Vaccini
Chi ha paura del vaiolo?
Uno degli stereotipi comuni riguardo ai vaccini, sarebbe quello di affermare con indefettibile certezza che le più grandi epidemie della storia siano state sconfitte solo e con l’esclusiva invenzione di essi.
In realtà, senza nemmeno entrare troppo in un apparato prettamente scientifico, si può tentare di delineare un tracciato di tipo storico, per smentire o comunque alleggerire la portata delle affermazioni di cui sopra. Prima di tentare di addentrarci in quest’ampia impresa – l’argomento essendo osteggiato da un diktat sanitario che ha fatto delle vaccinazioni l’antidoto a qualsivoglia malattia infettiva, ma, guarda caso, solo quelle in grado di suscitare il più tremendo terrorismo – è doverosa una puntualizzazione di natura logica: il vaccino non è niente di più che un farmaco, con azione preventiva e non curativa. Orbene, oltre al fatto che risulta molto più complicato riconoscere l’efficacia del primo rispetto al secondo, per un determinante fattore legato alle tempistiche (un farmaco preventivo deve essere sperimentato su vasta popolazione ed attraverso un lasso di tempo ampio), si può convenire che non sempre un vaccino possa coprire dalla malattia contro la quale dovrebbe fare scudo. Ed è proprio questo che cercheremo di risaltare, partendo dalla storia del vaiolo e ponendo alcuni esempi concreti e realmente accaduti.
La malattia del vaiolo, emersa, con ogni probabilità, nella sua endemicità, in India circa 2500-3000 anni fa, vede la sua prima evidenza clinica attendibile nella mummia del faraone egiziano Ramses V, morto oltre 3000 anni fa. Successivamente, si è ipotizzato che i commercianti egiziani abbiano “importato” la malattia in India nel I millennio a.C. dove si è sviluppata endemicamente per i successivi 2000 anni; dalla penisola indiana si è poi allargata a macchia d’olio in Cina e Giappone fino al VI sec. (in Giappone si stima che l’epidemia del 735-737 abbia ucciso un terzo della popolazione dell’arcipelago asiatico).
L’arrivo del vaiolo in Europa è, invece, meno individuabile; la malattia non è citata né nella Bibbia, né nella letteratura greca e romana.
Le prime epidemie periodiche si ebbero durante il Medioevo, ma il vero salto di qualità lo si ebbe col crescere della popolazione dovuto all’aumentare degli scambi commerciali che portarono il vaiolo ad essere presente in gran parte del territorio del vecchio continente, infettando soprattutto i fanciulli e causando la morte di oltre il 30% degli individui colpiti.
Le successive esplorazioni e colonizzazioni europee favorirono la diffusione della malattia in tutto il mondo conosciuto e il vaiolo divenne una delle più importanti cause di mortalità in tutto il globo.
La prima vaccinazione eseguita nella storia contro il vaiolo fu somministrata nel Maggio 1796 da Edward Jenner a James Pipps, un bambino di 8 anni; l’esperimento di Jenner consistette nel prelevare del materiale purulento dalle vescicole di un bovino che aveva contratto il vaiolo ed iniettarlo nei candidati alla vaccinazione: il bambino contrasse il vaiolo bovino e dopo qualche settimana gli venne somministrato il vaiolo umano ma non si ammalò.
Jenner, quindi, ne dedusse che la pratica garantiva l’immunità, pur non avendo tra le mani alcuna prova scientifica di tale asserzione.
Dopo pochi anni, diversi Stati cominciarono un programma di vaccinazione di massa con l’intento di combattere la malattia e le epidemie da essa causate. L’eradicazione di questa grave malattia, secondo la versione ufficiale, risalirebbe al Maggio del 1980, a seguito di una dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: l’ultimo caso registrato risale, infatti, al 26 Ottobre 1977 in Somalia.
