Spirito
Cinque vescovi contro i vaccini prodotti con feti abortiti
Dopo alcune imbarazzanti e semplicistiche prese di posizione da parte del mondo cattolico sul tema dell’utilizzo di vaccini prodotti con linee cellulari di feto abortito, con particolare riferimento all’attualità del vaccino anti-COVID un cardinale e quattro vescovi fra cui Mons. Athanasius Schneider tuonano contro l’utilizzo di questi farmaci, dichiarando fermamente che un cattolico non può in alcun modo partecipare, nemmeno in maniera indiretta e remota, al grande crimine contro Dio e contro l’umanità: il Male assoluto dell’aborto.
Renovatio 21 offre ai lettori la traduzione di questo importantissimo documento, che consigliamo di leggere fino alla fine. Un vero argine contro la deriva superficiale e a tratti liberale assunta da tanti ambienti in teoria intransigenti, che sono puristi nella liturgia ma incredibilmente permissivi verso ciò che in questo documento è giustamente definito come «cannibalismo bio-medico».
Il documento è precedentemente apparso sulla rivista americana Crisis.
La ricerca biomedica che sfrutta i nascituri innocenti e usa i loro corpi come «materia prima» ai fini dei vaccini sembra più simile al cannibalismo che alla medicina.
Nelle ultime settimane, agenzie di stampa e varie fonti di informazione hanno riferito che, in risposta all’emergenza COVID-19, alcuni Paesi hanno prodotto vaccini utilizzando linee cellulari di feti umani abortiti.
In altri paesi, tali vaccini sono in fase di pianificazione. Un coro crescente di ecclesiastici (conferenze episcopali, singoli vescovi e sacerdoti) ha affermato che, nel caso in cui non fosse disponibile alcun vaccino alternativo che utilizzi componenti eticamente leciti, sarebbe moralmente consentito per i cattolici ricevere vaccini prodotti con linee cellulari di bambini abortiti.
Nel caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feti umani abortiti, vediamo una chiara contraddizione tra la dottrina cattolica di rifiutare categoricamente, e senza ombra di dubbio, l’aborto in tutti i casi come un grave male morale che grida vendetta al cielo e la pratica di considerare i vaccini derivati da linee cellulari fetali abortite moralmente accettabili
I sostenitori di questa posizione invocano due documenti della Santa Sede: il primo, della Pontificia Accademia per la Vita, si intitola «Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti» ed è stato pubblicato il 9 giugno del 2005; la seconda, un’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, si intitola «Dignitas Personae, su alcune questioni bioetiche», ed è stata pubblicata l’8 settembre del 2008. Entrambi questi documenti consentono l’uso di tali vaccini in casi eccezionali e per un tempo limitato, sulla base di quella che nella teologia morale viene chiamata cooperazione al male materiale, remota e passiva.
I suddetti documenti affermano che i cattolici che utilizzano tali vaccini hanno «il dovere di rendere noto il loro disaccordo e di chiedere che il loro sistema sanitario renda disponibili altri tipi di vaccini».
Nel caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feti umani abortiti, vediamo una chiara contraddizione tra la dottrina cattolica di rifiutare categoricamente, e senza ombra di dubbio, l’aborto in tutti i casi come un grave male morale che grida vendetta al cielo (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2268, n. 2270), e la pratica di considerare i vaccini derivati da linee cellulari fetali abortite moralmente accettabili in casi eccezionali di «urgente bisogno» – per motivi di remota, passiva, cooperazione al male materiale. Sostenere che tali vaccini possono essere moralmente leciti se non ci sono alternative è di per sé contraddittorio e non può essere accettabile per i cattolici.
