Pensiero
Ci risiamo: il papa loda Don Milani. Torna l’ombra della pedofilia sulla Chiesa e sul futuro del mondo
Ci risiamo, ed è l’ennesimo spettacolo doloroso e mostruoso cui tocca assistere: il nuovo papa loda Don Milani. Le implicazioni di questa scelta sono spaventose.
L’11 ottobre, parlando ai pellegrini delle diocesi toscane, Prevost ha citato in modo molto benevolo il controverso prete-maestro della Barbiana: «Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito “testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica”, aveva come motto “I care“, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore».
Questa cosa del Don Milani «profeta» (colui che anticipa i tempi: a suo modo, non errato) non è nuova: Leone il 12 giugno all’incontro con il clero della diocesi di Roma aveva definito di Don Lorenzo Milani come di «un profeta di pace e giustizia».
La chiesa conciliare, quindi, non lascia Don Milani. No: raddoppia.
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Per noi non è solo il segno chiaro della contiguità assoluta, e infame, con il papato di Bergoglio. Ci prende l’idea di forze oscure – davvero oscure – che bramano per espugnare definitivamente il Soglio e devastare l’umanità tutta.
Perché, per chi si è perso le puntante precedenti – o chi, da buon boomer, si informa su TV e giornali senza chiedersi nessuno sforzo personale per la comprensione della realtà – Don Milani, la grande icona della sinistra (non solo quella, vero Salvini?) e dei cattolici benpensanti, negli ultimi anni è stato accusato di essere una figura molto ambigua, che in una sua lettera, pubblicata dagli stessi seguaci, parlava della sodomizzazione dei suoi allievi ragazzi.
Citiamo dalla lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini, contenuta nel libro di quest’ultimo Don Milani! Chi era Costui?, edito Baldini&Castoldi nel 1996, alle pagine3 86-391.
«… Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!). E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale e inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché la gente non crede a chi non ama e è inutile che tenti di allontanare dalla scuola i professori atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Il corsivo è nostro.
Ora, questo brano è impossibile che in Vaticano non lo hanno letto. Non dopo che, all’altezza del fallito push per la beatificazione del 2019, era rispuntato fuori in tutta il suo orrore. E non solo nei circoletti tradizionalisti, o in intelligentissimi pubblicazioni come Il Covile. La faccenda era rispuntata nel mainstream, quello dei giornaloni e dei grandi editori.
Mi hanno scritto in diversi che dell’episodio non ricordano più niente. Quindi, sintetizzo.
Il 5 giugno il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli organizza al MIUR «un evento dedicato a Don Milani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa (…) “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero».
C’è, notevole, una vera convergenza con il Sacro Palazzo: «a scuola, come ci ha ricordato il papa nel messaggio inviato per l’evento dedicato oggi a Don Milani, nell’ambito della Fiera dell’editoria, deve essere capace di dare una risposta alle esigenze delle ragazze e dei ragazzi più giovani» scrive la nota del MIUR.
Non ci sono solo le parole. Il 20 giugno 2017 Bergoglio effettua un «pellegrinaggio» (sic – proprio come per i viaggi presso santuari e luoghi sacri) a Barbiana, per onorare don Milani.
In quei giorni, strana coincidenza davvero, esce per Rizzoli un libro di un celebrato scrittore nazionale, tale Walter Siti. Sedicente omosessuale, nei circoli giusti il Siti conta: normalista, professore universitario, studioso di Montale, curatore delle opere di Pasolini (lui), collaboratori dei giornali di De Benedetti Repubblica e Domani, pochi anni prima aveva vinto il premio Strega. Una voce difficile da ignorare nel contesto dei grandi media di regime.
Il romanzo, che oggi per qualche ragione si vende su Amazon in cartaceo a 100 euro, si intitola Bruciare tutto. Racconta la storia di Don Leo, un immaginario prete pedofilo, e dei suoi struggimenti. È un’opera di fiction, ma si apre con una dedica che apre un bello squarcio sulla realtà: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani».
