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Bergoglio e il Grande Imam indonesiano chiedono un’azione interreligiosa per combattere il “cambiamento climatico”

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Nuovi episodi di sincretismo bergogliano durante il viaggio apostolico indonesiano.

 

Firmando una dichiarazione congiunta con il Grande Imam musulmano dell’Indonesia, Papa Francesco ha esortato all’«unità e all’armonia» interreligiosa, mettendo in guardia contro la «disumanizzazione e il cambiamento climatico».

 

 

All’inizio del suo ultimo giorno intero in Indonesia nell’ambito del suo viaggio in Asia, Papa Francesco si è unito al Grande Imam Nasaruddin Umar per quello che è stato definito il momento culminante della sua permanenza nel Paese: l’incontro interreligioso presso la moschea Istiqlal di Giacarta e la firma congiunta di un documento con l’Imam Umar.

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La dichiarazione chiede un’azione congiunta tra i leader religiosi per affrontare «due gravi crisi: la disumanizzazione e il cambiamento climatico».

 

L’87enne Pontefice ha visitato per la prima volta il famoso «Tunnel dell’amicizia», una galleria sponsorizzata dal governo di Giacarta ​​che collega la moschea alla cattedrale cattolica di Nostra Signora dell’Assunzione.

 

L’Indonesia è una nazione musulmana all’87% e cattolica al 3%, ma fino a tempi recenti le relazioni tra le due religioni sono state per lo più pacifiche e il concetto di coesistenza e armonia è molto diffuso nella società.

 

Francesco si è congratulato con tutti i presenti per aver mantenuto il tunnel come «un luogo di dialogo e incontro», aggiungendo come «le diverse tradizioni religiose abbiano un ruolo da svolgere nell’aiutare tutti ad attraversare i tunnel della vita con gli occhi rivolti verso la luce».

 

Il suo discorso principale è stato pronunciato pochi minuti dopo, quando era seduto accanto a Umar in una tenda adiacente alla moschea. Dopo aver ascoltato i brani cantati dal Corano e letti dal Vangelo, Umar ha accolto calorosamente il Papa.

 

Sottolineando la moschea come luogo di culto islamico ma anche «una grande casa per l’umanità», l’Umar ha affermato che «chiunque è benvenuto a cercare il bene dell’umanità attraverso questa moschea».

 

I temi della tolleranza religiosa, dell’armonia e della coesistenza pacifica hanno già dominato le giornate del Papa in Indonesia, durante le quali ha incontrato leader politici e religiosi in numerosi appuntamenti, sia pubblici che privati.

 

Francesco ha ripreso questi temi nel suo discorso ai leader religiosi riuniti e all’Imam Umar.

 

Citando l’enciclica Evangelii Gaudium, ha affermato che il tunnel che collega i due edifici consente di «trovare e condividere una “mistica” del vivere insieme, della mescolanza e dell’incontro».

 

Vi incoraggio a proseguire su questo cammino perché tutti insieme, coltivando ciascuno la propria spiritualità e praticando la propria religione, possiamo camminare alla ricerca di Dio e contribuire a costruire società aperte, fondate sul rispetto reciproco e sull’amore reciproco, capaci di proteggere da rigidità, fondamentalismi ed estremismi, sempre pericolosi e mai giustificabili.

 

Utilizzando il tunnello come piattaforma per evidenziare i legami religiosi che desiderava ribadire, Francesco ha raccomandato a musulmani e cattolici di «guardare profondamente» dentro di sé per «preservare i legami tra voi», commentando che i rispettivi edifici fornivano luoghi di culto, ma che nel tunnel musulmani e cattolici potevano incontrarsi e scambiarsi idee: «ci sono spazi sia nella moschea che nella cattedrale che sono ben definiti e frequentati dai rispettivi fedeli, ma sottoterra, nel tunnel, quelle stesse persone possono incontrarsi e confrontarsi con le rispettive prospettive religiose».

 

Il filo conduttore, ha detto Francesco, è «l’unica radice comune a tutte le sensibilità religiose: la ricerca dell’incontro con il divino, la sete di infinito che l’Onnipotente ha posto nei nostri cuori, la ricerca di una gioia più grande e di una vita più forte di ogni tipo di morte, che anima il cammino della nostra esistenza e ci spinge a uscire da noi stessi per incontrare Dio».