Purtroppo, un diffuso luogo comune vuole che il debellamento del vaiolo sia avvenuto grazie all’uso del vaccino ma in realtà non è possibile trovare alcuno studio scientifico che sostenga tale ipotesi, anzi tutt’altro. Cerchiamo, quindi, di analizzare, attraverso fonti certe ed incontestabili, com’è veramente andata in diversi paesi:
Il caso Inglese – L’inghilterra introdusse il vaccino nel 1798, rendendolo obbligatorio nel 1853 con il “Compulsory Vaccination Act”. I dati in nostro possesso sono emblematici di quanto, nonostante le ferree costrizioni messe in atto dai governanti nei confronti della popolazione, non vi sia stata alcuna variazione di mortalità legata al vaiolo1:
- ben tre epidemie di vaiolo si verificarono negli anni 1857-59, 1863-65 e 1871-72;
- l’86% della popolazione nel 1872 aveva una copertura vaccinale, ma proprio in tale periodo i tassi di mortalità raggiunsero livelli altissimi;
- negli anni successivi, con una copertura vaccinale progressivamente inferiore (arrivata fino al 61% nel 1898), si raggiunse il livello minimo di mortalità per vaiolo;
- a partire dal 1902, con un nuovo aumento della copertura vicina al 72%, si ebbe un nuovo picco della curva di mortalità.
Non solo l’Inghilterra subì l’attacco più feroce del vaiolo in periodi di copertura maggiore ma, in quel periodo storico, i casi più frequenti si ebbero all’interno della popolazione vaccinata.
Ad alcuni, le statistiche potrebbero risultare fredde ed indigeste ma, per queste tematiche, sono molto eloquenti2:
- nell’ospedale antivaioloso di Highgate, nel 1871, il 91% dei casi riguardava persone vaccinate e, nel 1881, su un totale di 491 casi, 470 malati, cioè circa il 96%, erano stati vaccinati;
- “The Lancet” del 23 febbraio 1884, a proposito dell’epidemia di Sunderland, cita 100 casi di cui 96 tra i vaccinati; e durante quella di Browley evidenzia come su 43 casi di vaiolo tutti e 43 i soggetti fossero vaccinati;
- la città di Sheffield, nel 1887-1888, su 7066 casi, 5891 furono classificati nella categoria dei vaccinati;
- a Warrington nel 1892-1893, su 647 casi, 601, ben l’89,2%, riguardavano persone vaccinate;
- a Birmingham nel 1892-1893 furono registrati 2616 casi su 2945 (88,8%) di vaccinati;
- a Willenhall, nel 1894, 739 casi su 828 (89,3%);
- per finire, a Londra, nel 1901-1902, su quasi 10.000 casi, 7.000 riguardarono persone vaccinate.
Sempre a Londra, la città più vaccinata del Regno Unito, è utile sottolineare come, negli anni 1819-1823 (in cui la vaccinazione non era resa ancora obbligatoria e il numero dei vaccinati non superava il 10% della popolazione) la media di decessi causati dal vaiolo era di 292 all’anno, mentre nel quinquennio 1869-1873, dopo vent’anni di rigorosa politica vaccinale, la media annuale dei decessi era di 679, mostrando in modo chiaro una stabilità della mortalità, tenendo conto dell’incremento demografico3 4 5.
Il caso tedesco – I dati più completi sulla situazione tedesca sono stati raccolti negli studi del Dott. Gerhard Buchwald, medico e fisico tedesco, che annovera più di 3000 pubblicazioni sul tema delle vaccinazioni6.
I suoi studi dimostrano come a diffondere la malattia e ad aumentarne la mortalità sia stata proprio la vaccinazione antivaiolosa: negli anni tra 1947 e il 1974, la popolazione tedesca registrò un aumento di casi letali anche in coloro che erano stati vaccinati (in particolare a coloro che avevano avuto più richiami). Nonostante questi studi, in cui Buchwald raccolse migliaia di casi di persone danneggiate da vaccinazioni, l’opinione pubblica, esattamente come avviene oggi, fu plasmata dalle campagne pubblicitarie che inneggiavano alla sicurezza e all’efficacia di tali pratiche, la cui pericolosità era già stata evidenziata dal dott. Kittel, che evidenziò come fino al 1967, in Germania Occidentale, dopo l’antivaiolosa, 3297 bambini riportarono gravi danni all’udito; fanciulli che fecero più richiami presentarono delle aberrazioni cromosomiche nei loro globuli bianchi.
E’ incredibile come, sempre in base agli studi del dott. Buchwald, nella città di Meschede, tra i 277.000 abitanti non vaccinati non ci fu nemmeno un caso di malattia.
Il caso indiano – In base ad un rapporto dell’Agosto 1967, fino a quel momento, furono iniettate 537 milioni dosi di vaccinazioni contro il vaiolo su una popolazione di 511 milioni di abitanti7.
Nonostante l’enormità di tali numeri, nel 1967 ci fu l’epidemia più grave di vaiolo con 60.000 casi accertati. Interessante è evidenziare come in questo caso l’OMS si smarcò palesemente dal ritenere i vaccini come la miglior strategia per arginare l’epidemia di vaiolo; anzi, si rese conto che ai periodi d’incremento vaccinale corrispondevano altrettante fasi di aumento considerevole delle infezioni (campagne vaccinali del 1952, 1957, 1958, 1963, 1967, 1973 e 1974).