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Boom. I giornali cominciano ad occuparsene: «Ho creduto che don Milani somigliasse al mio prete pedofilo» titola un articolo sul sito apparso su La Repubblica. Qualche giorno prima, un commento («La pedofilia come salvezza. L’inaccettabile romanzo di Siti») era partito dalla filosofa del PD Michela Marzano, nota per la sua attenzione al tema dell’anoressia e il suo abortismo militante.
Il 21 aprile la bizantinista TV Silvia Ronchey, figlia del ministro PRI Alberto Ronchey e cognata della collaboratrice dell’Osservatore Romano Lucetta Scaraffia in Galli della Loggia, aveva scritto un’ulteriore difesa («Le vere parole di Don Milani») su La Repubblica, che forse è una toppa peggio del buco: prima definisce il Milani come «è un ebreo non praticante che fa “indigestione di Cristo” (…) la sua conversione non è certo dall’ebraismo al cristianesimo, bensì da un battesimo di convenienza, ricevuto per sfuggire alle leggi razziali, a un abito scomodo, indossato per vocazione di riscatto»; poi lo scrive egli era «calamitato dalla letteratura, dalla poesia, dalla pittura fin da adolescente, artista bohémien dalla non celata omosessualità nella Firenze di fine anni Trenta».
«Non celata omosessualità»: quindi, almeno dell’omofilia del prete-icona tutti sapevano, allora come oggi? Almeno fra le élite, era cosa nota? È un argomento che non va trattato con il popolo? Chiediamo.
Non che l’interessato non sapesse di cosa si parlasse. in una lettera sul suo direttore spirituale don Raffaele Bensi, nume tutelare della chiesa «resistenziale» della Firenze del dopoguerra, scrisse: «può darsi che lei abbia in vista una felice sintesi delle due cose, di cui io invece non intravedo la compatibilità p. es. passare a un tempo da finocchio e da maestro, da eretico e da padre della Chiesa, da murato vivo nel chiostro e da pubblicatore del più polemico dei libri».
A Firenze, va detto, chiacchierano di Bensi. Si dice avesse bruciato tutta la corrispondenza privata, dove, sostiene Neera Fallaci, forse si parlava anche di Paolo VI.
Le pulsioni sono disseminati in altre regioni dell’epistolario milaniano. In un’altra lettera ad un amico vi sarebbe scritto «Vita spirituale? Ma sai in che consiste oggi per me? Nel tenere le mani a posto».
Forse, abbiamo pensato, davvero tutti sapevano. Tuttavia qui c’è un primo grande mistero: come è possibile che prima del Concilio Vaticano II, quando la selezione dei sacerdoti scartava immediatamente quanti erano anche solo lontanamente sospettati di avere pulsioni omofile, il Milani sia riuscito a farsi consacrare?
Andiamo poco oltre, e troviamo un’ulteriore storia terrificante, quella del Forteto. Va chiarito che non vi sono prove del coinvolgimento dei guru fortetani con il Milani. La comunità nacque dopo la morte di Don Lorenzo, tuttavia il fatto che il donmilanismo potesse essere stato un’ispirazione è un’idea piuttosto accettata.
Il Forteto è, secondo il vaticanista Sandro Magister, «quella catastrofe che si è consumata in quel di Firenze, tra i circoli cattolici che fanno riferimento a don Lorenzo Milani e alla sua scuola di Barbiana. Una catastrofe che opinionisti e media hanno a lungo negato o passato sotto silenzio, per ragioni che si intuiscono dalla semplice ricostruzione dei fatti».
Al Forteto, scrive la Relazione della Commissione regionale d’inchiesta «l’omosessualità era non solo permessa ma addirittura incentivata, un percorso obbligato verso quella che Fiesoli [il leader della comunità, ndr] definiva “liberazione dalla materialità” (…) l’amore riconosciuto e accettato, l’amore vero, alto e nobile era solo quello con lo stesso sesso (…) Il bene e l’amore vero erano quelli di tipo omosessuale, perché lì non c’è materia».