 

Il Bergoglio ha anche sollecitato una continuazione della costruzione di relazioni tra credi. Francesco ha affermato per primo che il dialogo interreligioso non era solo «la ricerca di un terreno comune … a qualsiasi costo», poiché ciò «potrebbe finire per dividerci, perché le dottrine e i dogmi di ogni esperienza religiosa sono diversi».

 

Invece, il romano pontefice ha esortato a «creare una connessione in mezzo alla diversità, coltivando legami di amicizia, cura e reciprocità». Facendo questo, ha commentato il Papa, le persone potrebbero imparare «dalla tradizione religiosa degli altri» e unirsi nel «perseguimento degli stessi obiettivi: difesa della dignità umana, lotta contro la povertà e promozione della pace☼.

 

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«L’unità nasce dai legami personali di amicizia, come pure dal rispetto reciproco e dalla difesa delle idee degli altri e dei loro spazi sacri», ha detto Francesco.

 

Il culmine dell’evento è stata la firma congiunta della Dichiarazione congiunta del documento Istiqlal 2024, «Promuovere l’armonia religiosa per il bene dell’umanità».

 

Sebbene più breve della controversa dichiarazione di Abu Dhabi del 2019 sulla «fratellanza umana,» il testo dell’Istiqlal ne riecheggia gli elementi chiave.

 

Il testo mette in luce «la disumanizzazione e il cambiamento climatico», iniziando affermando che «la religione è spesso strumentalizzata» nel fomentare la violenza e la guerra.

 

Quanto al cambiamento climatico, il testo attesta che «lo sfruttamento umano del creato, la nostra casa comune, ha contribuito al cambiamento climatico, portando a varie conseguenze distruttive come disastri naturali, riscaldamento globale e modelli meteorologici imprevedibili. Questa crisi ambientale in corso è diventata un ostacolo alla coesistenza armoniosa dei popoli».

 

Di conseguenza, la Dichiarazione di Istiqlal invita i leader religiosi a «cooperare per rispondere alle crisi sopra menzionate».

 

«Poiché esiste un’unica famiglia umana globale, il dialogo interreligioso dovrebbe essere riconosciuto come uno strumento efficace per risolvere i conflitti locali, regionali e internazionali, specialmente quelli fomentati dall’abuso della religione», aggiunge il testo.

 

Aderendo alla dichiarazione congiunta, il Papa ha affermato che «ci assumiamo la responsabilità di affrontare le crisi gravi e talvolta drammatiche che minacciano il futuro dell’umanità, come le guerre e i conflitti, purtroppo talvolta provocati dalla manipolazione della religione, e la crisi ambientale, che ostacola la crescita e la convivenza dei popoli».

 

Sia con il suo Documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana (2019) che con la lettera enciclica Fratelli Tutti (2020), Papa Francesco ha cementato una caratteristica distintiva del suo regno papale, vale a dire una forma di «fraternità» e «unità» che sembrava separata dalla fede cattolica. Il testo di Abu Dhabi è stato anche descritto come apparentemente «ribaltare la dottrina del Vangelo» con la sua promozione dell’uguaglianza delle religioni in una forma di «fraternità».

 

Allo stesso modo, Fratelli Tutti è stato condannato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò come promotore di una forma «blasfema» di fratellanza senza Dio e «indifferentismo religioso».

 

Questo tema della fratellanza umana sembra essere rinnovato nel testo dell’Istiqlal, con Francesco e l’Imam Umar che collaborano nello sforzo comune per questo valore tanto caro alla massoneria, come rivelarono, ai tempi di Fratelli Tutti e del documento di Abu Dhabi, le lodi sperticate proveniente da logge grembiuliste di tutto il mondo.

 

Di particolare risalto, ad ogni modo, anche la prossemica del papa in carrozzella, che si fa baciare in testa dall’Imam che sta in piedi, per poi, con grande dolcezza, baciare grato la mano musulmana.

 


Come riportato da Renovatio 21, avevamo già visto il papa, non troppo amante del bacio dell’anello piscatorio da parte di altri, baciare la mano di personaggi di altre religioni, come quando in Israele si produsse in «kissini» ripetuti sulle dita di sopravvissuti ai campi di concentramento tedesco, intendendo, chiaramente, gli ebrei, perché delle migliaia di cattolici finiti nel campo di Dachau nessuno ha più contezza, figuriamoci il Bergoglio.