In seguito, quindi, l’OMS propose di avviare il cosiddetto “programma modificato” in cui “si rinunciava ad una vaccinazione di massa incontrollata e si dava più importanza ad una precisa vigilanza, un corretto isolamento dei malati, la quarantena delle persone infette, la disinfezione di tutti gli oggetti entrati in contatto con i malati di vaiolo”.
Il caso italiano – I primi dati consultabili fanno riferimento al 1892, anno in cui è stata imposta la vaccinazione obbligatoria per legge ai bambini di 2 anni. Quello che sappiamo è che fin dalla fine di quel secolo, il vaiolo colpiva indifferentemente popolazione vaccinata e non; inoltre, la vaccinazione di massa, in seguito all’obbligatorietà, non evitò le epidemie negli anni 1901-1905, 1910-1912 e 1918-19217.
Prima di passare alle conclusioni, è interessante notare come, proprio nella rivista ufficiale dell’OMS “Weekly Epidemiological Recor” fu pubblicata la seguente affermazione:
“L’esperienza insegna che una malattia infettiva così grave come il vaiolo è stata fatta scomparire attraverso misure quali la quarantena e l’isolamento“.
Nella relazione della Direzione Generale del Comitato Esecutivo dell’OMS relativa al programma di lotta al vaiolo, nel 1977, si legge:
“Durante la lotta decennale per l’eliminazione del vaiolo è emerso che il vaiolo può diffondersi anche in una popolazione completamente vaccinata. Pertanto, si è adottata un’altra strategia: le vaccinazioni di massa sono state sostituite da un monitoraggio e da un trattamento mirato della malattia”.8
Inoltre, nell’opuscolo “Viaggi e Salute” edito dall’OMS, pubblicato successivamente, si legge:
“Da più di dieci anni l’OMS considera il vaiolo estinto. La vaccinazione antivaiolosa non ha pertanto alcuna giustificazione, anzi può avere effetti negativi sulla persona che la riceve e su coloro che sono a stretto contatto con lei“.
Come diverse altre patologie infettive, anche il vaiolo è stato realmente combattuto e vinto dal miglioramento delle condizioni di vita igienico-sanitarie delle persone e dall’efficientamento di pratiche quali la quarantena e l’isolamento.
Questo risulta evidente dai dati esposti, considerando come la regressione della malattia abbia avuto il suo inizio ben prima dell’introduzione dei vaccini ad essa correlati.
Le suddette ammissioni dell’OMS hanno come unica interpretazione la cessata bolla d’interessi economici attorno alla vaccinazione antivaiolosa, che consentì ai lorsignori di spostare il focus dei loro beceri interessi su altri lidi più redditizi; quando un vaccino è pubblicizzato e utilizzato su larga scala, il mainstream spinge perché tutto sia descritto come pulito, efficace e sicuro; appena i riflettori del mondo si spostano altrove e la malattia risulta essere in gran parte debellata, già da lunghi processi antecedenti l’introduzione del vaccino, allora, in quel caso, viene svelato il vero volto di ciò che è insito in quella pratica rischiosa e potenzialmente dannosa.
Come ultima prova, vorremmo ricordare il caso di Janet Parker9, medico del dipartimento di anatomia della University of Birmingham Medical School, la quale, nell’Agosto 1978, per sbaglio, venne a contatto con il virus del vaiolo utilizzato per scopi di ricerca in un laboratorio; ebbene, la dottoressa morì di tale malattia nonostante fosse vaccinata dal 1966.
Un altro breve accenno, vista l’importanza storica avuta da un canto, ma pur considerato l’arretramento avuto dall’altro, può essere fatto a chiosa della peste quale malattia infettiva che ha visto nel corso dei secoli addietro un fattore epidemiologico oscillante, tipico appunto di questo genere di malattie, che hanno terrorizzato diverse epoche storiche: si pensi solo alla cosiddetta peste nera ( o grande morte ), pandemia che imperversò maggiormente in Europa nell’alto-Medioevo, raggiungendo il suo picco tra il 1347 e il 1353 dove morì un terzo della popolazione del continente.
I suoi primordi, come nel caso del vaiolo, sono da riscontrarsi già nel secondo millennio a.C. e narrati da alcuni testi egizi ed indoeuropei, in particolare attraverso gli Ittiti della Mesopotamia, oggi Iraq.
