Militaria
Esplosione nella più grande base aerea USA nel Pacifico
Un’esplosione ha scosso un deposito di stoccaggio presso una base aerea statunitense sull’isola giapponese di Okinawa, ferendo almeno quattro persone, secondo quanto riportato dai media locali e da fonti della difesa.
L’esplosione alla base aerea di Kadena è avvenuta intorno alle 11:20 ora locale di lunedì, ferendo almeno quattro membri delle Forze di autodifesa giapponesi (SDF), secondo fonti militari citate da NHK e Jiji Press. Si ritiene che nessuno dei feriti sia in pericolo di vita.
Secondo quanto riferito, la struttura interessata è utilizzata per custodire munizioni inesplose di guerra. È gestita dal team di smaltimento ordigni inesplosi delle SDF e si trova all’interno della più grande base aerea militare statunitense nella regione Asia-Pacifico.
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Le autorità locali e i servizi di emergenza sono intervenuti sull’incidente nel villaggio di Yomitan. La base aerea di Kadena non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale, poiché sia i funzionari militari giapponesi che quelli statunitensi stanno ancora valutando l’entità dei danni.
La base aerea di Kadena, situata nella prefettura di Okinawa, in Giappone, è la più grande e strategicamente significativa base dell’Aeronautica Militare statunitense nella regione Asia-Pacifico. Spesso definita la «Chiave di volta del Pacifico», la base si estende su oltre 2.000 ettari e ospita circa 20.000 persone. Funge da quartier generale del 18° Stormo dell’Aeronautica Militare statunitense, il più grande stormo da combattimento dell’esercito.
Kadena è utilizzata congiuntamente dalle Forze di Autodifesa Giapponesi, inclusi i team logistici e di artiglieria delle SDF come quello coinvolto nell’esplosione di lunedì. La base ospita inoltre regolarmente schieramenti a rotazione di velivoli statunitensi avanzati come gli F-22 Raptor e i bombardieri strategici B-52, e svolge un ruolo fondamentale nel monitoraggio delle zone calde della regione, tra cui Corea del Nord, Taiwan e il Mar Cinese Meridionale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
La Francia sta pianificando un terzo attacco al Niger: parla il generale nigerino
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Militaria
Trump respinge le notizie sulla carenza di missili negli Stati Uniti
Il presidente statunitense Donaldo Trump ha smentito che l’esercito americano stia incontrando difficoltà a causa della diminuzione delle munizioni, mentre prosegue la guerra con l’Iran. Le dichiarazioni arrivano mentre una rara tregua nei combattimenti entra nel terzo giorno, dopo le notizie secondo cui la scarsità di missili intercettori starebbe spingendo la Casa Bianca a prendere provvedimenti nel conflitto.
Domenica il New York Times e il Wall Street Journal avevano riportato che Trump avrebbe rinunziato a un nuovo attacco di vasta portata contro l’Iran per timore che il Pentagono stesse esaurendo le scorte di missili antiaerei.
In una dichiarazione al Wall Street Journal, Trump ha respinto l’affermazione, affermando: «Abbiamo molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno». Non ha fornito ulteriori dettagli.
Anche l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, ha respinto le preoccupazioni, dichiarando all’emittente NBC: «Voglio essere assolutamente chiaro: l’esercito americano – e l’ho verificato in ogni modo – ha tutto il necessario per condurre questa campagna con la massima efficacia». Ha poi aggiunto che «chi sta diffondendo queste sciocchezze merita di finire in prigione».
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Secondo il Wall Street Journal, una campagna di attacchi intensificati contro l’Iran, pianificata per due settimane, è stata accantonata per lasciare spazio alla diplomazia, e Trump potrebbe in definitiva ordinare la ripresa degli attacchi. Il giornale ha riferito che il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, ha informato la Casa Bianca del calo delle scorte e che, sebbene Caine ritenga che le scorte ridotte non precludano la ripresa di importanti operazioni di combattimento, ne aumenterebbero il rischio.
Il New York Times, citando alcune fonti, ha riferito che Trump era stato dissuaso dall’intensificare le ostilità dai suoi collaboratori, i quali avrebbero addotto come motivazione la diminuzione delle scorte e il timore che i nuovi attacchi e le ritorsioni iraniane potessero irritare gli alleati regionali degli Stati Uniti. «Pochi, se non nessuno, nella cerchia ristretta del signor Trump ritenevano saggio il piano di intensificazione», ha scritto il giornale.
Un alto funzionario avrebbe affermato che i continui attacchi stavano producendo l’effetto opposto a quello desiderato, mantenendo l’Iran unito e concentrato su una minaccia esterna anziché spingerlo a tornare al tavolo dei negoziati.
Il Wall Street Journal ha riferito che la Casa Bianca ha avvertito che avrebbe considerato un rischio per la sicurezza nazionale la pubblicazione da parte delle testate giornalistiche di dati governativi aggiornati sul numero di intercettori Patriot e THAAD effettivamente utilizzati dall’inizio della guerra.
Stime indipendenti suggeriscono il motivo per cui queste cifre potrebbero risultare delicate. Una recente analisi del CSIS indica che le forze statunitensi e alleate hanno impiegato tra i 1.060 e i 1.430 intercettori Patriot solo nella fase iniziale della guerra, a fronte di una linea di produzione statunitense a Camden, in Arkansas, che ne produce circa 600-620 all’anno. Gli Stati Uniti hanno anche consumato centinaia di missili Tomahawk, con il Pentagono che ne riceve circa 15 nuovi al mese.
Nel frattempo, l’esercito iraniano ha dichiarato di aver sospeso gli attacchi contro obiettivi militari statunitensi nella regione, spiegando che la strategia di Teheran nel conflitto «è stata interamente di rappresaglia».
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II 70% dei tedeschi non crede che l’esercito possa proteggere il Paese
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