 

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Mons. Strickland: cattolici ingiustamente accusati di antisemitismo per aver difeso gli insegnamenti della Chiesa

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L’arcivescovo emerito di Tyler, Texas, monsignor Joseph Strickland ha pubblicato su X un accorato appello contro la montante forza anti-cattolica in USA, dove soprattutto i tradizionalisti sono ora accusati di antisemitismo. Il messaggio di Strickland sembra raccogliere la richiesta di aiuto di Carrie Prejean Boller, ex miss California che è stata espulsa dalla Commissione sulla libertà religiosa di Trump – unica donna cattolica della compagine – per il suo rifiuto di vedersi imposto il sionismo al credo religioso cattolico.   

Quando il mondo richiede compromessi

In questi giorni di grande confusione, molti cattolici fedeli si sentono turbati – alcuni persino scossi – dall’intensità della pressione politica, dalle accuse pubbliche e dalla crescente ostilità verso coloro che semplicemente si attengono all’insegnamento perenne della Chiesa cattolica.   Permettetemi di parlare con chiarezza, come un pastore di anime: se senti che la terra sotto i tuoi piedi trema, non è perché la verità è cambiata, ma perché molti, senza saperlo, si sono ancorati a cose che non possono reggere.   I partiti politici non possono salvarci. I governi non possono definire la verità. E nessun movimento terreno, per quanto potente, può sostituire la regalità di Gesù Cristo.   Il nostro fondamento non si trova a Washington, né in alcuna amministrazione, né in alcuna identità politica. Il nostro fondamento è Gesù Cristo.   Come dichiara il Signore stesso: «Perchè chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato all’uomo saggio, che si è fabbricato la casa sulla roccia» (Mt 7, 24).   Quella Roccia non è un partito. Quella Roccia non è un’ideologia. Quella Roccia non è un’agenda geopolitica. Quella Roccia è Cristo, e solo Cristo.  

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Sulle false accuse e sulla confusione

Stiamo assistendo a una tendenza preoccupante: i cattolici fedeli vengono etichettati come «antisemiti» semplicemente per essersi rifiutati di adottare determinate posizioni teologiche o politiche, in particolare quelle legate a forme di sionismo cristiano moderno.   Vorrei essere assolutamente chiaro: la Chiesa cattolica rifiuta l’odio verso qualsiasi popolo, compreso il popolo ebraico. L’antisemitismo è un peccato. È ingiusto. È contrario al Vangelo. Tuttavia è altrettanto ingiusto accusare i cattolici di odio semplicemente perché non accettiamo posizioni teologiche estranee alla fede cattolica.   La Chiesa non insegna che la ricostruzione di un tempio o l’adesione a un particolare programma politico siano necessarie per il ritorno di Cristo. Nostro Signore ha già adempiuto l’alleanza.   Il popolo di Dio non è definito dall’etnia, né dalle alleanze politiche, ma dalla fede in Gesù Cristo e dall’obbedienza alla sua volontà.  

Sulla guerra, la sofferenza e la dignità umana

La Chiesa cattolica non plaude alla guerra. Non santifica la violenza. Non ignora la sofferenza degli innocenti, in nessun luogo. Che sia a Gaza, in Israele o in qualsiasi altra parte del mondo, ogni vita umana è sacra.   Parlare della sofferenza, piangere la perdita di vite innocenti, invocare giustizia: questo non è odio. È Vangelo. Il nostro Signore disse: «Beati i pacifici, perchè saranno chiamati figli di Dio.» (Mt 5,9).   La coscienza cattolica non deve mai essere messa a tacere dalle pressioni politiche o dalla paura di essere accusati.

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La nostra idolatria politica

Molti cattolici oggi vivono un periodo di grande turbamento perché la loro identità si è legata troppo strettamente a un partito o a un movimento politico. Questo è un errore pericoloso. Nessun partito politico rappresenta pienamente la verità del Vangelo. Nessun governo è il Regno di Dio.   Quando ci ancoriamo alla politica, prima o poi verremo scossi, perché la politica è in continua evoluzione. Ma quando siamo ancorati a Cristo, rimaniamo saldi, anche quando il mondo trema.  

Una parola ai fedeli

Se ti senti insicuro… Se ti senti sotto pressione… Se ti senti accusato o frainteso…   Ascolta bene: non ti trovi in ​​una situazione instabile se resti con Cristo. Ti senti scosso solo se le tue fondamenta sono altrove.   Ritornate a Lui. Rimanete in Lui. Rimanete saldi nella verità della Sua Chiesa.  