Il contagio della peste avviene attraverso Yersinia Pestis, un cocco-bacillo Gram negativo. È essenzialmente una malattia zoonotica, dei roditori, che si diffonde attraverso le loro pulci ed è ancor oggi presente in alcune parti del mondo, come Stati Uniti [Nuovo Messico, Arizona, California, Colorado] arrivando ad un massimo di 15 casi all’anno, secondo quanto riportato dal Centers for Disease Control and Prevention.
Fra il 1990 e il 1994 i casi di peste nel mondo furono 18739, in 20 paesi diversi; negli USA fra il 1947 e il 2001 si sono avuti 421 casi di peste, un numero pressoché minimo confutato con la vastità territoriale sul quale è redatto.
Va detto che la peste è stata ed è per eccellenza una malattia tipica di condizioni igieniche pubbliche scadenti, facendo entrare in gioco fattori apparentemente non riconducibili al contagio, ma che invece si scoprono essere letali. Così accadde, per esempio, durante il famigerato incendio di Londra del 1666, dove si fu costretti a sostituire le case in legno con abitazioni di pietra, costringendo i topi ad uscire fuori dai loro nascondigli in modo tale da diffondere molto rapidamente la malattia. In modo analogo successe a Messina circa un secolo dopo, precisamente nel 1743.
Possiamo nuovamente affermare che la peste è stata l’epidemia più terrificante della storia, paragonata – specie in epoche in cui si credeva ancora nelle punizioni divine – ad un grande flagello che sembrò sancire la fine del mondo. Una notazione anonima, probabilmente iscritta da un cronista svedese, raccontava così l’atmosfera che si respirava durante l’apice dell’epidemia in Europa:
“Le campane non suonavano più e nessuno piangeva. L’unica cosa che si faceva era aspettare la morte, chi, ormai pazzo, guardando fisso nel vuoto, chi sgranando il rosario, altri abbandonandosi ai vizi peggiori. Molti dicevano: “È la fine del mondo!“.
Tuttavia, nonostante il terribile gemito di morte che incombeva sulle popolazioni, il tutto veniva letto in chiave di Fede o perlomeno attraverso una sana escatologia: questo comportava abbandono alla Provvidenza e sopratutto grande impegno nella preghiera e nel sacrificio.
La peste lasciò un tremendo segno nella storia, eppure possiamo confermare che, anche in questo caso, non venne vinta attraverso una vaccino-profilassi, ma tramite il miglioramento inopinabile delle condizioni igieniche pubbliche.
Un altro fattore rilevante per l’estinzione di questa grande epidemia fu il prevalere del ratto detto anche “ratto delle chiaviche” (Rattus norvegicus) sul ratto nero (Rattus niger) che ospita la pulce infetta, portatrice della peste.
Un vaccino è stato poi con il tempo brevettato, ed è in uso particolarmente in quei luoghi sopracitati colpiti da condizioni igieniche scadenti ma, ciò nonostante, non è stato nemmeno determinato se la vaccinazione protegga anche dalle gocce di saliva infette. In America due persone che erano state vaccinate si ammalarono di peste dopo essere state a contatto con due casi di peste polmonare.
Per questo, anche in questo specifico caso, la vaccinazione non può essere considerata come il metodo giusto per controllare epidemie di peste, perché sono necessari molti mesi per completare la vaccinazione primaria e per poter sviluppare un’ipotetica concentrazione anticorpale.
È stato poi anche testato che le reazioni collaterali alla prima dose di vaccino sono lievi, ma possono aumentare d’intensità alle dosi successive.
Per concludere questa parentesi sulla peste è infine necessario, per riassumere, eliminare ogni dubbio circa il danno effettivo causato da queste epidemie terribili ma, a questo proposito, va anche ricordato che la regressione di esse non è dovuta certamente all’invenzione dei vaccini. I motivi li abbiamo già detti, e se qualcuno volesse ritenerli futili e banali incapperebbe però contro dati storici prima ancora che scientifici, poiché la storia, se letta nella maniera giusta e non modernamente falsata, è sempre e prima di tutti maestra di vita.