Sostenere che tali vaccini possono essere moralmente leciti se non ci sono alternative è di per sé contraddittorio e non può essere accettabile per i cattolici
Si devono ricordare le seguenti parole di Papa Giovanni Paolo II sulla dignità della vita umana non nata:
«L’inviolabilità della persona, riflesso dell’assoluta inviolabilità di Dio, trova la sua prima e fondamentale espressione nell’inviolabilità della vita umana. Soprattutto, la protesta comune, che giustamente si fa a favore dei diritti umani – ad esempio, il diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla cultura – è falsa e illusoria se il diritto alla vita, il più basilare diritto fondamentale e condizione per tutti gli altri diritti personali, non è difeso con la massima determinazione» (Christifideles Laici, 38).
L’uso di vaccini prodotti da cellule di bambini non nati e assassinati contraddice una «massima determinazione» a difendere la vita non ancora nata.
Giovanni Paolo II: « la protesta comune, che giustamente si fa a favore dei diritti umani – ad esempio, il diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla cultura – è falsa e illusoria se il diritto alla vita, il più basilare diritto fondamentale e condizione per tutti gli altri diritti personali, non è difeso con la massima determinazione»»
Il principio teologico della cooperazione materiale è certamente valido e può essere applicato a tutta una serie di casi (ad esempio nel pagamento delle tasse, nell’uso di prodotti ricavati dal lavoro in schiavitù, e così via). Tuttavia, questo principio difficilmente può essere applicato al caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari fetali, perché coloro che consapevolmente e volontariamente ricevono tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, seppur molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto.
Il crimine di aborto è così mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche se molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico una volta che ne sia pienamente consapevole.
Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei «frutti» (sebbene passi attraverso una serie di processi chimici) di uno dei più grandi crimini dell’umanità. Qualsiasi legame con il processo di aborto, anche il più remoto e implicito, getterà un’ombra sul dovere della Chiesa di rendere ferma testimonianza della verità che l’aborto deve essere completamente rifiutato. I fini non possono mai giustificare i mezzi.
L’uso di vaccini prodotti da cellule di bambini non nati e assassinati contraddice una «massima determinazione» a difendere la vita non ancora nata
Stiamo vivendo uno dei peggiori genocidi conosciuti dall’uomo. Milioni e milioni di bambini in tutto il mondo sono stati massacrati nel grembo della madre e giorno dopo giorno questo genocidio nascosto continua attraverso l’industria dell’aborto, la ricerca biomedica e la tecnologia fetale, e la spinta dei governi e degli organismi internazionali a promuovere tali vaccini come uno degli obiettivi primari.
Adesso non è il momento per i cattolici di cedere; farlo sarebbe gravemente irresponsabile.
L’accettazione di questi vaccini da parte dei cattolici, sulla base del fatto che implicano solo una «cooperazione remota, passiva e materiale» con il male, giocherebbe nelle mani dei nemici della Chiesa e la indebolirebbe come ultima roccaforte contro il male assoluto dell’aborto.
Coloro che consapevolmente e volontariamente ricevono tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, seppur molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto
Cos’altro può essere un vaccino derivato da linee cellulari fetali se non una violazione dell’Ordine di Creazione dato da Dio?
Poiché si basa su una grave violazione di questo Ordine attraverso l’omicidio di un bambino non ancora nato. Se a questo bambino non fosse stato negato il diritto alla vita, se le sue cellule (che sono state ulteriormente coltivate più volte in laboratorio) non fossero state rese disponibili per la produzione di un vaccino, non potrebbero essere commercializzate.
Il crimine di aborto è così mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche se molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico una volta che ne sia pienamente consapevole
Abbiamo quindi qui una doppia violazione del sacro Ordine di Dio: da un lato, attraverso l’aborto stesso, e dall’altro, attraverso l’atroce attività del traffico e della commercializzazione dei resti di bambini abortiti. Tuttavia, questo doppio disprezzo per l’Ordine divino della Creazione non può mai essere giustificato, nemmeno per il motivo di preservare la salute di una persona o di una società attraverso tali vaccini.
La nostra società ha creato una religione sostitutiva: la salute è diventata il bene supremo, un dio sostituto a cui si devono offrire sacrifici – in questo caso, attraverso un vaccino basato sulla morte di un’altra vita umana.
