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Stragi

Cani e droni killer negli ospedali, stupri sistemici, affamati usati come pratica di tiro: chirurgo racconta gli orrori di Gaza

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Un chirurgo britannico dell’Oxford University Hospital ha fornito un resoconto straziante in prima persona delle sue ripetute missioni mediche a Gaza in un’intervista rilasciata mercoledì al popolarissimo commentatore politico statunitense Tucker Carlson. Lo riporta LifeSite.

 

Il dottor Nick Maynard ha descritto la distruzione «deliberata» da parte di Israele delle «infrastrutture di sussistenza a Gaza», tra cui sparatorie mirate contro bambini, stupri seriali e torture, attacchi diretti contro strutture ospedaliere e la carestia indotta artificialmente contro l’intera popolazione.

 

Maynard, chirurgo gastrointestinale e professore associato di chirurgia che visita Gaza dal 2010 e che ha ricevuto la Medaglia umanitaria britannica da Re Carlo III nel 2025, ha descritto il continuo attacco sistematico di Israele contro i civili e le infrastrutture sanitarie durante la sua guerra genocida contro i palestinesi nella regione.

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Il medico ha sottolineato quelli che, a suo avviso, sono stati gli sforzi deliberati di Israele per distruggere il sistema sanitario di Gaza, nonostante si tratti di un crimine di guerra. «C’è stata un’uccisione sproporzionata di operatori sanitari», ha osservato, sottolineando che quasi 2.000 persone sono state uccise. E aggiungendo che «tutti gli ospedali sono stati attaccati», ha concluso che queste tattiche sono «parte integrante della politica israeliana di smantellare l’intera infrastruttura di vita a Gaza».

 

Spiegando di aver perso personalmente una dozzina di amici intimi, uccisi dall’esercito israeliano, ha ricordato un giovane chirurgo plastico con cui aveva lavorato tre anni prima, che a suo dire era stato giustiziato. Il suo corpo e quello di sua madre furono ritrovati a circa un miglio dall’ospedale Al-Shifa, «con le mani ammanettate dietro la schiena ed entrambi con ferite da arma da fuoco alla testa», ha affermato.

 

Dopo la prima distruzione di Al-Shifa due anni fa, tutto il personale fu sfollato e, al loro ritorno poche settimane dopo la partenza dell’esercito israeliano, trovarono «i corpi senza vita di 300 civili nell’ospedale. Alcuni pazienti, altri membri dello staff, molti ammanettati con le mani dietro la schiena, molti con ferite da arma da fuoco alla testa, tra cui questo mio amico».

 

Il chirurgo ha citato i dati relativi a quasi 500 operatori sanitari rapiti e detenuti illegalmente nel sistema carcerario israeliano, che secondo autorevoli organizzazioni per i diritti umani è una famigerata rete di campi di tortura.

 

«Esistono numerosi esempi di persone torturate a morte», ha confermato. Citando un caso in particolare, ha menzionato il chirurgo ortopedico palestinese Dr. Adnan Al-Bursh: «Un chirurgo ortopedico di fama, con cui ho preso un caffè nel maggio del 2023, è stato torturato a morte». Un’inchiesta di Sky News, basata sulle testimonianze dei detenuti, ha rivelato dettagli raccapriccianti. «Il metodo di tortura inflitto a questo chirurgo consisteva nello stupro fino alla morte», ha affermato Maynard. «È stato violentato ripetutamente ogni giorno per due settimane prima di morire. Il suo corpo non è mai stato restituito».

 

Dopo aver raccolto testimonianze video e audio di operatori sanitari sopravvissuti a strutture di tortura israeliane, il chirurgo ha affermato che i loro genitali venivano «ripetutamente attaccati, in particolare», che venivano «sottoposti a scosse elettriche ai genitali», che venivano sottoposti a «gravi torture psicologiche», tra cui «essere bendati per 60 giorni di fila», ammanettati, «non potersi sdraiare», essere costretti a stare in ginocchio o seduti «per 60 giorni senza sosta, picchiati regolarmente, sottoposti a scosse elettriche» e altro.

 

Il dottore ha inoltre affermato che, nonostante le ripetute dichiarazioni di Israele riguardo agli attacchi agli ospedali, non vi era alcuna prova che Hamas utilizzasse gli ospedali come «centri di comando», ricordando come il blocco israeliano della Striscia abbia causato numerose morti per malnutrizione, tra cui bambini che aveva operato, i cui nomi ricordava con profondo affetto umanitario. Tuttavia il blocco non impediva solo l’arrivo di cibo, bensì anche di beni medici essenziali come gli anestetici necessari per interventi chirurgici che richiedono analgesia.