Questo genere di epidemie oggi sono state sconfitte, così come il rischio di contagio rispetto a quelle malattie per le quali sempre oggi è obbligatorio vaccinarsi (ma di questo parleremo in altra sede); coloro i quali – dall’alto delle cattedre scientifiche a servizio del farmaco – dicono che il rischio è dietro l’angolo e che bisogna ricorrere a tutte le vaccinazioni previste dal Piano nazionale, non sono altro che seminatori di panico e modelli perfetti di quella che oggi è l’epidemia per eccellenza: epidemia infettiva di un uomo che ha abbandonato Dio in tutto e per tutto per rincorrere la scienza, il mito del progresso, vero e proprio pugno di mosche e di vermi che, tuttalpiù, lo accompagneranno a marcire nella tomba:”Operimentum tuum erunt vermes” ( Is. 14.11 ).
Diciamo ciò principalmente per ricordare che la Fede e la fiducia nel Signore deve stare alla base di tutto, precedendo ciò che per noi scelgono dei senza Dio dediti a lucrare sulla salute altrui, specie quella dei bambini.
Forse sarà troppa cosa ricordare ciò che a nostra volta ci venne ricordato da un caro amico vicentino, il quale ci fece porre l’attenzione sull’apparizione della Vergine Santissima a Berico, ove ora sorge uno splendido Santuario a Lei dedicato.
Verso questo Monte, nel Marzo del 1426, si recava certa Vincenza Pasini per raggiungere il marito che lavorava nella piccola vigna di proprietà.
Fu proprio durante il tragitto che le apparve una donna tutta splendente, rivoltasi a lei con queste parole:
“Non temere, Vicenza. Io sono Maria, la Madre di Cristo morto in Croce per la Salvezza del genere umano. Va’ e di’ ai Vicentini che innalzino in questo luogo una Chiesa consacrata al mio nome, se vogliono essere liberati dal flagello della peste che li colpisce“.
Nessuno credette alla signora, tanto meno il Vescovo. Due anni dopo però, precisamente il 1º Agosto 1428, ella ebbe una seconda apparizione che la spinse a recarsi in città per gridare quanto aveva udito dalla Santa Vergine, che richiedeva ancora a tutti di ergere questo Santuario in Suo onore. La peste nel mentre stava continuando a sterminare centinaia di famiglie, e fu proprio questo a far si che la gente iniziò a crederle, compreso il Vescovo che ordinò di iniziare le costruzioni di quello che ancora oggi è il più bello ed importante Santuario del Veneto. La popolazione si affidò alla Madonna la quale mantenne immancabilmente la promessa, liberando Vicenza dal terribile flagello della peste.
La fiducia in Dio e non nell’uomo, animava prima di tutto l’uomo antico nella quotidianità e nelle tribolazioni. Al contrario oggi pare che tutto sia concepito in modo diametralmente opposto.
Troppo facilmente quella scienza su cui, ahinoi, tanti cattolici costruiscono il loro vitello d’oro, riponendovi speranze e attese, è entrata in aperto conflitto con se stessa, venendo a patti con poteri economici dispensatori di mammona in cambio di servilismo intellettuale. Tutto questo ha come risultato la manipolazione mediatica dell’opinione pubblica attraverso quegli stessi media spesso collusi al loro interno con industrie farmaceutiche e potentati economici.
Cercare dunque, cercare senza sosta e senza paura la verità senza accontentarsi di ciò che ci viene imboccato dal mondo “per bene”, in modo tale da poter discernere nel modo più consapevole e coscienzioso il proprio agire, sempre alla luce del nostro essere cristiani, “nel mondo ma non del mondo”.
Cristiano Lugli e Alessandro Corsini
1 Bennati C., Ambrosi F., Rosa C. – “Vaccinazioni tra scienza e propaganda. Elementi critici di riflessione“. Edizioni il leone verde, Torino, 2006, pag. 47.
2 Fernand Delarue, “L’intossicazione da vaccino“, edizioni Feltrinelli, pag. 38.
3 “Revue de pathologie générale et de chimique”, n°694, gennaio 1958. L. Cl. Vincent, Journées de pathologie comparée de langue francaise.
4 Fernand Delarue, “L’intossicazione da vaccino“, edizioni Feltrinelli, pag. 41.
5 http://en.wikipedia.org/wiki/Demography_of_London#Population_change
6 Buchwald G. “Vaccinazioni, il business della paura. Quello che ogni genitore dovrebbe sapere“. Ed. Civis, Massagnago (Lugano).
7 a. b. Roberto Gava, “Le vaccinazioni pediatriche“, edizioni Salus 2008, pag. 185.
8 Buchwald G. “Vaccinazioni, il business della paura. Quello che ogni genitore dovrebbe sapere“. CIVIS, Massagno (Lugano), 2000, pag. 159.