Nell’esaminare le questioni etiche che circondano i vaccini, dobbiamo chiederci: come e perché tutto questo è diventato possibile? Non c’era davvero alternativa? Perché la tecnologia basata sull’omicidio è emersa in medicina, il cui scopo è invece portare vita e salute?
Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei «frutti» di uno dei più grandi crimini dell’umanità
La ricerca biomedica che sfrutta i nascituri innocenti e usa i loro corpi come «materia prima» ai fini dei vaccini sembra più simile al cannibalismo che alla medicina.
Dobbiamo anche considerare che, per alcuni nell’industria biomedica, le linee cellulari dei bambini non ancora nati sono un «prodotto», l’abortista e il produttore del vaccino sono il «fornitore» e i destinatari del vaccino sono i «consumatori».
Stiamo vivendo uno dei peggiori genocidi conosciuti dall’uomo. Milioni e milioni di bambini in tutto il mondo sono stati massacrati nel grembo della madre e giorno dopo giorno questo genocidio nascosto continua attraverso l’industria dell’aborto, la ricerca biomedica e la tecnologia fetale, e la spinta dei governi e degli organismi internazionali a promuovere tali vaccini come uno degli obiettivi primari.
La tecnologia basata sull’omicidio è radicata nella disperazione e finisce nella disperazione. Dobbiamo resistere al mito secondo il quale «non ci sono alternative». Al contrario, dobbiamo procedere con la speranza e la convinzione che le alternative esistono e che l’ingegno umano, con l’aiuto di Dio, le possa scoprire. Questo è l’unico modo per passare dall’oscurità alla luce e dalla morte alla vita.
Il Signore ha detto che alla fine dei tempi anche gli eletti saranno sedotti (cfr Mc 13:22). Oggi, l’intera Chiesa e tutti i fedeli cattolici devono cercare urgentemente di essere rafforzati nella dottrina e nella pratica della fede.
Nell’affrontare il male dell’aborto, i cattolici devono più che mai «astenersi da ogni apparenza di male» (1 Tessalonicesi 5:22).
La salute fisica non è un valore assoluto. L’obbedienza alla legge di Dio e la salvezza eterna delle anime devono avere il primato.
I vaccini derivati dalle cellule di bambini non nati crudelmente assassinati hanno un carattere chiaramente apocalittico e possono presagire il marchio della bestia (vedere Apocalisse 13:16).
La tecnologia basata sull’omicidio è radicata nella disperazione e finisce nella disperazione
Alcuni ecclesiastici dei nostri giorni rassicurano i fedeli affermando che ricevere un vaccino COVID-19 derivato dalle linee cellulari di un bambino abortito è moralmente lecito se non è disponibile un’alternativa. Giustificano la loro affermazione sulla base della «cooperazione materiale e remota» con il Male.
Tali affermazioni sono estremamente anti-pastorali e controproducenti, soprattutto se si considera il carattere sempre più apocalittico dell’industria dell’aborto e la natura disumana di alcune ricerche biomediche e tecnologie embrionali.
I vaccini derivati dalle cellule di bambini non nati crudelmente assassinati hanno un carattere chiaramente apocalittico e possono presagire il marchio della bestia (vedere Apocalisse 13:16)
Ora più che mai, i cattolici non possono categoricamente incoraggiare e promuovere il peccato dell’aborto, nemmeno il minimo, accettando questi vaccini. Pertanto, come Successori degli Apostoli e Pastori responsabili della salvezza eterna delle anime, riteniamo impossibile tacere e mantenere un atteggiamento ambiguo riguardo al nostro dovere di resistere con «massima determinazione» (Papa Giovanni Paolo II) contro «l’indicibile crimine dell’aborto» (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 51).
Questa dichiarazione è stata scritta su consiglio e consiglio di medici e scienziati di vari paesi. Un contributo sostanziale è arrivato anche dai laici: da nonne, nonni, padri e madri di famiglia, e dai giovani. Tutti i soggetti consultati – indipendentemente dall’età, dalla nazionalità e dalla professione – hanno respinto all’unanimità e quasi istintivamente l’idea di un vaccino derivato dalle linee cellulari dei bambini abortiti. Inoltre, hanno ritenuto debole e inadeguata la giustificazione offerta per l’utilizzo di tali vaccini (ovvero «cooperazione materiale a distanza di tanto tempo»).
