Corte Costituzionale n. 44/2023). Tra l’altro, nessuno ha spiegato come questa «autodeterminazione» possa far riprendere quella gravidanza che è stata «interrotta».
Allo stesso modo, viene abbandonata l’idea che la vita nelle sue fasi finali debba essere oggetto di massima cura e attenzione. Da parte sua, anche l’idea di morte ha subito una brutale mutazione, considerando che l’individuo non solo ha la libertà di togliersi la vita ma anche la libertà di chiedere che lo Stato lo faccia, il cosiddetto «diritto di chiedere e ricevere l’assistenza necessaria per morire» (eutanasia) che, guarda caso, corrisponde ai cittadini spagnoli, ma non agli stranieri clandestini (articolo 5.1.a della Legge organica 3/2021).
2.1.2. Nominalismo contro realismo
Uno dei fattori chiave di quello che è stato considerato un punto di svolta nella civiltà cristiana occidentale è stata la predominanza del nominalismo sul realismo alla fine del cosiddetto «Medioevo». Questo processo «nominalista» ha avuto conseguenze nel corso dei secoli e ora, nel XXI secolo, ha raggiunto il suo apice con la Legge 4/2023, del 28 febbraio, per la reale ed effettiva uguaglianza delle persone trans e per la garanzia dei diritti delle persone LGBTI.
Naturalmente, una persona nasce con un sesso. Ma la legge stabilisce che «nel caso in cui il referto medico indichi una condizione intersessuale del neonato i genitori, di comune accordo, possono richiedere che l’indicazione del sesso rimanga in bianco per un periodo massimo di un anno. Trascorso tale periodo, l’indicazione del sesso sarà obbligatoria e la relativa registrazione dovrà essere richiesta dai genitori» (articolo 49.1 della legge sull’anagrafe civile introdotta dalla legge 4/2023).
Nel caso non fosse chiaro, il nominalismo prevale sul realismo e la legge stabilisce che per stabilire il nome proprio di una persona, «qualora l’identificazione risulti ambigua, non verrà data alcuna rilevanza alla corrispondenza del nome con il sesso o l’identità sessuale della persona» (Articolo 51.2 della Legge sull’Anagrafe Civile introdotta dalla Legge 4/2023).
Questo nominalismo si verifica anche in relazione alla designazione del sesso precedentemente registrata, poiché la legge consente la «rettifica del sesso» nel Registro Civile (articolo 83.1.d della Legge 20/2011 sul Registro Civile). Queste informazioni sono classificate come «specialmente protette» e non accessibili al pubblico. Ciò significa che un uomo può credere di poter sposare una donna perché così risulta registrata nel Registro Civile, senza sapere che la persona potrebbe essere nata maschio, o viceversa.
Il nominalismo è evidente anche nel cambiamento dei termini «padre» e «madre». La figura del padre è stata legalmente sostituita da quella di «padre o genitore non gestazionale». Quanto alla figura della madre, è stata sostituita da quella di «madre o genitore in gravidanza». Ma accade che «nelle coppie dello stesso sesso registrate, i riferimenti alla madre si intendono riferiti alla madre o al genitore biologico, e i riferimenti al padre si intendono riferiti al padre o al genitore non biologico» (Decima disposizione aggiuntiva della legge sull’anagrafe introdotta dalla legge 4/2023), che significa che in una coppia in cui entrambi hanno il sesso registrato «donna», una donna sarà «padre o genitore non gestazionale» e l’altra donna «madre o genitore gestazionale».
A complicare ulteriormente la situazione, la Legge 4/2023 ha introdotto la categoria di «madre o persona incinta transgender» (articolo 44.6 della Legge sull’Anagrafe introdotta dalla Legge 4/2023).
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2.2. Mutazione dei diritti reali: scomparsa della proprietà.
Un altro elemento del diritto romano classico è il diritto alle cose, e in particolare il diritto per eccellenza su una cosa: il diritto di proprietà. Questo diritto era configurato come il diritto esclusivo e perpetuo su una cosa corporea (de re corporali), da utilizzare (jus utendi), godere (jus fruendi) e organizzare (jus abutendi) di lei, nella misura in cui le leggi non lo proibiscono (nisi lege prohibeatur).