9 Janet Parker: http://en.wikipedia.org/wiki/Janet_Parker
Articolo apparso in precedenza qui.
Vaccini
Danno da vaccino HPV, donna costretta su una sedia a rotelle raggiunge un accordo con il produttore
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Una donna californiana che nel 2016 aveva fatto causa alla Merck, sostenendo di essere stata resa disabile dal vaccino Gardasil contro l’HPV prodotto dall’azienda, ha raggiunto un accordo extragiudiziale. Gli avvocati di Jennifer Robi hanno chiesto al giudice della Corte Superiore di Los Angeles, Elaine Lu, di archiviare definitivamente il caso. Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense, ha affermato che il processo di Robi ha dato un contributo importante alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui pericoli del vaccino e sulle azioni della Merck.
Una donna californiana che nel 2016 aveva intentato causa contro la Merck , sostenendo di essere stata resa disabile dal vaccino Gardasil contro l’HPV prodotto dall’azienda, ha raggiunto un accordo extragiudiziale con la casa farmaceutica.
La scorsa settimana gli avvocati di Jennifer Robi hanno presentato dei documenti al giudice Elaine Lu della Corte Superiore di Los Angeles chiedendo l’archiviazione definitiva del caso, ponendo così fine alla causa.
Gli avvocati di Robi hanno dichiarato a The Defender che il suo caso e altri casi simili contro il colosso farmaceutico sono stati risolti. I termini degli accordi sono riservati.
Robi, ex atleta liceale, è costretto su una sedia a rotelle dall’età di 16 anni, dopo aver ricevuto tre dosi del vaccino Gardasil contro il papillomavirus umano (HPV) nel 2010 e nel 2011.
La sua storica causa è stata la prima per danni da vaccino a seguire l’iter previsto, ovvero la richiesta di risarcimento tramite il programma federale di indennizzo per danni da vaccino e il successivo processo civile.
Il processo è iniziato alla fine di gennaio 2025 e avrebbe dovuto durare sei settimane. Tuttavia, dopo le prime testimonianze dei periti, il procedimento è stato sospeso a febbraio di comune accordo tra le parti.
Il processo avrebbe dovuto riprendere nel settembre 2025 con una nuova giuria, ma le parti hanno invece raggiunto un accordo.
Nella sua causa originale, Robi accusava anche la Kaiser Foundation Hospitals di negligenza medica per averle somministrato il vaccino e per non aver diagnosticato la sua malattia autoimmune e il suo legame con il vaccino. Tuttavia, nel gennaio 2025, poco prima dell’inizio del processo, Kaiser ha raggiunto un accordo con Robi , evitando così il processo.
Children’s Health Defense (CHD) ha sostenuto la causa e altre cause simili contro Merck.
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È «gratificante» che le persone danneggiate dal Gardasil stiano risolvendo le loro controversie.
La causa intentata da Robi, insieme a molte altre contro il colosso farmaceutico, è stata presentata presso un tribunale statale. Oltre 200 cause simili contro la Merck sono state inoltre presentate presso un tribunale federale.
Nell’agosto del 2022, i casi federali sono stati riuniti in un unico procedimento giudiziario multidistrettuale presso un unico tribunale.
Il consolidamento ha permesso che le cause relative al Gardasil intentate in tutto il paese passassero a fasi istruttorie e preliminari coordinate. Ha inoltre significato che la decisione del giudice nel primo di questi casi, selezionato insieme a oltre una dozzina di altri come caso «pilota» o esemplare, potesse essere applicata a tutti i casi pendenti.
Mentre il caso di Robi era sospeso, un giudice federale della Carolina del Nord ha stabilito che Merck godeva dell’immunità da responsabilità per tali accuse. I querelanti hanno presentato ricorso contro tale sentenza.
Mary Holland, CEO di CHD e coautrice di «Il vaccino contro l’HPV sotto processo: alla ricerca di giustizia per una generazione tradita», ha dichiarato:
«È stato deludente che, nonostante le prove raccolte dagli esperti che associano il Gardasil a un aumento delle patologie autoimmuni , il giudice federale che sovrintende al contenzioso nazionale sul Gardasil abbia erroneamente stabilito l’immunità di Merck da responsabilità».
Ha affermato che le notizie relative agli accordi raggiunti nei casi statali sono positive. «Con un forte ricorso in appello contro quella sentenza pendente, è gratificante che queste persone danneggiate dal vaccino Gardasil siano comunque riuscite a risolvere le loro controversie», ha dichiarato Holland.
