Geopolitica
Bombardamenti «al fosforo» israeliani, Beirut vuole presentare una denuncia all’ONU
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
A dispetto delle smentite dello Stato ebraico l’uso nei raid contro Hezbollah, soprattutto contro obiettivi civili e terreni agricoli, è stato documentato da associazioni pro diritti umani e osservatori sul campo. Il Paese dei cedri pronto a presentare una denuncia alle Nazioni Unite. Amnesty International parla di attacchi «spaventosi» che causano gravi danni all’ambiente.
La Corte penale internazionale (CPI) ha già stabilito che tutta una serie di azioni commesse dall’esercito israeliano nel contesto del conflitto a Gaza contro Hamas possono essere qualificati come crimini di guerra.
Amnesty International e Human Rights Watch, assieme a numerose altre fonti affidabili e gruppi sul terreno, siano essi singoli individui o associazioni, che seguono gli scontri fra Hezbollah e l’esercito israeliano alla frontiera sud del Libano – e che hanno causato ad oggi 375 morti e oltre 1500 feriti – hanno registrato ostilità che sono considerate, almeno in via potenziale, crimini di guerra. Fra questi vi sono numerose testimonianze di bombardamenti ai danni di civili, di terreni agricoli e di aree forestali con munizioni al fosforo bianco.
Questi bombardamenti sono iniziati pochi giorni dopo l’operazione «Inondazione di Al-Aqsa» il 7 ottobre scorso e la conseguente guerra a sostegno di Hamas da parte di Hezbollah dal confine meridionale il giorno successivo, 8 ottobre.
Purtroppo, le ostilità sono iniziate nel pieno della stagione della raccolta della frutta e delle olive, privando decine di agricoltori delle loro risorse primarie e rendendo inaccessibili alcune aree e regioni prevalentemente agricole.
Questa regione, coi suoi terreni fertili e le condizioni ideale per la coltivazione, produce fino al 22% della frutta e degli agrumi di tutto il Paese e il 38% delle olive, secondo i dati forniti dal ministero dell’Economia libanese. Si possono dunque immaginare le perdine per l’economia e la produzione interna.
Riduzione della produzione agricola, terreni sterili, aumento del rischio di erosione, minacce per gli organismi viventi. Questi sono solo alcuni fra i principali effetti dell’uso del fosforo bianco, numerosi e di lunga durata, secondo quanto riferiscono gli esperti.
Una volta che la sostanza ha raggiunto i fiumi e le falde acquifere, può colpire le persone che bevono l’acqua. Inoltre, se le risorse idriche usate per irrigare sono inquinate, di conseguenza le colture e gli allevamenti locali sono immediatamente esposti alla tossicità di questa sostanza chimica.
La sua diffusione può mettere a rischio la sicurezza del ciclo alimentare locale. Al contempo, l’opera di decontaminazione del suolo è possibile, ma è un processo arduo e dall’esito incerto.
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Le popolazioni colpite
Secondo quanto riferisce Amnesty International, l’uso di questo tipo di razzi e ordigni contro obiettivi civili ha segnato la primissima fase della guerra nel periodo compreso fra il 10 e il 16 ottobre.
A seguire, vi è il bombardamento del villaggio di Dhayra nella notte tra il 16 e il 17 ottobre, che è stato ben documentato dall’organizzazione attivista e dalla stampa locale. Si è trattato di un attacco indiscriminato che ha ferito almeno nove persone e danneggiato proprietà civili.
Dhayra è un villaggio sunnita situato a circa cento metri dal confine. È stato diviso in due nel 1948, quando è stato creato lo Stato di Israele: alcuni abitanti della zona hanno ancora parenti nel villaggio posizionato sul lato israeliano, ora ribattezzato Arab Al-Aramshe.
Gli abitanti di Dhayra hanno chiamato la notte tra il 16 e il 17 ottobre la «notte nera», con la completa evacuazione di tutta l’area che era stata in precedenza pesantemente investita da bombe al fosforo bianco lanciate dall’esercito israeliano, incurante della popolazione locale. Secondo il sindaco del villaggio libanese, Abdallah Gharib, gli attacchi sono iniziati intorno alle quattro del pomeriggio del 16 ottobre e sono proseguiti fino a notte fonda.