Questo intero concetto si è dissolto in diversi modi. In primo luogo, il termine «proprietà» è stato utilizzato per riferirsi a cose «intangibili», dai «diritti» alla cosiddetta proprietà «industriale» o «intellettuale». In secondo luogo, la natura «perpetua» della proprietà è stata erosa e le proprietà un tempo riconosciute come tali hanno perso questo status a causa di successive normative.
In particolare, la «perpetuità» è diventata fortemente subordinata al pagamento continuativo delle tasse (soprattutto per gli immobili urbani e rurali), trasformando così la proprietà in una sorta di contratto di locazione con lo Stato. In terzo luogo, il diritto di «uso» della proprietà è stato limitato oltre ogni limite ragionevole, poiché le leggi hanno introdotto divieti d’uso chiaramente arbitrari. Un esempio è la restrizione sull’uso del suolo, che è ormai chiaramente il risultato di decisioni amministrative o politiche, spesso derivanti da pratiche corruttive.
Si può affermare, a questo punto, che il diritto di proprietà sugli immobili non esiste più se non come finzione. Il diritto che le persone hanno sugli immobili non è più un diritto di proprietà. Per quanto riguarda i beni mobili, l’erosione è progressiva. È inoltre evidente che la proprietà dei beni mobili non esiste più in relazione alle automobili, che non possono essere «utilizzate» senza pagare tasse continue. Ci sono alcuni oggetti personali sui quali possiamo ancora parlare di proprietà: libri o dischi. Anche per quanto riguarda i gioielli, si registrano intrusioni sempre più problematiche.
2.3. Modifica del diritto contrattuale.
Per quanto riguarda i contratti, il fenomeno che si osserva dal XX secolo è che nelle transazioni commerciali private riguardanti le questioni più importanti della vita quotidiana, il fondamento concettuale di cosa sia un contratto, ovvero un accordo libero tra due parti, è venuto meno.
Per ottenere beni e servizi, individui e famiglie si trovano sempre più spesso a dover interagire con grandi aziende, spesso transnazionali. Ciò comporta due conseguenze. In primo luogo, i termini dell’accordo tra l’individuo e una grande azienda, anche se presentati come un «contratto», sono essenzialmente «documenti di adesione» (la dottrina del diritto civile li definisce ancora «contratti di adesione», il che, a mio avviso, è un’assurdità concettuale).
In secondo luogo, in caso di inadempimento contrattuale da parte di una di queste grandi aziende (si pensi ad esempio a banche, compagnie di telecomunicazioni, aziende di trasporto, etc.), da una parte c’è l’individuo o la famiglia, dall’altra una grande azienda con un esercito di avvocati al proprio soldo, il che rende praticamente impossibile intraprendere un’azione legale contro l’azienda in caso di violazione del contratto.
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Mutazione del diritto pubblico
Il debito nei confronti di Roma si manifesta anche nel Diritto pubblico, sebbene in misura significativamente minore. Sebbene sia vero che il Diritto pubblico esistesse a Roma o addirittura all’apice della civiltà cristiana occidentale (il cosiddetto «Medioevo»), resta il fatto che il Diritto pubblico è fondamentalmente un prodotto della civiltà cristiana occidentale dopo la creazione, in un certo momento della sua storia, dello Stato, inteso come una nuova forma politica sconosciuta in altre civiltà ed epoche, e caratterizzata dall’essere dotata di un nuovo tipo di potere politico anch’esso sconosciuto: la sovranità.
Dall’idea dello Stato come forma di potere dotata di sovranità si sono configurati i diversi rami del Diritto pubblico: il Diritto costituzionale (inizialmente chiamato «Diritto pubblico interno» o «Diritto politico»), il Diritto internazionale pubblico (inizialmente chiamato «Diritto pubblico esterno»), il Diritto amministrativo, il Diritto penale, il Diritto tributario e il Diritto del lavoro, che comprende elementi di Diritto privato.