Esortazione finale

Non è tempo di paura. È tempo di chiarezza. Dobbiamo respingere l’odio. Dobbiamo respingere le false accuse. Dobbiamo respingere ogni tentativo di costringere la Chiesa a conformarsi alle ideologie mondane.   E dobbiamo proclamare, senza compromessi: GESÙ CRISTO È IL SIGNORE.   Non Cesare. Non alcun partito. Non alcun movimento. Solo Cristo.   Perciò, rimanete saldi in Lui. Non lasciatevi scuotere, non lasciatevi mettere a tacere e non lasciatevi sviare. Rimanete fedeli, rimanete radicati e tenetevi saldi alla verità, a qualunque costo.   + Joseph

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Germania, perdita di oltre mezzo milione di fedeli cattolici nel 2025

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La Chiesa cattolica in Germania conta ora meno di 19,3 milioni di fedeli, dopo aver perso 549.636 membri nel 2025, secondo le statistiche ecclesiastiche pubblicate lunedì 16 marzo 2026 dalla Conferenza Episcopale Tedesca (DBK).

 

La Germania ha registrato 307.000 abbandoni nel 2025, la cifra più bassa dal 2020, ma comunque ben al di sopra dei livelli pre-pandemia. I battesimi sono in calo e le ordinazioni sono crollate a 25 per l’intero Paese. Sebbene la perdita di fedeli stia leggermente diminuendo, i dati confermano una tendenza al declino strutturale.

 

307.000 abbandoni: il dato più basso dal 2020

Nel 2025 sono state registrati 307.117 abbandoni formali, il dato più basso dal 2020 e in linea con il calo iniziato dopo il record di oltre 520.000 abbandoni del 2022. Tuttavia, questa cifra rimane elevata: l’ultima volta che è scesa al di sotto di questo livello è stato nel 2019, con circa 270.000 abbandoni.

 

Le differenze regionali sono significative. I maggiori cali nel numero di abbandoni si sono registrati nelle diocesi di Eichstätt (-15%), Aquisgrana e Limburgo (-9% in entrambi i casi). Al contrario, cinque diocesi hanno visto un aumento: Speyer (+1,8%), Paderborn (+2,3%), Magdeburgo (+3%), Görlitz (+4,8%) e Passau (+9,1%).

 

A questi dati vanno aggiunti 203.000 decessi, portando la perdita netta, tenendo conto di battesimi, nuove iscrizioni e riammissioni, a 549.636 membri. I cattolici rappresentano ora il 23% della popolazione totale del Paese, con 19.219.601 persone registrate come membri della Chiesa.

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Partecipazione alla Messa: la percentuale aumenta, il numero effettivo diminuisce.

Il tasso di partecipazione alla Messa domenicale è salito dal 6,6% al 6,8%, ma questo aumento percentuale maschera una leggera diminuzione: 1,304 milioni di fedeli nel 2025 rispetto a 1,306 milioni dell’anno precedente. Ciò si spiega con il fatto che la popolazione cattolica totale è diminuita più rapidamente della partecipazione effettiva. La cifra rimane ben al di sotto del 9,1% registrato prima della pandemia nel 2019.

 

Battesimi in calo

I battesimi sono diminuiti da poco più di 116.000 a circa 109.000, con una diminuzione di oltre 7.000 unità. Le prime comunioni (152.300) e le cresime (105.000) sono rimaste stabili, con lievi aumenti. I matrimoni canonici, invece, sono diminuiti da 22.500 a 19.500.

 

Le nuove iscrizioni e i rinnovi delle iscrizioni sono stati 7.700, con un aumento di 1.100 rispetto all’anno precedente. L’87% dei nuovi membri proviene dalla Chiesa evangelica.

 

Solo 25 ordinazioni sacerdotali in tutta la Germania

Uno dei dati più sorprendenti di queste statistiche riguarda le ordinazioni sacerdotali: appena 25 in tutta la Germania entro il 2025, una cifra paragonabile a quella dell’Austria, un paese considerevolmente più piccolo. Alcuni non hanno esitato ad attribuire la responsabilità di questo crollo al Cammino sinodale.