Abbiamo più che mai bisogno dello spirito dei confessori e dei martiri che evitino il minimo sospetto di collaborazione con il male della loro epoca
Ciò è confortante e, allo stesso tempo, molto rivelatore: la loro unanime risposta è un’ulteriore dimostrazione della forza della ragione e del sensus fidei.
Abbiamo più che mai bisogno dello spirito dei confessori e dei martiri che evitino il minimo sospetto di collaborazione con il male della loro epoca
«Siate semplici come figli di Dio senza rimprovero in mezzo a una generazione depravata e perversa, nella quale dovete risplendere come luce nel mondo» (Fil. 2, 15)
La Parola di Dio dice: «Siate semplici come figli di Dio senza rimprovero in mezzo a una generazione depravata e perversa, nella quale dovete risplendere come luce nel mondo» (Fil. 2, 15).
12 dicembre 2020, Memoria della Beata Vergine Maria di Guadalupe
Cardinale Janis Pujats, arcivescovo metropolita emerito di Riga
+ Tomash Peta, arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana
+ Jan Pawel Lenga, arcivescovo / vescovo emerito di Karaganda
+ Joseph E. Strickland, Vescovo di Tyler (USA)
+ Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana
Spirito
Il controverso accordo sulla nomina dei vescovi cinesi
Da otto anni, Roma cerca un’intesa con Pechino. Nel frattempo, il regime comunista stringe la sua morsa sui cattolici cinesi, arrivando a interferire persino nell’educazione religiosa dei bambini.
Il padre Mario Alexis Portella, della cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, è cancelliere emerito dell’arcidiocesi di Firenze. Dottore in diritto canonico e in diritto civile della Pontificia Università Lateranense a Roma, è autore di un articolo pubblicato il 26 agosto 2026 sul sito The European Conservative, intitolato: Accordo controverso Vaticano-Cina: come la Santa Sede crede di placare un regime comunista. Vi espone la situazione in cui si trova la Chiesa in Cina dal settembre 2018, data della firma del cosiddetto Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi in Cina, prorogato di nuovo nell’ottobre 2024 per altri quattro anni.
Se alcuni cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro Paese…
«L’accordo provvisorio tra la Santa Sede e il Partito comunista cinese (PCC), i cui dettagli restano riservati, riguarda una possibile integrazione nell’Associazione patriottica cattolica cinese (APCC)», spiega. «L’APCC è stata fondata nel 1957 per ordine di Mao Zedong ed è gestita dal Dipartimento del lavoro del Fronte unito del PCC, con lo scopo di allineare il cattolicesimo all’ideologia comunista.
«I cattolici rimasti fedeli a Roma furono costretti alla clandestinità. Ancora oggi questi cattolici formano una Chiesa clandestina, che il Vaticano non riconosce più a causa dell’Accordo provvisorio. Molti sacerdoti, religiose e laici continuano a subire il carcere, la tortura e, in certi casi, perfino l’esecuzione, per aver rifiutato di conformarsi alla Chiesa istituzionale del PCC.
«Quali che siano le intenzioni del Vaticano nell’adoperarsi per l’unificazione dei cattolici nell’Accordo di pace del Congresso generale, era evidente, al momento della firma, che la Cina, sotto la guida del segretario generale Xi Jinping, agiva in modo estremamente repressivo, in particolare in materia di libertà religiosa. Le autorità cinesi reprimono sistematicamente i diritti alla libertà di espressione, di associazione, di riunione e di religione, e prendono di mira gli oppositori del governo. Il rafforzamento del controllo ideologico esercitato dal PCC si accompagna a una severa assimilazione forzata di tibetani e uiguri, nonché all’applicazione di un rigoroso quadro di sicurezza nazionale a Hong Kong.