Carl Schmitt, a cavallo tra il XX e il XX secolo, fece un’affermazione che alcuni avrebbero potuto considerare arrogante, ma che quasi un secolo dopo si è rivelata profetica: «sono l’ultimo rappresentante consapevole dello Ius Publicum Europaeum, il suo ultimo interprete e ricercatore in senso esistenziale, e ne sto vivendo la fine» (2). Nessuno può negare che le categorie classiche del diritto pubblico europeo si siano sviluppate sulla scia dell’emergere dello Stato (lo Ius Publicum Europaeum) sono in crisi o, se preferite non dirlo in questo modo, stanno vivendo quella che si potrebbe definire una «mutazione».
3.1. La crisi della sovranità esterna
Il diritto internazionale europeo si fondava sull’idea che i suoi soggetti fossero gli «Stati» riconosciuti come dotati di «sovranità». Per impedire che gli Stati potenti dominassero quelli più deboli, le guerre intraprese contro uno Stato che si limitava a esercitare la propria sovranità senza attaccare un altro Stato erano considerate «ingiuste».
Ma si è spinta oltre, erodendo la sovranità degli Stati in due modi: uno materiale e l’altro procedurale.
Da un punto di vista materiale, si è radicata l’idea che il rispetto dei «diritti umani» costituisca un limite alla sovranità degli Stati. Pertanto, gli Stati, nell’esercizio della loro sovranità, vengono privati del potere sovrano di determinare lo status dei propri cittadini e degli stranieri.
Inoltre, da un punto di vista giurisdizionale, sono stati istituiti tribunali internazionali, perlopiù in materia di «diritti umani», che mirano proprio a far rispettare la limitazione della sovranità statale. Ciò ha persino portato alla creazione di un diritto penale internazionale, accompagnato da una giurisdizione penale internazionale.
Tuttavia, è importante notare che gli Stati sovrani sono esclusi da questo processo. Si pensi, in primo luogo, agli Stati potenti che costituiscono il nucleo delle economie «su larga scala». Né gli Stati Uniti, né la Russia, né la Cina accettano limitazioni alla propria sovranità basate su trattati sui «diritti umani», tanto meno tribunali internazionali che potrebbero supervisionare le loro decisioni.
3.2. La crisi della sovranità interna: l’indifesa del potere costituente
La distruzione della sovranità assume caratteristiche tragiche in alcuni casi in cui determinate forze cercano di distruggere uno Stato dall’interno annientandone la sovranità.
La sovranità, concepita da una prospettiva razionalista, si traduce nell’idea che lo Stato possa pianificare la propria configurazione politica attraverso una «Costituzione». Pertanto, nel pensiero razionalista, la sovranità è intesa come «potere costituente». La distruzione della sovranità statale all’interno di uno Stato costituzionale viene quindi presentata come la distruzione del potere costituente. Negli Stati più degradati, si afferma che tutto nell’ordinamento costituzionale è riformabile, senza che vi siano fondamenti inattaccabili (Sentenza della Corte Costituzionale n. 48/2003).
In risposta agli attacchi alla «Costituzione» (ovvero al potere costituente), le costituzioni prevedono meccanismi politici e giurisdizionali. Il meccanismo politico per eccellenza è l’impiego dell’esercito, ma questa possibilità è paralizzata dalla richiesta di rispetto dei «diritti umani». Pertanto, rimane un altro meccanismo, «indolore»: il ricorso ai tribunali per difendere il potere costituente.
E qui, ancora una volta, vediamo come la sovranità interna sia stata erosa. Certe ideologie, in nome della «democrazia», ammettono la distruzione della sovranità statale o dell’integrità territoriale se tale decisione viene presa tramite votazione. Il presupposto è che il requisito della «democrazia» sia che non vi siano limiti a ciò che il «popolo» può decidere, consentendo così lo smembramento o la distruzione di una nazione.
Tuttavia, è opportuno esaminare anche le diverse reazioni in difesa della sovranità e del potere costituente: timide negli stati deboli o in declino (la Spagna del XXI secolo) e vigorose negli stati che mantengono la propria sovranità (dagli Stati Uniti del XIX secolo alla Russia e alla Cina del XXI secolo).