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Il caso Robi ha reso disponibili al pubblico «migliaia di documenti interni della Merck»
Holland ha affermato che, sebbene non vi sia stata una sentenza definitiva nel caso, il processo a Robi ha dato un contributo importante alla conoscenza pubblica dei pericoli del vaccino e delle azioni della Merck.
«Uno dei successi del contenzioso è stato quello di rendere accessibili migliaia di documenti interni della Merck», ha affermato. «Poiché questi documenti saranno probabilmente esaminati attentamente dalle nuove vittime danneggiate dai vaccini e dai loro avvocati, ci saranno ulteriori sforzi per ottenere giustizia a nome dei giovani traditi, come è giusto che sia».
Il caso di Robi, insieme alle centinaia di altri casi contro la Merck, sosteneva che l’azienda avesse falsificato i dati sulla sicurezza e non avesse avvertito i consumatori di possibili effetti collaterali, tra cui gravi disturbi neurologici come la sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS), l’insufficienza ovarica primaria (POI) e la sindrome dolorosa regionale complessa.
Le perizie rese pubbliche, redatte per la sperimentazione dal Dr. Peter C. Gøtzsche, medico danese ed esperto di metodologia della ricerca di fama mondiale; da Lucija Tomljenović, Ph.D., biochimica ed esperta di vaccini contro l’HPV; dal Dr. Sin Hang Lee, patologo ed esperto di diagnostica molecolare, e da altri, hanno rivelato che la Merck ha sistematicamente soppresso le informazioni sul rischio di gravi effetti collaterali del vaccino.
La perizia di Gøtzsche sosteneva che la Merck avesse strutturato deliberatamente le sue sperimentazioni cliniche in modo da nascondere gli effetti collaterali del Gardasil e avesse intenzionalmente falsificato il profilo di sicurezza del vaccino.
Secondo la giornalista investigativa Maryanne Demasi, Ph.D., Gøtzsche ha scoperto che la Merck ha manipolato i dati della sperimentazione del Gardasil a tal punto che sarebbe «difficile, se non impossibile», per qualsiasi scienziato o ente regolatore indipendente valutare con precisione i danni del vaccino.
La Merck ha utilizzato un adiuvante a base di alluminio anziché un placebo inerte in quasi tutti i suoi gruppi di controllo. Poiché gran parte dei danni causati dai vaccini derivano dall’adiuvante, somministrare lo stesso adiuvante a entrambi i gruppi avrebbe prodotto un risultato in cui gli effetti avversi sarebbero stati pressoché identici in entrambi i gruppi.
L’azienda non è inoltre riuscita a monitorare le reazioni autoimmuni e altri eventi avversi.
Le autorità di regolamentazione si sono quindi basate sui dati di Merck per indagare sulle segnalazioni relative a malattie autoimmuni e altri disturbi neurologici.
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Merck e CDC hanno selezionato ad arte i dati sulla sicurezza del Gardasil.
Tomljenović ha scoperto che i ricercatori dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) si sono basati sui dati della Merck, che a suo dire distorcevano i dati sui tassi di malattie autoimmuni.
Secondo quanto riportato da The Defender, il CDC ha replicato i metodi errati della Merck nella propria analisi, giungendo alla conclusione che il vaccino fosse sicuro.
Tomljenović ha inoltre scoperto che sia la Merck che il CDC hanno selezionato in modo arbitrario i dati relativi ai danni da vaccino, utilizzandoli per affermare che il vaccino non causa gravi effetti collaterali neurologici in alcuni soggetti.
I documenti del tribunale hanno inoltre dimostrato che la Merck era a conoscenza del fatto che il suo vaccino conteneva un adiuvante aggiuntivo che non era stato comunicato ai destinatari e che non aveva ottenuto l’approvazione normativa.
La ricerca di Lee ha identificato miliardi di frammenti di DNA del papillomavirus umano (HPV) nei vaccini, frammenti derivanti dal processo di produzione. Tali frammenti agiscono come un secondo adiuvante, rendendo il vaccino più immunogenico rispetto a quanto lo sarebbe in sua assenza.
Secondo quanto riportato da Demasi , i documenti del tribunale hanno dimostrato che la Merck ha deliberatamente conservato e mantenuto i frammenti nella formulazione finale del vaccino, e la ricerca di Sing ha evidenziato un possibile collegamento con patologie autoimmuni.
Il vaccino Gardasil contro l’HPV è ancora disponibile sul mercato, sebbene le vendite siano crollate nell’ultimo anno.
