Predazione degli organi
Belgio, numero record di cittadini che vogliono donare gli organi
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
Il numero di belgi che si dicono pronti a donare i propri organi dopo la morte ha raggiunto un numero record, così come il numero di persone che hanno rinunciato, secondo il registro nazionale dei donatori.
Dal 1986 il Belgio ha adottato una politica del presunto consenso.
Il registro afferma che 468.649 belgi hanno espresso la volontà di donare i propri reni, cuore, fegato o altri organi dopo la morte. Ciò rappresenta un aumento di quasi il 30% in cinque anni. Ma anche 216.577 belgi hanno espressamente espresso la loro volontà di opporsi alla donazione di organi, il che rappresenta un altro record.
Luc Colenbie, esperto in donazione di organi, afferma che circa il 15% dei parenti si oppone alla donazione di organi da una persona deceduta [cioè dichiarata in stato di morte celebrale, ndr]. Consiglia alle persone di registrare i loro desideri. «In questo modo le famiglie non devono prendere una decisione in un momento emotivo», afferma.
Secondo un recente articolo su medRxiv redatto da accademici spagnoli, l’efficacia delle politiche di opt-out è incerta. Sebbene esista una correlazione tra alti tassi di donazione e politiche di opt-out, potrebbe non essere causale. Gli studi hanno dimostrato che le famiglie hanno effettivamente un diritto di veto sulla donazione e questo può abbassare i tassi di donazione anche nei paesi opt-out.
Scrivono:
«I nostri risultati potrebbero mettere in guardia i decisori politici contemporanei sul prelievo di organi che, sottolineando la necessità di introdurre il presunto consenso, potrebbero sovrastimare l’influenza delle politiche predefinite e sottovalutare il potere concesso alle famiglie nell’esprimere le proprie preferenze e prendere decisioni sulla donazione di organi. Migliorare le infrastrutture, il coordinamento e la formazione, la comunicazione al pubblico e i fattori modificabili che influenzano l’autorizzazione familiare potrebbero rivelarsi più efficaci per aumentare i tassi di prelievo di organi rispetto al passaggio dall’opt-in all’opt-out».
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Predazione degli organi
Un cuore «bruciato», due vite spezzate dalla predazione degli organi
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Morte cerebrale
Morte cerebrale e trapianto di organi: quando il racconto commuove ma la verità scompare
C’è una costante ormai riconoscibile nelle cronache che riguardano il trapianto degli organi: i fatti vengono avvolti in un linguaggio emotivo che commuove, consola e rassicura, ma che al tempo stesso neutralizza ogni domanda scomoda. Anche nella trama narrativa della notizia di pochi giorni fa che ha visto una giovane madre colpita da un’emorragia cerebrale poco dopo il parto, dichiarata cerebralmente morta e depredata degli organi, il copione mediatico è stato rispettato alla perfezione.
Nei resoconti giornalistici si parla di altruismo, di luce, di speranza; si insiste sull’«ultimo atto d’amore», sul «dono di vita», sulla continuità simbolica tra una nascita e una morte; si parla di «ultimo respiro», come se la donna fosse morta a causa di un evento naturale e improvviso e non a seguito della rimozione dei suoi organi vitali. Tutto è costruito per toccare le corde del sentimento, al fine di occultare la cruda verità di un omicidio legalizzato.
Il linguaggio emotivo serve a cancellare il nesso di causalità, a far sparire la sequenza reale dei fatti, a trasformare una decisione medica deliberata in un destino crudele. Non si descrive ciò che è accaduto, ma ciò che deve essere creduto.
La frase rituale «lei avrebbe voluto così», «sussurrata» dai parenti del cosiddetto donatore ai medici dell’ospedale, e rilanciata come un mantra dai pennivendoli di regime, chiude ogni spazio di riflessione. Ma cosa significa «volere» in un contesto di shock, dolore, pressione psicologica e informazione parziale? E soprattutto: può dirsi libero e consapevole un consenso ottenuto quando la morte viene ridefinita per decreto e presentata come un fatto già compiuto?
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Il racconto si concentra sul dolore dei familiari, sulla bara che attraversa la navata, sulle parole di circostanza che, in molti casi, arrivano anche dall’altare: il parroco parla di «vita eterna che lascia luce per altri», di un sacrificio che diventa fecondo. Si tratta di frasi che non giudicano nulla e che non distinguono nulla; di omelie che consolano ma che abdicano completamente alla verità morale.
È lecito oppure no dichiarare morta una persona biologicamente viva per prelevare i suoi organi? È compatibile con la visione cristiana dell’uomo ridurre la morte a una certificazione tecnica funzionale a un sistema sanitario che considera le persone come corpi senz’anima? Su queste domande, che toccano il cuore della legge morale naturale, non arriva alcuna risposta. Solo silenzio. O peggio, adesione implicita.
Molti esponenti del clero, infatti, non si limitano a tacere: ripetono il linguaggio del sistema e assumono come neutro un criterio, quello della morte cerebrale, che è in realtà il presupposto di una nuova antropologia che considera l’uomo una risorsa biologica. È un appiattimento grave, che trasforma la parola della Chiesa in un’eco del pensiero dominante, svuotandola di ogni funzione profetica.
La retorica del dono, di cui anche i pastori si fanno promotori, serve a rendere intoccabile ciò che dovrebbe essere messo in discussione, a trasformare una pratica occisiva in una narrazione edificante, a impedire che emerga la domanda decisiva: quella giovane madre è morta perché il suo organismo ha ceduto oppure perché era necessario che fosse considerata deceduta per poter utilizzare i suoi organi?
Finché la comunicazione continuerà a sostituire la verità con l’emozione e la parola ecclesiale si limiterà a benedire senza giudicare, queste storie di morte procurata continueranno a essere raccontate come esempi di amore. Ma dire la verità sulla illiceità morale della pratica dei trapianti di organi vitali e sulla falsità scientifica e antropologica del criterio della morte cerebrale è un preciso dovere morale e un atto di giustizia.
Alfredo De Matteo
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Predazione degli organi
Neonata morta consegnata all’agenzia di pompe funebri senza i suoi organi
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