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3.3. Lo scioglimento della cittadinanza
Prima dell’approvazione della Costituzione spagnola del 1978, il regime di immigrazione si basava sul Decreto 522/1974, del 14 febbraio, del Ministero dell’Interno. Il Decreto si fondava sul presupposto che il diritto di circolare liberamente e di risiedere in Spagna appartenesse agli spagnoli e, di conseguenza, consentiva l’espulsione degli stranieri che non erano entrati con documenti o che, già residenti in Spagna, «quando, a causa del loro stile di vita, delle attività che svolgono, della condotta che osservano, dei precedenti penali o di polizia, delle relazioni che intrattengono o di altre cause simili, si ritiene opportuno». Un’eco di ciò si ritrova ancora nella Costituzione del 1978, che all’articolo 19 concede solo ai cittadini spagnoli il diritto di spostarsi e risiedere in Spagna.
Questa situazione iniziò a incrinarsi con la Legge organica 7/1985, del 1° luglio, sui diritti e le libertà degli stranieri in Spagna, che consentiva il ricorso in appello contro le decisioni di espulsione, le quali cessarono così di essere considerate atti politici extragiudiziali, rendendo possibile la sospensione delle espulsioni.
La situazione è stata ulteriormente aggravata dalla Legge organica 4/2000, dell’11 gennaio, sui diritti e le libertà degli stranieri in Spagna e sulla loro integrazione sociale, che all’articolo 58.2 ha smantellato l’intero sistema. Secondo tale articolo, «La detenzione sarà mantenuta per il tempo necessario agli scopi del fascicolo, ma in nessun caso potrà superare i quaranta giorni, né potrà essere disposta una nuova detenzione per alcuna delle cause previste nello stesso fascicolo». Ciò significava, in parole povere, che uno straniero con un ordine di espulsione non eseguito entro 40 giorni era libero di circolare sul territorio spagnolo.
Da allora, la libertà di movimento e di residenza sul territorio spagnolo ha cessato di essere un diritto riservato esclusivamente agli spagnoli, dissolvendo un elemento fondamentale della cittadinanza: il legame tra il popolo e il territorio.
3.4. Modifica dei diritti fondamentali
I diritti fondamentali nascono dal riconoscimento di uno status che mira a proteggere gli individui, e in particolare i cittadini, dalle azioni dello Stato. Questa premessa si scontra inevitabilmente con il paradosso di come lo Stato possa proteggere se stesso dalle azioni dello Stato. Questa contraddizione apparentemente insolubile è stata risolta dalla finzione della «separazione dei poteri», che consente a un «ramo dello Stato» di proteggere l’individuo dalle azioni di un altro «ramo dello Stato», ignorando il fatto che entrambi siano rami dello stesso Stato.
A prescindere da questo punto, resta il fatto che i diritti fondamentali sono creati principalmente per proteggere i diritti delle persone fisiche. Certamente, molti diritti sono attribuibili a persone giuridiche, ma sulla base del riconoscimento dei diritti delle persone fisiche. Tuttavia, stiamo assistendo a una progressiva «oggettivazione» e «desoggettivizzazione» dei diritti fondamentali, particolarmente evidente nelle procedure per la loro tutela. Ciò è diventato particolarmente evidente nella riforma del 2007 del processo di ricorso costituzionale in Spagna.
Si verifica anche nell’ambito del diritto dell’Unione europea, dove non esiste una procedura specifica per la tutela dei diritti fondamentali. Lo stesso vale per i regolamenti vigenti che disciplinano la Corte penale internazionale, dove la presunta difesa dei diritti umani più fondamentali è una procedura del tutto oggettiva, come dimostra il fatto che le vittime non hanno la legittimazione ad agire.
3.5. Cambiamento nel rapporto tra i poteri e le funzioni dello Stato
Il diritto pubblico europeo, nel suo sviluppo, ha stabilito una distinzione (piuttosto che una «separazione») di poteri e funzioni. Queste distinzioni vengono cancellate, distorcendo completamente il sistema.