«Un odore nauseabondo e una enorme nube coprivano la città, tanto che non riuscivamo a vedere più di cinque o sei metri davanti a noi. La gente ha iniziato a fuggire dalle proprie case in preda alla frenesia» ha raccontato il primo cittadino. «Quando alcuni sono tornati due giorni dopo, le loro case stavano ancora bruciando. Ancora oggi, continuiamo a trovare resti anche grandi come un pugno – ha spiegato il sindaco Gharib ad alcune settimane di distanza dal bombardamento – che si riaccendono se esposti all’aria» illustrando una situazione di persistente criticità.
Il dottor Haitham Nisr, medico del pronto soccorso dell’ospedale libanese-italiano nella regione di Tiro, ha raccontato ad Amnesty International che il 16 e il 17 ottobre le équipe mediche hanno curato nove persone provenienti dalle città di Dhaïra, Yarine e Marwahin. Gli abitanti dell’area bisognosi di cure mediche soffrivano di persistenti difficoltà respiratorie e tosse causate, a suo avviso, dalla inalazione dei fumi di fosforo bianco lasciati dagli ordigni esplosi sul terreno.
Una accusa condivisa e rilanciata da Aya Majzoub, vicedirettrice regionale per il Medio oriente e il Nord Africa di Amnesty International, secondo cui «è spaventoso che l’esercito israeliano abbia usato il fosforo bianco in modo indiscriminato, in violazione del diritto internazionale umanitario».
Difficile arrivare a una condanna
A parte l’attacco ai civili, le devastazioni provocate alla vegetazione e quelle inferte ai terreni agricoli vengono considerate parte di una «politica deliberata e sistematica» della «terra bruciata» come l’ha definita il ministro ad interim dell’Ambiente Nasser Yassine.
Per il politico libanese l’obiettivo di Israele era quello di causare danni all’ambiente, per questo il Paese dei cedri intende presentare «una denuncia documentata» contro questi «atti di aggressione, vietati dal diritto internazionale». Tuttavia, se anche vi sono meccanismi e tutele sul piano del diritto internazionale, al contempo essi sono di difficile applicazione all’atto pratico ed è difficile tradurli in azioni concrete.
Al riguardo, la ricercatrice Charlotte Touzot-Fadel dell’università di Limoges, che ha lavorato in passato con le Nazioni Unite nel sud del Libano dopo la guerra del 2006, sottolinea che «è necessario comprovare un danno grave e duraturo all’ambiente». In quest’ottica vale il principio dei criteri «cumulativi e irreversibili» che sono il più delle volte «complicati» da dimostrare sul piano giuridico.
«Le Nazioni Unite – prosegue – hanno approvato risoluzioni contro Israele nel 2006 a seguito della marea nera, ma non vi è stata alcuna applicazioni concreta».
L’esperta di ambiente e diritto sottolinea che «anche una condanna simbolica sarebbe stata sufficiente» anche se, a dispetto delle disposizioni normative e giuridiche esistenti, il diritto ambientale «è realmente applicabile – conclude – solo in tempo di pace».
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Immagine di A.H.T Videomapping via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Geopolitica
Colono ebreo armato accusato della morte di un leader palestinese in Cisgiordania
Giovedì i procuratori israeliani hanno formalizzato l’accusa di omicidio colposo a carico del colono ebreo Yinon Levi in relazione all’uccisione a colpi d’arma da fuoco, avvenuta nel 2025 nella Cisgiordania occupata, della leader della comunità palestinese Awdah Hathaleen. Si tratta della prima incriminazione di questo genere in sette anni.
Hathaleen, insegnante di 31 anni, è stata uccisa il 28 luglio durante uno scontro con un gruppo di coloni che avevano introdotto escavatori nel villaggio di Umm al-Khair per livellare il terreno e realizzare un nuovo avamposto. Gli insediamenti ebraici in Cisgiordania sono considerati illegali dal diritto internazionale, poiché le Nazioni Unite li ritengono un ostacolo alla nascita di uno Stato palestinese indipendente.
Le immagini dell’episodio mostrano Levi mentre brandisce una pistola durante lo scontro con i residenti e apre il fuoco contro la folla. Si odono alcuni degli uomini che lo circondano gridare «Sparatemi» in inglese. Secondo l’atto d’accusa, citato da Haaretz, Levi ha esploso un colpo verso degli edifici «agendo in modo sconsiderato, consapevole della possibilità che le sue azioni potessero causare la morte di qualcuno».