 

Il medico britannico ha ricordato la storia di una bambina di otto anni la cui gamba era così gravemente fratturata da interrompere l’afflusso di sangue al piede, e quindi fu necessario raddrizzarla immediatamente per evitare che il piede morisse. «E questo dovette essere fatto senza alcun antidolorifico. E vi assicuro che sentivo le sue urla mentre veniva eseguito l’intervento.»

 

È stata dunque trattata la storia secondo cui cecchini israeliani prendono di mira diverse parti del corpo dei bambini in giorni diversi. Il dottor Maynard ha inoltre confermato le già note notizie sulla «Gaza Humanitarian Foundation», dal nome orwelliano, che ha allestito solo quattro punti di distribuzione alimentare concepiti come «trappole mortali». Oltre a causare intenzionalmente una grave carenza di cibo, con un processo di distribuzione che genera calche mortali, la GHF, sostenuta da Stati Uniti e Israele, sparava regolarmente sulla folla disperata, uccidendo e ferendo molte persone, quasi come se fosse un poligono di tiro.

 

Spinti dalla fame delle loro famiglie, giovani adolescenti si presentavano ai centri di distribuzione degli aiuti, pur essendo consapevoli dei pericoli, dopo aver appreso di essere stati colpiti da cecchini israeliani. I medici del pronto soccorso avevano notato come «in giorni diversi, presso i centri di distribuzione alimentare della Gaza Humanitarian Foundation, venissero prese di mira parti del corpo diverse».

 

Come confermato da numerosi membri del personale medico, in un solo giorno si sono presentati 19 ragazzi adolescenti con ferite da arma da fuoco alla testa e al collo. «Un altro giorno sono arrivati prevalentemente con ferite al torace. Un altro giorno ancora, prevalentemente con ferite da arma da fuoco all’addome», ha spiegato il medico.

 

In un altro giorno, «furono portati quattro giovani ragazzi adolescenti, tutti colpiti ai testicoli. Solo ai testicoli. In nessun altro punto», ha testimoniato Maynard. «E la tipologia di ferite a cui abbiamo assistito era così impressionante da non poter essere considerata una semplice coincidenza. Ci è sembrato che tra i soldati israeliani si stesse svolgendo una sorta di tiro al bersaglio».

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Riguardo alle vittime e alle condizioni umanitarie, Maynard ha citato cifre che parlano di circa 76.000 morti per trauma accertate, perpetrate dagli israeliani a Gaza. Con migliaia di corpi ancora sepolti sotto le macerie, il chirurgo ha citato uno studio pubblicato su Lancet che stima un totale di «probabilmente 100.000 morti direttamente a causa di traumi» e ulteriori 186.000 morti per cause indirette come la fame e la mancanza di assistenza medica.

 

La testimonianza del Maynard è proseguita tra ricordi strazianti di bambini da lui operati senza anestesia e che muiono per mancanza di farmaci. Ricorda di aver ricostruito l’esofago ad una bambina, che quindi doveva essere alimentata esteriormente: la mancanza di nutrimento portò alla morte della bambina. Il medico ha poi spiegato che la mancanza di carburante, oltre che di elettricità, fa sì che gli ospedali vadano al buio, e divengano inutili le macchine salvavita che vi sono contenute. In uno dei racconti più raccapriccianti il dottore ha parlato di neonati lasciati morire e marcire nelle incubatrici dalle forze di invasione dello Stato Ebraico.

 

Le storie raccontate dal medico britannico si fanno sempre più pazzesche. Egli nega di aver sentito dei casi di stupri sistematici di palestinesi da parte di cani addestrati israeliani, tuttavia descrive qualcosa di inedito: cani killer che si aggirano per gli ospedali. In pratica, si tratta di un quadrupede sul quale viene montata una telecamera ed una pistola direzionabile, con controllo remotato, così che un operatore delle forze dello Stato degli ebrei possa uccidere a distanza servendosi della mobilità dell’animale addestrato. Si tratta di una sorta di robocane abbozzato, di cibercane assassino, di cui non si era sentito parlare – un passo verso l’abisso bellico superiore a quello, riemerso di recente, dei delfini kamikaze.