«In sostanza, Xi Jinping mira a sinizzare tutti i suoi sudditi, il che equivale, né più né meno, a un indottrinamento dei membri dei gruppi religiosi per allinearli al programma politico del PCC e alla sua visione marxista della religione.
… sarebbero i primi a cadere, vittime del loro errore…
«Non è la prima volta che il Vaticano cerca di concludere un accordo con un Paese comunista. È già avvenuto durante la Guerra fredda, in particolare sotto i pontificati di Giovanni XXIII (1958-1963) e di Paolo VI (1963-1978). Nel quadro della cosiddetta Ostpolitik, Roma ha condotto una diplomazia con i regimi comunisti chiudendo gli occhi sulle persecuzioni religiose interne subite dai cattolici e dagli altri cristiani. Tra le sue misure di appeasement, la Santa Sede ha acconsentito a cessare ogni denuncia pubblica dell’ideologia comunista atea e ha lasciato che ciascun governo gestisse i propri affari ecclesiastici.
«Parallelamente alla violazione degli accordi da parte dei comunisti, l’Ostpolitik ha favorito l’infiltrazione del Vaticano da parte di servizi segreti comunisti, come il KGB sovietico, la Stasi della Germania orientale, la StB cecoslovacca, la SB polacca e l’ÁVH ungherese. Le voci dissidenti, come quella del cardinale József Mindszenty, arcivescovo-principe di Esztergom e primate-reggente d’Ungheria, sono state represse; il cardinal Mindszenty fu arrestato e torturato con l’accusa di «attività sovversiva».
«Il comunismo è intrinsecamente malvagio», ricorda padre Mario Alexis Portella. «Oltre alla promozione di un’ideologia atea, i governi comunisti sono responsabili degli eventi più mortali della storia moderna; si stima che circa 100 milioni di persone abbiano perso la vita sotto la loro autorità nel corso del XX secolo. Inoltre, l’eredità di questa ideologia si caratterizza per la stagnazione economica, la repressione sistematica delle libertà fondamentali, le catastrofi ambientali e l’ipocrisia di un’élite dirigente che contraddice i propri princìpi di una società senza classi. Un «accordo di pace» con la Chiesa di Roma ha poche probabilità di modificare il quadro politico oppressivo del PCC.
«Le iniziative intraprese dal governo cinese per «sinizzare» le religioni vanno ben oltre il semplice rafforzamento della regolamentazione; implicano una riconfigurazione delle diverse confessioni. Ciò è particolarmente evidente nel cattolicesimo, che possiede una teologia strutturata e sistematica che promuove i valori occidentali, in particolare i diritti naturali inalienabili, e, cosa ancora più inquietante per le autorità cinesi, a differenza delle altre religioni, un capo supremo che è anche capo di Stato: il Papa. Molti fedeli cinesi, rifiutando di sottomettersi alla legge cinese sulla protezione della vita privata, continuano a essere detenuti.
«Lord David Alton di Liverpool, eminente membro della Camera dei Lord nel Regno Unito, ha recentemente condannato l’accordo provvisorio del 2018 tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese definendolo un “patto con il diavolo”, sottolineandone la complicità in “violazioni flagranti” della libertà religiosa e il conseguente tradimento della Chiesa clandestina nel Paese».
«Come Lord Alton, si sarebbe potuto supporre che la liberazione dei vescovi e dei sacerdoti cattolici incarcerati dovesse essere una condizione preliminare all’approvazione da parte del Vaticano della proroga di questo accordo contestabile. Inoltre, la Santa Sede avrebbe dovuto esigere la fine dell’ingiusta detenzione di Jimmy Lai, attivista pro-democrazia di Hong Kong, cattolico leale e profondamente devoto, condannato nel febbraio 2026 a vent’anni di carcere. Il tribunale di Hong Kong ha inflitto pesanti pene anche a sei ex dipendenti del suo giornale [Apple Daily], ormai chiuso, stabilendo così un nuovo standard in materia di restrizioni alla libertà di stampa nella città.