Il primo cambiamento, evidente, era già stato notato da Carl Schmitt un secolo fa (3). Il fatto è che il Parlamento, uno di quegli organi fondamentali dello Stato preposti al potere legislativo, dato che opera attraverso il dibattito pubblico, non dibatte più né legifera, limitandosi a una funzione teatrale in cui i parlamentari recitano una parte e convalidano come leggi testi precedentemente elaborati dal Governo.
E se il Parlamento non discute né legifera, i tribunali, anziché giudicare l’applicazione delle leggi, cercano sempre più spesso di sostituirle con le proprie interpretazioni o addirittura di imporle nel caso in cui il legislatore non abbia approvato una legge.
Da un lato, sostituendo i metodi classici di interpretazione con la tecnica della «ponderazione degli interessi», più tipica dei processi di equità, i tribunali ignorano la soluzione offerta dalle norme applicabili e impongono invece quella che ritengono giusta. La distinzione tra «legge» ed «equità» si fa sfumata e, nei processi in cui i tribunali sono chiamati ad applicare la «legge», attraverso la «ponderazione degli interessi», finiscono per decidere sulla base di una presunta «equità».
D’altro canto, nell’ambito costituzionale è emersa una mostruosità concettuale chiamata «incostituzionalità per omissione». Nei suoi sviluppi più significativi, ha trasformato le corti costituzionali da «legislatori negativi», limitati a dichiarare se una legge esistente sia costituzionale o meno, in «legislatori positivi» che stabiliscono se il legislatore abbia mancato al suo dovere di emanare la legge omessa e necessaria.
La costruzione dell’«incostituzionalità per omissione» erode i fondamenti concettuali della giurisdizione costituzionale, risultando quasi sempre in una pronuncia puramente dichiarativa senza conseguenze pratiche e, in alcuni casi, inducendo la corte stessa ad osare emanare la legge che, a suo dire, era stata omessa.
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Le mura sono crollate
Tutti questi fenomeni possono essere riassunti in un’unica idea: come conseguenza del degrado del mondo delle idee in Occidente, si è verificato un degrado del Diritto che incarna i principi fondamentali della civiltà cristiano-occidentale: le istituzioni tradizionali vengono distrutte e vengono introdotte nelle norme novità prive di fondamento o con scarso fondamento, che ne accelerano ulteriormente il degrado.
La conclusione è che il diritto sta indubbiamente attraversando un periodo di trasformazione. Solo le innovazioni saldamente radicate nelle categorie classiche possono essere considerate una vera «evoluzione», un autentico «sviluppo». Ma ciò che le istituzioni sperimentano, che non solo non si basano più sulle categorie classiche ma addirittura le erodono o le distruggono, costituisce una «mutazione». Una mutazione che è una chiara indicazione che anche la civiltà stessa sta mutando, o ha già mutato. E da nessuna parte è scritto che questo cambiamento debba necessariamente essere in meglio.
Le mura del diritto cristiano occidentale sono crollate. Non per mano di nemici esterni, poiché gli stati nati dalla civiltà cristiana occidentale sono stati i più potenti della storia, ma perché sono stati minati dall’interno.
La civiltà cristiana occidentale è quindi lasciata alla mercé dei non europei e degli europei che la odiano.
Carlos Ruiz Miguel
Professore di Diritto Costituzionale, Università di Santiago di Compostela
NOTE
1) Raúl Caballero Sanchez, «La lucha del pueblo por la ley: una nueva propuesta de lectura del fragmento 22 b 44 dk de Heráclito», Exemplaria Classica. Journal of Classical Philology n. 16 (2012), pp. 3-16 (p. 10).
2) «Ich bin der letzte, bewußte Vertreter des jus publicum Europaeum, sein letzter Lehrer und Forscher in einem existenziellen Sinne und erfahre sein Ende». Cfr. Carl Schmitt, Ex captivitate salus, traduzione Anima Schmitt de Otero, Editorial Porto, Santiago de Compostela 1960 (1ª ed. tedesca, 1950, trad.it Ex Captivitate Salus, Adelphi, Milano 1993).
3) Carl Schmitt, Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus, Duncker & Humblot, Berlino 1923 (trad.it La condizione storico-spirituale dell’odierno parlamentarismo, Giappichelli, Torino 2004).
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