 

Il dottor Maynard ha poi parlato dei droni killer, cioè dei quadricotteri dotati di arma da fuoco. Stando a quanto dice, sarebbero in grado di introdursi negli ospedali e ucciderne il personale: racconta di un amico chirurgo colpito al petto mentre stava preparando la sala operatoria. In un altro episodio testimoniato, un drone killer avrebbe mitragliata indiscriminatamente delle tende in un campo profughi, con dentro donne e bambini.

 

Dietro richiesta di Tucker, il dottore dice di non avere prove che i droni assassini agiscano in maniera autonoma, cioè guidati da decisioni dell’Intelligenza Artificiale e quindi non più da esseri umani. Carlson, tuttavia, anche in altre occasioni ha detto che gli è stato rivelato che sistemi d’arma autonomi sono già attualmente in uso. Riguardo la guerra a Gaza, Renovatio 21 ricorda la storia dei droni killer che simulano il pianto di un bambino per stanare adulti premurosi e poi ucciderli.

 

Al termine delle due ore di intervista, si prova una sensazione straniante di disgusto ed incredulità, e si arriva a pensare che Gaza sia il banco di prova della guerra del futuro, dove la crudeltà è estrema sino a divenire disumana – in senso letterale, senza umanità, e senza umani.

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Nonostante il cosiddetto accordo di «cessate il fuoco» firmato lo scorso ottobre, Israele continua ad attaccare Gaza quasi quotidianamente. Fonti attendibili indicano che da allora Israele ha ucciso almeno 906 palestinesi nella Striscia, ferendone 2.747.

 

Israele ha inoltre violato l’accordo di cessate il fuoco espandendo il proprio controllo territoriale a Gaza: le Forze di Difesa Israeliane (IDF) occupano ora il 60% della Striscia, rispetto al 53% all’inizio della cosiddetta tregua, continuando al contempo a imporre restrizioni agli aiuti.

 

Inoltre, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato mercoledì che il piano di Israele per la completa pulizia etnica dei palestinesi di Gaza dalla loro terra ancestrale verrà infine attuato al «momento giusto».

 

 

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Immagine di United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 IGO 

Catastrofi

Affonda una nave passeggeri a Cipro del Nord: almeno otto morti

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Almeno otto persone hanno perso la vita domenica scorsa quando un traghetto con a bordo oltre 200 passeggeri si è capovolto ed è affondato al largo delle coste di Cipro, secondo quanto comunicato dalle autorità della Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC), autoproclamatasi tale.   L’isola mediterranea è divisa dal 1974: la parte settentrionale, amministrata dai turco-ciprioti, è riconosciuta unicamente dalla Turchia.   Secondo quanto dichiarato dal ministro dei Lavori pubblici e dei trasporti della Repubblica Turca di Cipro del Nord, Erhan Arikli, l’imbarcazione di tipo catamarano era partita dal popolare porto turistico di Kyrenia alla volta della Turchia meridionale quando ha cominciato a imbarcare acqua.   Le autorità turco-cipriote e turche hanno messo in atto un’operazione di salvataggio che ha coinvolto numerose imbarcazioni civili, motovedette della guardia costiera ed elicotteri.  

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Dei 267 passeggeri e membri dell’equipaggio a bordo, almeno otto sono deceduti e 17 risultano ancora dispersi, ha dichiarato Arikli in un comunicato ripreso dai media. L’imbarcazione capovolta è poi affondata a una profondità di circa 514 metri (1686 piedi), ha aggiunto.   Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che Ankara prosegue le operazioni di soccorso in collaborazione con le autorità della Repubblica Turca di Cipro del Nord.   «Gli sforzi per raggiungere i dispersi continuano senza interruzione», ha scritto su X.   Le immagini dell’incidente ritraggono centinaia di sopravvissuti con indosso giubbotti di salvataggio rossi aggrappati allo scafo capovolto dell’imbarcazione.   Le autorità non hanno ancora individuato la causa dell’infiltrazione d’acqua nel traghetto; Arikli ha spiegato che sarà necessario esaminare la scatola nera dell’imbarcazione per determinarne l’origine.   Il capitano della nave e sette membri dell’equipaggio sono stati fermati mentre è in corso un’inchiesta per accertare le cause dell’incidente e l’eventuale negligenza.   Cipro ha affrontato intense tempeste sabato, con la Protezione Civile della Repubblica di Cipro che ha emesso un’allerta arancione, raccomandando alla popolazione di evitare spostamenti non necessari. Tuttavia, l’allerta è scaduta quella sera e le successive previsioni meteo marine ufficiali per domenica non contemplavano alcun avviso.   «Ho visto morire in mare persone che non sapevano nuotare», ha dichiarato un testimone  all’agenzia di stampa Dha. «Alcuni, presi dal panico, non hanno afferrato i giubbotti di salvataggio. Altri si sono buttati in mare immediatamente per la paura. C’era un anziano che non siamo riusciti a salvare. Abbiamo provato a tirarlo su, ma non ci siamo riusciti. Anche lui è annegato. Abbiamo visto e assistito all’annegamento dei bambini di una famiglia, maschi e femmine, bambini molto piccoli».   «Abbiamo supplicato il comandante di tornare indietro» quando la nave ha iniziato ad imbarcare acqua. «Ma non ci ha ascoltato».  