Faccenda è complicata e spaventosa. Ci hanno messo dentro di tutto. Renovatio 21 ha pubblicato un’intervista al magistrato Giuliano Mignini, che si occupò oltre che del caso Kercher anche di quello del Mostro di Firenze, in cui accenna a questioni di cui ha parlato di recente anche alla «Commissione Parlamentare d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità Il Forteto»,
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In realtà, non vorremmo tornare a riparlare di tutto questo – ne abbiamo trattato più di dieci anni fa, arrivando a partecipare una conferenza in Regione Toscana con vari soggetti, tra cui Giovanni Donzelli, allora consigliere regionale e oggi parlamentare membro del cerchio magico della Meloni, mentre ad organizzare c’era l’indomito Pucci Cipriani, che per decenni ha combattuto il Don Milani e il donmilanismo.
Qui ci importa di notare altro. Dinanzi a questa mole assoluta di melma, Leone, come con il blocco di ghiaccio benedetto e la sua benedizione cringe, tira dritto, come se niente fosse: viva Don Milani, dice il papa americano, chiaramente imbeccato da qualche puparo della gerarchia. L’agenda della neochiesa va avanti. Ma verso dove?
Già. Noi avevamo una nostra allucinante ipotesi. In quell’articolo di oramai otto anni fa scrivevamo: «La finestra di Overton, già spalancata per l’omoeresia, ora pare aprirsi, per mano del Papa, per la pederastia ecclesiastica (…) Il cosiddetto “ritardo cattolico” martiniano è finito. La società secolare può metterci anni a normalizzare la pedofilia; la Chiesa ci può invece impiegare pochissimo. Con il golpe modernista è tutto chiaro: la dissoluzione aumenta esponenzialmente, e la foga satanica contro l’Ecclesia è ben maggiore di quella usata contro la società civile».
Cosa stai dicendo? Il Vaticano, che tanto sta pagando per la questione delle vittime degli orrendi abusi commessi da sacerdoti e vescovi… starebbe lavorando per normalizzare la pedofilia?
Le forze che controllano l’agenda del papato possono volere un tale abisso? Eccerto.
E cosa pensate, che il Male non si concentri sul katechon? Che l’avversario non voglia distruggere la diga costruita da Cristo? Credete che Satana non voglia che il pontefice smetta di creare ponti con il Paradiso?
Pensate davvero che chi vuole il dominio del maligno sulla Terra non cerchi di corrompere la Chiesa dall’interno?
Capiteci: la finestra di Overton spalancata sulla pedofilia è solo uno dei tasselli del disegno, che in realtà è già bello che scritto: una società mostruosa, dove i tabù – compreso soprattutto l’incesto – sono rimossi definitivamente dai suoi schiavi perverso-polimorfi, dove la morte (per eutanasia, per aborto, per omicidio tout court pienamente legalizzato) è un valore auspicabile, e con essa, vero obiettivo, il sacrificio umano.
Ecco che approntano il Regno Sociale di Satana, e lavorano incessantemente non solo per plasmarne la «morale» demoniaca, ma per progettarlo biologicamente: Renovatio 21 ha cercato di ripeterlo negli anni, i bambini della provetta potrebbero essere proprio coloro «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo» (Ap 13, 8) di cui parla San Giovanni nell’Apocalisse. Cioè, il futuro popolo, il futuro esercito, dell’anticristo.
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Roma si sta muovendo anche lì, verso lo sdoganamento papista degli umanoidi: e non solo con conferenze ammicanti, ma con la proposta (incredibile davvero) di beatificare il politico democristiano che tanto lavorò per normare, cioè permettere, la fecondazione in vitro in Italia. Dell’agghiacciante processo di beatificazione di Carlo Casini – che gli ebeti pro-vita italici celebrano ancora oggi – avremo modo di scrivere più avanti.
Non siamo davanti ad una questione politica. Si tratta di una battaglia metafisica, la guerra spirituale per la salute del mondo, per salvare il pianeta dall’inferno.
Volenti o nolenti, lo sappiate o no, a questo siete chiamati dall’ora presente.
E, io dico, non c’è onore più grande.
Roberto Dal Bosco
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Immagine rielaborata da pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Pensiero
Arriva la «scomunica marinata»?
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Pensiero
Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).
In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.
Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».
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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.
Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».
Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».
«Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.
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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.
Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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