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… e più l’odio dei «senza Dio» si mostrerà devastante (Pio XI)
«Mantenendo il suo accordo con il PCC, il Vaticano sostiene di fatto la sua perversione delle pratiche religiose e si rende pericolosamente complice dell’escalation delle violazioni dei diritti umani in Cina. Le autorità romane hanno tuttavia la possibilità di ritirarsi da questo accordo. Per lo meno, il Vaticano dovrebbe renderlo pubblico, garantire la protezione della libertà religiosa ed esortare Pechino ad abbandonare le accuse a carico di Jimmy Lai e degli altri detenuti. Se la comunità cattolica in Cina, nella Chiesa clandestina, ha potuto continuare a difendere la giustizia e i diritti umani nonostante decenni di oppressione, Roma può senza dubbio manifestare la forza morale necessaria per sostenerla».
In particolare, scrive Ed Condon su The Pillar il 2 settembre scorso, alcuni cattolici cinesi hanno indicato che, in diverse regioni, vengono applicate le norme comuniste che vietano ai bambini di entrare nelle chiese o di ricevere un insegnamento religioso formale. «Non è solo qui o là, dove dei funzionari locali vogliono mettersi in mostra o dimostrare di fare il proprio lavoro con zelo», ha dichiarato un ecclesiastico della Cina continentale. «È dappertutto, è al tempo stesso una politica e una priorità, non c’è alcun dubbio». E un sacerdote prosegue: «Se si esaminano le regole in vigore, non mirano ad assicurare la stabilità della Chiesa. Lo scopo è soffocarla. Certe cose sono permesse, il che dà un’impressione generale di tolleranza, ma la morsa si stringe sempre di più».
La stessa sensazione di intensificazione della pressione sulla fede e sulla pratica cattolica è stata segnalata di recente a Hong Kong, dove anche il clero riferisce una forma di repressione tattica volta a ottenere una soppressione strategica della pratica religiosa. Per questo tale repressione si accompagna a una pratica importante e crescente del cattolicesimo clandestino.
Il sito ispanofono InfoVaticana sottolinea il ricorso alla Chiesa clandestina basandosi sul rapporto pubblicato il 23 agosto da Catholic World Report sulla situazione attuale dei cattolici sotto il regime di Xi Jinping. Riprende in particolare la testimonianza di un vescovo cattolico cinese, estraneo all’Associazione cattolica patriottica cinese, il quale afferma che almeno dieci nuovi vescovi sarebbero stati consacrati in segreto nella provincia del Fujian, nel Sud-Est della Cina, poiché le comunità clandestine temono che il crescente controllo del governo sulla Chiesa comprometta la loro sopravvivenza.
L’autore, lo storico e sinologo Anthony E. Clark, mantiene segreta l’identità del vescovo per proteggerne la sicurezza. Secondo la sua testimonianza, dopo la firma nel 2018 dell’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese sulla nomina dei vescovi, la situazione nel Fujian sarebbe diventata uno «stato di emergenza» per i cattolici che restano al di fuori delle strutture ufficiali.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Documentario sulle consacrazioni episcopali FSSPX 2026
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Spirito
Sacerdote ucciso dalla caduta di un crocifisso durante la messa. Se fosse stato ad orientem si sarebbe salvato?
In Ecuador, un sacerdote cattolico è morto dopo che un grande crocifisso di legno, caduto dal muro di una chiesa, lo ha colpito alla testa durante la messa.
La tragedia si è verificata sabato nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nella città meridionale di Guayaquil. La funzione religiosa è stata trasmessa in diretta streaming sui social media, secondo quanto riportato dai media locali.
Il filmato mostra il parroco cinquantatreenne, padre Patricio Alfredo Sanchez Molinari, classe 1973, in piedi vicino all’altare quando il crocifisso appeso alla parete dietro di lui si inclina improvvisamente in avanti e gli cade addosso. L’incidente è avvenuto circa 30 minuti dopo l’inizio della funzione, lasciando i fedeli attoniti e addolorati.