Se dichiarato colpevole, rischia fino a 12 anni di reclusione. Levi era stato inserito nella lista degli «estremisti violenti» dall’amministrazione Biden, ma il presidente statunitense Donald Trump lo ha cancellato dalle sanzioni americane nel 2025. Resta comunque soggetto alle sanzioni dell’Unione europea.
El grupo DDHH B’Tselem publica vídeo del periodista palestino Awdah Hathaleen filmando su propio asesinato a manos del colono israelí Yinon Levi
Como es habitual en Israel, juez liberó rápidamente a Levi, a pesar d q las imágenes muestran q le disparó a Hathaleen a sangre fría pic.twitter.com/788KmMSqRc
— aapayés (@aapayes) August 11, 2025
This is the settler who killed our dear friend ‘Awdah Hathaleen.
At the end of the video, he fires the bullet that took the life of ‘Awdah
Today, the apartheid court decided to release him to house arrest.
Yinon Levi, a settler sanctioned by 9 countries (now 8, because of Trump) pic.twitter.com/pwFBFVmBkc— Basel Adra (@basel_adra) July 29, 2025
An Israeli settler just shot Odeh Hadalin in the lungs, a remarkable activist who helped us film No Other Land in Masafer Yatta. Residents identified Yinon Levi, sanctioned by the EU and US, as the shooter. This is him in the video firing like crazy. pic.twitter.com/xH1Uo6L1wN
— Yuval Abraham יובל אברהם (@yuval_abraham) July 28, 2025
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Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, coloni e soldati israeliani hanno ucciso almeno 1.100 palestinesi in Cisgiordania dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas a Gaza nell’ottobre 2023.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din evidenzia che Levi è il primo civile israeliano a essere incriminato per la morte di un palestinese in Cisgiordania dal 2019. I dati dell’associazione, riportati dai media israeliani, indicano che tra il 2005 e il 2025 oltre il 90% dei casi non ha portato ad alcuna incriminazione e soltanto il 3% si è concluso con una condanna.
Negli ultimi anni Israele ha intensificato l’espansione degli insediamenti, una politica sostenuta da esponenti politici tra cui il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Il mese scorso Smotrich ha annunciato lo stanziamento di circa 440 milioni di dollari per la creazione di 34 nuovi insediamenti, provocando la condanna delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa coloni israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ucciso quattro palestinesi durante un attacco a un villaggio nella Cisgiordania occupata. Una moschea è stata data alle fiamme nel villaggio palestinese di Tal.
Due settimane fa i coloni hanno di fatto sequestrato un deputato USA, il congressman della California Ro Kanna.
I coloni due mesi fa hanno incendiato la città cristiana di Taybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania come Taybeh, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.
L’annessione della Cisgiordania, considerata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.
A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».
La Knesset ha votato la proposta di legge di Ben-Gvir (che gira con una spilla a forma di cappio e festeggia il compleanno con torte sempre a tema di impiccagione) per dare la pena di morte ai «terroristi», intendendo per questi solo i palestinesi.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Attacco su vasta scala Houthi contro le forze sostenute dai sauditi
Reports are emerging of a significant Houthi assault on the Saudi backed Yemen Emergency Forces encampment near Marib, Yemen with several casualties reported. This video purports to show the aftermath of one of the attacks, though it has not been verified.
Marib is the… pic.twitter.com/6LmQyHkhW2 — OSINTdefender (@sentdefender) August 6, 2026
From point-blank range: Very powerful footage showing Yemeni army forces storming positions of the Iran-backed Houthi group on the Marib front.
– Yemeni army soldiers are seen assaulting Houthi positions. pic.twitter.com/gKpOt91Gnu — The Middle East (@A_M_R_M1) August 7, 2026
Footage shows a large fire erupting in Saudi Arabia’s Najran region just hours after Yemen said it targeted a military facility there with a rocket attack.
A Yemeni drone attack targeted Saudi-backed militia positions in the Hadhramaut province. LOUD explosions. U.S. media… pic.twitter.com/HQsZZGtbUh — Ryan Rozbiani (@RyanRozbiani) August 7, 2026
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