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Catastrofi

Disastro con strage sul traghetto nel lago Kariba: funzionario zimbabweano arrestato

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La polizia dello Zimbabwe ha fermato un alto funzionario locale in collegamento con il naufragio del traghetto sul lago Kariba, in cui all’inizio del mese sono morte 97 persone.

 

Ignatius Chiome, coordinatore distrettuale dell’Agenzia per lo sviluppo delle infrastrutture rurali (RIDA), è stato accusato di omicidio colposo, ha comunicato mercoledì la Polizia della Repubblica dello Zimbabwe (ZRP) al quotidiano X.

 

«La ZRP conferma l’arresto e la successiva comparizione in tribunale del coordinatore distrettuale RIDA di Kariba, Ignatius Chiome (49),» si legge nella nota.

 

La decisione sulla richiesta di cauzione di Chiome è slittata a giovedì ed era attesa per venerdì, secondo l’Herald, testata locale. Il suo legale, Samuel Muyemeki, ha detto che il magistrato non aveva ancora pronunciato la sentenza. «Il tribunale deve prendere una decisione e questa è la legge. Una volta presa la decisione, tutti gli interessati dovranno esserne a conoscenza», ha dichiarato, come riportato dall’agenzia di stampa.

 

Secondo l’accusa, inefficienze amministrative, sovraccarico e violazioni delle norme di sicurezza operativa avrebbero contribuito al disastro dell’11 agosto. Tra le vittime ci sono anche diversi bambini piccoli.

 

Stando a The Herald, il traghetto, vecchio di 41 anni, trasportava fino a 180 passeggeri e un carico pesante quando è partito dal porto di Andora verso i campi di pescatori di Chalala, pur avendo una capienza autorizzata di 90 persone. Le indagini proseguono e i pubblici ministeri hanno fatto capire che potrebbero arrivare altri arresti.

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Il traghetto Mbuya Nehanda, gestito dalla RIDA, si è capovolto sul lago Kariba mentre andava da Kariba verso le comunità e i campi di pescatori lungo il lago. L’emittente locale ZBC News aveva già riferito che l’imbarcazione aveva incontrato onde molto forti.

 

Il presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, ha definito l’affondamento una calamità nazionale e ha ordinato alle agenzie per la sicurezza marittima e alle forze di sicurezza di colmare le carenze nelle capacità marittime del Paese. Anche l’Unione Africana ha espresso condoglianze: il presidente della Commissione dell’UA, Mahmoud Ali Youssouf, ha detto che l’organismo è «solidale con il popolo dello Zimbabwe e le comunità colpite».

 

Incidenti nautici analoghi e mortali si sono verificati anche in altre zone dell’Africa. A settembre almeno 29 persone sono morte quando un’imbarcazione di legno con circa 90 passeggeri si è capovolta nello Stato del Niger, in Nigeria. Secondo le autorità, il mezzo era sovraccarico e ha urtato un tronco d’albero sommerso.

 

Il Lago Kariba, tra Zambia e Zimbabwe (allora Rhodesia del Sud e del Nord), è il più grande bacino artificiale al mondo per capacità, nato dallo sbarramento dello Zambesi nella gola di Kariba. Il progetto fu ideato dall’ingegnere francese André Coyne, ma la realizzazione materiale della diga porta un’impronta profondamente italiana. La diga ad arco a doppia curvatura fu costruita tra il 1955 e il 1959 dall’impresa italiana Cogefar-Impresit, azienda che sarebbe poi confluita nel grande gruppo Impregilo, oggi Webuild.