Catholic priest Patricio Alfredo Sánchez Molinari was killed when a crucifix fell on him during a service in Ecuador. Congregants tried to help, but he died from his injuries. pic.twitter.com/u2b4DaZPok
— Breaking911 (@Breaking911) October 18, 2026
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L’Arcidiocesi di Guayaquil ha successivamente confermato la morte del sacerdote in un comunicato ufficiale, affermando che il Cardinale Luis Cabrera si è unito «nella preghiera per l’eterno riposo della sua anima ed esprime la sua solidarietà, il suo affetto e il suo amore alla famiglia dei Redentoristi, ai suoi familiari e amici». Anche i parrocchiani di San Lorenzo a Vinces, dove padre Patricio aveva prestato servizio in precedenza, hanno reso omaggio al sacerdote, ricordando la sua «dedizione e il suo amore pastorale» per la loro comunità.
Le autorità ecuadoriane non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto e le cause della caduta del crocifisso restano ignote.
Da quanto si comprende, il terrificante incidente si è avuto dopo l’omelia, dove il sacerdote aveva predicato sulla mortalità e sul giusto utilizzo del tempo limitato che gli esseri umani hanno in questa vita per servire il Signore.
Ispirandosi al passo evangelico che parla di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, ha detto alla congregazione: «Cari fratelli e sorelle, un giorno anche noi che siamo qui moriremo». «A volte il tempo che dedichiamo alle cose materiali non ha lo stesso significato del tempo che dedichiamo a Dio: quel tempo di qualità che doniamo a Dio, ai nostri fratelli e sorelle, a nostro marito, a nostra moglie, ai nostri figli, alla famiglia. Quel tempo è speso meglio», ha continuato.
Il presbitero aveva anche chiesto: «quanto tempo dedichiamo a Dio? Come impieghiamo il nostro tempo?» e aveva osservato che spesso le persone trascorrono ore al cellulare e con altre distrazioni, dedicando solo brevi momenti alla preghiera. «Ciò che conta è sempre il Signore. Lui deve essere al primo posto», ha detto, prima di guidare la recita del Credo.
Durante le preghiere dei fedeli che sono seguite , il grande e pesante crocifisso di legno si è staccato dal muro dietro l’altare e cadde, colpendo padre Sánchez alla testa. I parrocchiani si precipitarono subito ad aiutarlo; Nella registrazione si sente la voce di una donna che grida: «padre, padre… chiama un’ambulanza!»
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Si tratta di una tragedia tremenda, perché un sacerdote ucciso durante il rito è raro (epperò non troppo: sono cinque i casi del solo 2026) e spaventoso.
Il fedele della Messa tradizionale può chiedersi tecnicamente se, tuttavia, se con il rito antico il sacerdote avrebbe potuto vedere il crocifisso cadere e magare ripararsi. Il sacerdote girato verso Dio, cioè ad orientem, come prescritto dalla Santa Messa di sempre, dà le spalle al popolo per concentrarsi sull’altare di Dio. La messa novus ordo, che è ad populum, prevede che il sacerdote dia le spalle a Dio per favorire il popolo.
Aggiungiamo pure che le intercessioni del popolo (la cantilena «ascoltaci o Signore…») nella Messa antica non vi sono.
L’idea contemplata da alcuni, quindi, è che con la Messa antica il sacerdote potrebbe forse essersi salvato – tuttavia non ci permettiamo in alcun modo di poter analizzare il disegno di Dio, anche e soprattutto quando esso è così drammatico e carico di significato.
Purtuttavia, possiamo dire che Renovatio 21 ha registrato, negli ultimi tre anni, altri casi infausti di sacerdoti colpiti a Messa: quelli dei «malori», puntualmente annotati nell’apposita rubrica settimanale di Renovatio 21, che hanno angosciosamente interessato tanti sacerdoti, e pure tanti fedeli. Casi meno spettacolari, ma ugualmente letali – le cui cause, pure, potrebbero essere più facilmente spiegabili.
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