 

Mons. Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca (DBK) e vescovo di Hildesheim, ha commentato questi dati, lodando «l’impegno dei professionisti della nostra Chiesa e la qualità della cura pastorale». Ha descritto il lieve aumento della partecipazione alle funzioni religiose come «un buon segno» e ha considerato «positivo» il fatto che il numero di persone che si sono accostate alla Prima Comunione e alla Cresima sia rimasto stabile.

 

Tuttavia, ha lamentato «l’elevato numero di persone che abbandonano la Chiesa», affermando che «ogni abbandono ci ferisce». Wilmer ha sottolineato che il calo del numero di cristiani in Germania non impedisce loro di «testimoniare la nostra fede con un forte impegno personale».

 

Ha esortato a «non nascondere la testa sotto la sabbia, ma a guardare al futuro e a cercare insieme, anche nell’ambito dell’unione ecumenica, modi per essere cristiani e godere di una maggiore accettazione nella società odierna».

 

Questo commento del progressista vescovo di Hildesheim sottolinea, ancora una volta, la cecità delle autorità ecclesiastiche, che continuano a credere che le direzioni sbagliate intraprese dal Concilio Vaticano II siano quelle giuste, nonostante i risultati negativi che le condannano. Dovremo forse aspettare che non ci siano più fedeli cattolici in Germania prima che i vescovi di quel paese aprano finalmente gli occhi?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Kadellar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International


 

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Foto del 1995 mostra Leone XIV mentre partecipa al rituale idolatrico della Pachamama

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Una foto del 1995 ora riemersa mostra l’allora padre agostianiano Robert Francis Prevost, ora papa Leone XIV, partecipare ad un rituale agricolo pagano dell’idolo della Pachamama, la «Madre Terra» della cultura sudamericana. Il rituale idolatrico si sarebbe tenuto durante un simposio teologico agostiniano ufficiale. Il futuro pontefice appare inginocchiarsi assieme ad altri partecipanti.   Lo scoop è un’esclusiva di LifeSite, un cui collaboratore, padre Charles Murr, sta scrivendo un libro su Leone XIV. Tre sacerdoti agostiniani hanno ora confermato indipendentemente a padre Murr che Robert Prevost è chiaramente visibile tra i partecipanti inginocchiati nella fotografia centrale. Sebbene nessuno dei tre fosse presente al rituale del 1995, hanno riconosciuto immediatamente e senza ombra di dubbio il loro confratello dall’immagine pubblicata.  

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L’immagine appare negli atti ufficiali del IV Simposio-Taller Lectura de San Agustín desde América Latina (San Paolo, 23-28 gennaio 1995), pubblicato nel libro (Messico, 1996). La didascalia ufficiale sotto la foto dei partecipanti in ginocchio recita «Celebración del Rito de la pachamama (madre tierra), che è un rito agricolo offerto dalle culture del Sur-Andino in Perù e Bolivia», ossia «Celebrazione del rito di Pachamama (Madre Terra), un rito agricolo praticato dalle culture della regione sud-andina del Perù e della Bolivia».   Lo stesso volume include una grande fotografia di gruppo con la didascalia esplicita «Foto de todos los participantes del Simposio Sao Paulo Brasil», che colloca il futuro Papa a pieno titolo tra i partecipanti a un evento che celebrava apertamente il rituale della Pachamama come parte del suo programma di «ecoteologia».  

Immagine da LifeSiteNews

  «L’uomo che ora è Leone XIV è stato ripreso mentre si inginocchiava durante un rituale pagano dedicato a una dea della terra, in una riunione ufficiale del suo stesso ordine religioso. Le implicazioni per la direzione della Chiesa sotto questo pontificato sono profonde» ha detto don Murr al programma di Lifesite Faith&Reason. Padre Murr ha ottenuto scansioni ad alta risoluzione degli atti (compresa la nitida fotografia con Prevost inginocchiato per la Pachamama) dalla Biblioteca Centrale Salesiana di Buenos Aires.   Un’altra immagine tratta dal libro mostra che, oltre alla cerimonia della Pachamama, i partecipanti hanno celebrato una Messa, e si può vedere Prevost in piedi, mano nella mano con altri partecipanti come in un cerchio, nello stesso punto in cui si è svolto il rituale della Pachamama.  