 

Migliaia di tecnici, ingegneri e operai italiani lavorarono in condizioni estreme, tra il caldo torrido della valle dello Zambesi e le difficoltà logistiche di un cantiere isolato in piena Africa centrale, per erigere un’opera alta 128 metri e lunga quasi 580.

 

Il cantiere fu tra i più imponenti mai realizzati nel continente africano nel dopoguerra, e costò la vita a decine di lavoratori, molti dei quali italiani, ricordati ancora oggi da un piccolo cimitero nei pressi della diga. La costruzione comportò anche l’allagamento della gola e il trasferimento forzato di circa 57.000 persone del popolo Batonga.

 

Completata nel 1959, la diga diede vita al lago, riempito completamente entro il 1963, e dotò la regione di un’enorme centrale idroelettrica, ancora oggi fondamentale per l’approvvigionamento energetico di Zambia e Zimbabwe. L’ingegneria italiana, con la sua competenza in dighe e grandi opere idrauliche, lasciò così un segno duraturo in uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi del XX secolo, un’eredità che continua a essere richiamata negli attuali lavori di riqualificazione dell’impianto.

 

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Stragi

Gaza, megafunerale per le vittime di un singolo attacco israeliano

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Martedì, a Gaza City, sono stati sepolti oltre 100 resti di vittime di un raid aereo israeliano del 2023, in uno dei funerali più imponenti tenutisi nell’enclave palestinese dall’inizio della guerra tra Hamas e Israele, quasi tre anni fa.   Secondo le autorità palestinesi, l’attacco al quartiere di Sabra nel novembre 2023 ha causato la morte di 308 membri delle famiglie Hassayna e Abu Sharia, tra cui 30 donne e 40 bambini. I corpi sono rimasti sepolti sotto le macerie per anni, mentre le Forze di Difesa Israeliane (IDF) bombardavano Gaza e conducevano un’invasione di terra dell’enclave densamente popolata.   I partecipanti al lutto hanno pregato accanto ai resti di 112 vittime, le cui bare erano avvolte in bandiere palestinesi, alcune con fotografie di bambini. Secondo le autorità, risultano ancora disperse 157 persone.      

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Mahmoud Basal, portavoce dell’agenzia di protezione civile di Gaza, ha dichiarato che i resti di oltre 150 vittime non sono ancora stati ritrovati. L’attacco è stato «una delle più grandi tragedie a cui le famiglie di Gaza hanno assistito durante la guerra», ha scritto su X.   I dati complessivi aggiornati ad agosto 2026, basati sui report ufficiali del ministero della Salute di Gaza e convalidati dalle principali agenzie delle Nazioni Unite come l’OCHA, superano i 73.300 morti e i 174.200 feriti complessivi dal 2022 al 2026   Secondo le analisi statistiche dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), circa il 70% delle vittime identificate all’interno degli edifici residenziali è composto da donne e bambini. L’organizzazione Save the Children stima che i minori rimasti uccisi siano oltre 21.000   Oltre ai decessi confermati negli ospedali, le organizzazioni umanitarie stimano migliaia di persone ancora ufficialmente disperse sotto i detriti, corpi che non è stato possibile recuperare a causa della distruzione delle infrastrutture civili.   La guerra ha fatto registrare uno dei bilanci più gravi di sempre per gli operatori di soccorso. L’UNRWA ha confermato la morte di oltre 390 dipendenti della propria agenzia a Gaza. Gli operatori sanitari uccisi sono più di 750.   Organizzazioni indipendenti e studi medici (come le proiezioni pubblicate sulla rivista scientifica The Lancet) sottolineano come il bilancio reale sia sensibilmente più alto se si considerano le morti indirette causate dalla fame, dal collasso totale del sistema sanitario e dalle epidemie dovute alle condizioni igieniche precarie.   Come riportato da Renovatio 21, in uno studio uscito nel dicembre 2025 («Skewering History: The Odious Politics of Counting Gaza’s Dead») due accademici australiani, Richard Hil e Gideon Polya, hanno affermato che il numero reale di vittime del genocidio a Gaza superi le 680.000 unità, circa 12-14 volte superiore alle stime comunemente diffuse.   Nel corso dello stesso conflitto, le autorità israeliane hanno registrato circa 1.200 vittime nel primo attacco del 7 ottobre (in maggioranza civili), a cui si aggiungono oltre 920 militari israeliani rimasti uccisi durante le operazioni di terra all’interno della Striscia di Gaza.  

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