Merck sta finanziando la ricerca per rendere il vaccino disponibile anche alle fasce d’età più giovani e continua a promuovere le sue iniziative di vaccinazione contro l’HPV in tutto il mondo.
Brenda Baletti
Ph.D.
© 3 giugno 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Vaccini
Vaccini, Trump firma un ordine esecutivo a sostegno di una profonda revisione del calendario pediatrico
Il presidente Donald Trump ha firmato venerdì un ordine esecutivo a sostegno di una recente decisione del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) di ridurre il numero di vaccini obbligatori per l’infanzia, allineando in questo modo gli Stati Uniti alle evidenze scientifiche.
«Con la firma dell’ordine esecutivo odierno, il presidente Trump ribadisce il suo impegno a favore della scienza di altissimo livello, garantendo agli americani la migliore consulenza medica possibile e offrendo a pazienti e medici la massima flessibilità», ha dichiarato la Casa Bianca in una nota informativa diffusa insieme all’ordine.
La scheda informativa sottolinea che la valutazione dell’HHS «ha confrontato le raccomandazioni statunitensi in materia di immunizzazione infantile con quelle di altri Paesi simili, ha analizzato l’adesione alla vaccinazione e la fiducia del pubblico, ha valutato le evidenze cliniche ed epidemiologiche e le lacune nelle conoscenze, e ha esaminato gli obblighi vaccinali».
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Secondo la scheda informativa, l’analisi ha evidenziato che gli Stati Uniti raccomandano attualmente un numero di vaccini infantili superiore a quello di qualsiasi altro Paese comparabile, incluse oltre il doppio delle dosi di vaccino raccomandate da alcune nazioni europee.
L’ordine di Trump richiede ai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e al suo Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (Advisory Committee on Immunization Practices) di esaminare la valutazione «e di adottare tutte le misure appropriate per aggiornare il calendario vaccinale statunitense per l’infanzia e l’adolescenza».
Negli ultimi cinquant’anni, il numero di vaccini obbligatori per l’infanzia è aumentato vertiginosamente. La scheda informativa spiega che «nel 1980, i bambini americani che seguivano il calendario vaccinale del CDC ricevevano 23 dosi di vaccino in 7 iniezioni contro 7 diverse malattie. Nel 2024, il numero raccomandato di vaccini di routine era salito ad almeno 84 dosi in almeno 57 iniezioni per 17 malattie, oltre alla vaccinazione con anticorpi monoclonali contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) per un totale di 18 malattie. Si tratta di un numero superiore a quello di altri Paesi sviluppati».
La valutazione dell’HHS raccomanda di dare priorità a soli 11 vaccini infantili, riducendo inoltre le dosi raccomandate di vaccino contro l’HPV da due o tre a una, sebbene restino interrogativi sul perché venga ancora raccomandato, dato che l’HPV è una malattia a trasmissione sessuale che non si contrae tramite contatto occasionale.
Poco dopo il suo insediamento, nel febbraio 2025, Trump ha firmato un ordine esecutivo che istituisce la Commissione MAHA del Presidente, «affidando alla Commissione il compito di indagare e affrontare le cause profonde della crescente crisi sanitaria americana, con un’attenzione iniziale alle malattie croniche infantili», si legge nella scheda informativa.
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L’amministrazione Trump ha posto fine alla raccomandazione generalizzata di vaccinare tutti i bambini contro il COVID-19, aggiornando la sua raccomandazione in modo che si basi su una decisione clinica condivisa tra pazienti e medici. A maggio, la Commissione MAHA ha pubblicato la Valutazione «Rendiamo di nuovo sani i nostri bambini», che riassume le conoscenze attuali e i quesiti ancora aperti in merito alla crisi delle malattie croniche infantili.
A settembre, la Commissione MAHA ha pubblicato la Strategia «Rendiamo di nuovo sani i nostri bambini», un piano ambizioso con oltre 120 iniziative per invertire le politiche fallimentari che hanno alimentato l’epidemia di malattie croniche infantili negli Stati Uniti. La strategia ha dato priorità allo sviluppo di un quadro vaccinale che garantisca agli Stati Uniti il miglior calendario vaccinale per l’infanzia.
A dicembre, il presidente Trump ha firmato un memorandum presidenziale per avviare il processo di allineamento delle raccomandazioni statunitensi di base in materia di vaccinazioni infantili con le migliori pratiche adottate da paesi sviluppati analoghi.
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