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Un’altra foto dell’evento, che ritrae tutti i partecipanti al simposio, conferma ulteriormente la presenza di Prevost.   LifeSite ha confermato che le foto di Leone al rituale lo ritraevano effettivamente, confrontandole con immagini dello stesso periodo trovate nella rivista agostiniana in lingua spagnola OALA , dove è indicato con il nome di «Roberto Prevost».   L’autore dello scoop don Murr ha sottolineato come ciò violi il Primo Comandamento e come i martiri della Chiesa abbiano dato la vita piuttosto che partecipare, anche minimamente, a cerimonie dedicate a falsi dèi.   Il culto della Pachamama ha con ogni evidenza radici più antiche del papato bergogliano, quantomeno nel sistema ecclesiale sudamericano, di cui lo statunitense Robert Prevost è pienamente parte: ha vissuto talmente tanti anni in Perù da ricevere la cittadinanza del Paese, e ci si chiede se è la sua seconda nazionalità che ha pesato al conclave per continuare l’opera del sudamericano Bergoglio.   La chiesa di fatto insiste con lo spirito sudamericano su più livelli: bisogna pensare al rito amazzonico e al rito maya ( la cui bozza finale conteneva azioni liturgiche basate su azioni pagane) spuntati durante il papato di Bergoglio, che fece un giro anche sul paganesimo spiritista nordamericano, appassionatamente abbracciato da Bergoglio nel suo viaggio in Canada. Episodi di catto-sciamanismo visti anche in Nordamerica.   Ricordiamo, en passant, come un rito pagano amazzonico sia stato eseguito sul palco di una recente edizione World Economic Forum di Davos, al quale partecipano prelati di alto grado dopo che il papa Francesco aveva mandato lettere di augurio a Klaus Schwab.   La Pachamama è con evidenza la versione del vaticano paganizzato di Gaia, il pianeta reso ente senziente superiore teorizzato da James Lovelock, cioè la Terra divinizzata, deificata a discapito dell’uomo suo parassita: un’inversione totale della Genesi biblica, per cui il creato ruota intorno all’uomo.   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.

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Tantissimi sanno della venerazione della Pachamama da parte del papa e dei membri del sinodo amazzonico nel 2019, ma ben pochi ricordano un altro importante episodio di paganizzazione nel cuore della Santa Sede: nell’estate del 2017 si era tenuta in Vaticano, per l’anniversario dei rapporti diplomatici con il Giappone, una rappresentazione del Teatro Nō, con il dramma classico Hagoromo a cui aggiungeva un secondo momento dello spettacolo, chiamato Okina, una rappresentazione rituale in cui gli attori interpretano delle divinità, che danzano per la pace e la prosperità.   Andando più indietro, Giovanni Paolo II, il più longevo dei papi conciliari, prese parte a quantità di riti pagani: per esempio la preghiera nella Foresta sacra in Togo con l’invocazione degli spiriti da parte di uno stregone, e una purificazione rituale con partecipazione attiva del defunto romano pontefice. Nel 1986 in India Wojtyla fu ricevuto con il canto di inni vedici (quindi pagani e apertamente panteisti) e numerose cerimonie di chiarissima natura induista, mischiate anche alla celebrazione della Messa.   Prima ancora, si ricorda come Paolo VI nel settembre 1974 divenne il copricapo di piume indiano fu addirittura Paolo VI.   Tirando le somme, è più che mai evidente al lettore di Renovatio 21 che la chiesa leonina intenda portare avanti un progetto di paganizzazione della chiesa cattolica, e quindi la sua riprogrammazione verso il ritorno del sacrificio umano.   Come Renovatio 21 ha già avuto modo di scrivere, la chiesa non sta solo suicidandosi: si sta pervertendo sino a trasformarsi in un’immane macchina di morte. Le aperture verso la contraccezione e soprattutto la produzione di esseri umani in laboratorio – dove per ogni bimbo in braccio ne vengono sacrificati dozzine – stanno a significare proprio questo. Come non pensare, poi al vaccino propagato e imposto con prepotenza dal pontefice, incontrovertibilmente ottenuto tramite il sacrificio umano di feti innocenti.   È, quindi, la chieda degli dèi dei gentili– dei demoni perché come dice il Salmo omnes dii gentium daemonia – e cioè la chiesa dello sterminio, la chiesa della fine degli esseri umani – previa la loro sottomissione ai demoni pagani che, come scrive la preghiera a San Michele Arcangelo, «ad perditionem animarum pervagantur in mundo».  

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